I Vicerè

REGIA: Roberto Faenza

CAST: Lando Buzzanca, Lucia Bosè, Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi
ANNO: 2007

TRAMA:

Negli ultimi anni di dominazione borbonica prima della nascita dello stato italiano, la famiglia catanese di origine nobile degli Uzeda deve fare i conti con le trasformazioni che stanno avvenendo in Italia, trasformazioni che porteranno lentamente all’indebolimento dei loro poteri e delle loro prerogative.



ANALISI PERSONALE

Ammettendo che la lettura sulla locandina di nomi quali Alessandro Preziosi o Cristiana Capotondi dovrebbe distogliere chiunque dall’intento di entrare al cinema per visionare questa pellicola, in mancanza di alternative I Viceré non riesce ad essere nemmeno un magro premio di consolazione.
Tratto dal famoso romanzo di Federico de Roberto del 1894, il film racconta un’epopea familiare sugli squarci di una bellissima Catania di fine ‘800. Peccato che la racconta davvero molto male, con attori inadeguati e scelte registiche per nulla apprezzabili.
Tutto comincia con la morte della principessa Teresa che lascia tutti i suoi beni ai suoi due figli maschi che si faranno la lotta per contendersi il primato. Alla fine vincerà il principe Giacomo (un più che discreto e convincente Lando Buzzanca), che con la sua furbizia e arroganza riuscirà a prendere le redini della famiglia e a manovrarla come meglio crede. A raccontare la storia è suo figlio Consalvo (un inguardabile Alessandro Preziosi) che ci narra della sua infanzia, adolescenza e poi età adulta, facendoci passare tra un intrigo e l’altro, tra un tradimento e l’altro, tutto o quasi abilmente perpetrati dal suo odiatissimo padre. Consalvo è un bambino curioso che suole ficcare il naso negli affari di famiglia, divertendosi con sua sorella Teresa (Cristiana Capotondi) a fare congetture sui propri zii, su chi sposerà chi e su chi sarà felice o meno di quel matrimonio sicuramente combinato da loro padre. Quando le sue marachelle diventano insopportabili per Giacomo, viene rinchiuso in un monastero dove era già stato portato il suo cuginetto. Gli anni passano e Consalvo si sente sempre più ingabbiato da una vita che non è la sua, fomentando l’odio per suo padre, odio che viene ricambiato. Quando arriva Garibaldi a liberare Catania dalla dominazione borbonica, Consalvo coglie l’occasione per abbandonare il monastero ormai distrutto e tornare a casa, in tempo per assistere alla morte della sua povera e debole madre, che non era riuscita mai a far valere il proprio parere con suo marito. Questo sarà il punto di rottura definitivo tra questo padre e questo figlio che continueranno a farsi la guerra fino alla morte di Giacomo che durante la sua lunga vita ha sempre creduto che suo figlio gli portasse sfortuna e che gli avesse lanciato una maledizione, tanto da rifiutare di farsi curare da medici, rivolgendosi a preti e suore con la speranza che gli togliessero il malocchio di suo figlio e aiutandosi anche con cornetti porta fortuna e altri aggeggi simili. La storia prosegue su questa falsariga, al centro dell’attenzione sono questi due personaggi attorno ai quali ruotano le vicende degli altri familiari: la sorella Teresa, costretta a sposare un cugino che non ama, chiamato “lo storpio” perché grasso e un po’ stupido, la zia a cui per lungo tempo era stato vietato di sposare l’uomo che amava per poi vedere realizzato il suo sogno d’amore una volta che l’uomo in questione è diventato sindaco (segno questo che gli Uzeda cominciano ad adeguarsi ai cambiamenti politici), Blasco il prete non proprio ortodosso che alla sua morte lascia tutte le sue ricchezze al fratellastro, piuttosto che ai suoi veri familiari avidi di denaro e di potere e moltissimi altri.

