Gomorra

REGIA: Matteo Garrone

CAST: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster
ANNO: 2008

TRAMA:

Scampia. Cinque storie di piccola criminalità si intrecciano mostrando la crudele e spietata logica della camorra che miete vittime su vittime e nella quale non si salva nessuno.

 



ANALISI PERSONALE

“La tua vita non te la posso regalare! La devi pagare!”, urla così l’appartenente ad un clan camorrista al porta-soldi che decide di affiliarsi pur di salvarsi la pelle. E questa minaccia martella forte nella testa dello spettatore, perché è forse il fulcro della pellicola, quello che ci fa capire cosa realmente voglia dire trovarsi in un ambiente corrotto fino al midollo, dove le cose vanno così perché devono andare così e non può essere altrimenti, dove non si è padroni della propria vita e di come condurla, dove tutti, chi più chi meno, sono costretti a piegarsi alle logiche del gioco.
Cinque sono le storie che si intrecciano in maniera impeccabile a dimostrazione di questa cruda realtà, diversi sono i personaggi che interpretano i vari modi di farsi risucchiare in un meccanismo di corruzione e delinquenza senza fine e soprattutto senza limiti. Dal ragazzino cresciuto troppo in fretta che non ha paura di indossare un giubbotto antiproiettile per farsi sparare e dimostrare di essere pronto ad entrare nel clan per poi arrivare a separarsi dall’amico di sempre perché passato dalla parte opposta e vedersi costretto a tradirlo nella maniera più brutale; al sarto Pasquale che lavora e viene sfruttato da vent’anni e al quale viene proposto dai cinesi di fargli delle lezioni per imitare i modelli griffati per poi finire a fare tutt’altro lavoro perché spaventato e indignato dalle conseguenze di questa sua scelta; ai due ragazzi un po’ tonti cresciuti col mito di Scarface e Tony Montana e per questo del tutto decisi a non affiliarsi a nessun clan e fare tutto di testa loro; a Don Ciro (Gianfelice Imparato) colui che distribuisce la mesata alle famiglie dei carcerati che tengono
la bocca chiusa, che si ritrova a non sapere più che fare quando avviene la scissione del suo gruppo in due clan; a Roberto il neolaureato che si ritrova a lavorare con un uomo, Franco, (lo straordinario Toni Servillo) che ben presto si dimostra un delinquente in giacca e cravatta che lucra sullo smaltimento illegale dei rifiuti che arrivano addirittura non solo al Nord-Italia, ma anche in Africa fatti passare per aiuti umanitari. Sono storie amare, sicuramente shockanti che però aprono gli occhi e stringono i cuori in una morsa di ferro che fa fatica a mollare la presa data la forza dirompente delle verità che raccontano. Il merito va principalmente (oltre che al coraggio dello scrittore Saviano che ha portato a galla questa situazione ormai insostenibile), al regista che ha sapientemente e magistralmente utilizzato la mdp in modo tale da trasmettere egregiamente il rapporto di simbiosi di questi personaggi con l’ambiente nel quale vivono. Rapporto reso ancora più vivo e reale dall’alternarsi di primi e primissimi piani che mostrano le singolarità di ciascuna pedina in questo enorme “gioco” che è la camorra (particolarmente efficaci quelli del tredicenne che si fa le sopracciglia o si massaggia il livido creato dal proiettile fermatosi sul giubbotto antiproiettile), contrapposti a campi lunghi e lunghissimi che rendono tristemente e dolorosamente palese la desolazione dei luoghi e dei paesaggi che fanno da sfondo alla delinquenza, che anzi contribuiscono a crearla (straordinaria l’apparizione di Roberto e Franco dai tombini di una pompa di benzina). Particolarmente efficaci anche altre riuscitissime scelte registiche e non, a partire dall’utilizzo del fuori-fuoco simbolo dell’enorme annullamento di sé stessi all’interno di un’organizzazione che prima ti crea e poi ti abbandona a te stesso, fino ad arrivare ad un uso straordinario delle musiche e dei suoni (dalle canzoni napoletane, alla techno music fino ad arrivare ai Massive Attack) perfettamente e indissolubilmente legati alle immagini e rispondenti all’umanità che viene raccontata senza troppo fronzoli, seccamente e crudamente come era giusto che fosse. Il tutto reso ancora più dannatamente reale grazie all’utilizzo del dialetto napoletano (sottotitolato per chi non riuscisse a coglierne tutte le sfumature) e dalla recitazione-non recitazione di attori non professionisti (fatta qualche dovuta eccezione, come il succitato Toni Servillo), rappresentanti di un mondo (impossibile demonimarlo micro-mondo soprattutto dopo aver letto le didascalie finali) nel quale ogni barlume di speranza è bandito. Dopo aver visto sfilare Scarlet Joahnsson con uno degli abiti creati all’interno del meccanismo-camorra (segno questo che il fenomeno si ramifica ovunque, anche dove meno ce l’aspettiamo), l’unico che riesce a darci l’illusione che non tutto è perduto, che ancora qualcosa di può fare, è proprio Roberto che si ribella a Franco e lo abbandona sulla strada dopo aver buttato delle pesche marce regalategli con affetto da una vecchina un po’ rimbambita.
Gomorra è un film che si apre e si chiude allo stesso modo, con delle fredde e calcolate esecuzioni di uomini o ragazzi i cui corpi ormai privi di vita vengono abbandonati in un centro benessere o lasciati naufragare nel sereno e dolce mare.

