Pi greco – il teorema del delirio

REGIA: Darren Arronofsky
CAST: Sean Gullette, Mark Margolis, Ben Shenkman
ANNO: 1998

TRAMA:
Max Coen è un giovane matematico che vive quasi isolato dal mondo nel suo piccolo e squallido appartamento quasi del tutto occupato dal suo computer Euclide. Max studia in maniera ossessiva i numeri e tutto ciò che si cela dietro di essi fino ad arrivare ad una scoperta allucinante che fa gola sia agli economisti di Wall Street che ai componenti di una setta ebraica…

 

 


ANALISI PERSONALE

Questo primo film del giovane regista Arronofsky reca con sé tutte le qualità del buon cinema indipendente che riesce ad essere ottimo pur con un basso budget e senza la presenza di grandi divi hollywoodiani. Pi greco è anche un film delirante, claustrofobico, a tratti paranoico e angosciante che sviscera ogni singolo anfratto della mente del protagonista costretta subire emicranie su emicranie a causa del suo incessante e ripetitivo lavorio alla ricerca del numero di 216 cifre che alla fine si rivelerà il numero che svela gli schemi della borsa in modo tale da riuscire a guadagnare milioni di dollari, ma anche il numero della Torah che svela il nome e quindi la vera essenza di Dio.
Max, tra un’emicrania e l’altra, un’iniezione e l’altra, una pillola e l’altra, continuerà i suoi studi alla ricerca del Pi grego, della sezione aurea, della figura a spirale e capirà che tutto il mondo, tutto ciò che ci circonda è contenuto in quella spirale.
Il suo unico contatto col mondo esterno, è Sol, amico, confidente e maestro che prima di lui aveva intrapreso gli stessi studi, la stessa strada, uscendone in tempo prima di impazzire del tutto come sta facendo Max. Sol gli consiglia di lasciar perdere, di vivere la vita prima di essere ingabbiato inevitabilmente tra i suoi schemi e i suoi numeri. Ma l’ossessione di Max ha ormai raggiunto proporzioni epiche e la sua mente è intrappolata in un mondo fatto di ossessioni, paranoie, allucinazioni. La porta del suo piccolo appartamento ha una marea di lucchetti che Max provvede a chiudere diligentemente ogni volta e il contatto con le altre persone si limita ad un saluto sfuggevole e a tratti maleducato. Max ormai vive in un suo mondo, regolato secondo lui da tre regole fondamentali:

1 – La natura parla attraverso la matematica

2 – Tutto ciò che ci circonda si può comprendere e rappresentare attraverso numeri.

3 – Tracciando il grafico di qualunque sistema numerico ne consegue uno schema, quindi ovunque in natura esistono degli schemi.

 
Il suo genio viene subito notato da una compagnia di Wall Street che vuole a tutti i costi conoscere questo numero in modo tale da arricchirsi notevolmente e nel frattempo Max fa anche la conoscenza di Larry in un bar. Larry è un ebreo appartenente ad una sorta di setta e insegna a Max che la Torah, il libro sacro degli ebrei, è un insieme di numeri, perché ad ogni lettera ebraica corrispondono dei numeri. Max finalmente capisce. Il suo numero, tutta la sua fatica e la sua disperazione lo hanno portato ad una scoperta sconcertante:


3.1415926535897932384626433832795028841971693993751058209749445923078
164062862089986280348253421170679821480865132823066470938446095505822
317253594081284811174502841027019385211055596446229489549303819644288
109756659334461284756482337867831652712019091456


Da questo momento in poi, la sua vita già di per sì triste e degradante, si complicherà ulteriormente, dato che verrà braccato da entrambe le “organizzazioni”, quella economica e quella religiosa che vogliono estrapolare dalla sua mente il numero “magico”. Max sarà solo contro tutti, anche il suo amico Sol lo abbandonerà morendo a causa di un infarto. Si raserà i capelli a zero (un po’ come il Travis Bickle di Taxi Driver, eroe solitario contro il mondo) e comincerà a capire che la vera vita è fuori, che non necessariamente dietro un albero deve esserci un numero, un teoria, una spirale. Le allucinazioni si faranno più forti perché resisterà a prendere le sue pillole e il suo computer Euclide farà una brutta fine. Insomma, forse Max alla fine sarà “guarito” dalle sue ossessioni e paranoie e alla fine seduto su una panchina con una bambina che abita nel suo stesso condominio, osserverà la bellezza di un albero senza pensare a nulla, ammirandone solo le foglie tagliate dai raggi del sole.