A farla da padrone sullo schermo in realtà è proprio Consalvo che riesce a contrastare l’assoluto predominio di suo padre, sfuggendo sempre ai suoi ordini e costruendosi una posizione fino ad arrivare ai vertici del potere, dopo aver finto di avvicinarsi alle classi popolari per ottenerne l’appoggio politico, salvo poi voltare gabbana (termine usato all’interno del film, anche se in realtà è nato solo nel corso della prima guerra mondiale) e riunirsi di nuovo al potere aristocratico per prenderne le redini e governare dispoticamente, mascherandosi da democratico.
Le vicende narrate sono tantissime, dallo stupro di Consalvo ad una povera ragazza, che lo costringe ad “emigrare” per un po’ da Catania per evitare di essere assassinato dai fratelli di questa o la storia della zia che non riesce mai a partorire un figlio sano fino ad arrivare a mettere sotto vetro la sua ultima creatura e a conservarla per ricordo in un armadio, a numerose altre peripezie che accadono a ciascuno dei suoi familiari. Ma il vero intento della pellicola non è affatto quello di riprodurre fedelmente le storie narrate nel romanzo o il cambiamento avvenuto in quel periodo in Italia, incentrandosi su una sorta di paragone con la politica attuata da Consalvo e la sua cerchia e quella che contrassegna la nostra Italia. Insomma, una sorta di polpettone politico, trito e ritrito, neanche troppo velato che scade nel didascalico e annoia lo spettatore. Il fatto che sulla locandina si faccia espressamente riferimento alla censura a cui il romanzo è stato sottoposto e che il regista abbia polemizzato sulla sua esclusione al Festival del cinema di Roma (a sua detta per motivi politici, a nostra detta perché il film è semplicemente brutto e non meritevole di partecipare ad una festival di tale sorta) ne è la dimostrazione.
Se a ciò ci aggiungiamo un livello di recitazione ai limiti della decenza (Preziosi e Capotondi bocciati su tutti i fronti, l’unico a distinguersi dalla “massa” è il bravissimo Buzzanca) e una sceneggiatura sempliciotta e scevra di preziosismi cinematografici (in effetti il film è stato ideato in due versioni, questa cinematografica a dir poco infausta e una televisiva che sarà forse molto più adeguata), i risultati non sono disastrosi, ma quasi.
A salvarsi e anche in maniera egregia sono i bellissimi costumi (disegnati dalla costumista premio Oscar di Barry Lyndon e Momenti di gloria!!), le stupende, affascinanti e maestose ambientazioni a partire dal monastero, all’abitazione stessa degli Uzeda e via dicendo e la discreta fotografia che disegna bene luci e ombre dei vari personaggi (soprattutto di Giacomo).
Insomma, un bell’involucro dagli scarsi, se non scarsissimi contenuti formali, narrativi, espressivi e comunicativi. In definitiva, un film che si può tranquillamente evitare, non confondendolo con il romanzo (che c’entra davvero poco con questa pellicola) e andando a vedere qualcosa di meglio (sicuramente qualunque film in circolazione).

Regia: 3
Recitazione: 4
Sceneggiatura: 3
Fotografia: 6
Colonna sonora: 4
Ambientazioni: 6
Voto finale: 4


CITAZIONE DEL GIORNO

Tango: "Da chi hai imparato a guidare ?". Cash: "Da Stevie Wonder". (da ‘"Tango & Cash")


LOCANDINA

 

 

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17 commenti su “I Vicerè

  1. Ale55andra il said:

    Bè, il mondo è bello perchè è vario, se non fosse così si andrebbe allo scatafascio. A me il film non è piaciuto per niente, in gran parte è dovuto all’interpretazione di Preziosi che soprattutto nell’interpretare Consalvo da adolescente l’ho trovato davvero inadeguato. Per non parlare del messaggetto politico che si è voluto trasmettere…

    Comunque la ringrazio per il commento ^^

  2. CinemaSuperga il said:

    penso che su 7 film italiani… al massimo 2 possano puntare alla sufficenza. e 1 solo si può definire un bel film

    mi trovo d’accordo con la tua recensione!

  3. Cinemasema il said:

    Questo non mi ero proprio posto il problema di andare a vederlo. Anch’io ne starò alla larga. Forse un domani, in DVD… forse…

    Ciao Ale55andra e grazie.

  4. anonimo il said:

    Sarebbe interessante sapere perchè l’anonimo che ha lasciato quel commento la pensa diversamente da te, Ale.

