Il cielo sopra Berlino

REGIA: Wim Wenders

CAST: Bruno Ganz, Peter Falk, Solveig Dommartin, Otto Sander
ANNO: 1987

TRAMA:

Damien e Cassiel, sono due angeli che si trovano a “sorvolare” i cieli di Berlino e ad osservare e penetrare i pensieri della gente. Gli unici ad accorgersi della loro presenza sono i bambini, anime candide e pure, ma soprattutto curiose, proprio come loro. Alla fine, uno dei due si innamorerà e la sua vita da quel momento non sarà più la stessa…

 


ANALISI PERSONALE

Ed eccoci ad analizzare un vero e proprio capolavoro della cinematografia. Non mi sono quasi mai emozionata come nel guardare questa stupenda pellicola. E si parla di emozioni pulite, vere, non contaminate da facili sensazionalismi o scene strappalacrime come nel nefasto e orrido rifacimento hollywodiano City of angels.

 
Prima di tutto è da citare il livello di recitazione per me altissimo, il protagonista, Bruno Ganz nel ruolo di Damien, ha due occhi e un’espressione così intensa da indurre a pensare che sia veramente un angelo e da farci quasi scorgere tutti i suoi pensieri, anche quelli che non vengono riportati nel film. Non è da meno Otto Sander nel ruolo di Cassiel, magnetico e ipnotizzante soprattutto nelle scene accanto alla statua dell’angelo. Anche gli altri protagonisti non sono affatto da meno, a partire da Peter Falk in un simpaticissimo quanto caratteristico cameo, se così vogliamo chiamarlo, che interpreta se stesso quasi prendendosi in giro con garbo e stile. Interessante anche l’interpretazione di Solveig Dommartin nel ruolo della trapezista di cui Damien si innamora, bellissima e preparatissima.

 

Oltre al grandissimo livello recitativo, non sono riuscita a non apprezzare una sceneggiatura superlativa, così sobria ma nello stesso tempo elegante e raffinata e così intensa e pregna di significati e di spunti di riflessione. Ho trovato eccellente anche la fotografia, bellissimi, ad esempio, i fotogrammi iniziali di Berlino vista dall’alto con i bambini che rivolgono la testa all’insù per osservare i “nostri” angeli protagonisti del film. Ma anche i fotogrammi di Omero (un vecchietto che è la memoria storica di Berlino e che viene accostato nelle sue passeggiate da Cassiel), che cammina per la città accanto al muro sono di una bellezza indimenticabile. Da citare è, ovviamente, anche la colonna sonora a tratti tetra e ansiosa, a tratti dolce, onirica ma anche epica e psichedelica. Un miscuglio che non guasta mai.

“Quando il bambino era bambino era l’epoca di queste domande: Perché io sono io? E perché tu non sei tu? Perché sono qui? E perché non sono lì? Quando comincia il tempo? E dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno? Non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo?”

 

Interessante anche la scelta registica di filmare la pellicola con scene miste a colori e in bianco e nero. A colori quando guardiamo il mondo con gli occhi dei comuni mortali, in bianco e nero quando lo guardiamo con gli occhi degli angeli. Ancora più interessanti poi le caratterizzazioni di ciascun personaggio, ognuno contrassegnato da varie caratteristiche: la curiosità e la purezza degli angeli, la vecchiaia, la giovinezza, la memoria, la solitudine degli umani. Particolarmente intenso il personaggio di Marion, la bellissima trapezista in cerca del vero amore e di una ragione di vita.

Molto bella la scena nella quale tenta di emulare un angelo con le sue “ali di pollo” e nel frattempo pensa a cosa sarà della sua vita ora che il circo sta andando incontro al fallimento:
 

“Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo. In momenti come questi, come adesso. Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere. Basta uno sguardo. Il circo mi mancherà. È buffo non sento niente. È la fine e non sento niente”.

