Inheritance: comportarsi in maniera moralmente irreprensibile è sempre la cosa giusta da fare?

Lauren è un avvocato in carriera, la cui vita subisce uno scossone quando, dopo la morte del padre, le viene lasciato in eredità un pacco contenente un paio di chiavi e una chiavetta usb. Il contenuto della chiavetta e del posto a cui viene indirizzata tramite la stessa, porteranno lei e la sua famiglia a vivere un incubo infernale.

La ricchezza più smodata, la posizione sociale, l’appartenenza a una determinata casta (la famiglia della protagonista è composta da politici, banchieri e avvocati, appunto), si raggiungono mantenendo sempre inalterati criteri etici e morali? Su questo assunto fondamentale, e solo apparentemente banale, si basa il thriller Inheritance, raccontandoci in maniera tesa e quasi sempre equilibrata (ad esclusione di un finale in cui i protagonisti sembrano abbandonare la compostezza fino ad allora mantenuta per lasciarsi andare ad interpretazioni fin troppo esagerate, anche se “giustificate” dal cambio di prospettiva che li riguarda), di una donna che si trova a fare i conti con la sua morale da un lato e con la preservazione della propria famiglia, senza esporla a scandali o, come appare chiaro man mano che si va avanti nella narrazione, a pericoli riguardanti la loro vita.

Senza troppo svelare circa l’”eredità” che la giovane donna si trova a dover gestire, anche perché è la parte più interessante dell’opera, ciò che rende Inheritance per quasi tutta la sua durata un film molto interessante, ma soprattutto coinvolgente (almeno fino al momento dello svelamento del mistero che sta alla base di questo lascito, cosa che abbassa notevolmente l’attenzione e anche il livello stesso del film), è il rapporto che si viene a creare tra i due protagonisti interpretati da Lily Collins e da Simon Pegg (lontano dai ruoli comici ai quali ci ha abituato) e il percorso irto di dubbi che l’”ereditiera” si trova a intraprendere, cercando di fare la cosa giusta, a discapito dell’indeterminatezza totale della situazione in cui si trova, nonostante questo possa voler dire rovinare il buon nome della sua famiglia e delle persone a lei più care.

Ma, malgrado l’apparente giustezza delle proprie azioni, comportarsi sempre e solo in maniera moralmente irreprensibile alla fine paga e soprattutto è davvero la cosa più corretta da fare? Questo è l’ulteriore dilemma che viene posto di fronte allo spettatore, quando tutti i sotterfugi della famiglia di ricconi vengono a galla, ma tutto sommato, nonostante questo, non sono loro a risultare i più deplorevoli, o meglio, non sempre è possibile fare una netta distinzione tra ciò che è totalmente giusto e ciò che è totalmente sbagliato. Più volte, infatti, Lauren, sulla base delle sue scelte, viene descritta come una “brava persona”, ma a conti fatti, lo è davvero?

In questo, Inheritance risulta vincente anche se alla fine si lascia andare in un’esasperazione di toni e di personaggi che rovina l’equilibrio mantenuto fino a quel momento, ma tutto sommato non cancella totalmente quanto di buono raccontato, facendo un po’ lo stesso percorso fatto dai componenti di questa famiglia benestante e, cioè, scendendo a compromessi per farsi piacere ad una vasta platea di spettatori, esprimendo, però, tutta una serie di sfumature e di rivolgimenti psicologici di particolare attrattiva.

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