Bob Dylan

Bob Dylan non è forse il cantante perfetto o uno dei cantanti migliori che la storia della musica abbia mai vantato. Ma a mio avviso è uno dei pochi cantanti che hanno una forza emotiva e comunicativa non indifferente, che riescono a farti estraniare da tutto e da tutti una volta immersi nei suoi strimpelli e nella sua voce a volte anche stonata, ma così profonda e ammaliante. Uno di quei pochi cantanti che riesce a farti sorridere con una canzone, emozionare con un’altra, piangere con un’altra ancora. Uno di quei pochi cantanti che può vantare una carriera quarantennale, fatta di alti e bassi si (e come sarebbe impossibile una cosa del genere?), ma sempre dettata dalla passione e dall’amore per l’arte forse più universale: la musica. Solo che in questo caso si parla di musica con la M maiuscola.ì, intensa, profonda, indimenticabile…

Biografia tratta da www.ondarock.it

Bob Dylan è una delle figure più importanti e controverse della musica americana. Nella sua vita e’ stato tante cose: protestatario, ebreo, cristiano, folk-singer, cantante rock, country, blues, gitano e predicatore, innovatore e reazionario, tossicodipendente e vegetariano, padre e marito, acustico ed elettrico, commerciale ed elitario. Ma in quasi quaranta anni di attività artistica, ha saputo conquistare i livelli più elevati del tempio della musica. Come e’ stato detto: "Se fra cento anni qualcuno cantera’ una canzone di questo secolo, sara’ una canzone di Bob Dylan".

Gli anni 60


Bob Dylan nasce come Robert Allen Zimmerman, a Duluth, una piccola cittadina del Minnesota, quasi al confine con il Canada, il 24 Maggio 1941. Dopo pochi anni la sua famiglia si trasferisce nella vicina Hibbing, un centro minerario. Qui, decide di imparare a suonare il pianoforte e fonda il suo primo gruppo rock: I Golden Chords. Buddy Holly, Elvis Presley, Gene Vincent sono i suoi preferiti, gli stessi di alcune migliaia di giovani come lui.

Nel 1960 Dylan arriva a New York, per andare a trovare il suo idolo Woody Guthrie, agonizzante in un letto d’ospedale e soprattutto per cercare la strada del successo. Riesce a inserirsi in una cerchia di cantanti folk e inizia ad esibirsi nei locali del Greenwich Village. La voce di Dylan, aspra e tagliente, il suo stile rozzo ma efficace, colpiscono la critica.

E’ il folk, infatti, la forma musicale che il movimento giovanile ha scelto in quegli anni come bandiera. Il rock ‘n’ roll, era visto alla stregua di musica commerciale e senza alcun valore. La politica si fondeva con il folk attraverso quelle canzoni dette "di protesta", che proprio Dylan era destinato a far conoscere al mondo intero. In quei mesi, Dylan canta soprattutto composizioni di Woody Guthrie o comunque nel suo stile, e incide il primo LP per la Columbia, Bob Dylan (1962), che passa però quasi inosservato. Il suo secondo album, The Freewheelin’ Bob Dylan, invece, spopola con un brano memorabile come "Blowin’ in the wind", inno di pace per antonomasia, che lancera’ Dylan nell’olimpo dei folk singer, con Pete Seeger, Joan Baez & C.. In questo periodo Dylan incide alcuni dei suoi classici: "A Hard rain’s a-gonna fall", "Masters of war", "Don’t think twice, it’s all right". La consacrazione avviene a Newport, nel 1963, dove Dylan verra’ eletto praticamente come il Re del Folk.

La sua vita privata è segnata da un amore intenso e sofferto con Suze Rotolo (la ragazza che lo abbraccia sulla copertina di "Freewheelin’"), che però si conclude male. Seguono anni e album di grande successo: "The times are a-changin’" e’ la conferma di Dylan come cantore della protesta. Le sue sono canzoni contro la guerra, contro le ingiustizie sociali, contro i vecchi borghesi bigotti.

Ma anche Dylan sta cambiando. Crescendo si fa piu’ introspettivo. I suoi testi iniziano a parlare dell’aspetto interiore dell’uomo, oltre che del suo impegno sociale. In Another side of Bob Dylan non c’e’ piu’ traccia dell’impegno sociale degli album precedenti.

