Blindness

REGIA: Fernardo Meirelles
CAST: Julianne Moore, Mark Ruffalo, Danny Glover, Gael Garcia Bernal, Alice Braga, Sandra Oh.
ANNO: 2008
 
In una città non precisata degli Stati Uniti comincia a diffondersi uno stranissimo virus che rende ciechi tutti coloro che ne vengono colpiti, impedendo loro di vedere qualsiasi cosa, se non una luce bianchissima. Presto si ricorrerà alla quarantena e tutti i contagiati verranno relegati in veri e propri lager. La moglie di un dottore, l’unica ad essere straordinariamente immune al virus, decide di seguire suo marito e altri infetti per cercare di aiutarli a sopravvivere.
 
Dal regista di “City of God” e “The constant gardener”, uscito direttamente in dvd e tratto dall’omonimo romanzo del grande José Saramago, “Blindness” non riesce a convincere totalmente nonostante la grande prova recitativa di una sempre perfetta Julianne Moore e la presenza nel cast di nomi forti come quelli di Mark Ruffalo (recentemente visto di nuovo affianco alla Moore nel più leggero “I ragazzi stanno bene”), Gael Garcia Bernal e Danny Glover. Coinvolgente e molto suggestivo anche il sottotesto, seppur ovviamente ripreso dal romanzo di riferimento, e cioè quello dell’insensibilità dilagante che sta trascinando il mondo vero il baratro più totale, la cecità appunto che impera in questo film. Il problema, purtroppo, nonostante la quasi totale fedeltà al modello, con la giusta scelta di non dare nomi ai personaggi e di renderli così universali, sta nell’esagerazione che accompagna le loro azioni, i loro gesti e i loro dialoghi, nel calcare, insomma, eccessivamente la mano sul dramma e a tratti sull’orrore con un giusto pessimismo che dipinge selvaggiamente il genere umano messo alle strette e in preda al delirio. Pessimismo che, però, e qui sta forse la parte più apprezzabile della pellicola, trova un suo contraltare proprio nel personaggio interpretato dalla Moore, la moglie che “vede” e che quindi guida tutti i “ciechi” nel loro percorso. Una metafora che dà ampio spazio a molte riflessioni e considerazioni sulla natura dell’uomo, ma che al tempo stesso viene presentata fin troppo insistentemente anche dal punto di vista stilistico e visivo, con la riproposizione a tratti sfiancante e didascalica di lampi di luce bianca accecante (giusto per rimanere in tema) e con l’espediente, ormai fin troppo abusato, di raccontare il passare dei giorni, e dei guai, con un montaggio che mostra in sovraesposizione gli avvenimenti e lo scorrere del tempo.
Tolti i sensazionalismi, le insistenze, le esagerazioni e l’impianto eccessivamente melodrammatico e a tratti smielato (quando si analizzano più da vicino i rapporti tra coloro che fanno parte dello stesso gruppo, dal momento che presto si arriverà a vere e proprie guerre tra fazioni), di “Blindness” rimangono alcuni singoli e isolati sprazzi di poesia e di emozione che riescono a commuovere delicatamente lo spettatore. Parliamo ad esempio del momento in cui alla Moore, disperata e sola, sotto una pioggia torrenziale, scampata all’attacco di un’orda di ciechi alla ricerca di cibo,  si avvicina un cane, l’unico non intento a sbranare cadaveri in preda ad una fame mostruosa, che si esibisce in gesti d’affetto. E l’altra medaglia dell’ottimismo di “Blindness”, quello che esula appunto dalle azioni riprovevoli portate avanti dai protagonisti “negativi” del film, intenti a ruberie, omicidi e stupri collettivi. Ciò non basta, però, purtroppo, a rendere la pellicola degna di nota, dal momento che non riesce ad essere un post-apocalittico del tutto riuscito, visto che non raggiunge né l’asciuttezza, la crudezza e la secchezza di alcuni esponenti del genere, né la visionarietà, l’orrore e l’impianto effettistico di altri rappresentanti dello stesso.
Rimane, come dicevamo, la metafora ficcante e suggestiva, ma dal momento che non è nemmeno farina del sacco degli autori della pellicola, è sicuramente ben poco. Sfruttando, insomma, in modo migliore l’ottima idea di partenza, avremmo potuto trovarci di fronte ad un film degno di tanta ammirazione e considerazione, come quella riservata al romanzo di Saramago. Con una simile materia tra le mani, invece, non si sono raggiunti risultati, se non eccellenti, perlomeno convincenti.

Pubblicato su www.livecity.it

 

7 commenti su “Blindness

  1. Concordo. Lo vidi anch'io a suo tempo e non mi piacque molto. Così come the Costant Gardener. Però continuo a considerare Cidade de Deus un capolavoro…

    Glore

  2. ho rivisto city of god,anche quello se visto come mero film d'azione violenta non è male affatto,ma a me pare che sto regista voglia anche andare oltre al genere e fare film più impegnati,qui mi pare essere il RENZO MARTINELLI estero.
    Insomma non mi piace proprio

  3. Non conosco il film e neppure il regista, lo ammetto. Nonostante la critica un po' negativa però mi ha incuriosita, potrei cercarlo!

  4. Glore, io non ho visto gli altri due del regista, quindi non saprei dirti.

    Viga, per quanto riguarda questo film posso confermare, sempre secondo la mia opinione ovviamente, la tua impressione sul regista.

    Babol, nel caso dovessi guardarlo, fammi sapere 🙂

  5. io sarei stato anche più severo con questo film, nel quale c'è veramente poco cinema..
    sarà che il romanzo da cui è tratto è uno dei miei preferiti e le aspettative erano alte..
    ciao!
    alberto

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