Dieci piccoli indiani




REGIA: Renè Clair

CAST: Barry Fitzgerald, Walter Huston, Louise Hayward, June Duprez, Roland Young

ANNO: 1945

 

TRAMA:

 

Otto persone che non si conoscono tra di loro ricevono dal signor U.N. Owen, un invito a recarsi in una villa situata su un’isola del Devon. A popolare la villa e l’isola ci sono solo i signori Rogers, i domestici che accolgono gli invitati. Ben presto i dieci si renderanno conto di essere caduti in una trappola nella quale ciascuno di loro perderà la vita a causa di un delitto commesso e mai punito. Ad ogni morte eseguita in base ai dettami di una nota filastrocca, una delle dieci statuine poste sul tavolo della sala da pranzo, verrà distrutta dall’ospite misterioso e segreto. Ben presto ci si renderà conto che il signor Owen altri non è se non uno degli stessi invitati…

 



ANALISI PERSONALE

 

Uno dei più grandi romanzi gialli mai stati scritti, Dieci piccoli indiani di Aghata Christie, ha ispirato non solo questo e altri omonimi film successivi, ma molti dei gialli e dei thriller a venire. Questo perché il suo meccanismo perfettamente oleato riesce a catturare l’attenzione del lettore (in questo caso dello spettatore) in maniera quasi maniacale, proprio perché non si vede l’ora di scoprire il colpevole e di venire a conoscenza dei suoi movimenti e degli espedienti ai quali è ricorso per ottenere determinati risultati. Nessun mistero sul movente invece: punire tutti coloro che si sono macchiati di un crimine abominevole come l’omicidio e che in un modo o nell’altro sono sfuggiti alla legge. Con un incipit veramente straordinario ci vengono mostrate le personalità di questi personaggi senza alcun bisogno di parole, ma ricorrendo solo a piccoli gesti e movimenti del volto (in questo caso tutto il merito va al cast di attori poco conosciuti ma perfettamente calati nelle loro parti). Loro sono: Emily Brant, un’arcigna signorina già più un là con l’eta; Niki Starloff un principe un po’ frivolo e fracassone; Vera Claythorne, una giovane e avvenente ragazza; Quincannon, un giudice; i signori Rogers, i domestici della villa che non hanno mai visto il signor Owen; Philip Lombard, un giovane un po’ scapestrato; Armstrong, un dottore col vizio dell’alcool; Blore, un detective privato; Mandrake, un ex-militare. Ognuno di loro viene accusato di un ben preciso omicidio dalla voce dello stesso padrone di casa che tuona all’improvviso dopo che l’ignaro signor Rogers pone un disco sul giradischi. Lo sgomento si impossessa dei dieci abitanti della villa che inizialmente negano qualsiasi veridicità di tali accuse, ma che una volta capito di doversi difendere a costo della vita, cominciano a confessarsi a vicenda i delitti commessi, volutamente o meno. Dieci piccoli indiani, quasi completamente fedele al romanzo da cui è tratto (se si escludono alcuni piccoli particolari e il finale), riesce a creare la giusta suspance, nonostante, almeno per chi abbia letto il romanzo, si conosca già il colpevole e i suoi trucchi per passare inosservato. Gran parte del merito va soprattutto all’abilissima regia di Clair che gioca di sottrazione e si concentra su funzionalissimi primi piani che ci mostrano la paura e il terrore dei protagonisti, nonché la loro sete di conoscenza (che diventa anche la nostra); “ingannando” più di una volta lo spettatore con alcuni espedienti davvero deliziosi: come inquadrare una mano che impugna un coltello senza mostrare il volto della persona in questione, o farci credere che un personaggio piuttosto che un altro stia guardando una determinata cosa, mentre in realtà si trova da tutt’altra parte (esemplare al riguardo la scena nella quale uno dei protagonisti sta osservando con un binocolo un uomo nascosto dietro una tenda che sta per far cadere un “pacco” di mattoni; in realtà alla fine veniamo a scoprire che l’uomo col binocolo si trova proprio sotto quella finestra e subito dopo anche sotto la montagna di mattoni). Fondamentale anche la colonna sonora, che con un motivetto ricorrente contribuisce a rendere quasi terrorizzante ogni momento successivo a ciascun omicidio, visto che ogni volta sentiremo, senza mai vederlo, l’assassino fischiettare allegramente suddetto motivetto. La cosa più interessante della pellicola è che, come nel romanzo d’altronde, le vicende a sfondo giallo vengono inserite in un contesto di tipico humour inglese, soprattutto grazie ad alcuni personaggi primo su tutti il cameriere Rogers, affetto da manie di persecuzione che viene sempre accusato di tutto e da tutti, ribellandosi come un bambino. Uno dei momenti più esilaranti è quello in cui i dieci ospiti si rendono conto che il signor Owen, l’ospite segreto, è indubbiamente uno dei dieci abitanti della casa e allora cominciano a sospettare uno dell’altro, inseguendosi a vicenda o nascondendosi per spiare l’altro. La forza di questa pellicola sta proprio nei personaggi descritti e delineati perfettamente, grazie anche ad una sceneggiatura dal meccanismo perfetto, che trova il suo unico punto debole in quel finale completamente stravolto, che elimina tutta la tragicità e la fatalità del romanzo, per offrire allo spettatore un epilogo buonista e speranzoso: gli unici due che si salvano dalle grinfie dell’ospite crudele e vendicativo che si fa giustizi da sé (laddove nel romanzo non si salvava veramente nessuno), sono gli unici due che in realtà non avevano commesso nessun delitto. Ma quel che più importa è rilevare una delle grandi verità che questa pellicola ci mette sotto gli occhi: “Quest’isola è lo specchio della vita. L’innocenza che vive circondata dal crimine”.