Dylan si guarda dentro e scopre cose nuove. Incontra i poeti della "beat generation", come Ginsberg e Ferlinghetti, che lo aiutano nella sua maturazione artistica. E le sue liriche ne risentono profondamente. L’anno successivo esce il nuovo disco Bringing It All Back Home, che sancisce un ritorno al rock ‘n’ roll. Canzoni come "Maggie’s Farm", "Subterranean Homesick Blues", "It’s all over now baby blue" sono una felice fusione di ritmi rock ‘n’ roll e testi "impegnati" nello stile del folk. Una miscela che toccherà i vertici delle classifiche nell’interpretazione che i Byrds daranno di "Mr. Tambourine Man", e verra’ chiamata semplicemente "folk-rock".

Dopo un tour trionfale in Inghilterra, rigorosamente acustico, Dylan torna negli Usa e si esibisce al Newport Folk Festival, tempio della musica folk, imbracciando una chitarra elettrica, accompagnato da un gruppo rock. "Non lavorero’ piu’ nella fattoria di Maggie…" urla a un pubblico allibito, che però lo fischia, reclamando il "vecchio Bob" e la chitarra acustica.

Ma ormai Dylan sta cambiando di nuovo. E inizia così una nuova tournée in giro per il mondo che culmina con gli show alla Royal Albert Hall nel maggio del 1966. Concerti che suscitano entusiasmo nella prima parte, con Dylan solo sul palco, ma anche grida e fischi nella seconda, in cui il cantautore si fa accompagnare dal suo gruppo. Nel frattempo escono due album fondamentali: nel ’65, Highway ’61 Revisited, con brani memorabili come "Like a rolling stone" e "Desolation row", e, l’anno successivo, il doppio Blonde On Blonde, uno dei suoi capolavori, con gemme come "Just like a woman", "Visions of Johanna", "I want you" e molte altre.

Al ritorno dall’Inghilterra, il cantautore americano e’ all’apice della popolarità. Eppure qualcosa comincia a incrinarsi. Dylan comincia a immedesimarsi nella figura di poeta maledetto dei tempi moderni, destinato come da copione a morire giovane, quando avviene quello che paradossalmente potrebbe avergli salvato la vita. Una mattina di luglio Dylan cade dalla moto e viene ricoverato in ospedale. Per piu’ di un anno, nel quale viene dato per morto, o impazzito, orrendamente mutilato, Dylan non si fa vedere in giro. Scopre cosi’ la famiglia (si era sposato in gran segreto nel 1965), si rinchiude con i suoi amici della Band, in una cantina e registra decine e decine di canzoni, di cui solo poche vedranno la luce, nel 1975, nel doppio The Basement Tapes.

Nel 1968, pubblica John Wesley Harding, un disco di canzoni-parabola, con molti riferimenti alla Bibbia, musicalmente molto semplice, un basso acustico, una batteria la sua chitarra, proprio nell’anno della nascita della psichedelia, e del nuovo rock che lui stesso aveva contribuito a creare. L’album fra l’altro, contiene la famosissima "All Along The Watchtower". L’anno seguente, Dylan collabora con Johnny Cash, il cantante country, accusato di appartenere a quella destra bigotta, che spesso Dylan aveva combattuto nelle sue canzoni. Subito dopo esce Nashville Skyline, un disco in tutto e per tutto country.

Dylan si sta "borghesizzando": un onesto padre di famiglia, amante dei dolci fatti in casa e della vita tranquilla. L’eroe visionario che solo un paio di anni prima calcava le scene con i capelli lunghi e spettinati, e le sue "poesie della mente", era morto per sempre. Ma intanto il suo nuovo album e omonimo singolo Lay Lady Lay spopola, diventando tra i più venduti di sempre.



Gli anni 70

Il primo disco degli anni settanta e’ probabilmente uno dei piu’ controversi della discografia dylaniana: Selfportrait. Una raccolta di brani originali, di tradizionali come "Blue Moon" o "Let It Be Me" assolutamente non-Dylaniani, di alcune vere perle come "Copper Kettle". Dylan dapprima si giustifichera’, difendendo il suo disco, poi dichiarerà di aver fatto di proposito un disco orribile. Spaventato dalle critiche, il cantautore americano si affretta a far uscire a soli 4 mesi di distanza New Morning, che viene salutato come il suo migliore album da anni.

