Sotto Lo Zero: temperature glaciali per questo action-thriller un po’ troppo moralistico

Martin, al suo primo giorno in un nuovo distretto, è incaricato di trasportare sei detenuti da un carcere all’altro. Durante il percorso, il camion blindato su cui viaggiano viene preso d’assalto da un non precisato soggetto che vuole a tutti i costi entrare in contatto con uno dei detenuti. Martin, allora, si troverà prigioniero insieme ai prigionieri all’interno del mezzo di trasporto e dovrà fare di tutto per fronteggiare la minaccia esterna, costituita non solo dall’assalitore misterioso, ma anche dalle temperature glaciali che non aiutano.

Un po’ action, un po’ thriller, se per i primi minuti Sotto Lo Zero, film spagnolo targato Netflix (binomio sempre più frequente negli ultimi anni), fa ben sperare soprattutto per quanto concerne il primo dei due generi citati, a visione inoltrata inizia a latitare sotto entrambi i punti di vista, risultando un action un po’ troppo blando e statico (se si escludono in paio di sequenze che lo risollevano dalla piattezza generale), ma soprattutto un thriller in cui lo svelamento del mistero principale, piuttosto che intrigare o lasciare a bocca aperta per la sorpresa, fa storcere letteralmente il naso per l’impianto estremamente moralistico da cui è contrassegnato.

Le motivazioni che stanno alla base delle azioni dell’assalitore del camion blindato, insomma, fanno decisamente cadere le braccia, un po’ per la prevedibilità delle stesse, un po’ per come ammantano notevolmente il film di una patina di banalità non indifferente, mostrando anche un punto di vista indiscutibilmente tagliato con l’accetta, cercando maldestramente di insinuarsi in una riflessione in cui colpe e colpevoli si fondono e si confondono e dove il confine tra giustizia personale e giustizia collettiva va a stemperarsi fino a sparire.

Da qui il posticcio incipit in cui il protagonista viene presentato come padre e marito amorevole, nonché il finale “sornione” in cui il primo piano dello stesso che si allontana dal distretto di polizia dovrebbe farci esultare per l’evoluzione del poliziotto nell’uomo che è diventato in seguito alla disavventura occorsagli. Nel mezzo, come predetto, un paio di sequenze dal forte impatto che hanno come protagonisti due elementi della natura diametralmente opposti (il fuoco e l’acqua) e poco altro per cui entusiasmarsi (anche volendo essere di bocca buona e desiderando godere di un po’ di sana azione senza bisogno di nessun tipo di introspezione).

Ma dal momento che è il film stesso a volersi affossare in approfondimenti che poi risultano fuori luogo (anche le figure dei detenuti sembrano essere fin troppo stereotipate), si diventa più esigenti durante la visione di un film che ne avrebbe giovato rimanendo su binari basici, magari sfruttando meglio l’interessante e se vogliamo anche inedita ambientazione claustrofobica da home invasion (la camionetta) e il lampante riferimento a film appartenenti al filone evasione o simili (primo su tutti Con Hair).

Nonostante questo, soprassedendo sull’incapacità di volare alto, laddove non ce n’era affatto bisogno, Sotto Lo Zero, grazie a quelle sequenze in cui si ricorda di essere un film di genere, riesce comunque a risultare sufficientemente apprezzabile, anche perché lo spettatore rimane incuriosito dal mistero che accompagna il “villain” di turno, rimanendo desto fino a fine visione proprio per scoprire l’arcano, ma venendo letteralmente sommerso, una volta messe le carte in tavola, da un’ondata di fastidiosissima e tediante moralità.

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