Il settimo sigillo

REGIA: Ingmar Bergman

CAST: Gunnar Björnstrand, Bengt Ekerot, Nils Poppe, Max von Sydow, Bibi Andersson, Inga Gill
ANNO: 1956

TRAMA:

Il cavaliere crociato Antonious Block, di ritorno a casa, fa un incontro singolare con la morte, con la quale ingaggia una partita a scacchi in cambio di un po’ di  tempo in più sulla terra per capire alcune cose e sistemarne delle altre…

 


ANALISI PERSONALE

Chi non conosce questo famosissimo e strabiliante film di uno dei registi più grandi del mondo? Ovviamente pur non avendolo visto, quasi tutti sanno della sua esistenza, proprio perché film del genere è impossibile che rimangano nell’oblio o sconosciuti ai più. Devo ammettere che ho iniziato a guardarlo piena di pregiudizi, positivi, conoscendo la grandezza del regista e la fama di capolavoro del film. E devo ammettere, inoltre, che non sono stata affatto smentita nei miei pregiudizi. La mia attenzione infatti è stata catturata sin dai primissimi e bellissimi fotogrammi, di questa grandissima spiaggia contornata da altissimi scogli e di questa figura nera che si avvicinava al biondissimo protagonista. Il film è una perfetta commistione di elementi che più mi piace osservare in un film. Abbiamo un livello recitativo davvero alto, nonostante io non conoscessi nessuno degli attori, con l’attore che recita la parte della morte che è riuscito più di una volta a mettermi i brividi con quell’espressione enigmatica e sorniona. Ma anche gli altri attori non sono affatto da meno, vedi lo stesso protagonista così biondo e così algido fisicamente, ma nello stesso tempo, così pieno di domande, di curiosità e soprattutto di buon cuore.


Abbiamo, inoltre, una sceneggiatura chiara e pulita che a volte mi è sembrata terribilmente attuale nonostante il film sia degli anni ’50. La colonna sonora dal sapore antico è intensa e delicata allo stesso tempo, a seconda che accompagni momenti ilari come le rappresentazioni teatrali della coppia di attori giullari, o le partite a scacchi tra Antonious e la morte.

Antonious: “Ti tocca il nero”.
Morte: “Si addice alla morte non credi?”.

Infatti, all’interno della pellicola vediamo snodarsi una serie di personaggi, tra il divertente, il grottesco, e a volte anche l’antipatico. Oltre ad Antonious e la morte abbiamo infatti, il servo del cavaliere Jones, irriverente, cinisco e sarcastico, che devo ammettere è stato il mio preferito sin dall’inizio, con quei suoi motivetti cantati durante il viaggio a cavallo; la coppia di sposi di attori con il loro piccolo figlioletto aiutati da un uomo un po’ libertino che scappa con la moglie di un fabbro; il fabbro stesso così “stupido” e credulone; la silenziosissima donna che Jones “sceglie” come sua compagna. Si potrebbe quasi parlare di film corale, come si suol dire oggigiorno.

Jones: “Mi chiamo Jones e sono un uomo piacevole e discorsivo che non ha mai avuto se non pensieri gentili e non ha mai compiuto se non azioni nobili e generose… Addio fanciulla, avrei potuto violentarti, ma è un genere di amore che non mi va, troppo faticoso tutto sommato… A proposito, avrei bisogno di una cuoca, che ne diresti? È vero che avevo una moglie, ma ormai spero di essere diventato vedovo”.

 

Tra i miei preferiti, oltre alla Morte stessa, ci sono il servo Jones e l’attore Joss, un po’ visionario, che crede di vedere ora la Madonna, ora il demonio e che ovviamente non viene creduto dalla sua altrettanto simpatica e bellissima moglie, quando vede la Morte e Antonious giocare a scacchi vicino al loro carro.

“Tu sei un gran babbeo e quindi farai la parte dell’anima!”.

Una figura che si vede di sfuggita ma che per me è molto importante è quella del pittore che affresca la chiesa nella quale si reca Antonious, che chiacchiera con Jones spiegandogli il significato di uno dei suoi affreschi sulla peste che in quegli anni imperversava.

