Margin Call

REGIA: J. C. Chandor
CAST: Kevin Spacey, Jeremy Irons, Paul Bettany, Stanley Tucci, Demi Moore, Zachary Quinto, Penn Badgley, Simon Baker
ANNO: 2012

Le tese e tragiche 24 ore che precedettero la catastrofica crisi finanziaria ed economica che colpì gli Stati Uniti nel 2008. Al centro del mirino gli impiegati e i capoccioni di un grande istituto finanziario alle prese con decisioni difficili e sofferte.

Un esordio decisamente significativo e degno di nota quello di J. C. Chandor che affida  nelle mani di un cast stellare, ma decisamente rigoroso, questa sua opera che non lascia indifferenti, soprattutto perché non si limita ad una mera riproposizione cronachistica dei fatti in questione, ma riesce a sondare con profondità ed efficacia anche l’umanità di ciascun protagonista. Non c’è, infatti, in “Margin Call”, un personaggio che prevale sull’altro, si tratta di uomini, che siano impiegati o capi, posti di fronte ad una catastrofe immane, ma soprattutto, alla scelta tra giusto e sbagliato, tra etico e immorale, tra personale e collettivo. Alla base di tutto un’entità quasi impalpabile come il denaro, o la proiezione dello stesso. Realtà con la quale bisogna confrontarsi per comprendere lo stato della propria anima e della propria capacità di fare ricorso a qualsiasi mezzo pur di rimanere a galla. Partendo dal più “insignificante” dei personaggi, il 23enne Seth (interpretato da Penn Badgley), il quale non fa altro che chiedersi quanto i suoi colleghi e superiori abbiano guadagnato nell’anno passato, arrivando al proprietario dell’istituto, un cinico Jeremy Irons privo di scrupoli o di coscienza, che prende una decisione crudele e disonesta pur di mantenere salda la sua posizione, senza tralasciare tutte le pedine intermedie (tra cui un brillante Zachary Quinto, anche produttore, una rediviva Demi Moore e un ruspante Paul Bettany), è proprio il dio denaro a smuovere le fila di queste 24 ore tesissime e interminabili. Il compito di restituirci uno scampolo di umanità, seppur decisamente soccombente rispetto  al peso schiacciante e alla potenza trascinante dei soldi, è il personaggio interpretato in maniera sofferta e intensa da Kevin Spacey, l’unico che tenta di opporsi al crollo non soltanto economico, ma anche umano che sta travolgendo l’istituto in primis e gli Stati Uniti interi in seconda battuta. A tal proposito risultano decisamente pregnanti e suggestive molte sequenze metaforiche che compongono questo fitto mosaico di dialoghi e strategie finanziarie, come quella del cane di Spacey in fin di vita, dello sporgersi di Bettany in cima al grattacielo o quella del racconto del personaggio che dà il via alla scoperta del disastro: uno Stanley Tucci dimesso ma incisivo che racconta di quando era ingegnere e aveva costruito un ponte attraversato oggi da migliaia di persone.

Ispirato al celebre fallimento della Lehman Brothers, “Margin Call” risulta quindi un film tutt’altro che noioso, pericolo in cui facilmente si poteva incorrere, e piuttosto ricco di tensione e approfondimento psicologico. Uno spettacolo recitativo che accompagna lo spettatore lungo un fitto reticolo di considerazioni e riflessioni sulla crisi economica ormai imperante e sulla natura umana sempre più corrotta o corruttibile.

Pubblicato su www.livecity.it