L'uomo che sapeva troppo




REGIA: Alfred Hitchcock

CAST: James Stewart, Doris Day, Brenda De Banzie, Bernard Miles, Ralph Truman, Daniel Gèlin, Raggie Nalten

ANNO: 1956

 

Il dottor McKenna, sua moglie e il loro figlioletto Hank si recano in Marocco in viaggio di piacere. Qui fanno la conoscenza di un uomo enigmatico e misterioso e di una coppia di simpatici coiniugi. Molto presto però verranno coinvolti nell’omicidio del primo, che in punto di morte rivelerà un segreto al dottore, e nel rapimento del loro bambino da parte dei secondi, che hanno in mente un piano diabolico.

 

Auto-remake dell’omonimo film del ’34, questo del ’56 è uno dei soliti gioiellini hitchcockiani da non perdere. A cominciare dall’impareggiabile interpretazione di un James Stewart (già protagonista de “La finestra sul cortile” e in seguito anche di “Vertigo – La donna che visse due volte”), in perfetto equilibro tra dramma e ironia, come nella scena al ristorante marocchino dove non riesce a trovare la posizione adeguata sul cuscino o a mangiare il pollo utilizzando solo tre dita come da tradizione. Non è da meno Doris Day, solitamente impegnata in musical e commedie leggere, che disattese i pregiudizi dei produttori e dimostrò di possedere una comunicatività non indifferente e una buona carica emotiva, come dimostra la scena in cui scopre del rapimento del figlio, arrivando tra l’altro a vincere l’Oscar per la canzone “Que sera sera”, di lì in poi divenuta famosissima. Grande abilità anche nella scelta dei personaggi di contorno interpretati da attori decisamente perfetti nelle loro parti, soprattutto lo spigoloso e quasi spaventoso assassino incaricato di portare a termine il piano malefico che sta al centro della pellicola, senza tralasciare l’ambigua e perfetta coppia di coniugi dai travestimenti improbabili e dall’aria malefica, salvo poi la redenzione finale della moglie.

Ancora una volta, senza mai stancarsi o stancarci, Hitchcock ci propone la tematica dell’uomo ordinario trovatosi suo malgrado in una situazione straordinaria aggiungendo questa volta un grande dilemma etico consistente nella difficile scelta tra la completa incolumità del proprio figlio e la salvezza della vita di un importante uomo di stato. Come sempre il suo infinito talento registico è messo al servizio di noi spettatori che, con i suoi film tra cui ovviamente anche questo, possiamo godere di alcune delle sequenze più belle della storia del cinema come l’incipit a bordo di un autobus dove scopriremo subito che la vacanza della bella famigliola non sarà delle più rosee, la succitata scena al ristorante, l’omicidio ai danni dell’uomo appena conosciuto travestito da marocchino, l’equivoco in cui cade James Stewart nell’identità dei rapitori di suo figlio finendo in un’improbabile e quasi esilarante lotta corpo a corpo con degli operai che impagliano animali, la lunga e tesa sequenza all’interno della cappella in cui il protagonista rimane imprigionato, e soprattutto il magnifico prefinale all’Albert hall di Londra durante un concerto musicale in cui i cattivi tentano di uccidere un importante ministro e i buoni (i due coniugi protagonisti) fanno in modo di salvargli la vita e di ritrovare il proprio figlio; il tutto affidato all’estrema importanza data ad ogni movenza, sguardo o gesto, senza l’ausilio di nessun tipo di dialogo in un crescendo di suspance e tensione, generalmente marchio di fabbrica del grandissimo Hitchcock.

La musica è l’altra grande protagonista della pellicola, non solamente intesa come colonna sonora e dunque accompagnamento e abbellimento delle vicende narrate, ma come vero e proprio espediente narrativo essa stessa, così come dimostrano moltissimi passaggi in cui assume importanza capitale. A partire dal rumore dei piatti del musicista dell’orchestra (lo stesso che ad inizio pellicola ci viene indicato come possibile elemento che può creare disturbo ad una famiglia americana), preso a segnale dai delinquenti per dare inizio all’omicidio orchestrato (e mai termine fu più indicato), fino ad arrivare alla canzone cantata da Doris Day (non a caso nella pellicola è una cantante famosa ormai ritiratasi dalle scene per condurre una vita completamente famigliare), che diviene veicolo di dialogo, dapprima sereno e poi doloroso tra madre e figlio, o al suono delle campane utilizzato da James Stewart per scappare dalla cappella, o al rumore dei passi di un apparente inseguitore, o al sinistro suono dell’organo governato da un’ambigua donna dalle apparenze e dagli atteggiamenti quasi spaventosi.