Nel 1971, Dylan appare al concerto organizzato dall’amico George Harrison in aiuto dei popoli del Bangladesh. Quindi, compone la colonna sonora per il film Pat Garrett & Billy The Kid, con la struggente "Knocking On Heaven’s Door". Nello stesso anno vengono pubblicati una raccolta di testi delle sue canzoni, e quello che e’ a tutt’oggi l’unico libro scritto da Dylan: "Tarantula". Scritto verso la meta’ degli anni Sessanta e circolato per anni nel mercato clandestino, e’ un testo di difficile lettura, nello stile "visionario" di quegli anni, e lo stesso Dylan è poco convinto della sua pubblicazione.

Il disco che esce nel gennaio del 1974 Planet Waves e’ il migliore dai tempi di John Wesley Harding. Successivamente, arriva una nuova tournée americana, la prima dopo otto anni di assenza dalle scene. Al ritorno dai concerti, però, l’aspettano pero’ i problemi con Sara, la moglie e madre dei suoi cinque figli. Da questa situazione difficile nasce quello che probabilmente e’ il disco piu’ profondo di Dylan: Blood on the Tracks .

Eccitato da questa "seconda giovinezza" artistica, torna in studio e incide l’album di maggior successo della sua carriera: Desire, che ritrova anche a tratti, la vena protestataria degli esordi grazie al singolo "Hurricane", dedicato al pugile nero Rubin Carter, detenuto in carcere per un omicidio non commesso. Il rinnovato successo spinge Dylan a fare una cosa che meditava sin dai tempi del tour del ’66: mette in piedi una specie di carrozzone, chiamando a se’ molti suoi amici musicisti, come Joan Baez, Joni Mitchell, Mick Ronson, Roger McGuinn, e parte per gli States, in una tournée fatta di concerti a sorpresa, senza battage pubblicitario, in piccole sale di provincia. Il tour si intitolerà "Rolling Thunder Review". Ma, ancora una volta, al suo ritorno a casa, il cantautore deve affrontare nuovi problemi familiari: la moglie Sara scopre il suo ennesimo tradimento e chiede il divorzio che avviene l’anno dopo.

Sempre più scosso dai tumulti della sua vita privata, Dylan passa tutto il 1977 a montare il suo film, girato durante il tour del ’75. Inframmezza scene di recitazione, spesso improvvisate, con canzoni dal vivo. Il risultato e’ un film, per lo piu’ incomprensibile, di 4 ore di durata: "Renaldo e Clara". La critica questa volta e’ feroce. E nel mirino finisce anche il nuovo disco, Street Legal.

Alla fine del 1978, Dylan sta malissimo. Non e’ un problema fisico: qualcosa deve cambiare a livello interiore. Dopo essere stato ebreo per tutta la vita, cerca nella religione un "riparo dalla tempesta": si converte al Cristianesimo. L’anno successivo pubblica Slow Train Coming, il piu’ intransigente dei suoi album "religiosi". Ma è soprattutto Gotta Serve Somebody, prodotto dall’emergente Mark Knopfler, a rivelarsi un buon successo commerciale, ottenendo anche un Grammy.



Gli anni 80

Nel triennio ’79-’81 Dylan canta quasi esclusivamente Cristo e la salvezza divina. Nascono così album come Saved, intriso di gospel rock, e Shot of love, con l’ottima "Every grain of sand" in chiusura. A chi lo accusa di un eccesso di religiosità, Dylan ribatte: "Quando faccio qualcosa, mi ci calo fino in fondo". Ma nel 1983, Infidels segna un altro cambio di rotta. E una della canzoni del disco, "Neighborhood Bully" è chiaramente dedicata a Israele. Il sospetto di un ritorno alla religione ebraica viene alimentato dallo stesso Dylan, che dichiara: "Questi anni sono stati una grande esperienza. Ma ormai è un periodo concluso. Del resto anche Gesu’, aveva predicato per tre anni…".

Ma è una fase buia della carriera dell’ex-menestrello del Greenwich Village. Real Live è un disco mediocre, così come Empire Burlesque e Knocked Out Loaded. Intanto, Dylan partecipa al progetto Usa for Africa e al concerto-evento Live Aid, lanciando l’idea per il Farm Aid in aiuto dei contadini americani. Proprio in occasione del Farm Aid, Dylan decide di farsi accompagnare da Tom Petty & the Heartbreakers, con cui inizia una proficua collaborazione. La sua carriera cinematografica, avviata con un cammeo in "Pat Garrett & Billy The Kid", lo vede ora protagonista in una nuova pellicola, "Hearts Of Fire", che la critica però stronca senza pietà, definendola "il peggior film rock di sempre".

