L'arte del sogno

REGIA: Michel Gondry
CAST: Gael Garcia Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou
ANNO: 2006

TRAMA:

Stephane è un giovane ragazzo che non riesce a scindere la sua vita tra il sogno e la realtà. Dopo la morte del padre, si trasferisce dal Messico a Parigi per fare compagnia a sua madre. Qui troverà lavoro in un’impresa di calendari proporzionali e farà amicizia con Stephanie la sua vicina di casa. L’amore non tarderà a nascere, ma Stephane lo vivrà quasi completamente in sogno, senza riuscire a capire se quella sia la realtà o meno.



ANALISI PERSONALE

Dopo aver visto quel mezzo capolavoro che è Eternal sunshine of the spotless mind, non potevo di certo lasciarmi sfuggire il nuovo film di quel genio visionario di Michel Gondry che con i suoi film è riuscito a farmi sognare e a far “lavorare” la mia immaginazione.

Stephane arriva a Parigi, un po’ spaesato, un po’ triste per la morte del padre. Ma non si perde d’animo e comincia a sistemare il suo appartamento. Mentre esce per recarsi nell’ufficio in cui sua madre gli ha trovato lavoro si “scontra” con degli operai che stanno portando un pianoforte nell’appartamento di fronte al suo. Il ragazzo cerca di aiutarli, ma peggiora la situazione facendo precipitare il pianoforte per le scale e ferendosi alla mano. Allora la sua dirimpettaia (inconsapevole di esserlo) lo invita in casa per curargli la ferita. Qui fa la conoscenza di Stephanie (Charlotte Gainsbourg) e la sua amica Zoè. Le ragazze si rendono subito conto di interloquire con una sorta di timido imbranato e si prendono gioco di lui. Stephane però comincia a nutrire interesse per la sbarazzina Zoè. Pian piano i rapporti con le due ragazze si stringeranno fino a diventare quasi amichevoli, anche se Stephane non riuscirà a confessare di essere il dirimpettaio nonché figlio della padrona di casa.
Le cose sul fronte lavorativo non vanno affatto meglio. Il ragazzo, che credeva e sperava di poter usufruire della sua creatività ed estrema fantasia sul lavoro, si ritrova a dover appicciare lettere su poster pubblicitari e calendari vari. Mostra al suo direttore alcuni dei suoi lavori, dei quadri particolari con soggetti che riguardano vari disastri e calamità, tanto che Stephane chiama l’insieme dei suoi lavori “Disastrologia”. Inizialmente il ragazzo verrà quasi deriso, ma poi incontrerà il favore di colleghi e superiori. Colleghi a dir poco esilaranti, strampalati e simpaticissimi, primo tra tutti Guy (Alain Chabat) che suole rivolgersi agli altri due “operai” chiamandoli pederasti, lesbiche, gay o quant’altro. Sarà forse Guy che riuscirà a smuovere Stephane dal suo mondo onirico e a convincerlo di essersi innamorato non di Zoe, ma bensì della vicina Stephanie.
Questo amore verrà vissuto tra sogno e realtà, in una rivisitazione del sentimento per antonomasia, davvero dolce, delicata, raffinata e a tratti davvero divertente. E’, infatti, davvero esilarante vedere Stephane muoversi all’interno dalla sua dimensione onirica in cui per esempio sta preparando gli ingredienti fondamentali per costruire un sogno o sta guardando i propri genitori attraverso delle finestrelle nella sua camera imbottita di portauova, o sta dichiarando a Stephanie il suo amore.

Alla fine per Stephane le cose sembreranno non mettersi proprio per il verso giusto. Il lavoro non lo soddisfa e con Stephanie non riesce ad esprimersi (in più la sorprende in atteggiamenti non proprio platonici con un uomo nella pista da ballo di una festa). La sua reazione sarà istintiva ma Stephanie non la prenderà bene, anche perché è convinta che Stephane sia ancora interessato a Zoè e aspetta da tempo una dichiarazione del ragazzo che tarda ad arrivare. Insomma, i due non si incontrano, se non nei sogni del giovane fantasioso e quindi alla fine Stephane decide di ritornare in Messico, la sua vera casa. Prima di partire però, sua madre quasi lo “costringe” a salutare la vicina e qui forse Stephane, a modo suo in una maniera del tutto rocambolesca, riesce a far capire a Stephanie di essere follemente innamorato di lei.