Passando dall’esotico e pericoloso Marocco all’algida ma al tempo stesso rassicurante Londra, Hitchcock ci tiene con gli occhi incollati allo schermo, incuriositi e affascinati da questa storia di spionaggio internazionale con tanto di agenti segreti, poliziotti agguerriti, politici corrotti, assassini spietati, e ambigui personaggi dalla dubbia caratterizzazione. Il tutto reso ancora più magistrale dalla consueta ironia del Genio, sapientemente mescolata alle vicende seriose e drammatiche che avvengono ai protagonisti, così come dimostra il simpaticissimo e divertente intermezzo costituito dall’inaspettata e indiscreta visita di alcuni amici della signora McKenna, arrivati in albergo per salutare i coniugi e sempre più esterrefatti per le continue uscite dei due all’affannosa ricerca di indizi circa il caso che loro malgrado stanno seguendo, fino a giungere, dopo una serie di mille peripezie, ad un fulmineo happy ending, come da piacevole e sorniona tradizione hitchcockiana.

 


 

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14 commenti su “L'uomo che sapeva troppo

  1. MonsierVerdoux il said:

    conosci la mia passione per hitchcok, e soprattutto per questo film di cui ho scritto qui…come stancarsi di vedere e rivedere le massime opere del mago del brivido? un film straordinario, forse in assoluto il più "completo" di hitchcok (nn so se sia il migliore, ma è quello che contiene tutte le sue tematiche, che tu hai elencato nel post:la musica come espediente narrativo, il tema dell’uomo normale in avvenimenti straordinari, la storia di spionaggio, e via discorrendo)…grandissimo stewart, sorprendente la day, da storia del cinema le scene nel teatro e quella finale all’ambasciata (dici la verità, dopo averlo visto ha canticchiato anche tu per ore que sarà que sarà?).

  2. Palestrione il said:

    Oh! Scusami se commento senza aver letto il post, ma questo film ce l’ho e non l’ho ancora visto. Non voglio togliermi tutto il gusto. Quando l’avrò visto ne riparleremo.

  3. Ale55andra il said:

    Verdoux, conosco la tua passione per Hitchcock che è anche la mia. Lessi la tua recensione e ovviamente non possiamo che trovarci d’accordo. La canzone si fa sempre canticchiare dopo averla sentita!!

    Andrea, grazie mille ^^

    Palestrione, poi facci sapere allora!

  4. cinemaleo il said:

    Impossibile non concordare in pieno con quanto scrivi. La scena all’Albert Hall è talmente bella e perfetta che Sir Alfred la riprese per il finale de "Il sipario strappato" del 1966.

  5. anonimo il said:

    ciao ale. sono sempre giorgio quello che ha commentato "lasciami entrare" non so se ti ricordi…
    ti volevo chiedere ma tu questi film  li guardi in lingua originale con sottotitoli o in italiano? comunque bellissimo film anche se a me piace moltissimo la donna che visse due volte!! ciao fammi sapere.
    grazie, giorgio.

  6. Ale55andra il said:

    Leo, gran bel film anche Il sipario strappato, ma questo lo reputo un pelino superiore.

    Giorgio, si mi ricordo ovviamente. E per me Vertigo – La donna che visse due volte è il miglior film di Hitchcoock, anche se è davvero difficile scegliere. Per quanto riguarda la domanda che mi poni: a volte li guardo in lingua originale con o senza sottotitoli, a volte li guardo doppiati.

  7. anonimo il said:

    ale ora proverò a fare la registrazione cosi non sarò piu anonimo…
    poi volevo consigliarti, appena puoi, visto che ho preso il dvd a ottobre, un film del 1983 " Osterman weekend ". credo che meriti sai….
    ciao sempre da giorgio.

  8. Atticus76 il said:

    Ciao! Prima di tutto, complimenti per l’ottima recensione!
    Questo film, secondo me, è uno dei più belli del grande maestro, cattura subito l’attenzione e le scene si susseguono con un ritmo tale da rendere sempre maggiore la tensione. Memorabili le scene che hai ricordato, in particolare quelle della cappella e del teatro. Doris Day si è dimostrata brava anche in un ruolo diverso dalle solite commedie e musical, Jimmy Stewart grandissimo come sempre. Bellissime le musiche.

    Un caro saluto!

    Francesco

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