Gosford Park

REGIA: Robert Altman
CAST: Maggie Smith, Kristin Scott Thomas, Emilie Watson, Michael Gambon, Clive Owen, Ryan Philippe, Stephen Fry, Helen Mirren, Derek Jacobi, Sophie Thompson, Eileen Atkins
ANNO: 2001

TRAMA:

Lord William McCordle organizza nella sua villa in campagna una caccia al fagiano. Gli invitati saranno tantissimi, tra parenti e amici e ognuno di loro sarà seguito dalla propria servitù. Le giornate faranno presto a passare per entrambi i gruppi, tra pettegolezzi, capricci e litigi, ma molto presto un avvenimento macabro sconvolgerà la villa di Gosford Park.

 


ANALISI PERSONALE

Che Gosford Park fosse un film elegante, me ne sono accorta dalle primissime inquadrature e battute, oltre ovviamente al cast fornitissimo di ottimi attori.
In questo film vengono mostrati due micromondi, quello sotterraneo della servitù, fatto di dame di compagnia, valletti e cameriere che assumono il nome dei signori per i quali lavorano e che vivono di cose semplici, tra il pettegolezzo e il disprezzo dei nobili che li trattano male, e quello soprastante tutto lustrini e paiettes, contrassegnato anch’esso dal pettegolezzo, ma soprattutto dal capriccio e dal vizio, formato da nobili baronesse, contesse e lord. Uno non può fare a meno dell’altro, ognuno vive solo in contrapposizione all’altro, specularmente seppur diversi. Alla fine però, proprio in seguito al tragico evento dell’assassinio di Lord McCordle, i due mondi saranno costretti ad amalgamarsi, uniti nel sospetto e nella colpevolezza, che metteranno in primo piano luci e ombre di entrambe le categorie sociali. Tutti celano un segreto, gli stessi nobili tra un capriccio e l’altro, ma anche i servitori chi più chi meno.

 
“Quando sei in rovina c’è così tanto da fare”.

 
Tra i tanti invitati e ospiti della casa è buffo trovare un produttore cinematografico che sta scrivendo uno dei suoi tanti film gialli incentrati sulla figura di Charlie Chan ambientato in una villa di campagna durante una battuta di caccia alla quale sono stati invitate tante persone, tutte sospettate dell’assassinio del padrone di casa. Sembra quasi un presagio, oppure qualcuno ha preso spunto dalla trama per far fuori il vero padrone di casa.

 
“Signor Wiseman?”
“Si?”
“Ci parli un po’ del film che sta per fare”
“Si certo. Si intitola Charlie Chan a Londra. E’ una storia poliziesca.”
“Si svolge proprio a Londra?”
“Bè non proprio, no. Più che altro si svolge durante una battuta di caccia in una villa di campagna, alquanto simile a questa direi. Un omicidio nel cuore della notte, molti ospiti per il week-end, tutti quanti sospetti. Ecco direi che è questa la storia.”
“Ah, che orrore! E chi risulta essere l’assassino?”.
“Questo non posso dirvelo, vi toglierebbe il piacere di scoprirlo”.
“Tanto nessuno di noi andrà a vederlo”.

 
Ma il signor Weissman non è l’unico personaggio che popola la sontuosa villa di Gosford Park, intorno ed accanto a lui si muove un sacco di gente: il padrone di casa Ser William McCordle un po’ burbero e autoritario (Michael Gambon), sua moglie Sylvia, viziata e altezzosa (Kristin Scott Thomas), la zia vecchietta ironica, sarcastica e classista Consance Trentham (la favolosa Maggie Smith), la sua inesperta dama di compagnia Mary, l’autoritaria governante Mrs Wilson (una perfetta
Helen Mirren), la cameriera segretamente amante di Lord McCordle (una stupenda Emilie Watson) e tantissimi altri come il valletto Robert Parks misterioso e carismatico (un affascinante Clive Owen), e l’attore Hollywoodiano che si spaccia per valletto in modo da poter studiare i comportamenti della servitù, pericolosamente impiccione, curioso e libidinoso (il giovane Ryan Philippe). Potrei continuare per un bel po’, dato che i personaggi di questo film, che potremo chiamare anche corale, sono davvero molti e sono tutti fascinosamente avvolti da un’aurea di mistero.

