Il debito

REGIA: John Madden
CAST: Helen Mirren, Jessica Chastain, Sam Worthington, Ciaran Hinds, Marton Csokas, Tom Wilkinson, Jesper Christensen
ANNO: 2010

 

Negli anni ’60 tre agenti del Mossad vengono incaricati di catturare un criminale nazista. A distanza di trent’anni l’unica donna del gruppo si ritrova a rivivere quei momenti perché sua figlia ne ha tratto un libro. Dovrà però confrontarsi con i suoi due compagni perché non tutto andò come avevano raccontato…

Spy-thriller d’altri tempi con una regia dimessa, per non dire anche anonima, “Il Debito”, remake dell’omonimo israeliano del 2007, non soddisfa e non conquista totalmente lo spettatore, nonostante la presenza di molti momenti decisamente coinvolgenti e suggestivi. La suddivisione tra presente e passato, però, appare fin troppo schematica, senza considerare che ad una prima parte molto più interessante e avvolgente, ne segue un’altra fin troppo ridondante, quando non eccessivamente melodrammatica, con tanto di accento su un triangolo amoroso dapprima solo accennato e, soprattutto, con la presenza di un dilemma etico e morale di non poco conto. Dilemma che, sicuramente, ha la sua valenza comunicativa, rendendo la pellicola stimolante anche dal punto di vista intellettuale, ma che in un certo qual modo viene trattato in maniera fin troppo retorica, soprattutto per ciò che concerne uno dei tre personaggi principali.

Ma nonostante la piattezza registica e qualche passo falso in fase di sceneggiatura “Il Debito” riesce comunque a distinguersi soprattutto per alcuni aspetti fondamentali, a partire da un’ottima fotografia, arrivando al punto forte e cioè l’ottimo cast su cui campeggiano le magnifiche Helen Mirren e Jessica Chastain, entrambe chiamate ad interpretare lo stesso personaggio, da giovane e da meno giovane ovviamente. Convincono appieno anche il veterano Tom Wilkinson in grado di esprimere molte emozioni represse del suo personaggio e “l’alter ego” giovanile Marton Csokas, incisivo e intenso. Tutti loro si trovano al centro di questa storia in cui a farla da padrone sono il dovere e l’amore, il senso di colpa e la giustizia, il segreto e la verità. Grazie anche all’utilizzo mistificante di una determinata sequenza (poi ripresa in un flashback apparentemente inutile, ma decisamente funzionale ed illuminante), il regista riesce a capovolgere le carte in tavola (pur non mantenendosi totalmente in equilibrio), facendo prendere al film tutt’altra piega rispetto alle direttive iniziali. E’ così, infatti, che il segreto in questione, e tutte le implicazioni che si porta dietro per i protagonisti e non solo, prende il sopravvento guidando le azioni di ciascun personaggio presente sullo schermo e assorbendo l’attenzione dello spettatore. Una trovata sicuramente intelligente e intrigante, ma non del tutto riuscita, dal momento che prelude ad un finale un po’ frettoloso e superficiale che, non senza confusione e prevedibilità, spiega fin troppo semplicisticamente quali possano essere le conseguenze di un peso decisamente grande da portarsi dietro per troppi anni.

Pubblicato su www.paperstreet.it