Raramente al cinema si vedono pellicole di questo genere, incentrate sull’amore, così originali e innovative, ma soprattutto delicati ed eleganti. In questo caso veniamo posti di fronte a mari di cellophane, nuvole di cotone, pupazzi meccanici, macchine che fanno viaggiare nel tempo, trasmettitori di pensiero, insomma un mondo colorato e fantasioso che è una gioia per gli occhi e una consolazione per il cuore. E come al solito il protagonista assoluto dei film di Gondry è l’intero universo onirico che contrassegna una persona e che lo rende poi quello che è nella realtà. Infatti, il protagonista di questo film, Stephane (Gael Garcia Bernal), è un giovane timido e introverso, molto inesperto nelle questioni amorose che vive molto intensamente i suoi sogni, ed in questi sogni possiamo già comprendere la personalità varia e colorata del ragazzo. Come per Eternal sunshine of the spotless mind, anche in L’arte del sogno veniamo posti di fronte ad una scenografia quasi artigianale, ma paradossalemente stupefacente ed interessante in ogni singolo aspetto. Per non parlare della sceneggiatura semplice e priva di fronzoli ma diretta al punto della questione e una colonna sonora molto sognante e delicata, perfettamente adeguata al soggetto. La recitazione è molto pulita e per niente manierata o calcata (cosa che sarebbe parsa quasi automatica in questo particolare tipo si film) e riesce a farti immedesimare nel giovane “impedito”.

Insomma, L’arte del sogno pur non raggiungendo i livelli altisonanti di Eternal sunshine of the spotless mind, riesce a farti vivere 105 minuti da “sogno”.

 

“La distrazione è un’ostruzione alla costruzione”.

 

Regia: 8,5
Recitazione: 8
Sceneggiatura: 8
Colonna sonora: 7,5
Fotografia: 8
Ambientazione: 8,5
Voto finale: 8

 


CITAZIONE DEL GIORNO

 Chiunque salvi una vita salva il mondo intero. (da "Schindler’s list")


LOCANDINA


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18 commenti su “L'arte del sogno

  1. trinitysdc il said:

    mmm, io non so perché non ho gridato al capolavoro vedendo eternal sunshine..

    questo film non l’ho acora visto… vedrò di recuperare..

    Ciao!

  2. Cinedelia il said:

    Tra le mie prossime visioni…è un film che mi intriga molto e da come ne parli dovebbre proprio piacermi…

    PS: Finalmente riesco a (ri)lasciare un messaggio sul tuo blog…^^

    Mi sa che ho molto da recuperare…;)

  3. Ale55andra il said:

    Filippo avrai tempo, tanto ad agosto ho scritto e scriverò poco e niente. Riprendo le redini a settembre. Grazie dei complimenti MeatPuppet…

  4. sgherri il said:

    Film spettacolare, non al livello di eternal sunshine (altissimo per altro), ma sicuramente godibile…La scena con le manone dovrebbe essere un omaggio al videoclip dei Foo Fighters Everlong, uno dei video più belli di sempre..(anche la canzone è molto bella!!!)….Ciao!!!

  5. FirstBrigitte il said:

    A me questo film non è piaciuto, è troppo confusionario, troppo spazio lasciato “al sogno”… non sono arrivata nemmeno alla fine, troppo infastidita.

  6. stevemcqueen il said:

    La genialità visiva di Gondry non basta senza una buona sceneggiatura e lui non é uno sceneggiatore, si vede parecchio e si sente la mancanza di un altro genio come Kaufman.

    Byez

  7. honeyboy il said:

    appena finito di vedere

    oggettivamente risente della mancanza di una sceneggiatura valida

    soggettivamente era da tempo che non mi emozionavo così, in pratica è la storia della mia vita…. tra stephane e honeyboy non c’è molta distanza, lo so che questo può essere un male, ma è così 🙂

    penso che prevarrà il cuore, ne scriverò, per me è otto e mezzo

    (e corro a riverere Eternal Sunshine 🙂 )

  8. Ale55andra il said:

    In effetti tra i due non c’è paragone ma non so, anche io mi sono ritrovata un mondo in Stephane! Mi rivedevo in quasi tutte le scene!

  9. Moketto il said:

    credo che sia stata tirata troppo la parte del sogno, e stephanie è difficile poterla fare entrare in un mondo quasi totalmente di stephane, sia come personaggio che come storia. Non mi ha convinto molto…

  10. Ale55andra il said:

    Bè, è un film su sogni, è normale che si tiri sulla parte del sogno…comunque mi dispiace che non ti sia piaciuto! A me piacque molto all’epoca.

  11. Moketto il said:

    Sì, però è così “egocentrico” da questo punto di vista che la donna oggetto del suo amore è più, appunto, oggetto dell’amore che suo soggetto attivo. Accetta stephane e lo dimostra completando la barca, ma poteva essere un evento episodico, non mostra molto coinvolgimento credo, è quasi più materna che donna e fidanzata o quantomeno amata

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