 

Tra le scene più coinvolgenti del film è da citare quella dell’incontro in un automobile tra Damien e Cassiel, incontro durante il quale i due angeli si scambiano impressioni, rammarichi e anche sogni. Bellissima anche le scene nella biblioteca nazionale, enorme e quasi dispersiva nella quale gli angeli sogliono passare il tempo e nella quale ci vengono mostrate varie tipologie di persone. Di un’intensità e di una profondità non indifferente è poi la scena del suicidio di un giovane con il walkman alle orecchie. Suicidio che Cassiel non riesce a fermare nonostante ci provi con tutte le forze, al contrario di Damien che, invece, riesce col tocco della sua mano a migliorare, se non proprio la vita, ma almeno il modo di affrontarla delle persone a cui si affianca, come la stessa Marion o, ad esempio, un uomo in metropolitana afflitto da problemi comuni come la mancanza di un lavoro, la lontananza dalla famiglia, ecc…

“E’ magnifico vivere di solo spirito e giorno per giorno testimoniare alla gente per l’eternità solo ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa. E allora non vorrei più fluttuare così in eterno. Vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra”.

 

Il film, nella sua maestosa bellezza, tocca vari temi. Da quello della solitudine universale, di uomini, donne, vecchi, bambini e anche angeli a quello della infinita bellezza del mondo e del rammarico di non poterne godere a pieno, condizione a cui nel film sono relegati gli angeli, ma che nella vita reale sono costrette a sopportare numerose persone. Gli angeli, inoltre, sono accomunati ai bambini per la loro innocenza e curiosità di scoprire il mondo con tutti i suoi sapori, colori ed odori, ma anche agli artisti per il loro spirito sopraffino e la loro sensibilità.

 
“All’interno degli occhi chiusi, chiudere un’altra volta gli occhi”.

“Guardare non è guardare dall’alto, ma ad altezza d’occhio”.

Ammetto che mi è venuta la pelle d’oca all’inizio quando i due angeli “osservano” e ascoltano dall’alto i pensieri di varie persone, per strada, in bicicletta, nelle case, ovunque. E ammetto che mi sono piaciute molto le esibizioni dal vivo dei gruppi che Marion va ad ascoltare per liberare un po’ la mente, lasciandosi andare in danze quasi lascive. Particolarmente divertente, invece, la sequenza del film nel film, quel che si suol dire metacinema, e cioè la pellicola che il tenente Colombo sta girando a Berlino, tra un capriccio su quale cappello indossare e l’altro. Devo, inoltre, ammettere che in genere non sono affatto un’appassionata di circo, ma la scena dell’esibizione di Marion mi ha particolarmente incantata, così come incantato era lo sguardo di Damien accorso a guardare la sua adorata.

“Comparse. Questi esseri umani sono comparse”.

 

Molto toccante e commovente, ma non stucchevole, il sogno della bella Marion nella quale tende la mano al nostro Damien, ricambiando, se così possiamo dire, l’amore che egli segretamente coltiva per lei, amore che lo porta a desiderare di non essere più un angelo e di diventare un umano per assaporare i piaceri della vita in tutto e per tutto. Desiderio che viene intuito dallo stesso Colombo che beve caffè in un chiosco e che “sente” la presenza dell’angelo, forse perché anche lui…ma meglio non dire troppo, questo è forse l’unico vero e proprio colpo di scena del film che mi ha lasciato veramente esterrefatta.

Ho provato un’emozione fortissima  quando ho visto l’angelo diventare uomo, con il passaggio dal consueto bianco e nero allo schermo a colori.


“Adesso incomincio a capire…”.

 

Anche il finale che poteva portare a facili sentimentalismi e stucchevoli sorprese mi ha lasciato completamente soddisfatta, un finale sofisticato ed intenso al tempo stesso. Con i due innamorati che si incontrano al concerto di Nick Caves e davanti ad una coppa di vino discutono del loro rapporto guardandosi così intensamente da bucare quasi lo schermo.

