Quasi amici

REGIA: Olivier Nakache, Eric Toledano
CAST: Francois Cluzet, Omar Sy
ANNO: 2012

Philippe è un miliardario tetraplegico che sta cercando un domestico che possa prendersi cura di lui in tutto e per tutto. Scartati numerosi candidati, noiosi e fin troppo qualificati, decide di affidarsi allo scapestrato Driss, appena uscito di prigione e desideroso di avere una semplice firma per il sussidio di disoccupazione. Tra i due, però, nascerà dapprima uno spericolato rapporto lavorativo e poi una profonda amicizia.

Sappiamo tutti che è ispirato ad una storia vera, cosa che lo rende ancora più piacevole, e che in Francia ha riscosso un successo enorme, risultando uno dei film più visti degli ultimi anni. Cosa rende “Quasi amici” (inspiegabile titolo italiano per “Intouchables”), così appetitoso e imperdibile? In realtà non stiamo parlando di un film dallo spessore inusitato o dalle qualità impareggiabili, ma di una commedia agrodolce con punte di drammaticità ben smussate, che si distingue per due caratteristiche fondamentali, la scorrevolezza e la leggerezza. Non si eccede, insomma, né nel patetismo, avendo a che fare con una terribile infermità fisica, né nella comicità becera, trattandosi comunque delle avventure e disavventure che capitano ai due protagonisti. La misura, quindi, è il terzo elemento distintivo di quest’opera che coinvolge e intrattiene, facendosi guardare in un lampo col sorriso stampato sul volto. Niente di eclatante o superlativo, quindi, ma comunque una possibilità di essere spettatori di un cinema garbato e gradevole che possiede peraltro il merito di non sottolineare didascalicamente o retoricamente l’assunto di fondo che è quello della “diversità” come punto di forza per l’unione e l’integrazione (uno è tetraplegico, ma l’altro è un disadattato sociale). Assunto di fondo che si mostra naturalmente allo spettatore in grado di intuirlo senza forzature narrative, ma assaporando anche due ottime prove attoriali che arricchiscono la pellicola con un tocco di vivacità. Pur non eludendolo totalmente, inoltre, il film svia il pericolo dello stereotipo e non indugia quasi mai in tipici cliché o banalità del caso, sorprendendo per la sua capacità attrattiva pur non possedendo una grande originalità. Non si può ovviamente gridare al miracolo, ma si può fare come il tetraplegico protagonista di “Quasi amici”: accontentarsi delle piccole cose e cercare di trarne da esse il maggior divertimento.

Pubblicato su www.livecity.it