Basilicata coast to coast




REGIA: Rocco Papaleo

CAST: Rocco Papaleo, Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Michela Andreozzi, Claudia Potenza

ANNO: 2010

 

Nicola, professore di matematica in un liceo artistico, nel tempo libero suona con un gruppo di amici. Insieme decidono di partecipare al festival di Scanzano Jonico, e di arrivarci attraversando a piedi la Basilicata da una costa all’altra. A seguirli una giornalista di un piccolo giornale locale che si occuperà di riprenderli nel loro fantastico viaggio.

 

Un vero e proprio inno d’amore alla propria terra natia questo “Basilicata coast to coast” che tra l’altro riesce nell’intento di mostrarci, finalmente, un sud non sempre attraversato da criminalità e mafia (tant’è che con una divertente battuta lo stesso Papaleo urla “e dateci la nostra mafia!”), ma anche ricco dal punto di vista culturale, paesaggistico e antropologico. Il tema ovviamente è quello del viaggio, inteso sia in senso letterale che metaforico, tant’è che la traversata pazzesca di questi quattro musicisti da una costa all’altra della Basilicata ha come intento primario quello di partecipare ad un festival musicale, ma soprattutto quello di ricerca delle proprie radici, delle proprie reali aspirazioni, della realizzazione di sé stessi e dei propri sogni e di distacco dalla realtà quotidiana oberata per ciascuno dei componenti del gruppo da problematiche di vario tipo. Della serie che, ovviamente, non è importante la meta, quanto il percorso. E durante il loro percorso i “fantastici quattro” ne combineranno e ne vivranno davvero delle belle, respirando a pieni polmoni il contatto diretto e magico con la terra, con l’aria, con la natura, con la semplicità delle cose. Un viaggio illuminato dal sole che batte sulla strada e illuminante dal punto di vista esistenziale, insomma. Certo non mancano un bel po’ di stereotipi che graffiano leggermente la superficie così gradevole, delicata e spensierata di questa avventura, ma tutto sommato non riescono a scalfirla completamente. Si tratta soprattutto del personaggio interpretato molto simpaticamente e apprezzabilmente da Giovanna Mezzogiorno, che però si porta dietro un po’ di pesantezze narrative alquanto limitanti: trattasi cioè della solita donna annoiata e repressa, priva di stimoli e cinica nei confronti della vita (figlia di un personaggio importante ovviamente), che in seguito alla conoscenza dei protagonisti e alla partecipazione sempre più attiva alla loro impresa, ritroverà il gusto e la gioia di vivere e assaporare ogni singolo momento. Ma questo non è l’unico inciampo di sceneggiatura di “Basilicata coast to coast”, che comunque al di là di questo rimane un film molto divertente e piacevole, visto che in un modo o nell’altro sono molte le situazioni ormai stra-abusate cinematograficamente che vengono riproposte (il personaggio che non parla a causa di un trauma passato ma che alla fine dell’avventura ovviamente farà sentire la propria voce, l’uomo di mezza età che comincia a sentirsi vecchio e quindi a desiderare di agguantare ancora uno scampolo di giovinezza e libertà, il ragazzo che ha abbandonato gli studi a causa di una delusione d’amore, ma che decide poi di riprenderli proprio grazie all’esperienza vissuta e via dicendo).

Fatto sta che “Basilicata coast to coast” riesce a mantenere un perfetto equilibrio tra comicità (con molte gag davvero irresistibili come l’arrivo di alcuni cavalieri a cavallo che al posto degli elmi hanno dei caschi per moto) e profondità di contenuti, seppur non appesantiti in nessuna maniera (come per esempio la capitale importanza di esprimere e non reprimere se stessi nei confronti della società che ci circonda). Dunque ci troviamo di fronte ad un film quasi perfetto nelle sue imperfezioni, che riesce a coinvolgere lo spettatore a vari livelli e che tra l’altro è contrassegnato da un ottimo cast ben affiatato (oltre alla Mezzogiorno, sono apprezzabilissime anche tutte le altre interpretazioni a partire dall’ottimo Papaleo, passando per Briguglia, Gassman e il sorprendente Gazzè) e da una colonna sonora che utilizza sapientemente i vari brani scanzonati e strampalati della band “Le pale eoliche” (da notare che anche nel nome si professa una sorta di “diversità” e stravaganza), fino a giungere all’ultima liberatoria ed emblematica esibizione che si svolge fuori tempo massimo, ma che porta con sé tutto il bagaglio di esperienze vissute durante il magnifico e unico viaggio compiuto per arrivare alla meta.

 

VOTO:

 

 

Pubblicato su www.livecity.it