 

“Davvero mista questa comitiva!”

 

La vita perfettamente scandita e quasi calcolata nei minimi dettagli della nobiltà ormai in crisi, ma anche della servitù, procede costantemente senza intoppi e neanche la scoperta della relazione tra Lord McCordle e la cameriera Elsie, riesce a scalfirla. Per fortuna, se così vogliamo dire, arriva l’omicidio del padrone di casa a smuovere un po’ le acque, tranne quelle dell’impassibile moglie, forse infastidita dall’umiliazione subita in seguito allo spiattellamento pubblico del tradimento.

Chi sarà mai l’assassino? Uno di casa? Un nobile? Un servitore? Un estraneo? Il mistero si infittisce. Potrebbe essere chiunque: il finto valletto che voleva andare disperatamente a letto con Lady Sylvia, la moglie tradita, l’amante ferita, il parente a cui era stato rifiutato un aiuto economico, un servo bistrattato, il produttore che voleva rendere reale la trama del suo film e chiunque altro. La caccia all’assassino è aperta. A condire ulteriormente di tinte gialle la vicenda, arriva la scoperta del fatto che Lord McCordle, al momento in cui era stato pugnalato, era già morto per avvelenamento.

 
“Chi aveva un motivo per uccidere Ser William?”
“Bè, non è che fosse proprio Babbo Natale”.

“Credimi non esageravo, era un satanasso, un lussurioso e crudele”.

 
Ad indagare arriva un ispettore che è una vera e propria macchietta (Stpehen Fry), grottesco, simpatico e strampalone al punto giusto, personaggio che riesce a strappare più di un sorriso pur non pervenendo ad alcun risultato. L’unica che riuscirà a scoprire qualcosa è proprio la piccola Mary, segno che anche un servitore nasconde doti quali l’arguzia e l’intelligenza. Per mano sua veniamo a conoscenza di un segreto sbalorditivo, un vero e proprio colpo di scena finale (che ovviamente non svelerò), che porta poi alla scoperta dell’assassino o degli assassini, dato che Ser William è stato prima avvelenato e poi accoltellato.

 

“Che ti aspetti da una che non ha neanche la cameriera?”

Come dicevo all’inizio Gosford Park è un film elegante. L’ambientazione, i costumi, le atmosfere sono molto raffinati e mai esagerati. La sceneggiatura è delicata ma piena di perle di saggezza e battutine ironiche davvero impedibili. La recitazione, inutile ribadirlo di fronte a cotale cast, è superba e per niente manierata, pericolo in cui si può incappare quando ci si trova davanti a film del genere. La colonna sonora lieve e poetica non è per nulla invasiva (cosa che io trovo fastidiosissima quando guardo un film), e accompagna perfettamente ogni singola sequenza. La fotografia è a dir poco magistrale tra squarci di paesaggi campestri a vedute favolose dell’interno della villa.

Tra le scene più belle non si può non citare quella della vera e propria caccia al fagiano, che mi è parsa pur odiando io la caccia, di un’estrema bellezza visiva. Se non bastassero tutti questi meravigliosi aspetti a rendere Gosford Park un film inusuale, ci si aggiunge quel pizzico di noir e  mistero e giallo alla Agatha Christie, che contribuisce a rendere il risultato finale più che soddisfacente.

Insomma, Gosford park è un film in costume, un film drammatico, un giallo, un noir e anche un film ironico, impedibile davvero considerando poi che è ancheuna delle ultime opere del grande Altman.

 


Regia: 8
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 9
Fotografia: 8
Colonna sonora: 8
Ambientazione: 8,5

Voto finale
: 8,5


"Qual è il dono di una cameriera? Quello che la distingue da tutti gli altri? E’ il dono dell’anticipazione”.


CITAZIONE DEL GIORNO

Mio padre mi diceva sempre che nella vita ci vogliono tre cose : un buon dottore, un prete indulgente e un bravo contabile. (Dal film "Schindler’s List")


LOCANDINA




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4 commenti su “Gosford Park

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