I migliori momenti della storia del cinema – Kill Bill

Categoria: CITAZIONE

Kill Bill (titolo originale: Kill Bill)

Regia: Quentin Tarantino / Anno: 2003-2004/ Durata: 111 min.-137 min. / Colore: colore-B/N / Paese: USA

Se dovessimo pensare ad un autore per eccellenza che nel corso della sua carriera e all’interno delle sue opere ha disseminato il maggior numero di omaggi e citazioni ad altri esponenti dello stesso campo d’azione, molto probabilmente, attenendoci alla settima arte, il primo nome che ci verrebbe in mente sarebbe quello del mitico Quentin Tarantino. Grandissimo esperto e conoscitore, nonché amante e divoratore compulsivo di film, il coltissimo regista riesce a stuzzicare, rallegrare ed esaltare al tempo stesso lo spettatore altrettanto cinefilo, che gode di queste piccole o grandi chicche, richiamando alla mente le pellicole delle quali anch’egli nel corso degli anni si è nutrito. Il lavoro più esemplare in tal senso molto probabilmente è lo splendido e impressionante “Kill Bill” (in entrambi i suoi volumi ovviamente), che appare essere un deliziosissimo contenitore di innumerevoli rimandi a generi cinematografici tout court o a pellicole ben precise. A cominciare dal costume di scena di Uma Thurman (entrato ormai nell’immaginario collettivo), che richiama alla mente Bruce Lee e il suo “L’ultimo combattimento di Chen”. Del resto è tutto il cinema orientale e di arti marziali ad essere richiamato dal regista che, tra l’altro, lo omaggia amorevolmente mettendo nel cast due icone sacre di questo filone cinematografico, Sonny Chiba e Gordon Liu, lasciando al compianto David Carradine, protagonista della serie tv “Kung fu”, il ruolo del misterioso e bastardissimo Bill. Ma Tarantino non si lascia sfuggire l’occasione di strizzare l’occhio allo spaghetti western alla Sergio Leone o ai manga giapponesi con l’inserito di una meravigliosa parte animata e di un particolarissimo personaggio, Gogo Yubari, diciassettenne più crudele che mai. Altro giro, altra corsa: è il turno di altri due sottogeneri cinematografici, come il filone dei film wuxiapian, il cosiddetto “cappa e spada” e il blaxploitation. Si potrebbe scrivere una vera e propria piccola enciclopedia se volessimo elencare una per una tutte le citazioni presenti in questo film entrato di diritto tra i migliori mai visti al cinema. Senza troppo dilungarci, quindi, vogliamo concludere con quella che per noi è al tempo stesso la citazione più lapalissiana, ma anche più pregnante, anche se spesso lasciata in secondo piano quando si parla delle influenze di Tarantino. Ci riferiamo allo straordinario “La sposa in nero” del francese Francois Truffaut che mise al centro della sua opera una vedova privata del suo amore il giorno stesso del matrimonio, da un gruppo di uomini dei quali vuole amaramente vendicarsi. Il plot, insomma, è praticamente lo stesso, fermo restando il fatto che Tarantino triplica la violenza e rafforza l’estetica. La splendida Julie, vestita da Diana e armata di arco e frecce, viene sostituita dalla cazzutissima Uma Thurman che con la sua katana riesce a farne fuori parecchi. La vendetta le accomuna, omaggiando anche il genere del revenge movie, in un accumulo di omicidi atti a colmare il vuoto lasciato dall’assenza e dalla privazione del proprio amore. E poi, volendo anche sottilizzare, come non accorgersi di questo richiamo, quando Tarantino pone all’interno della straordinaria colonna sonora un brano dell’indimenticabile Bernard Hermman, ricordando ovviamente Alfred Hitchcock, ma ispirandosi chiaramente all’autore francese, la cui opera in questione ha una soundtrack completamente firmata dallo stesso compositore?

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