Stay – nel labirinto della mente

REGIA: Marc Foster
CAST: Ewan McGregor, Naomi Watts, Ryan Gosling
ANNO: 2006

TRAMA:

Henry, uno studente d’arte con seri problemi psichici, si ritrova in terapia dallo psichiatra Sam al quale confessa di volersi suicidare per il suo ventunesimo compleanno. Da questo momento in poi comincia la corsa contro il tempo di Sam per riuscire ad impedire a Henry di compiere il folle gesto. Ben presto il confine tra illusione e realtà verrà superato e Sam verrà trascinato in un mondo del tutto irreale, tra premonizioni, allucinazioni e strane visioni…



ANALISI PERSONALE

Non avevo grandi aspettative su questo film e infatti alla fine non sono rimasta delusa proprio perché mi aspettavo un prodotto mediocre. Che si trattasse di una sorta di thriller psicologico lo sapevo già, ma che fosse anche una sorta di puzzle di mille film del genere già visti non me lo sarei mai aspettato come non mi sarei mai aspettata una recitazione a dir poco sottotono di Ewan McGregor che ho apprezzato in molte pellicole precedenti e di Naomi Watts che di solito riesce ad essere ipnotica e ammaliante (The ring e compagnia bella a parte…). L’unica presenza degna di nota è quella del giovane Ryan Gosling che mi ha stupita per l’alto grado di espressività e per il pathos che è riuscito a comunicare durante lo svolgimento della, a tratti scialba, pellicola.

Henry, 21enne schizzato, si reca nel suo studio psichiatrico e invece di trovarvi Bett, che lo seguiva precedentemente, vi trova il giovane Sam che è intenzionato a tutti i costi ad aiutarlo. Henry dice di sentire delle voci che riporta allo psichiatra e soprattutto annuncia di volersi uccidere il prossimo sabato a mezzanotte, giorno del suo compleanno.
Sam vuole fermarlo a tutti i costi e inizia ad interessarsi intensamente al caso tanto da chiedere aiuto anche alla sua fidanzata Lila, che aveva precedentemente salvato dal suicidio. La ragazza, artista come Henry, prende a cuore la situazione del fidanzato e suggerisce di riferire al ragazzo che nel mondo c’è troppa bellezza per desiderare di abbandonarlo.
Man mano che le “indagini” dello psichiatra proseguono, iniziano ad accadere strane cose. Sam ha delle strane allucinazioni, rivive la stessa scena più di una volta, sente le voci, insomma viene quasi risucchiato nel mondo “malato” di Henry,  che nel frattempo tra una lezione e l’altra, si spegne le sigarette sul braccio in metrò, perché un passeggero gli dice che non si può fumare. Durante una delle sue sedute il ragazzo incontra un uomo cieco che sta giocando a scacchi con Sam e impietrito confessa a quest’ultimo che si tratta di suo padre, ma che è impossibile che fosse lì’, dato che suo padre è morto, così come sua madre, uccisi da egli stesso. Sam è incredulo, ma continua a pensare che a tutto ci sia una spiegazione, per cui va a fare visita alla mamma di Henry nella casa dove abitava con la sua famiglia. Qui conversa con una signora a dir poco psichedelica che ad un certo punto gli si rivolge come se fosse suo figlio e che inizia a sanguinare dalla testa. Insieme a lei c’è Olive, un bel cagnone, che si rivolta contro Sam mordendogli il braccio. Forse questa scena, il modo in cui è girata, l’atmosfera, la casa e tutto il contorno sono ben riusciti e riescono a mettere nello spettatore una certa dose di ansia, ma non basta una sola scena o qualche scena a risollevare le sorti di un prodotto poco più che mediocre.
Subito dopo a Sam viene data la conferma che i genitori di Henry sono realmente morti e allora comincia a dubitare della sua sanità mentale anche lui (io ho cominciato a dubitare della sanità
mentale mia che stavo vedendo quel film e del regista che l’aveva fatto).
Henry si sente in colpa per quello che ha fatto ai propri genitori e confessa a Sam che l’unica sua ragione di vita è una cameriera di cui si è innamorato e a cui vorrebbe chiedere di sposarsi. Sam, che ancora non molla, va alla ricerca di questa ragazza e alla fine la trova in un teatro intenta a recitare Shakespeare. A lei confessa i problemi del ragazzo che la ama e subito dopo la perde per le scale a chiocciola, quasi come se fosse scomparsa nel nulla (altra scena molto ben girata e abbastanza valente dal punto di vista visivo).