VOTO: 8,5/9

 



CITAZIONE DEL GIORNO

I pazzi che leggono diventano insoddisfatti. Cominciano a desiderare di vivere in modi diversi, il che non è…mai possibile! (da "Fahrenheit 451")


LOCANDINA

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36 commenti su “Gomorra

  1. LiberiSempre il said:

    per ora ho letto soltanto il libro,

    spero che la versione sul grande schermo non deluda e non sia parziale come per il cacciatore di aquilone… mercoledì vo a vederlo

  2. Cinepillole il said:

    Il problema è sempre lo stesso.

    A chi servono questi film?

    A chi dice che la camorra non esiste? Non penso proprio.

    A chi vede già è consapevole delle mafie come cancro di questo paese? Nemmeno.

    Gli altri, pochi, che sono all’oscuro di tutto continueranno a voltarsi dall’altra parte per non vedere.

  3. Iohannes il said:

    Da quello che sto leggendo/sentendo, sembra proprio che si tratti di un filmone: è già primo in classifica… ottima notizia!

    Per fortuna ogni tanto sforniamo film con la F maiuscola: i francesi già ne parlano benissimo!

    Ciao ^^

  4. t3nshi il said:

    Beh, un’altra recensione super entusiasta anche qui. La cosa non può che farmi felicissimo, amo Garrone e sono contento di leggere che questo film sia perfettamente riuscito! Non so come riuscirò a resistere fino a mercoledì sera.

    Ciao,

    Lore

  5. anonimo il said:

    @ #3 cinepillole: hai ragione. Prendiamo per esempio il padrino o lo stesso scarface. film eccezionali, bellissimi.dove dentro ci puoi trovare anche la realtà della criminalità o il peggio di questa. ma cosa hanno fatto per quelli come dici tu che pensano: la mafia non esiste? gli hanno dato degli idoli da seguire. non penso fosse l’intenzione degli autori, ma se penso a ragazzini che vanno in giro con le magliette di don vito corleone con la scritta: mafia made in italy, mi viene una rabbia.

    è della serie il dito che indica la luna.però credo invece per quelli più sensibili non passerà senza lasciare un segnale. magari la volontà che qualcosa in più si può fare.ok era una discussione fuori tema. spero di vederlo presto sto film, anche perchè se c’è toni servillo già si va sul sicuro.

    Max

  6. euriskon il said:

    questo film rappresenta con forza e credibilita’ una vera emergenza italiana: quella della crimininalita’ organizzata. Chissa’ che non serva a qualcuno per riordinare le priorita’ sulle emergenze di questo paese…

  7. anonimo il said:

    In mezzo all’unanime coro dei consensi e al plebiscito di chi inneggia al capolavoro penso che un parere contrario non possa fare che bene.