Dopo un breve tour insieme ai Grateful Dead, Dylan torna in studio per incidere Down In The Groove, altro disco destinato a non lasciare il segno, e per lavorare, insieme agli amici George Harrison, Tom Petty, Jeff Lynn, Roy Orbison, al progetto Travelling Wilburys, che frutta un omonimo album di successo.

Nell’ultimo anno della decade, Dylan sembra aver ritrovato la sua ispirazione, come conferma la pubblicazione di Oh Mercy, album prodotto da Mark Lanois, che si rivela come uno dei migliori lavori in studio dai tempi di Blood on the tracks.

 


Gli anni 90

"Se verrai a cercarmi quando avro’ 90 anni, probabilmente mi troverai su di un palco da qualche parte…", cosi’ Dylan diceva ad un giornalista qualche anno fa. Gli anni Novanta hanno significato soprattutto concerti per Bob Dylan. Il tour che era iniziato nel 1988, continua ancora oggi: il Never Ending Tour, il tour senza fine appunto.

All’inizio della decade, comunque, Dylan torna in studio per registrare Under The Red Sky. Ma non sarà certo uno dei suoi dischi da ricordare. Sempre nel 1990, il cantautore di Duluth ottiene il Grammy alla carriera, e in piena crisi del Golfo, si presenta davanti a milioni di americani, cantando "Masters of War". In questa fase, Dylan rispolvera il suo spirito più "acustico", pubblicando due dischi di traditional come Good As I’ve Been To You e World Gone Wrong. Il suo tour infinito, intanto, prosegue e affronta anche le session acustiche di Mtv per la serie Unplugged.

In occasione dei 50 anni di Dylan, la Sony pubblica un cofanetto di tre cd, contenente solo brani inediti: The Bootleg Series vol. 1-3. Il 16 ottobre 1992 il gotha della musica gli rende omaggio con un concerto in suo onore. Esce, ed è un evento, il cd-rom multimediale Highway 61, che contiene tantissimo materiale, anche inedito, tra cui alcuni spezzoni di video e una discografia con gli album ufficiali e tutti i testi.

La morte di Jerry Garcia, il chitarrista-leader dei Grateful Dead, scuote Dylan, suo grande amico. "Un fratello maggiore", amava definirlo. E un omaggio a Garcia non manchera’ quasi mai nei suoi successivi concerti, che lo vedono per un certo tempo anche al fianco di Patti Smith. Poi all’improvviso si diffonde la notizia che Dylan e’ ricoverato, gravissimo, in ospedale. Una forma di istoplasmosi ha colpito il suo cuore.

Sono momenti realmente tragici. Inoltre, la proverbiale difesa della privacy di Dylan, non fa filtrare nessuna notizia. Dylan e’ costretto ad un lungo periodo di convalescenza a letto. Pian piano cominciano a circolare voci sulla sua possibile guarigione. Passano solo due mesi e Dylan torna già a suonare dal vivo. E sono show bellissimi, con Dylan che a volte sussurra le parole, dando una connotazione quasi intima alle sue interpretazioni. Un repertorio che il cantautore di Duluth decide di presentare anche davanti al Papa, in un mega-concerto a Bologna.

Poi quattro show in Inghilterra e soprattutto l’uscita dopo sette anni di un suo disco di nuove canzoni: Time Out Mind. Un album che si aggiudica tre Grammy e diventa disco di platino. Bob Dylan, che ha appena compiuto sessant’anni, ha effettuato di recente un lungo tour, che ha toccato anche l’Italia. Nel 2001, alla sua quinta decade di musica, ha pubblicato il suo nuovo album, Love and Theft, che possiede ancora molta energia e qualche sprazzo della vecchia classe, anche se, a chi oggi gli chiede che differenza ci sia tra le sue vecchie canzoni e quelle attuali, Dylan risponde con ironia: "Biologicamente parlando, sì, c’è qualche differenza".

Nel 2005 è uscito No Direction Home: The Soundtrack (The Bootleg Series Vol.7), colonna sonora dell’omonimo documentario su Dylan diretto da Martin Scorsese.


