Paul, Mick e gli altri

REGIA: Ken Loach

CAST: Dean Andrews, Thomas Craig, Joe Duttine, Steve Huison, Venn Tracey, Andy Swallow, Sean Glenn, John Aston
ANNO: 2001

TRAMA:

South Yorkshire, 1995. In Inghilterra sta avvenendo la privatizzazione delle ferrovie. Agli operai addetti alla manutenzione e alla segnaletica viene offerto uno “scivolo”: una cospicua somma di denaro in cambio dell’abbandono del proprio lavoro per essere assunti da imprese private a tempi determinati col doppio della paga. Unico neo: nessuna indennità di malattia, niente ferie pagate, niente assicurazione sanitaria, niente di niente, a parte lo stipendio. Decidere se restare o accettare lo “scivolo” sarà molto difficile per i nostri operai.

 


ANALISI PERSONALE

Paul, Mick e gli altri, ovvero The navigators, ovvero gli operai ferroviari così come vengono chiamati in Inghilterra. Ma la traduzione italiana ovviamente stravolge completamente il titolo, dedicandolo a Paul e Mick che in realtà non sono nemmeno i veri protagonisti di questo film, dato che hanno pari peso e importanza di tutti gli altri operai, trattandosi, se così vogliamo dire, di un film abbastanza corale. Forse, alla fine del film gli unici due nomi che i traduttori ricordavano erano quelli? Comunque a parte le storture di traduzione, ci troviamo di fronte ad un film discreto, tranquillo, elegante e forse, senza pretese di sorta.

La regia è di tipo documentaristico, come spesso capita di osservare nei film di Loach che riesce a creare perfettamente dei micromondi (cit. Brigitte), e a farci calare nelle realtà che decide di fotografare. Infatti, la recitazione, l’ambientazione, la fotografia, tutto ci porta a credere che stiamo osservando proprio la realtà, passo dopo passo, proprio come ci capita nei documentari. Ed è per questo che molto spesso Loach sceglie attori non professionisti prendendoli per la strada. All’inizio sono rimasta un po’ perplessa osservando la recitazione/non recitazione degli attori, perché si vedeva chiaramente che non erano dei professionisti, poi ho capito che era una cosa creata ad arte e devo dire che mi è anche piaciuta.

In questo caso, il mondo degli operai ferroviari e gli operai stessi sono stati elegantemente caratterizzati, la sceneggiatura che non sembra nemmeno una sceneggiatura, per quanto il tutto sembri davvero improvvisato è molto simpatica e realistica.

“Io vado a lavorare, credo sia meglio.”
“Io vado a cagare, mi scappa”.


Oltre alla sceneggiatura e alla recitazione realistiche, simpatiche ed eleganti, possiamo notare un’ambientazione molto caratteristica, dai cantieri dove lavorano gli operai al loro stabilimento e una colonna sonora molto allegra e simpatica, anche se in alcuni punti scade nella piacioneria e nello smielato (come ad esempio nella scena di sesso tra Mick e sua moglie, con Paul, loro ospite temporaneo, che nell’altra stanza si gira e si rigira per non ascoltare i loro “rumori”; o come quando Paul esce con la segretaria del suo stabilimento e dopo va a casa sua a “bere qualcosa”).

 

Ma la concretezza del film risiede tutta nella caratterizzazione dei vari personaggi: abbiamo Mick sposato con un figlio, che passa da un lavoro all’altro e che viene considerato un po’ una testa calda, poi c’è Paul, separato con due bambine che cerca di risalire a galla per avere l’opportunità di vederle, c’è il datore di lavoro, dagli operai chiamato Candeggina, che cerca di adattarsi a tutte le nuove regole che impone il mercato, Jerry il “vecchio” operaio che rimane ancorato alle sue radici e che non vuole assolutamente accettare lo “scivolo”, ed infatti è l’unico alla fine a rimanere alle dipendenze dello stabilimento, ma il più simpatico, irriverente e al tempo stesso vero è l’addetto alle pulizie che per me ha regalato i momenti più divertenti di questa pellicola:

“Non sapete che cazzo mi hanno fatto quei cazzoni? Cazzo! Mi hanno detto che con questo cazzo di lavoro ho chiuso! Cazzo! E sapete che cazzo faranno? Lo daranno a qualche appaltatore esterno del cazzo! Ecco che cazzo faranno! Cazzo, capito? E sapete che cazzo hanno detto ancora? Che se rivoglio il mio lavoro gli devo fare una cazzo di offerta in busta chiusa! E se riesco ad averlo questo lavoro del cazzo eh? Col cazzo che me lo daranno per più di sei mesi! Poi gli devo rifare l’offerta cazzo! Ma ci pensate?  Che cazzo, persino lo strofinaccio mi toccherà pagare di tasca mia, cazzo!”
“In poche parole sono cazzi!”