 
“Guardami o non guardarmi. Dammi la mano oppure no. No, non darmi la mano e leva lo sguardo da me. Credo che oggi sia luna nuova. Non c’è notte più tranquilla. In tutta la città non scorrerà sangue. Prima non ho mai giocato con qualcuno e tutta la vita non ho mai aperto gli occhi per pensare. Adesso è una cosa seria. Finalmente sarà una cosa seria…”.

 
Particolarmente importante l’ultima scena di Marion che si allena sulla fune con Damien dal basso che l’aiuta guardandola estasiato. Un capovolgimento di situazioni: all’inizio era Damien a guardare il mondo e tutte le persone dall’alto, adesso, invece, guarda la sua amata e tutto il resto del mondo dal basso.

Insomma, Il cielo sopra Berlino, è un film senza luogo e senza tempo. Poetico, elegante, raffinato, intenso ed estremamente espressivo e comunicativo. Un film da non perdere e soprattutto da non dimenticare.

 

Regia: 10
Recitazione: 10
Sceneggiatura: 10
Fotografia: 10
Ambientazione: 10
Voto finale: 10

 

“C’era una volta. C’era una volta…e dunque ci sarà. L’immagine che abbiamo creato, sarà l’immagine che accompagnerà la mia morte. In questa immagine avrò vissuto. Solo lo stupore su di noi, lo stupore dell’uomo e della donna, ha fatto di me un uomo. Io ora so ciò che nessun angelo sa”.

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Mimì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l’ho mai potuta avere. (Sophia Loren e Marcello Mastroianni da "Matrimonio all’italiana")

 


LOCANDINA

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18 commenti su “Il cielo sopra Berlino

  1. stevemcqueen il said:

    Come non l’hai ancora visto?

    Mannaggia, cerca di recuperarlo.

    Cosa hai visto di altro di Wenders?

    Voglio una rece su L’amico Americano e sul cine-docu Lampi Sull’Acqua.

    Byez

  2. iocito il said:

    Da ricordare, per la buona riuscita del film, la collaborazione di un altro Peter oltre a Peter Falk: Peter Handke, coautore insieme a Wenders di molti dialoghi e autore di tutti i commenti poetici fuori campo (“Quando il bambino era un bambino…”).

  3. Ale55andra il said:

    Ma mi sa che è pure il regista…però nn posso farci niente, a me nn è piaciuto per niente…sarà che Nicholas Cage è riuscito a piacermi solo in tre quattro film, poi la colonna sonora era veramente fastidiosa, un pò troppo smielato e troppo concentrato sulla storia d’amore di quei due…insomma nulla a che vedere con l’originale secondo me…

    Wha ti ringrazio vivamente ^^

  4. Geegee il said:

    No il regista non è Wenders, è un mezzo sfigato di cui non ricordo il nome. Comunque questo è tra i miei film preferiti, veramente indimenticabile.

    Grande Bruno Ganz! Dovremmo fare il fan club… chi è con me?

  5. Cinemasema il said:

    Era molto tempo che volevo leggere la tua recensione su quello che per me è uno dei migliori film di tutti i tempi. E naturalmente sono rimasto colpito da come riesci ad esprimere le emozioni che hai provato nel vedere un film che è una stupenda, magica poesia visiva. ^_- A presto.

  6. cinemaleo il said:

    Una tenera dolce romantica poetica surreale… favola moderna sull’amore, sui rapporti individuali, sulla solitudine.

    Il senso dell’esistenza, la ricerca dell’identità e delle origini, la superficialità nei sentimenti, la sofferenza e la felicità, l‘impotenza e la delusione, la vecchiaia e la giovinezza, la bellezza del mondo (e il rammarico di non poterne godere a pieno)… tanti i temi toccati da un’opera profonda, raffinata ed intensa ma anche toccante e commovente, che onora il cinema europeo.

    Indimenticabili gli interpreti: da un eccezionale Bruno Ganz a un simpaticissimo Peter Falk a una bellissima Solveig Dommartin.

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