12 Hour Shift: la slapstick comedy horror che una volta ingranata la marcia ci trascina nel delirio totale

Mandy fa l’infermiera e deve cercare di superare a meglio il suo doppio turno di notte. La sua tossicodipendenza la porta a gestire un vero e proprio traffico d’organi, portati via a pazienti in fin di vita che vengono “aiutati” da lei a passare all’altro mondo. Mandy fa sparire gli organi senza troppi problemi, fino a quando la cugina acquisita che l’aiuta in questo compito, una ragazza decisamente svampita e stralunata, non perde il rene destinato a un temibile criminale che doveva smerciarlo. Questo sarà solo il primo di numerosi e incontrollabili imprevisti che trascineranno l’infermiera, la cugina, le sue colleghe, la sorveglianza e alcuni pazienti in un vortice delirante di violenza inarrestabile.

Sorretto totalmente dalle spalle della straordinaria e impressionante protagonista, quell’Angela Bettis che meriterebbe ben più onori, qui in grado di trasmettere tutta la rassegnazione di una donna che si trascina tra turni in ospedale e che sopravvive affidandosi a farmaci e droghe varie, procurandosi i soldi necessari alla sua dipendenza tramite il traffico d’organi, 12 Hour Shift, seppur tardi ad ingranare, impiegando forse troppo tempo a rappresentare la condizione esistenziale della sua magnifica, apparentemente imperturbabile e impassibile protagonista, quando lo fa, non si ferma più, regalandoci una sarabanda di morti truculente, con copiosissimi schizzi di sangue che inondano volti e corpi dei vari personaggi che si avvicendano nel racconto di questa folle notte in cui ne capitano di ogni.

E non appena sembra essere stato risolto un problema, presto le azioni compiute per farlo, portano alla nascita di altrettante catastrofi che vanno a complicare la già contortissima situazione di questa donna che sembra sopportare tutto con freddezza e indifferenza, ma che nasconde un mondo di rabbia, desolazione, impotenza e tristezza inespresse, cosa che ci viene trasmessa grazie alla fantastica interpretazione dell’attrice che la impersona, sempre più trascinata in un mare di guai non solo a causa delle disattenzioni al limite del ridicolo della cugina, ma anche per la stupidità di alcuni personaggi che si avvicendano nei corridoi dell’ospedale e per la determinatezza di altri che non vogliono affatto mollare la presa, come un detenuto ricoverato che farà di tutto per scappare, lo scagnozzo del boss che non vuole lasciare l’ospedale se non con l’organo da portare al suo capo, un addetto alla sicurezza un po’ troppo tonto e molti altri tra pazienti, parenti, poliziotti e personale della struttura.

Il tutto raccontato con un deliziosissimo gusto per il macabro e con un’ironia nera che non si prende mai sul serio e ci regala un film in cui è facile fomentarsi per tutte le rocambolesche morti che si avvicendano sullo schermo, ma che in qualche modo riesce a farci tifare e parteggiare per la protagonista, nonostante non sia dipinta come la più simpatica delle donne sulla faccia della terra. 12 Hour Shift, quindi, è una comedy horror dai contorni quasi slapstick con un gusto irrefrenabile per l’assurdo in cui la regista Bea Grant riesce a trasmetterci tutta la passione per un cinema considerato di serie b, ma comunque pregno di inventiva, con momenti decisamente trascinanti e irresistibilmente grotteschi e surreali.

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2 commenti su “12 Hour Shift: la slapstick comedy horror che una volta ingranata la marcia ci trascina nel delirio totale

  1. Sembra proprio il mio genere! Io nello humor nero ci sguazzo… grazie di avermelo segnalato!
    Meno truculento ma penso che ti piacerebbe, se non lo hai visto, Burke&Hare – Ladri di Cadaveri, dove Andy Serkis e Simon Pegg per sbarcare il lunario trafugano cadaveri dall’obitorio per venderli ai Professori Universitari (Tom Wilkinson e Tim Curry) che li usano per le lezioni di anatomia… uno spasso!

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