    Io sono sicura che la penserei come te 🙂

    Ciao, Bri

  5. Cinedelia il said:

    Azz…e io che ci speravo!

    Domenica scorsa a cinematografo ne parlavano tutti molto positivamente…

    Vabbè, tanto prossimamente lo daranno in tv (in una versione più lunga)…aspetto

    Ciao

  6. Ale55andra il said:

    Inizio a dubitare dell’attendibilità dei critici di cinematografo, che sia chiaro adoro quasi tutti. Ma se parlavano benissimo di questo film…mi sorgono dei dubbi ^^

  7. Un film pretenzioso? Che novità per Faenza! ^^ Non sapevo che i costumi fossero della Canonero!! Comunque questo lo salto a piè pari perchè ho paura di confonderlo con “Orgoglio” o “Elisa di Rivombrosa”!

  8. anonimo il said:

    il film è notevolissimo, proprio grazie ad attori come Buzzanca e Preziosi. Preziosi, soprattutto, ha dimostrato una notevole capacità di espressioni e di stati d’animo. Eccezionale nel contrasto con il Padre e nei tormenti del ribelle.

    Il Finale derobertiano è un capolavoro di trasformismo ed ambiguità.

    Inoltre, Preziosi ha una padronanza della voce rara, dovuta all’attività teatrale. Per questo, il commento fuori campo è coinvolgente.

    Finalmente i registi che contano – Faenza e i Taviani – si sono accortio di questo attore dal volto importante e di grande personalità, definito dai crituici teattrali al suo debutto un “nuovo Gerard Philip”.

    Forse, togliendo gli occhiali del pregiudizio…

  9. Ale55andra il said:

    Ma guarda che qui non si tratta di pregiudizio, almeno per quel che mi riguarda. Alessandro Preziosi mi suscita anzi molta simpatia (oltre che altri sentimenti che non sto qui a snocciolare, data la sua prestanza fisica :P). Solo che io in questo film l’ho trovato davvero inadeguato, soprattutto quando recita la parte di Consalvo adolscente…

  10. anonimo il said:

    Finalmente viene fuoiri la verità! E’ lei che non riesce a vedere Preziosi interpretare un adolescente, un giovane e un vecchio!

    Per capire meglio la stoffa di quest’attore (da 8 in questo film) faccia una cosa: lo ascolti e non lo guardi…avrà delle ottime sorprese (oltre a tenere gòli ormoni sotto controllo). Il suo giudizio è davvero riduttivo e assai, assai poco oggettivo.

  11. Ale55andra il said:

    Bè chiedo perdono se non riesco a vedere un quarantenne adatto per interpretare un diciassettene. L’ho trovato davvero molto ridicolo. Sul fatto che il MIO giudizio sia poco oggettivo, sono d’accordo, infatti si tratta (in questo caso) di una mia interpretazione soggettiva del film e delle sue componenti. Gli ormoni, quando si parla di uomini affascinanti come Preziosi, devo dire che è difficile tenerli a freno 😛

    Passi più spesso, mi piacerebbe conoscere la sua opinione su altri film di cui ho scritto magari ^_-

  12. anonimo il said:

    per niente d’accordo con questa recensione. Ho avuto la fortuna di assistere alla proiezione del film appena uscito con Roberto Faenza il regista con cui abbiamo poi parlato del film. L’ho rivisto poi nelle due puntate mandate in onda da rai uno domenica e lunedi sera. Ed è davvero un grandissimo film, molto bello e molto interessante Il cast soprattutto è stato eccellente. Faenza ha fatto le scelte giuste. Alessandro Preziosi poi nel ruolo di Consalvo Uzeda era perfetto. è uno degli attori più bravi italiani ed è un grandissimo artista. Anche la Capotondi fantastica, Caprino uguale e poi vabbè Buzzanca bravissimo. Sono però molto amareggiata da questi stereotipi che avete in testa. Non bisogna partire da delle convinzioni perchè non sempre sono giuste. Comunque voto del film 9 e voto al cast e ai personaggi principali 9.

    Per Faenza 10.

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