Rapporto confidenziale numero nove





«Quello che più mi piace del cinema è l’ampiezza del pubblico. È inimmaginabile, veramente. E siccome non si riesce a immaginare il proprio pubblico, si prova un meraviglioso senso di libertà. A teatro non si può ignorare il tipo di pubblico a cui ci si rivolge: e ogni volta cambio il tono e la dizione. Nel cinema non occorre, non è neppure possibile. Il che vuol dire che si possono fare i film senza pensare al pubblico, se non altro perché il pubblico è inimmaginabilmente vasto e differenziato. Che benedizione! Sì, faccio i film per me» [Orson Welles al Sunday Times del 3.2.1963]

Essenzialmente Rapporto Confidenziale è per noi quello che il cinema è stato per Orson Welles: la possibilità di fare in libertà quel che si vorrebbe. Uno strumento per confrontarci con un pubblico del quale non conosciamo nulla ma col quale entriamo in relazione per esprimere con sempre maggior convinzione le nostre istanze cinèfile, inevitabilmente velleitarie. Si corre sempre il rischio di parlare al vento quando si sceglie di parlare di cinema, quell’immagine in movimento che sempre ci sfugge e trascende, che oltrepassa la dimensione spazio-temporale entro la quale siamo costretti. Il cinema è quello dell’esordinte Omar Pesenti (pag.37) e quello dei maestri Jodorowsky (La montagna sacra, pag.26), José Mojica Marins (pag.6), Louis Malle (Le feu follet, pag.29) ed Ermanno Olmi (Il mestiere delle armi, p.36); ma è anche lo scanzonato intrattenimento dei Clerks (pag.28) e l’oscena morbosità delle teen-ager italiche (Un gioco da ragazze, pag.35); il cinema è la sua negazione perché Niente è come sembra (pag.25), ma lo puoi anche trovare nello sguardo spietato d’un Tomas Milian d’annata (pag.10); il cinema è quel qualcosa che prova a raccontarti un pezzo di realtà (Giorni e nuvole; pag.41) e quello che cerca la strada per poterti raccontare un qualche pezzo di realtà (cinemautonome, pag. 42); il cinema a volte è un festival che si svolge nella capitale (Te lo meriti Alberto Sordi!, pag.32), altre volte è un cortometraggio che venerdì 21 novembre presenteremo in anteprima a Lugano (Sisifo, pag.30), ed altre volte ancora è un film che puoi vedere pagando un biglietto (The orphanage, pag.12). E poi ci sono i casi in cui il cinema non è nemmeno cinema, ma una serie di immagini che narrano un’assenza (In Absentia, pag.14).

Anche questo mese avete fra le mani, sicuramente di fronte agli occhi, Rapporto Confidenziale, uno strumento utile alla comprensione dell’incomprensibilità dell’immagine in movimento.

Buona lettura.


SOMMARIO DEL NUMERO 9

04 La copertina. Corinne Chaufour

05 Editoriale di Alessio Galbiati

06 José Mojica Marins di Samuele Lanzarotti

10 Django Kill… Se sei vivo spara a cura di Francesco Moriconi

12 The orphanage di Alessandra Cavisi

14 In Absentia di Maurizio Giuseppucci

25 Niente è come sembra di Alessio Galbiati

26 La montagna sacra di Samuele Lanzarotti

28 A volte ritornano… Clerks 2 di Alessio Galbiati

29 Fuoco fatuo di Samuele Lanzarotti

30 RC presenta. Sisifo

32 Te lo meriti Alberto Sordi! Report del II Festival Internazionale del Film di Roma a cura di Emanuele Palomba

con le recensioni dei film: Cliente, Let it rain, Il passato è una terra straniera, Rembrandt’s J’accuse, 8, L’uomo che ama 33

35 Il fascino morboso della borghesia di Mario Trifuoggi

36 Sottrazione d’epica: ‘Il mestiere delle armi’ di Ciro Monacella

37 Di chi è ora la citta? a cura di Roberto Rippa

10 domande a Omar Pesenti, filmaker 38

41 Giorni e nuvole di Alessio Galbiati

42 cinemautonome di malastrada.film

44 indice filmografico


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