    A me non ha convinto. Ho aspettato a postare perché ci volevo pensare su, ma noto che con il passare dei giorni decresce nella mente. L’ho trovato freddo, distante da ciò che racconta perché troppo preoccupato di mantere il tono documentaristico/distaccato. Non indigna, non sussulta, non elabora. E’ tutto lì, così come deve essere, senza elementi fuori posto, e i pochi momenti che dovrebbero far deflagrare l’oliato meccanismo (Roberto che se ne va indignato, il sarto che vede il suo vestisto addosso a Scarlett Johansson, il bambino che non vuole partecipare all’omicidio della vicina) hanno meno forza del necessario. Come dice bene il personaggio di Toni Servillo (e non a caso il suo arco narrativo è quello più interessante, l’unico che fra l’altro non sa di già visto) “E’ così che funziona”. Amen. Ma io da un cineasta mi aspetto anche un punto di vista critico, arrabbiato, in fondo tanto cinema “civile” è sempre stato così.

    Inoltre alcuni passaggi sono a mio parere ostici se non si ha almeno un’infarinatura dei meccanismi tipici della malavita, quindi finisce per rivolgersi a un pubblico che già sa, che già è al corrente e perde di universalità.

    Peccato perché di Garrone avevo apprezzato molto “L’imbalsamatore”.

    Davide DG

  8. countryfeedback il said:

    Potentissimo e ineluttabilmente nero.

    Molto bella la tua analisi (soprattutto in relazione all’impiego della fotografia).

    Film italiano della stagione (anche se aspettiamo IL DIVO prima di chiudere).

  9. Ale55andra il said:

    Davide, io non sono d’accordo. Guardando questo film non mi sono più sentita una spettatrice, mi sentivo anche io un’abitante di Scampia. La potenza di questa pellicola sta proprio nel fatto di immetterti a forza negli ambienti che vengono mostrati, nelle storie che vengono narrate, ma dire narrate è forse anche sbagliato, dato che non sembrano affatto storie, anzi.

    Country, attendo Il divo come forse non ho mai atteso nulla!! Comunque, grazie per i complimenti ^^

  10. anonimo il said:

    Complimenti per la bella ed approfondita analisi. Garrone ha realizzato una pellicola che davvero sfiora la perfezione (non ho scritto “la raggiunge” solo perché non pongo mai limiti all’ingegno umano). Ti si incolla addosso dal primo all’ultimo minuto e ti fa uscire dalla sala con ancora addosso l’angoscia.

    Ciao,

    Mr. Hamlin

  11. Lessio il said:

    grandissimo film!

    ottima la scelta di garrone di affidarsi alla macchina a spalla praticamente per tutto il film e che belle sequenze!

    questo è cinema italiano degno di questo nome

  12. Moketto il said:

    la mia piccola Ale c’azzecca sempre, non c’è che dire. Quindi come sempre mi fiderò del suo giudizio e andrò a vedere il film. Glielo devo, so io a chi 😛

    Ale, stai acquistando proseliti 😀

    A proposito, il cinequiz l’ho aggiornato io, luther aveva indovinato 🙂

  13. anonimo il said:

    Non si può ignorare l’impatto di questo film, la sua importanza e il suo personalissimo modo di fare cinema.

    Fa male vedere questo film, ma è necessario… c’è da smuovere un bel pò di coscienze ed istituzioni e sarebbe bello che un film potesse farlo, alla stregua di ‘Rosetta’ dei Dardenne…

    Un autentico filmone!!!

    M.M.

  14. Iggy il said:

    Continuo a scrivere e cancellare sul foglio word: mi chiedo se mai riuscirò a parlare di GOMORRA! L’ho visto la scorsa settimana e sono ancora scosso. Un film enorme, duro, necessario!

  15. Ale55andra il said:

    A volte quando i film ti colpiscono profondamente, è davvero difficile riuscire a scriverne. Biosogna far passare un pò di tempo…

  16. anonimo il said:

    Grande film che testimonia che anche i rgisti odierni italiani possono fare cinema….nn ai livelli di Spielberg o Kubrik ma ci si puo sempre provare no?

    Luca

  17. anonimo il said:

    Ho visto il film la prima volta, letto il libro e rivisto Gomorra, questa amara e reale storia resa impeccabile dalla regia di Garrone. Ho letto diverse recensioni, ma questa che hai scritto è straordinaria. Complimenti !!

    Alessandro

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