Finché Morte Non Ci Separi: divertimento e violenza in un imperdibile gioco al massacro

Grace e Alex stanno per sposarsi e non sono del tutto sereni, perché lei sta per conoscere per la prima volta la famiglia di lui, molto particolare ed esigente, trattandosi di ricconi d’alta classe, al cospetto di una ragazza di umili origini. Dopo la cerimonia, tra l’altro, Grace scopre che è tradizione di famiglia giocare tutti insieme con i novelli sposi ad un gioco da tavola pescato a sorte (questo perché loro si sono arricchiti proprio producendo board games). Sfortuna vuole che Grace peschi proprio quello “sbagliato” che la porterà ad essere vittima di una serie di avvenimenti decisamente inaspettati.

Partiamo subito dal presupposto che Ready or Not (questo il titolo originale molto più indicato ovviamente) è un horror che, a differenza di quanto accade recentemente nel genere e nonostante le apparenze date dalla trama e dal tipo di personaggi, non vuole soffermarsi pedagogicamente o moralisticamente sul piano metaforico con la scesa in campo di temi sociali, ma vuole intrattenere nel migliore dei modi, rifacendosi ad una semplicità narrativa che lascia poco spazio a simili elucubrazioni, nonostante sia comunque presente un riferimento lapalissiano ad un tema come la lotta di classe, leitmotiv che sembra ormai al centro dell’attenzione di più di un regista.

Sia chiaro, questo “discorso” all’interno del film è presente, ma non prende il sopravvento, né tantomeno ci si abbandona a facili didascalismi o a pistolotti fuori luogo data il tono scanzonato, ironico e sarcastico che accompagna l’opera. Per questo motivo, al di là del fatto che la stupidità dei ricchi prende il sopravvento persino rispetto alla loro quasi inconsapevole crudeltà (con le dovute eccezioni anche in questo caso), così come la scaltrezza e la furbizia di una ragazza che ha dovuto farsi da sé, crescendo da sola tra mille difficoltà, sono sempre lì in primo piano, questo non toglie peso al vero motivo di apprezzamento della pellicola, racchiuso nella tesissima, adrenalinica e spassosissima lotta che la “final girl” di turno ingaggia per la sua sopravvivenza, diventando ovviamente la nostra eroina, facendosi al centro di una carneficina di non poco conto in un vero e proprio home invasion ricco di spunti e di sorprese.

E il merito va anche al cast su cui svetta ovviamente Samara Weaving (già apprezzata nell’altra comedy horror The Babysitter, che evidentemente l’ha lanciata nel genere), in grado di conquistare lo spettatore con un’interpretazione risoluta, ma comunque autoironica, nei panni dell’unico personaggio senza una vera famiglia, che in qualche modo riesce a salvarsi proprio per questo. Infatti, l’altro tema portante di quest’opera è il “male” che spesso si annida proprio all’interno della famiglia, con riferimenti non tanto velati a vizi e follie che ivi si tramandano di generazione in generazione e con una consistente relazione tra ciò che siamo e ciò che la nostra famiglia a volte ci “costringe” ad essere.

Per tutti questi motivi, soprattutto per quanto riguarda il discorso legato alla famiglia, ma anche per il tono spassoso con cui viene narrato questo gioco al massacro, Ready or Not, come esperienza di visione, ricorda molto quell’altro gioiellino horror che è You’re Next e, pur non possedendone la stessa potenza metaforica, rimanda anche al folgorante Get Out (in questo caso per la satira sociale di fondo).

E al termine dell’avventura di questa sposa, il cui abito bianco finisce strappato e ricoperto di sangue, fango e poltiglie varie, non possiamo far altro che rimanere col sorriso stampato sul volto e con la consapevolezza che non sempre sposare un riccone può essere la scelta migliore.