Pi greco è uno di quei film con regia a tratti “videoclippara”, cioè molto veloce e frenetica che mostra le cose nei loro particolari: un occhio dilatato, una pillola, una formica. Inoltre è interamente girato in un bellissimo bianco e nero molto sgranato che forse tende a sottolineare la mediocrità e il grigiore della vita di questo giovane ragazzo, che di giovane non ha proprio nulla se non l’età. Come tutti i film di questo genere, a tratti cyborg, che si rispettino, la colonna sonora è tassativamente elettronica e techno, molto adrenalinica, ma a tratti angosciante e pressante. L’ambientazione, costituita per la maggior parte del tempo, dall’appartamento di Max quasi completamente occupato da Euclide e dai suoi mille fili e anche da una sorta di tabellone elettronico che mostra tutti i dati della borsa, è a dir poco soffocante e claustrofobia come la trama del film e la psicologia del personaggio richiedevano. Insomma, Pi greco è un film che possiede molte caratteristiche atte a farlo entrare nel patinato mondo dei cult, anche se forse il protagonista non riesce a diventare un vero e proprio eroe solitario come quelli dei grandi cult che si rispettano (Travis Bickle, Jena Plisken, ecc…), anche se sicuramente riesce a rimanere impresso per l’espressione quasi schizofrenica perennemente stampata sul volto e per la recitazione tra il paranoico, l’ossessivo e il claustrofobico. Tre parole che ho già usato precedentemente, ma che è impossibile non ripetere all’infinito in correlazione a questo film. Tre parole che si ripetono ciclicamente così come le emicranie e le allucinazioni di Max, che vede il suo cervello nel lavandino mangiato dalle formiche o spappolato da egli stesso pur di non far arrivare il suo numero in mano ai suoi nemici.

Pi greco è anche, oltre a tutto quello già scritto, una parabola sulla solitudine estrema che porta a isolarsi dal mondo e ad avere come unica compagnia un computer e delle formiche. Che porta ad ossessionarsi ad un’unica cosa che diventa poi la propria ragione di vita da difendere e custodire gelosamente a costo della propria incolumità fisica e mentale.

Non sarà di certo un capolavoro del genere, ma è di sicuro un film di forte impatto visivo e forza comunicativa accompagnato da una sceneggiatura frenetica così come lo è il montaggio, la colonna sonora e la recitazione e foriera di numerosi spunti di riflessione. A questo film va sicuramente il merito, non dico di avermi fatto appassionare, ma almeno di aver reso interessanti i numeri e ciò che si cela dietro di essi, dato che fino a poco prima della visione di Pi greco, avevo una sorta di idiosincrasia verso di essi. Idiosincrasia che di certo non è passata così in un battibaleno, ma si è di sicuro attutita proprio grazie ad Arronofsky che è riuscito a rendere interessante, avvincente, affascinante e appassionante una storia sui numeri che poi si trasforma in una storia personale di solitudine, dolore, angoscia e disperazione.

 

Regia: 8,5
Recitazione
: 8
Sceneggiatura
: 8
Fotografia
: 8
Colonna sonora
: 8,5
Ambientazione
: 8,5
Voto finale
: 8,5




CITAZIONE DEL GIORNO

Per anni ho pensato di suicidarmi: è stata l’unica cosa che mi ha tenuto in vita. (Robin Williams in "Due padri di troppo")


LOCANDINA


Precedente Effetto notte Successivo Jack Nicholson

13 commenti su “Pi greco – il teorema del delirio

  1. anonimo il said:

    film stranissimo…come tutti i film di Arronofsky non so se avrò mai il coraggio di rivederlo…devo ancora vedere the fountain e devo ammettere che la curiosità è tanta…

    Filippo (Cinedelia)

  2. stevemcqueen il said:

    Quando Aronofsky faceva sperare bene.

    Ci avevo creduto anche con R.F.a D. Poi decide di pisciare fuori dal vaso con The Fountain e allora…

    Byez

  3. anonimo il said:

    Gli altri suoi film non li ho visti, pero’ questo pigreco non e’ niente male, e poi il bianco e nero ha un suo fascino 🙂

    Gianmario

  4. shifrapua il said:

    Buon commento.

