J. Edgar

REGIA: Clint Eastwood
CAST: Leonardo Di Caprio, Judi Dench, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Hamilton
ANNO: 2012

Vita morte e miracoli di J. Edgar Hoover, fondatore e poi direttore per cinquant’anni dell’FBI. Tra rapporti con i più potenti d’America e questioni private, una figura molto complessa e sfaccettata percorre un pezzo di storia degli Stati Uniti.

Come al solito ci aspettavamo il capolavoro, soprattutto per aprire l’anno con una pellicola che avremmo voluto indimenticabile e immensa. Ancora una volta non abbiamo visto avverarsi i nostri desideri di grandi e risoluti ammiratori dell’inossidabile e comunque sempre inimitabile Clint Eastwood. Qualcosa, però, è sicuramente cambiato rispetto allo scontatissimo “Invictus” e al traballante “Hereafter”, ultime due opere del maestro, seguenti lo straordinario “Changeling” e l’immenso “Gran Torino”. Come ambientazione e atmosfere siamo dalle parti della pellicola con protagonista la sofferente Angelina Jolie, ma i paragoni terminano qui, dal momento che “J. Edgar”, pur essendo comunque un ottimo film sotto diversi punti di vista, non riesce a possedere una forza tellurica e coinvolgente, risultando a conti fatti privo di pathos e coinvolgimento emotivo ai massimi livelli, tranne qualche raro guizzo, e non riuscendo a contenere nemmeno delle grandi riflessioni sul cinema stesso, così come avvenuto nell’ultimo film con Eastwood come protagonista, salvo anche qui alcuni passaggi comunque abbastanza suggestivi.

Se da un lato, infatti, riusciamo ad empatizzare ed emozionarci quando scrutiamo i profondi rapporti affettivi, castrati e castranti, con i personaggi chiave della storia (la madre con lo sguardo duro e agghiacciante di Judi Dench, il braccio destro con la dolce espressione di Armie Hammer, la segretaria con l’aspetto austero di Naomi Watts), dall’altro notiamo una certa discontinuità di toni quando affrontiamo la figura pubblica del protagonista. Del resto abbiamo avuto modo di constatare che in relazione a figure emblematiche della storia americana, viste sotto la luce dei riflettori e raccontate con il metodo del classico biopic, Eastwood non è riuscito a raggiungere gli stessi altissimi risultati  riscontrati in opere che hanno scavato nella più profonda intimità dei protagonisti. Le due anime di “J. Edgar”, quindi, stanno ben a riassumere questa dualità della filmografia del regista.

Tornando al sottotesto e all’impianto se vogliamo metacinematografico di un grande lavoro come il succitato “Gran Torino”, ma non solo, possiamo comunque riscontrare in quest’ultimo film la presenza di un discorso molto interessante sul binomio reale-fantastico in relazione al mezzo cinema, alla narrazione su grande schermo, così come raccontato in maniera intensa e appassionante in “J. Edgar”, in un pre-finale caratterizzato da potenti immagini che svelano l’inconsistenza e la magia di alcuni racconti, siano essi composti di immagini o di parole.

E’ per questo che l’espediente di far partire il tutto dalla dettatura del protagonista delle proprie memorie e l’inusuale costruzione per flashback cronologicamente scollegati risultano sicuramente indicati al tipo di concetto che striscia sotto il più evidente resoconto della vita di uno dei personaggi più influenti d’America, ma di rimando soprattutto dell’identità di un intero paese, attraverso l’apparente collateralità di eventi, personaggi e fatti storici. Grazie anche ad un profondo lavoro sul personaggio principale, perfettamente interpretato da un Leonardo Di Caprio in odore di Oscar, “J. Edgar” assume uno spessore non indifferente, ricordandoci la grandezza di altri personaggi scolpiti ormai nella memoria cinematografica, e cioè l’Andreotti de “Il divo” e il Foster Kane di “Quarto potere” (l’archivio segreto, le connessioni con i più potenti, la solitudine esistenziale, le difficoltà interpersonali, la smania di potere e di protagonismo, e si potrebbe continuare a lungo). Peccato, dunque, ritrovarci poi di fronte a diverse cadute di stile con forzate sottolineature del melodramma in alcuni casi e con sequenze posticce ed evitabili in altri, ferma restando comunque la qualità registica sempre indiscutibile quando parliamo di un autore imprescindibile come Clint Eastwood.

Pubblicato su www.livecity.it