(tratto dalla biografia di Bob Dylan a cura di Anzio Jazz 2001)

 

DISCOGRAFIA

Bob Dylan (Columbia, 1962)
The Freewheelin’ Bob Dylan (Columbia, 1963)
The Times They Are A-Changin’ (Columbia, 1964)
Another Side of Bob Dylan (Columbia, 1964)
Bringing It All Back Home (Columbia, 1965)
Highway 61 Revisited
(Columbia, 1965)
Blonde On Blonde (Columbia, 1966)
John Wesley Harding (Columbia, 1967)
Nashville Skyline (Columbia, 1969)
Self Portrait (Columbia, 1970)
New Morning (Columbia, 1970)
Pat Garrett & Billy the Kid (soundtrack, Columbia, 1973)
Dylan (Columbia, 1973)
Planet Waves (Columbia, 1974)
Before the Flood (live, Columbia, 1974)
Blood On The Tracks (Columbia, 1975)
The Basement Tapes (Columbia, 1975)
Desire (Columbia, 1976)
Hard Rain (live, Columbia, 1976)
Street-Legal (Columbia, 1978)
Slow Train Coming (Columbia, 1979)
At Budokan (live, Columbia, 1979)
Saved (Columbia, 1980)
Shot of Love (Columbia, 1981)
Infidels (Columbia, 1983)
Real Live (Columbia, 1984)
Empire Burlesque (Columbia, 1985)
Knocked Out Loaded (Columbia, 1986)
Down in the Groove (Columbia, 1988)
Dylan & the Dead (live, Columbia, 1989)
Oh Mercy (Columbia, 1989)
Under the Red Sky (Columbia, 1990)
Good as I Been to You (Columbia, 1992)
World Gone Wrong (Columbia, 1993)
MTV Unplugged (Columbia, 1995)
Time Out of Mind (Columbia, 1997)
Love and Theft (Columbia, 2001)
No Direction Home: The Soundtrack
(Columbia, 2005)

Modern Times (Columbia, 2006)

 

Le mie canzoni preferite di questo cantautore rimarranno sempre Blowin’ in the wind, Just like a woman, Mr. Tambourine man, Hurricane e Mr Bojangles.

 

"Dylan non ha una voce.
Dylan semplicemente è una voce.
E raggiunge col suo canto latitudini omeriche."

(Francesco De Gregori)

 

"Bob Dylan influenced absolutely everything"

(Tom Petty)

 

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11 commenti su “Bob Dylan

  1. LorenzoMazzoni il said:

    E’ scritto molto bene, io avrei ampliato il rapporto con la Band (tra l’altro fondamentale per l’evoluzione sia di Dylan che della Band) e l’influenza dylaniana sui Beatles, soprattutto da Beatles For Sale… bello il tuo blog,

    buona giornata

    Lorenzo

  2. anonimo il said:

    Beh che dire uno dei miei prefriti in assoluto. penso sia diffcile commentarlo a parole..La mia canzone preferita sua è seven days

  3. MotherMercury il said:

    E’ impossibile non amare Dylan.

    Se non ami Dylan non ami la musica.

    Perchè Dylan è musica, e lo ha dimostrato con più di quarant’anni di passione, forza d’animo, rinnovamento e coraggio.

    Anche quando gli gridavano “Giuda!” o “Traditore!” lui continuava, continuava per la sua strada, girandosi verso i compagni della band e dicendo “Suonate più forte che potete.”

    Non ha mai accettato etichette o classificazioni, nè imposizioni da parte di nessuno.

    E ha sempre pensato con la sua testa, agendo secondo il proprio animo.

    No credo ci sia mai stato un altro come lui, e non credo ci sarà mai.

  4. anonimo il said:

    beh un idolo di almeno 5 generazioni o per altre ancora a venire…

    la sua grandezza non si discute…come non ricordare le sue interviste strampalate quando prendeva in giro i giornalisti… quanti cantani di protesta ci sono in america? beh direi 137…

    è sicuro? si, credo siano 137

    grandissimo.

    la mia canzone preferita è Just like a woman…e anche they time they are a-changin’…anche se ne adoro anche altre.

    purtroppo gli anni passano e devo dire sono rimasto deluso quando sono andato al suo concerto due anni fa a bologna,certo la voce era quella che era, ma ha un certo fascino, ma quello che mi ha deluso è stato che non ha suonato, anzi nemmeno toccato la chitarra, tutto il tempo con le tastiere…dico io. vado a vedere Dylan e lui non suona la chitarra? vabbè…

    però resta sempre immenso.

    Max

  5. anonimo il said:

    Dylan si starà toccando, essendo ancora vivo!

    dai puoi ancora farcela a vederlo…viene spesso in italia.

    l’anno scorso ha fatto due concerti se non sbaglio…

    Max

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