“Un teschio spesso interessa più di una donna nuda”.

All’interno di questa chiesa si svolge una delle scene più belle di questo film, quella nella quale il protagonista si confessa con quello che crede essere un prete, per poi scoprire di aver svelato i suoi trucchi e le sue paure alla Morte stessa, che si prende gioco di lui.

“Ti stai beffando di me! Ma non mi fai paura. Ne sono certo: troverò il modo per batterti.”

 

Tra le scene migliori, oltre quella appena citata, c’è quella della rappresentazione teatrale di Joss e sua moglie che recitano un soggetto nel quale si parla di tradimento, rappresentazione che sfocia nella realtà, visto che nel frattempo il loro aiutante scappa con la moglie del fabbro, rappresentazione che viene interrotta da un’intensissima processione di flagellanti che annuncia l’arrivo imminente della peste.

Un altro aspetto positivo di questa pellicola, infatti, è la perfetta commistione di tragico e comico che possiamo notare anche in una scena alla locanda nella quale l’attore Joss viene costretto malamente dagli avventori ad esibirsi in un balletto ridicolo, costrizione che lo riempie di paura e terrore, sentimenti che si leggono nei suoi occhi a chiare lettere. Interessantissimo e profondo, seppur celato da una vena di comicità, il dialogo del servo Jones alla locanda col povero fabbro abbandonato.

Tra le scene più divertenti, bisogna annoverare, proprio quella nella quale l’aiuto comico e la moglie del fabbro tornano all’”ovile” col fabbro così arrabbiato che vuole ammazzare l’uomo che gli ha portato via la moglie, il quale, essendo un’abile attore, finge disperazione, pentimento e arriva persino a fingere il suicidio, portando lo stesso fabbro ad avere pena per lui e a cercare di aiutarlo.

Pur essendo una pellicola dai sapori antichi, possiamo riflettere su alcuni temi tutt’ora più che attuali, come il tema della morte e della paura di essa o il tema della fede e della mancanza di essa.

“Perché dovrei avere fede nella fede degli altri?”



“La fede è una pena così dolorosa. È come amare qualcuno che è di fuori al buio e che non si mostra mai per quanto lo si invochi.”

 

Le atmosfere si fanno più cupe e angosciose soprattutto verso la fine, quando il protagonista perde (volontariamente?) la sua partita a scacchi con la morte. Commovente e toccante, senza però sfociare nel sentimentale, l’incontro di Antonious con la moglie abbandonata anni prima per via della crociata.

Il film si conclude in uno dei più famosi fotogrammi della storia del cinema, descritto da Joss a sua moglie, che ovviamente non gli crede dato il suo hobby di raccontare fandonie e visioni varie.

Insomma, una pellicola onirica, intensa, sognante, e perché no, a tratti paurosa e angosciante che non può mancare nella cineteca di un cinofilo doc.

 

Voi cosa fareste se sapeste di dover morire a breve? Vi prodighereste per aiutare il prossimo come fa Antonious con la coppia di attori e il loro bambino e vi porreste domande esistenziali sulla vita e sulla fede come lui? O vi dareste anima e corpo alle migliori scellerataggini sapendo di non doverne rispondere? A voi l’ardua sentenza!

 
Regia: 9
Recitazione: 9
Sceneggiatura: 9
Fotografia: 9
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 9

 

“Quando l’agnello aperse il settimo sigillo, in cielo si fece un silenzio di mezz’ora e vidi i sette angeli che stavano dinanzi a Dio, e furono loro date sette trombe”


CITAZIONE DEL GIORNO

La chiesa non fa per me: appena esco con l’anima candida, la prima cosa che penso è a come risporcarla. (da "Pearl Harbor")


LOCANDINA



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29 commenti su “Il settimo sigillo

  1. stevemcqueen il said:

    “Ed io, Antonius Block, sto giocando a scacchi con la Morte.”

    Dovresti fare un bel post sul cinema con la C maiuscola, sarebbe interessante.

