Chiamata senza risposta

REGIA: Eric Valette

CAST: Edward Burns, Shannyn Sossamon, Ray Wise, Azzurra Skye, Ana Claudia Talancon, Johnny Lewis
ANNO: 2008

TRAMA:

Una serie di morti inspiegabili cominciano ad avere luogo. In seguito ad ogni morte il cellulare del defunto effettua delle chiamate ad un’altra persona a lui connessa, annunciandole in qualche maniera la sua morte. Un poliziotto che indaga sulla morte di sua sorella e una ragazza sconvolta dalla dipartita di alcuni suoi amici, si uniscono per fare luce su questa serie di inspiegabili eventi.

 



ANALISI PERSONALE

“Your Phone. Your life”, recita così un cartello che ci viene mostrato poco prima dell’inizio dei titoli di testa. E in effetti l’assunto di questa pellicola è tutto qui: dimostrare come ormai le nuove tecnologie, in questo caso i cellulari, siano il vero pericolo a cui siamo sottoposti giorno dopo giorno, dato che stanno sminuendo l’autenticità e la semplicità dei rapporti umani ed affettivi. Nessuno di noi si muove più senza un cellulare al seguito, tant’è che in qualche occasione, durante la visione della pellicola, sembra quasi che a squillare siano i nostri cellulari se non fosse per il fatto che le suonerie dei malcapitati protagonisti di questo film, sono a dir poco inquietanti (?) e singolari. Un motivetto da carillon che si ripete più e più volte, dato che va a disturbare la quiete di alcuni studenti universitari coinvolti in una catena di morti apparentemente inspiegabili e immotivate. Chiamata senza risposta è il remake del recente The call di Takeshi Miike e segue proprio la moda di quei film americani che fanno il verso agli horror orientali, rendendoli molto meno angoscianti e insinuanti e molto più appetibili ai giovani e agli spettatori meno esigenti che si accontentano di uno scheletro qua e là, di qualche spruzzatina di sangue e di scialbe ed insulse storielle di coppie che scoppiano, di ragazze sole ed indifese con un passato oscuro e di un affascinante e sensuale poliziotto che si assume la missione di protezione delle giovani donzelle in pericolo. La verità è che Chiamata senza risposta (inspiegabile il titolo, dato che ad ogni chiamata segue sempre una risposta e una corrispettiva morte), è un horror davvero noioso, privo di fondamentali colpi di scena o di particolari intuizioni che prosegue piattamente e prevedibilmente verso un finale aperto, come in ogni film horror di ultima generazione che si rispetti, che però non ha motivo di esistere, vista il pre-finale autoconclusivo che vede come sempre, o quasi, il bene trionfare sul male non prima di aver disseminato qua e là vittime più o meno innocenti. Ma il l’esordiente Valette non ci sta e decide che è molto più interessante se alla fine non si capisce bene qual è la forza che in realtà ha avuto la meglio e ci lascia con un irritante squillo di cellulare che inspiegabilmente va a disturbare nuovamente la malcapitata protagonista che ha visto morire davanti ai suoi occhi un bel po’ di gente. Dall’amica annegata nello stagno, a quella caduta da un ponte, all’altro trafitto da una specie di lancia. Ognuno di questi aveva un qualcosa che lo collegava all’altro, e soprattutto tutti loro di conseguenza erano collegati alla prima morte che ha dato avvio a questa lunga catena di terrore. Non mancano i soliti elementi che caratterizzano ciascun teen-horror che si rispetti (anche se qui i protagonisti non sono più tanto teen, a partire dagli studenti universitari colpiti dalla “maledizione” fino ad arrivare ad Edward Burns compassato ma risoluto poliziotto che indaga sulla morte di sua sorella, avvenuta in circostanze simili a quelle degli studenti): vermi schifosi che penetrano le diverse parti del corpo dei protagonisti, scheletri e strani personaggi ambigui che popolano la città, porte sbattute all’improvviso che imprigionano le povere vittime del Male, latente ma lampante tensione erotica tra il protagonista femminile e quella maschile e via di questo passo. Non ci vengono risparmiati i soliti dialoghi telefonati, e mai come in questo caso il termine acquista piena valenza, e le situazioni al limite del ridicolo (i continui flashback della protagonista che ci riportano anche al reale filo conduttore e al reale colpevole della catena di omicidi perpetuati più a scopo vendicativo che per altro). Tutte le vittime sono accomunate non solo dal fatto di avere il proprio numero registrato nella rubrica della vittima precedente, ma anche dall’essere ritrovate, dopo la loro morte, con delle inspiegabilmente enormi caramelle rosse. Cosa rimane a fine visione di Chiamata senza risposta, a parte il pentimento per aver speso male un’ora e mezza della propria vita? Verrebbe da dire niente, se non fosse per la fulminea apparizione di Ray Wise (il Leland del mitico Twin Peaks) reale e agghiacciante incarnazione del male.

VOTO: 3,5

 



CITAZIONE DEL GIORNO

La parola è tutto. E’ l’unica cosa che distingue l’uomo dalla bestia. Ma distingue anche le bestie tra gli uomini. (da "Accadde una notte")


LOCANDINA


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19 commenti su “Chiamata senza risposta

  1. Ale55andra il said:

    Ahahaha, vabè se proprio mi costringi a sceglire, scelgo Ben Affleck che è leggermente meglio di Adam Sandler. Però ripeto, Edward Burns è davvero un gran bel pezzo di figo al contrario di quei due 😛

  2. anonimo il said:

    Io ormai i remake (salvo alcuni casi specifici) li evito a prescindere, è bene non foraggiare queste rozze speculazioni che denunciano soltanto la pigrizia dell’industria e, purtroppo va detto, anche del pubblico che è poco curioso e vuole sempre rivedere in azione le stesse storie e gli stessi personaggi.

    Davide DG

  3. weltall il said:

    Con una sceneggiatura che non spiccava certo per originalità, Miike ha tirato fuori un film che riusciva comunque a distinguersi dall’ enorme quantita di pellicole J-horror uscite dopo The Ring.

    Non credo che questo remake possa in qualche modo avvicinarsi a quanto fatto dal maestro giapponese e da quel che leggo, i miei sospetti sono fondati…credo che per il momento lo eviterò ^__*

  4. t3nshi il said:

    Io ho apprezzato pochissimo anche l’originale di Miike, questo penso proprio di evitarmelo.

    Anche se la presenza di Ray Wise ha un qualcosa di ricattatorio che mi costringe quasi a vederlo…

    Ciao,

    Lore

  5. deathrow il said:

    L’originale di Miike pur discostandosi dall’ “estrosità” che accomune le altre sue opere aveva dei grandi momenti di tensione e alcune trovate geniali (in primis, lo show televisivo, riflessione decisamente esplicita di quanto cannibali possano essere i media) ma pare che questo film riproponga più che altro il canovaccio iniziale e lo appiattisca come solo gli ammeregani (verbinski escluso) sanno fare, che poi non posso manco consolarmi con Burns perchè mica ho tendenze homo io, e la Sossamon non credo che faccia la maiala come nelle Regole dell’attrazione… ah, vita ingrata…

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