Palm Springs: la comfort zone del proprio presente vs l’imprevedibilità del proprio futuro

Nyles è ospite al matrimonio della migliore amica della sua fidanzata, ma sembra essere molto svogliato, tanto da interrompere il discorso della sorella della sposa, prima ancora che possa incominciarlo, irrompendo all’improvviso vestito con camicia hawaiana e pantaloncini. Ben presto quest’ultima, Sara, verrà trascinata suo malgrado nella realtà del ragazzo che si ritrova in un loop temporale, costretto a rivivere ogni giorno lo stesso giorno, quello appunto del matrimonio. Adesso però non è più solo, ma insieme a Sara che a differenza sua, dopo un primo periodo di divertenti follie, farà di tutto pur di uscire dalla loro bolla temporale.

A mani basse la commedia dell’anno, Palm Springs riesce nel magico intento di far sorridere per tutta la sua durata, di intrattenere alla grande e al tempo stesso di risultare a tratti commovente nel tratteggio di questa storia d’amore, trattandosi ovviamente di una rom-com, ma anche nelle implicazioni “filosofiche” che sono alla base della condizione personale e di coppia dei due protagonisti.

Il loop temporale mostrato con una verve non indifferente, ispirato in maniera lapalissiana a Ricomincio Da Capo, altro non è ovviamente il loop esistenziale in cui molte persone si trovano incastrate non riuscendo ad avere la voglia e in alcuni casi la forza di uscirne, assumendo un atteggiamento nichilista e disilluso e trovando ristoro in una comfort zone in cui non si rischia nulla, ma al tempo stesso non si prova nulla.

La ripetitività ossessiva e duratura di situazioni e sensazioni, d’altro canto, soprattutto quando entra in scena Sara (il personaggio interpretato magneticamente e irresistibilmente da Cristin Milioti), richiama anche la situazione che molte coppie di lungo corso si trovano a vivere, tanto che in uno dei momenti più emozionanti del film quando lei espone a lui il dubbio di poter correre il rischio di stancarsi l’uno dell’altra se dovessero ritrovarsi finalmente fuori dal loop, lui le risponde che sono già stanchi l’uno dell’altra, ma nonostante questo innamorati.

Una dichiarazione che potrebbe sembrare melensa, ma che viene esposta in maniera molto divertente, facendosi in qualche modo speculare alla condizione vissuta dal terzo protagonista, il fantastico J. K. Simmons, nei panni di un altro invitato del matrimonio trascinato nel loop da un Nyles in pieno trip alcolico e non solo. Un uomo che dopo aver passato giorni, mesi e forse anni a volersi vendicare del ragazzo, ad un certo punto riesce a trovare nella ripetitività ossessiva del loop la sua oasi felice (guardacaso con moglie e figli, dapprima indicati come causa principale dei suoi tormenti).

Grazie anche all’intensissima alchimia che lega i due protagonisti (Nyles è l’imperdibile Andy Samberg) e al fatto che nel loop non si trovi solo un personaggio, bensì tre (cosa che risulta un elemento di novità rispetto ai capostipiti di questo sottogenere, soprattutto il già citato Ricomincio Da Capo, anch’esso di stampo prettamente romantico), Palm Springs riesce a vivere di vita propria e a colpire per la sua leggerezza e semplicità da un lato, ma anche per la sua profondità, seppur volutamente e intelligentemente nascosta nei fiumi di birra che i due protagonisti ingurgitano giorno dopo giorno.

Ovviamente a conti fatti siamo di fronte al racconto della nascita di un amore, racconto che coraggiosamente comincia già nel mezzo. Una storia d’amore che però in senso lato metaforizza anche l’amore per tutto quello che di inaspettato, pericoloso, doloroso, ma anche emozionante si può scoprire solo staccandosi dalla sicurezza del proprio presente, abbandonando la paura per il proprio futuro. Una metafora che non sovrasta il racconto e non si sostituisce alla natura prettamente comica e irresistibilmente romantica di questo film semplice e complesso, divertente e toccante, derivativo ma al tempo stesso originale.

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4 commenti su “Palm Springs: la comfort zone del proprio presente vs l’imprevedibilità del proprio futuro

  1. Stranamente mi sono trovata a pensare a Passengers, dove i due protagonisti, Jennifer Lawrence e Chris Pratt, sono bloccati su una nave spaziale per tutta la vita, loro due soli – ad un certo punto però si risveglia dallo stato di ibernazione anche Lawrence Fishburne, quindi anche qui si ritrovano in tre) e si innamorano. Però Passengers non ha alcuna voglia di riflettere nè sull’amore nè sul senso della vita, mentre Palm Springs, da quello che dici, sembra riuscire a farlo con efficacia ma anche con brio. Lo devo proprio vedere, grazie!

    • inthemoodforcine il said:

      Sì, questo si rifà molto a Ricomincio da capo, ma ci sono ovviamente elementi di novità e poi i protagonisti sono fantasticamente ritratti.

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