    Byez

  2. anonimo il said:

    Scusate, da ignorante i materia e da semplice spettatore vorerei chiedervi una cosa! Ma chi stabilisce qual’è il cinema con la C maiuscola. Questa cosa mi sa tanto un po’ di snobbismo…però magari mi sbaglio…

  3. Ale55andra il said:

    Che c’entra lo snobismo? Il cinema con la C maiuscola lo fanno tante cose, la regia, la sceneggiatura, gli attori, ecc…si nota la differenza tra un film scadente, un film mediocre e uno bellissimo…

    Ovviamente io parlo par me…

  4. stevemcqueen il said:

    Brava Ale che hai capito quello che volevo dire.

    Sarebbe interessante ampliare l’argomento. Mi pare che il n° 7 abbia dato un ulteriore spunto.

    Ricordate cosa ha detto Dino Risi, in una delle sue ultime interviste?

    Se non l’avete vista, non ve la racconto, tanto non é importante.

    E’ bello il dibattito.

    Byez

  5. LulamaeBarnes il said:

    Il primo in patto con il sovracitato film non è stato bello(l’ho visto la mattina alle otto e trenta a scuola in lingua inglese) conto di rivederlo però al più presto!

    Un saluto.

    E’ un piacere leggere le tue recensioni 🙂

  6. corradovecchi il said:

    Questo è un film incredibilmente bello, di Bergman, assieme a “Luci di Inverno” è quello che preferisco..cambiando genere, qualcuno ha visto al cinema “L’ultimo inquisitore” ? L’ho visto e mi ha deluso, e dire che le recensioni erano ottime..

    Ciao, Corra Vec

  7. Ale55andra il said:

    Eh Steve, ormai ti capisco al volo 😛

    Lula senti a me, riveditelo ^_-

    Corrado io nn l’ho visto, ma nn so perchè avevo brutti presentimenti, e infatti nn ne sento parlare molto bene in giro ^^

  8. CONSUMed il said:

    Risposta x Nico:

    Al suo nascere il cinema venne definito Pasigrafia, ossia linguaggio universale, comprensibile da tutti, anche dagli analfabeti.

    Cogli anni ci si è dovuti ricredere.

    Quella del linguaggio universale altro non era che di un’illusione.

    Un illusione dovuta all’effetto di realtà, così immediato, prodotto dal cinema.

    Il cinema parla un linguaggio, quello dell’audiovisivo.

    E come tutti i linguaggi anche questo va studiato e approfondito soprattutto tramite la pratica (fare esperienza di scrittura, di ripresa, di montaggio, guardare tanti tanti tanti film…)

    Chi ha studiato sa se il testo (anche quello filmico naturalmente) adopera il linguaggio in maniera impropria, o al contrario sa vibrarsi in virtuosismi magistrali.

    Chi decide qual’è il cinema con la C maiuscola?

    Spero nessuno!

    Perchè una cosa è saper leggere il cinema con strumenti raffinati, ma altro è stabilire che c’è un cinema “superiore”. Non sia mai.

    Perchè il cinema è innamorarsi quando si spegne la luce in sala e parte il fascio di luce dal proiettore.

    E fortunatamente non ci innamoriamo tutti della stessa cosa.

  9. Alexios976 il said:

    Girato con pochissimi soldi.

    Senza una vera e propria sceneggiatura.

    Amato dal regista ma considerato uno dei diretti peggio.

    Va a finire che siano queste le caratteristiche per fare uno dei migliori film della storia?

    Il dialogo della partita a scacchi

  10. Cinemasema il said:

    Ho scoperto solo ora questa tua bellissima recensione sul Settimo sigillo. Film memorabile, entrato nell’immaginario di tutti, anche di chi non l’ha ancora visto.

    A presto.

  11. Ale55andra il said:

    Mi rendo conto ora che ho chiamato Luciano, Lorenzo…

    Egi, hai ragione, non ci avevo mai fatto caso, ma ascoltando il testo è difficile non pensare a questo capolavoro!!

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