Il maniscalco




Inventore e comunicatore geniale di piccole-grandi storie che raccontavano la società e i tipi-universali che la popolavano, e ancora la popolano, Buster Keaton è sicuramente l’ispiratore di moltissimi registi e attori a venire. Certo la comicità di oggi non è più la stessa, le nuove generazioni ormai, dopo anni e anni di visione di pellicole appartenenti al genere, non hanno più quello sguardo vergine e innocente che avevano gli spettatori di allora, entusiasti per le risate a crepapelle che Keaton riusciva a strappare loro.

Bastava una buccia di banana al punto giusto, una giravolta con capitombolo, una caduta rocambolesca e il gioco era fatto. Ci si divertiva molto, ma non si mancava di riflettere con Buster Keaton, che nascondeva abilmente sotto la patina divertente e spassosa delle sue pellicole, delle riflessioni di non poco conto.

Ed è per questo che la sua maschera triste e impassibile rendeva le sue interpretazioni perfettamente equilibrate tra il tragico e il comico, arrivando a dei risultati ancora oggi inimitabili e irraggiungibili, così come avviene in questo corto di impareggiabile ironia.

Ne “Il maniscalco” (titolo originale “The blacksmith”), sua pellicola del 1922, Buster Keaton interpreta un giovane garzone della bottega di un maniscalco che fa di tutto per imparare il mestiere e per far passare inosservate le sue distrazioni e i suoi guai. Il ragazzo ce la mette tutta a soddisfare i suoi clienti e con mezzi di fortuna, combinando guai più che altro, cerca di risolvere tutti i problemi che gli si pongono o che più che altro si crea da solo con la sua sbadataggine.

Come sempre non mancano le gag spassose ed esilaranti in una specie di balletto in cui l’attore-regista si destreggia tra capitomboli, voli e salti di ogni genere, inciampando qui e lì tra gli arnesi del mestiere o facendo inciampare gli altri. Ci sarà da ridere, dunque, quando una donna gli porterà il suo bellissimo cavallo bianco per poi portarselo via, inconsapevole, con un lato completamente sporco di grasso, così come non si potranno trattenere le risate quando il Nostro dovrà vedersela col suo padrone che si rende conto dei disguidi con i clienti. Anche in questo caso il paragone tra i due, metafora della diseguaglianza sociale e anche fisica, è lampante: Keaton mingherlino e bassino dovrà vedersela col suo capo decisamente corpulento e massiccio. Alla fine, il ragazzo sarà costretto a scappare dalla furia dei suoi clienti che lo inseguiranno in cerca di “vendetta” non riuscendo a raggiungerlo a bordo di un treno che lo porterà verso una vita diversa: sposato con un bambino.

“Molte lune di miele sono deragliate così”, ci dice infatti la didascalia finale che ci mostra un Buster Keaton intento a combinare guai anche con il trenino del suo bambino.


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5 commenti su “Il maniscalco

  1. bananafeet il said:

    Complmenti vivissimi per il blog, davvero ricco e completo! Che spettacolo…io dopo due anni di blog calcistico ne ho aperto uno di recensioni e cercavo qualcosa dove prendere ispirazione e magari confrontarmi un po’. Se ti va passa a vedere com’è e mi dici che ne pensi. Mi trovi su http://nicola842.livejournal.com/

    Io di qua ci ripasso di sicuro!

  2. Ale55andra il said:

    Ciao grazie mille per i complimenti. Ho letto il tuo articolo su Jericho (che ho visto anche io), ho provato a commentare ma mi dice che l’indirizzo email non è autenticato…

  3. bananafeet il said:

    no problema, saranno i malanno di LJ…invece a me piaccioni un sacco i tuoi articoli sul cinema e sugli attori del passato. Mi piacerebbe avere una cultura dell’argomento…

  4. Accidenti. Blog bellissimo, da passarci le giornate… Formidabile la chiosa della tua presentazione: “E’ la cosa da fare”.

    B.K. e la sua maschera. Pare che questa maschera gli scenda fin sul dorso della mano destra. Anzi così è.

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