 



Sono troppe, a mio avviso, le cose che non vanno in questa pellicola. Prima di tutto lo spettatore è troppo spaesato, il dipanarsi della storia è molto complicato ed è a tratti irritante e noioso, proprio perché le incongruenze e le stranezze sono davvero troppe e messe tutte insieme. Come si suol dire, troppa carne al fuoco. Seconda cosa, la spiegazione finale (se così vogliamo chiamarla, dato che fa acqua da tutte le parti), ci viene sciorinata negli ultimi due minuti di film in maniera superficiale e troppo veloce. Dopo un’ora e mezza di seghe mentali avrei gradito almeno una spiegazione più dettagliata, meno confusionaria, ma soprattutto non così scontata e ricopiazzata da un bel po’ di altri film dello stesso genere. Ma la trama e il finale non sono gli unici aspetti “ripresi” da altre pellicole. Sono riuscita a trovare punti in comune con altri film anche nello stile registico che voleva emulare il Michael Gondry di Eternal Sunshine of the spotless mind che aveva saputo rendere la visione onirica dei sogni in maniera egregia, cosa che non è riuscito assolutamente a fare Marc Foster con questa sua prova, invece. Eh già, perché (questa volta non mi preoccupo di fare spoiler, tanto la cosa è talmente scontata…), alla fine veniamo a scoprire (confusamente) che il giovane Henry ha fatto un incidente d’auto con a bordo la sua ragazza, futura sposa (la cameriera) e i suoi genitori (il cieco e la signora sanguinante). Nell’incidente tutta la sua famiglia perde la vita, mentre lui in fin di vita viene soccorso da tutte le altre persone lì presenti, tra cui Sam, Lila, Bett, l’uomo della metrò, e tutte le persone che abbiamo visto nel corso della pellicola. E quindi appare logico e chiaro (?) che tutto quello che abbiamo visto è semplicemente una sorta di sogno che Henry ha fatto in fin di vita, inserendovi tutte le persone che vedeva lì intorno a sé, dando ad ognuno di loro un ruolo a piacimento. A parte l’irritazione che mia ha suscitato questo genere di spiegazione finale, io mi sono fatta un bel po’ di domande a cui magari voi saprete rispondermi (sempre se avete avuto la sfortuna di guardare questo film):

1-Come mai se il sogno è di Henry, il protagonista del film è Sam? Molte volte durante lo svolgimento della pellicola ho pensato che Sam e Hanry fossero la stessa persona, che si trattasse di una sorta di sdoppiamento della personalità (me lo faceva pensare il fatto che Lila una volta si rivolge a Sam chiamandolo Henry o che alla fine tra le sue tele ne trova moltissime firmate Henry Lethem). Ma poi alla fine questa testi non viene confutata, dato che capiamo che in realtà Sam è un dottore che soccorre il ragazzo e Lila un’infermiera che l’aiuta.
2-Se il tutto era un sogno del ragazzo morente, come mai Sam mentre soccorre Henry ha un flashback con tutte le immagini che abbiamo visto durante lo svolgimento del film? Qui non riesco proprio a fare nessuna ipotesi…
Le domande sarebbero molte di più, ma per il momento mi fermo qui…

Le uniche cose positive che mi sento di dire riguardo a Stay è che bisogna ammettere che è contrassegnato da una bella colonna sonora che raggiunge la vetta con Angel dei Massive Attack e da una buona fotografia che passa da vedute insolite di Manhattan di notte a quadri di Goya persi in palloncini volanti. Ma il resto rimane di livello mediocre, regia, recitazione (salvata solo dal giovane promettente), sceneggiatura, ambientazione.

Consigliato agli appassionati del genere, sconsigliato ali appassionati del genere che hanno già visto Il sesto senso, Mullholand drive e via dicendo…


 

Regia: 5
Sceneggiatura: 5
Recitazione: 6
Fotografia: 6,5
Colonna sonora: 6,5
Ambientazione: 5
Voto finale: 5,5

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Io scesi a compromessi quando scelsi Martin. Ne volevo uno bello, alto e ricco: rinunciai a tre cose su tre. (Julie Kavner in "Radio Days")


LOCANDINA

 dato che suo padre è morto, così come sua madre, uccisi da egli stesso. cando a scacchi con Sam e impietrito confessa a quest’

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7 commenti su “Stay – nel labirinto della mente

  1. Angel0fDeath il said:

    quando dici “che voleva emulare il Michael Gondry di Eternal Sunshine of the spotless mind che aveva saputo rendere la visione onirica dei sogni in maniera egregia” sn d’accordo che sia superiore il lavoro di Gondry, ma alla fine volevano fare cose diverse, quindi mi è sembrata più azzeccata quella di Foster…

    a me nn è che sto film sia parso risolutivo, è decisamente l’ennesimo film di questa categoria che non offre nulla di nuovo, tra l’altro non viene spiegato cosa accade o perchè… io l’ho trovato lo stesso piacevole e intrigante, cmq guardati “inland empire” e se segui lo stesso criterio di valutazione sarai costretta a dargli un valore negativo

  2. Cinedelia il said:

    Niente di nuovo (e penso che il giudizio negativo sia anche dovuto alla miriade di pellicole simili che invadono ormai il grande schermo).