….

“Sapete che c’è? Uno meno educato di me direbbe le parolacce cazzo! Fanculo bastardi, teste di cazzo!!!”

 

In realtà, al di là del goliardismo e del “cameratismo” tra operai che inevitabilmente si viene a creare stando così tanto tempo a contatto, Loach tocca temi più profondi sfociando nella polemica e nella denuncia, a lui care. Ad essere preso di mira in questo caso sono proprio le privatizzazioni che riducono le possibilità di lavoro fisso, sicuro e assicurato, costringendo dei poveri operai ad accettare condizioni lavorative non proprio tra le migliori.

 

“L’epoca del posto fisso è tramutata. Ma le opportunità di lavoro ci sono, per ognuno di noi”, dice uno dei proprietari di queste aziende privatizzate che cerca in tutti i modi di arruolare personale.
Sempre lui poi pronuncia una frase chiave all’interno del film, che ci fa comprendere la natura di questo tipo di attività:

“Abbiamo già affrontato i piantagrane?”
“Quali piantagrane?”
“I sindacalisti”.

Il film, comunque, procede abbastanza lentamente e in alcuni punti diventa alquanto noioso, forse proprio perché è privo di spettacolarità ed è quasi una vera e propria fotografia della vita reale.
L’unica nota di spettacolarità forse, la troviamo nel finale tragico, che a dire il vero non ho gradito, proprio perché stonava col contesto e peccava un po’ troppo di sensazionalismo.

Insomma un film discreto, elegante, ma non di certo imperdibile, sicuramente Loach ha fatto di meglio.

“E’ meglio saltare da soli che essere spinti giù”

 

Regia: 7,5
Sceneggiatura: 7
Recitazione: 6,5
Fotografia: 6
Colonna sonora: 6,5
Ambientazione: 7,5
Voto finale: 7

 

 


CITAZIONE DEL GIORNO

C’è mancato poco che non succedesse mai… (da "La 25a ora")

 


LOCANDINA

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8 commenti su “Paul, Mick e gli altri

  1. FirstBrigitte il said:

    A me di norma Ken Loach piace molto: ho visto parecchi film suoi… purtroppo questo no 🙂

    Da quanto ho capito dalla tua bella recensione “Paul Mick e Gli altri” come genere, realizzazione, protagonisti e contenuti segue la scia delle altre sue pellicole… questo mi basta per metterlo nella lista dei film “da vedere” (quando c’è tempo 🙁 ).

    Ciao Ale bella

  2. Ale55andra il said:

    Si, infatti, Bri numerosi critici hanno criticato il fatto che in pratica da anni lui faccia sempre lo stesso film in poche parole…

    Io nn posso giudicare che ne ho visti solo due, compreso questo…ti saprò dire in seguito….

    Cmq vedilo, sono sicura che ti piacerebbe ^_-

  3. ArnoldLayne84 il said:

    E pure questo non lo conosco..

    Una mia impressione sulla citazione del giorno: mi pare una frase inutile, sensazionalistica, d’altronde anche il film non è che mi sia piaciuto chissà quanto..vabbè, de gustibus 😀

  4. Ale55andra il said:

    Ah, cmq volevo dire che molto spesso le citazioni le metto anche di film che nn mi piacciono, non è questo il caso, ma era tanto per precisare ^^

  5. honeyboy il said:

    io amo ken loach, anche se ho visto solo due sue film, due must come terrà e libertà e il vento che accareza l’erba….

    (con la citazione del giorno vuoi farmi venire la pelle d’oca? io amo la 25a ora, io amo Monty Brogan, io amo Edward Norton)

  6. ArnoldLayne84 il said:

    Beh anche per me Norton è un grande, ma quel film è troppo patriottico per i miei gusti, specie in alcune scene stucchevoli, tipo il dialogo davanti al WTC, il nominare Bin Laden e cose del genere..

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