    Non per fare il pignolo, ma vorrei precisare alcune sbavature dell’analisi personale.

    Quello che tu chiami “il numero della Torah che svela il nome e quindi la vera essenza di Dio” non è esattamente il numero della Torah e non svela la vera essenza di Dio.

    In ebraico, come nel greco antico, il simbolo corrispettivo per ogni numero consisteva in una lettera. Secondo alcuni studi cabalistici qualsiasi nome può essere letto come una striscia numerica ma, cosa più importante, le relazioni tra questi numeri possono essere descritte, almeno in linea di principio, attraverso algoritmi o espressioni albebriche di sorta. E’ questo rapporto che lega il Numero alla possibilità di ricavarne informazioni utili circa altri ambiti e potete immaginare quante possibili applicazioni può subire il numero ricavato dal nome di Dio.

    Altro elemento importante è la natura del nome di Dio nella lingua e religione ebraica. Dio per gli ebrei è innominabile e, poichè questo popolo si è dimostrato storicamente debole alle prove che il Signore gli ha posto, ha cercato di porre rimedio alla tentazione di nominare il nome di Dio coniando una parola letteralmente indicibile, priva cioà di vocali: il tetragramma JHWH.

    A questo punto sorge però un’altro problema: il divieto di rappresentare idoli, ovvero l’interdizione a concepire e realizzare rappresentazioni o copie di Dio. Ma a sua volta il tetragramma è una rappresentazione di Dio. Infatti gli ebrei non utilizzano mai questo nome nelle funzioni e si guardano bene dallo scriverlo preferendo termini più generici come HaShem o Ado-nai (letteralmente Il nome e Il Signore).

    Che la pazzia fosse la punizione divina di quanti nominassero il nome di Dio è un topos biblico ripreso papale papale nel film.

    A questo punto la cifra del film può essere ottenuta da due interpretazioni diverse – ma ce ne sono sicuramente altre.

    Osservando la trama, il film rappresenta la strenua ricerca dell’uomo delle prove dell’esistenza di Dio con tutto ciò che questo comporta. Emblematico il finale che, si può leggere come la resa all’incommensurabilità della grandezza divina che però non resta nascosta, ma si rivela attraverso il creato poichè, pur essendo Dio infinitamente lonano dall’uomo, all’uomo e a tutta la sua creazione è legato da un’analogia profonda – Dio ha creato l’uomo a sua immagine e il mondo secondo leggi che l’essere umano può comprendere e scoprire. Il film termina allora in una citazione visiva di Tommaso D’Aquino.

    Ma un’altra interpretazione può essere avanzata sulla scorta del genere a cui Pi Greco si ispira: il genere cybergpunk.

    Non voglio dilungarmi oltre analizzando questo genere e i suoi rapporti con questo film, ma alcuni dati rilevanti sono d’obbligo annotarli come l’uso del bianco e nero, lo studio di Max – che si può vedere come metafora della metamorfosi del corpo da umano a “macchina”, la colonna sonora, il montaggio – alla Tetsuo.

    Ok. Scusate l’intrusione. Ho visto questo film molto tempo fa e mi è piaciuto molto. Ci tenevo a queste precisazioni.

    By.

  5. anonimo il said:

    Be’..sul film niente da dire..ha già detto molto shifrapua..anche se non sono totalmente d’accordo sul discorso di Dio..cmq..per quanto riguarda il commento su the fountaine….1- la genesi del film è già manifesta in dialogo di pi-greco..2- the fountaine e pi-greco hanno un fine conduttore simile…se non identico…

  6. AlsoSprachFrances il said:

    Ho cercato vari blog in cui si parlasse di questo film.
    Π – Il teorema del delirio è un film strutturalmente pazzesco. Che piaccia o meno, i suoi punti di forza sono: soggetto, sceneggiatura, montaggio, colore (gradazione del), interpretazione. Cinema da cineteca.

    Francès

  7. Ale55andra il said:

    Indubbiamente. Punto di forza da aggiungersi a quelli da te giustamente citati è anche la sua forte carica comunicativa, elemento presente tra l'altro in tutti i i film del regista.

Lascia un commento