    A tratti risulta suggestivo, ma spessissimo cade nella noia…ho resistito alla visione solo grazie alla bellezza della watts…^^

  3. veronikahope il said:

    Ciao, mi azzardo a rispondere alle tue domande perchè (tralasciando l’ovvio che “i gusti non si discutono” e che io adoro questo film) ho “studiato” STAY nel vero senso della parola. senza entrare nel dettaglio dell’analisi semiotica e del film vera e propria ti dò la mia interpretazione.

    1-Il film è una sorta di “viaggio astrale” di Henry: si parla di n.d.e. (near death experience) ovvero di esperienze di pre-morte.

    Il ragazzo dopo l’incidente è in coma e molti che sono stati in questa condizione riferiscono (te lo dico in seguito a un’analisi sociosemiotica che ho fatto) di aver vissuto quel tempo come dilatato (tempo del sogno vs. tempo del film) e che la loro “anima” era come se fluttuasse, distaccata, dal corpo, libera da dimensioni spazio-temporali. Henry è dunque “regista” della vicenda che vediamo fino allo sparo sul ponte. E’ lui il protagonista, non Sam. Sam è una persona reale (spazio del film) ma anche un “personaggio” (spazio del sogno) nel quale Henry si riflette e per mezzo del quale agisce nel suo stesso sogno. Come riferisce Freud, nei sogni noi siamo tutti i “personaggi” presenti nel sogno: ognuno di essi, tramite identità prese in prestito dalla realtà (figure di amici o genmitori, etc.), rappresenta una parte del nostro inconscio. Henry è spaventato dalla sua condizione (incidente): ci sono una serie di momenti di “consapevolezza” e paura che si riflettono attraverso lo spaesamento di Sam nel “sogno” (se pensi che Ewan McGregor sia sottotono, prova a vedere il film in inglese, ne vale la pena!). Il film è ricco di indizi che inducono a pensare che Sam e Henry siano la stessa persona nel “sogno” di Henry. Nel finale ci si accorge che era tutto frutto della rielaborazione semi-cosciente di Henry (questa rielaborazione, questo “sogno” del coma, avviene appena accaduto l’incidente: subito accorrono Beth, Henry e Lila e tutti gli astanti, presenti nel film; lo sparo segna la fine del sogno nel tempo del sogno e il momento dell’incidente nel tempo del film) : Lila non insegna arte (ma è lui che studia arte, lei è un’infermiera), Sam è un dottore (non il suo prichiatra, nè ha una storia con Lila), Betty è una passante (e non un’altra psichiatra), i suoi genitori sono morti, etc. e dunque tutto ciò che abbiamo visto è un misto confuso al quale l’ io-cosciente di Henry cerca di dare una spiegazione razionale e accettabile sotto forma di “narrazione”(come facciamo al mattino, raccontando un sogno che abbiamo fatto): mette insieme ricordi, persone e situazioni reali ed immaginarie, entra in conflitto aperto con parti diverse di sè stesso (rappresentate da Lila o da Sam). Indizi sono le corrispondenze tra le frasi che senti alla fine del film e momenti dell’inizio (se durante il sonno sentiamo una sveglia può capitarci di sognare di stare sentendo un telefono che squilla o delle campane, ovvero di trasformare il suono che sentiamo in altro; così Henry trasforma le voci che sente e le persone che vede in un insieme di personaggi e azioni del suo “film”):lui confonde la luce per grandine (all’inizio del film grandina); si sente il pianto di un bambino (Sam a inizio film dice di essere stato tenuto sveglio dal bambino dei vicini); la donna nera dice “He’s just a kid!” (nella prima parte la donna nera è una paziente che urla cose sconnesse tra cui la stessa frase); idem per le parole del bambino col palloncino e sua madre e per le parole del vecchio (sono tutti astanti presenti all’incidente); etc.

    2-Per quanto riguarda il flashback finale esso non è in funzione di “ricordo” di Sam ma svolge appunto la sua funzione di inserto: il regista vuole porre l’attenzione sul fatto che nella mente di Henry si è già “svolta” una storia d’amore tra Sam e Lila ed è una specie di augurio insieme per lo spettatore (augurio che i due si mettano insieme).

    In conclusione…rivedilo!!! (ne vale la pena!

    p.s. nel libro di P.Coelho “Veronika decide di morire” si parla di viaggi astrali; il video di Francesco Renga “cambio direzione” è un omaggio – come fosse un remake – di questo film!

    ciao e scusa se ho rubato troppo spazio!

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