 

VOTO: 8,5

 



CITAZIONE DEL GIORNO

 

Lo sai quale differenza c’è fra un serpente a sonagli e una coscia di pollo? "Che differenza c’è? No, non lo so". "Dovresti stare più attento a quello che mangi". (Da "Mary Poppins", regia di Robert Stevenson)

 


LOCANDINA

 

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22 commenti su “Dieci piccoli indiani

  1. Ale55andra il said:

    Leonard, è il primo che vedo di Clair, e considerato che questo è uno dei suoi meno considerati, non oso immaginare il resto!

    Alè, il romanzo è uno dei miei preferiti in assoluto, magnifico!!

  2. Iohannes il said:

    Un classico che mi manca…

    So che ad esso si rifà NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER di R. Harlin… ed anche questo mi manca (ma può tranquillamente mancarmi ;).

    Bye ^^

  3. Ale55andra il said:

    Nella mente del serial killer manca anche a me, ma credo che al romanzo e a questo film si siano rifatte moltissime pellicole.

  4. doner il said:

    Oh grazie mille per l’aggiunta ai links (io ancora non ho messo neanche un link ma forse dovrei, anche per una questione di lecito “do ut des”)

    Comunque puranche io ti leggo spesso, hai come me il difetto di scrivere un sacco, ma mi piace.

    ah, il blog è “tuttattaccato” non “tuttOattaccato”

    😀

    p.s. ho appena scritto un enorme invettiva contro un film che dovra’ uscire… corri a leggerla tu e chiunque altro.

    no, non mi sto fando pubblicità, ma devo diffondere un messaggio per salvare il mondo dai film imbecilli che finiscono per “…MOVIE”.

    un saluto cara alecinquecinqueandra!

    Valerio

  5. doner il said:

    ah! E mi sono scordato la cosa principale.

    10 piccoli indiani è uno dei miei film e libri preferiti!

    mi ricordo che un mio amico stava iniziando a leggerlo ed io senza pensarci dissi “ah, si bello! alla fine è stato……..”

    Mi ha odiato per diversi anni.

  6. Ale55andra il said:

    Ahaha, io più che odiarti, ti avrei proprio ammazzato, magari seguendo uno dei versi della filastrocca dei 10 piccoli indiani! Comunque correggo subito il link e corro a leggere questa invettiva!!

  7. Ale55andra il said:

    Di niente Damiani! Anche io amo moltissimo il romanzo, l’ho riletto fino allo sfinimento. Questa è la prima riduzione che vedo, ce ne sono altre due successive.

  8. ofvalley il said:

    Il romanzo, con la sua “perfetta meccanicità” è molto “surrealista”…Capisco che Clair lo abbia scelto come soggetto. Non dimentichiamoci che ha cominciato con “Entr’acte” (la fulminante/esilarante scena della processione del carro funebre è senz’altro piaciuta alla Christie)…

  9. Ale55andra il said:

    ofvalley, purtroppo Entr’acte devo ancora vederlo, ma è in lista, provvederò.

    Luciano, sarò stata indubbiamente influenzata dal mio amore per il romanzo, però che dire, il film mi ha colpito davvero molto!!! Non vedo l’ora di vedere qualcos’altro di Clair!

  10. ofvalley il said:

    A proposito Ale55andra: trovavo più affascinante il tuo logo/avatar di prima…Parlare con Hitchcock mi mette un po’ di soggezione….. 🙂

  11. pickpocket83 il said:

    Anche questo, film che non ho visto. In questo caso potrei dire “non ho visto il film, ma ho letto il libro”.

    La tua analisi puntuale però potrebbe spingermi a recuperare anche il film. Di Claire se non lo hai già visto ti consiglio “Entr’acte”. Poi mi dirai.

  12. Ale55andra il said:

    Si Stefano, me l’avevi già consigliato e comunque era già in lista di recupero. Questo mi è piaciuto veramente moltissimo, però in realtà sono rimasta un pò delusa dal finale completamente stravolto rispetto a quello straordinario del romanzo.

  13. mizza il said:

    questo non l’ho visto, avevo optato per “…e poi, non ne rimase nessuno”, diretto da Collinson. Grazioso, ma ritengo il libro insuperabile (diciamo pure che lo ritengo un capolavoro)

  14. Ale55andra il said:

    Sul libro siamo decisamente d’accordo!! Comunque questa, per ora, è l’unica trasposizione che ho visto, ma conto in futuro di vedere anche le altre.

  15. anonimo il said:

    Sto rileggendo proprio in questi giorni questo splendido esempio di come un romanzo piuttosto datato risulti assolutamente UNICO E FRESCHISSIMO nello stile e nei contenuti…Straconsigliato

  16.  Bellissimo !!!
    Io ho visto anche il remake del 1965, e non la trovo affatto male.
    Pure NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER mi è piaciuto molto 🙂
    Di Renny Harlin ricordo pure lo spettacolare "Spy", con una cattivissima G. Davis, l'avventurosa "Corsari" e il famosissimo Die Hard 2 !

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