Girl On The Third Floor: la casa infestata, la femme fatale e il maschio alfa

Don va col suo cane nella nuova casa che ha acquistato con sua moglie, la quale lo raggiungerà a lavori finiti, quando l’abitazione sarà pronta ad accogliere lei e il bambino che aspettano. I lavori, che lui stesso porterà avanti, anche se molto controvoglia e a rilento, subiranno una notevole battuta d’arresto a causa di distrazioni a cui l’uomo non sa resistere, con l’arrivo di una ragazza molto avvenente che si porta immediatamente a letto, ma anche a causa della presenza di alcuni “fenomeni” inspiegabili e terrificanti.

Girl on The Third Floor si pone nel solco del sottogenere “casa infestata”, con velleità da thriller erotico che si mescola al body horror e con una giusta via di mezzo tra ciò che viene mostrato a chiare lettere (sfociando nello splatter e nel gore vero e proprio) e ciò che viene lasciato fuori campo, ma fatto intuire con atmosfere inquietanti e perturbanti.

La casa, insomma, si fa organismo vivente (ricordandoci a tratti quella raccontata con tutt’altri intenti in Madre! di Darren Aronofsky), con tanto di poltiglie di vario genere che fuoriescono dalle pareti e dai tubi dell’abitazione, inondando il volto e il corpo del protagonista.

Don è uno stronzo come pochi, che nemmeno per un secondo riesce a toglierci di dosso la sensazione che il vero “mostro” mostrato nel film sia lui, con i suoi atteggiamenti egoistici e scorretti, piuttosto che la casa o la “femme fatale” che arriva a perturbare i suoi sogni mescolandosi nella sua mente alla figura della moglie distante e poi di un’altra mostruosa creatura.

Ma attenzione, perché fortunatamente non siamo dalle parti del femminismo più spicciolo, visto che l’attenzione si sposta non tanto sul binario punitivo nei confronti dell’uomo, quanto sul raccontare quello che ci ritorna in generale (uomini, donne, single, accoppiati, gay o etero che siamo), rispetto a quelli che sono i nostri comportamenti nei confronti delle altre persone (a tal proposito risultano “illuminanti” le figure del barista che gestisce il locale dove Don si reca a bere qualcosa e la vicina di casa che alla fine si confronta con la moglie, dandole un punto di vista sulla vera natura dell’abitazione).

C’è dell’eleganza nella messa in scena di Girl On The Third Floor con grandissima attenzione data agli specchi, soprattutto nella prima parte dell’opera, dove ogni volta che ne compare qualcuno all’interno dell’inquadratura, i nostri occhi sono totalmente concentrati su di essi, scorgendo spesso presenze inquietanti che si muovono scattanti nell’ombra e che funzionano molto di più di mille jump scares, qui comunque presenti e, anzi, forse uno dei pochi passi falsi che minano l’eleganza di cui sopra,  mezzo ormai usurato per trasmettere la paura, laddove bastava l’orrore nascosto all’interno dei muri della casa.

Dopo aver prodotto alcuni degli horror più interessanti degli ultimi anni (soprattutto We Are Still Here e XX – Donne Da Morire), Travis Stevens esordisce alla regia con un film che inquieta con i contenuti oscuri e terribili delle pareti della casa, la quale dovrebbe essere il punto di partenza per un cambiamento da parte del protagonista, che, invece, continua ad indugiare nei suoi comportamenti amorali, venendone letteralmente risucchiato fino a perdere il contatto con la realtà e facendosi trascinare in una spirale di eros, morte, sangue e orrore inimmaginabile.

È così che nell’ultima mezz’ora il film abbandona i toni quasi dimessi ed equilibrati sostenuti fino a quel momento, lasciandosi andare al gore più spinto, che comunque risulta una tappa quasi obbligata, raggiunta in un crescendo di terrore sotteso che non aspettava altro che esplodere, andando a rendere Girl On The The Third Floor un film notevolmente suggestivo, ma anche un horror che spaventa e impressiona fino in fondo.

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