Il magnifico cornuto

REGIA: Antonio Pietrangeli
CAST: Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Gian Maria Volonté, Salvo Randone, Bernard Blier, Susy Andersen, Lando Buzzanca, Ester Carloni
ANNO: 1964
 
Andrea, di professione cappellaio, dopo aver tradito la bellissima moglie Maria Grazia, comincia a sospettare che anche lei gli sia stata infedele. La sua gelosia comincia a diventare una malattia, dal momento che non riesce più a vivere se non nel sospetto di qualche relazione extraconiugale di sua moglie. Alla fine si sfiorerà la tragedia e la casta consorte, ormai disperata, cercherà di confortarsi al meglio…
 
Ambientato a Brescia, nell’Italia del nord industrializzata e borghese, trova proprio nell’ambientazione uno dei suoi maggiori punti di forza, dal momento che al di là delle beghe personali dei due protagonisti principali, ad essere posti sotto la lente d’ingrandimento del grande regista sono comunque stili di vita, mode, consuetudini e valori di una certa società. Nonostante i suoi anni, insomma, “Il magnifico cornuto”, oltre a conservare il suo spirito spassoso e piacevole, mantiene anche una certa “modernità” e aderenza all’attuale tessuto sociale. Caratteristiche che fanno di questo classico esponente della commedia all’italiana un film da apprezzare per diverse ragioni, tra le quali, ancora, l’ottima interpretazione del mitico Ugo Tognazzi, qui chiamato ad impersonare uno dei suoi caratteristici “tipi” universali, il classico italiano, un po’ strafottente, un po’ strafalcione, un po’ antipatico e decisamente troppo geloso. Accanto a lui una bellissima Claudia Cardinale, oggetto del dubbio e dell’ossessione del commendatore, nonché protagonista di molte delle sue visioni oniriche, altro valore aggiunto del film, in cui si fa al centro di spogliarelli decisamente sexy attorniata da uomini che le si avvinghiano addosso o moglie fedifraga in grado di escogitare mille sotterfugi per incontrarsi con i suoi amanti in un salone di bellezza situato in un hotel fuori mano.
Decisamente notevoli, anche se alquanto fuggevoli, i camei di alcuni grandi attori tra i quali un giovanissimo Gian Maria Volonté nei panni di un’assessore all’edilizia, da Tognazzi sospettato di essere uno degli amanti della moglie, un fulmineo Lando Buzzanca nei panni di un guardiano che viene licenziato per un suo commento sulla propensione alla conquista degli uomini, una sensualissima Michèle Girardon nei panni dell’amante di Tognazzi, e i mitici Salvo Randone e Bernard Blier.
Sceneggiato dai grandi Ettore Scola e Ruggero Maccari, nonché da Diego Fabbri e Stefano Strucchi, e caratterizzato da una regia solida e decisamente indicata al tipo di narrazione, con la camera che segue fedelmente e ossessivamente il protagonista, “Il magnifico cornuto”, ispirato alla pochade di Fernand Crommelynk, “Le Cocu Magnifique” del 1921, intrattiene alla grande nonostante la sua lunga durata e non fa sentire mai il peso dei minuti che passano, inanellando anche gag comiche mai smargiasse o scontate.
Accompagnato dalle musiche del maestro Armando Trovajoli, oltre che caratterizzato in apertura e in chiusura dal brano “La notte che son partito” di Jimmy Fontana, “Il magnifico cornuto” si conclude, tra l’altro, in maniera a dir poco ironica, sarcastica e beffarda, prendendo di mira la stupidità di certi atteggiamenti maschili, o piuttosto maschilisti, e sottolineando la furbizia di alcune donne nel saperne trarre vantaggio. Non solo una commedia, quindi, ma anche una sorta di indagine di costume, pur nella sua gradevolissima leggerezza.

Pubblicato su www.livecity.it

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