Haze – Il muro




REGIA: Shinya Tsukamoto

CAST: Shinya Tsukamoto, Kahori Fujii

ANNO: 2005

 

Un uomo si ritrova imprigionato in un posto buio e angusto senza ricordarsi come ci sia finito e senza sapere come liberarsi.

 

Arrivato direttamente in dvd, qui in Italia il mediometraggio di Tsukamoto non ha avuto forse modo di arrivare al maggior numero di persone, come spesso capita con questo genere di prodotti non solo d’autore, ma anche in qualche modo fin troppo particolari e impressionanti come questo. Un horror altamente claustrofobico e angosciante che fa dell’inquietudine e del terrore suscitato dall’ignoto la sua forza principale. Insieme all’uomo imprigionato ci siamo anche noi infatti, che non sappiamo come sia potuto finire in un luogo simile e soprattutto non sappiamo né come questo luogo è fatto, perché inondato dal buio quasi assoluto, né se esiste un’uscita. L’uomo sarà costretto a strisciare in cunicoli strettissimi e soffocanti, poi si ritroverà a percorrere con i denti una tubazione di ferro (una scena a dir poco sconcertante), accompagnato anche da visioni e allucinazioni e da sprazzi di ricordi di ciò che potrebbe essergli successo prima di giungere nel terribile posto. Si tratta di una guerra e dunque l’uomo è stato fatto prigioniero dai nemici? O di un sadico assassino che si diverte a torturare dei poveri innocenti? Il regista preferisce lasciarci con i quesiti irrisolti, facendo in modo che siano le immagini a parlare, senza spiegare didascalicamente la natura di quanto avvenuto all’interno di questi sotterranei. Altamente interessante appare anche la figura femminile che arriva a ridare speranza al protagonista, interpretato dal regista stesso, e allo spettatore di rimando. Un’altra vittima di non si sa chi o cosa che vuole tornare in superficie andando in apnea tra il sangue dei cadaveri e i loro resti dai quali i due sono circondati. Le immagini finali ci lasceranno nella confusione più totale, ma avranno il pregio di farci impelagare in svariate interpretazioni, in base a come abbiamo percepito tutto ciò che è successo prima.

Trattasi, infatti, della riproposizione delle paure più recondite e agghiaccianti dell’uomo, dell’attualizzazione pratica, ma se vogliamo anche metaforica, delle stesse e della possibilità o meno di riuscire a superarle, con o senza l’aiuto di qualcun altro.

Elementi fondamentali de “Il muro” sono il buio e il sangue, tipici espedienti “orrorifici” che però qui assumono una valenza comunicativa non indifferente, dato che possiamo interpretarli come l’oscurità presente in ogni essere umano, e al di fuori di ogni essere umano, e l’immane sacrificio richiesto per riuscire a superare questo grande nemico.

Un’opera simbolica, dunque, oltre che visivamente immediata e coinvolgente, che ha il pregio di risucchiare lo spettatore nelle deliranti e asfissianti ristrettezze degli ambienti in cui è girata la pellicola (con un funzionalissimo digitale in alta definizione), e di catturarlo nell’imperscrutabile, indefinita e irrisolta  indagine sulla natura più nascosta dell’animo umano.


 


Pubblicato su www.livecity.it

Precedente A proposito di Steve Successivo Il corridoio della paura

8 commenti su “Haze – Il muro

  1. cinemystic il said:

    Io lo vidi in anteprima al Torino Film Festival, mi pare in una versione più breve… e ne rimasi comunque sconvolto. Strepitoso Tsukamoto, un inno alla claustrofobia più soffocante e insopportabile. Grande.

  2. anonimo il said:

    Bello bello bello, ma a me di Tsukamoto piace tutto, molto fisico come  sensazioni, come nella scena dell'immagine qua sopra dove "addenta" quel tubo, mi sembra di sentire ancora i denti…brrr 🙂

  3. MonsierVerdoux il said:

    Regista col quale ho sempre avuto un rapporto di amore/odio: splendido il primo tetsuo, più deludenti il seguito e qualche altro suo film (non mi piacque molto nemmeno quello sui gemelli, di cui non ricordo il titolo). Questo qui però, oggettivamente, mi incuriosisce….

Lascia un commento