Stephen King

Stephen King, il re del terrore, della paura, del buio e dei mostri. Stephen King il re del thriller, del giallo, del noir. Il re di quella letteratura considerata minore, che però è riuscita a farmi appassionare alla lettura e ad amarla all’inverosimile facendomi avvicinare anche a tutti gli altri generi letterari. Quindi, forse, tanto minore non deve essere questo genere di letteratura, fatta si di sangue, corpi mozzi, cadaveri e tenebre, ma anche di luce verso quelli che sono i sentimenti umani, le emozioni che si celano dentro ognuno di noi riuscendo a portarle a galla sia che si tratti di un bambino spaventato che legge di notte sotto le coperte (come me da piccola), sia che si tratti di un adulto consapevole della fantasia di ciò che sta leggendo, ma altrettanto consapevole, che le verità di fondo che scaturiscono alla fine del romanzo, sono tutt’altro che fantasiose.

 

E’ il 1945, la seconda guerra mondiale è giunta al termine e Donald Edwin King (di origini scozzesi-irlandesi), capitano della Marina Mercantile,
può finalmente far ritorno a casa dove lo aspetta Nellie Ruth Pillsbury King la donna sposata sei anni prima (1939), all’età di venticinque anni lui, di ventisei lei.

Qualche tempo dopo, esattamente il  14 settembre del 1945, i due adottano il neonato David Victor.

Due anni dopo, dopo essersi trasferiti a Scarborough, il 21 settembre 1947, al Maine Genera Hospital di Portland, Nellie dà alla luce Stephen Edwin.
Nel 1949, però, qualcosa non funziona più. Donald esce per quella passeggiata dalla quale non farà più ritorno (la mancanza del padre spiega i difficili rapporti padre-figlio che caratterizzano le storie di King: ricordiamo il padre ubriacone di Beverly in It ; il padre mutante del racconto Gray Matter; il padre inetto di Arnie in Christine; il violento e sinistro Joe Cambers in Cujo, per finire con Jack Torrance di Shining).
Nellie Ruth si ritrova con due bambini da allevare da sola e le proprie braccia sono le uniche su cui può contare. E’ una donna forte, sensibile e determinata: accetta ogni lavoro che le capita, anche se malpagato e faticoso. Stiratrice in una lavanderia, lavorante notturna in una panetteria, commessa, donna delle pulizie: tutti lavori che la trattengono fuori di casa almeno otto ore al giorno. "Non avemmo mai una macchina, ma non saltammo mai un  pranzo" scrive Stephen di quegli anni di sopravvivenza.
Quando la madre è in casa, non mancano musica e libri. Per i suoi bambini riserva la lettura ad alta voce di classici della letteratura e libri per ragazzi
Steve già all’età di sette anni è affascinato "dal lato oscuro dell’uomo": nascono così le serate dedicate a Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mister Hyde di Stevenson. Il genere horror ha già attraversato la strada del piccolo Stephen: a soli quattro anni , contravvenendo ad un divieto materno, era strisciato fuori dal suo letto fin dietro la porta della stanza in cui c’era la radio, riuscendo ad ascoltare l’adattamento del racconto Mars Is Heaven di Ray Bradbury, che gli provoca una tale impressione da non consentirgli più di dormire nel suo letto, ma nel corridoio, "dove la luce vera e razionale della lampadina del bagno poteva illuminarmi la faccia"

Quanto sono stati importanti i racconti orali ascoltati nell’infanzia ce lo dice quest’aneddoto raccontato da King in un’intervista a "Playboy":
"Vampiri, fantasmi, cose che si aggirano nella notte – ditene una qualsiasi – li adoravo! Alcune tra le migliori storie, a quei tempi, mi venivano raccontate da mio zio Clayton, uno strano e vecchio tipo che non aveva mai perso il gusto infantile del meravigliarsi. Zio Clayton si spingeva indietro sulla sua massa di capelli bianchi il berretto da cacciatore, arrotolava con la mano segnata da macchie di fegato una sigaretta Bugler, l’accendeva con un fiammifero sfregato sulla suola dello stivale e si lanciava in grandi storie, non solo di fantasmi ma di leggende locali e vecchi scandali, memorie di famiglia… Nelle notti d’estate, sotto il portico di casa, io stavo ad ascoltare a bocca aperta quel suo lento parlare strascicato dell’est, e mi ritrovavo in un altro mondo. Forse un mondo migliore."
Presto Stephen comincia a leggere per conto suo tutto ciò che gli è possibile procurarsi.
A quattro anni risale l’episodio che rappresenta l’autentico (e nascosto) trauma della sua vita.
Uscito a giocare a casa di un vicino, era tornato dalla madre un’ora dopo col viso bianco come un fantasma, rimanendo silenzioso per tutto il giorno.
"Venne fuori che il bambino con cui stavo giocando era stato travolto da un treno merci mentre giocavamo e attraversavamo i binari. Mia madre non ha mai saputo se ero vicino a lui quando successe, se era successo prima che arrivassi là, o se ero andato via dopo che era successo…come ho già detto, non ho nessun ricordo di quell’incidente; ricordo solo che me lo dissero anni dopo."
Nel 1954 esce Il mostro della laguna nera, il primo film che Stephen vede, manco a dirlo, in un drive-in. Del film si trovano tracce nel primo tentativo letterario del giovane scrittore in erba (anni ’54-’55): in esso un dinosauro terrorizza la città, ma uno scienziato risolve la situazione. Poichè i dinosauri sono allergici alla pelle, teorizza lo scienziato, lo assaliranno con manufatti di pelle e lui andrà via. Anche se è chiaramente una scopiazzatura di un filone allora fortunato, in questo breve racconto ci sono già alcuni elementi che King svilupperà in seguito. 


Tra il 1949 e il 1958, Nellie e i figli abitano tra Fort Wayne, Indiana e Stratford, Connecticut. Nel 1958 traslocano a Durham (da cui Stephen, a quanto dice lui stesso, ha tratto l’ispirazione per Castle Rock, la cittadina "protagonista" di diversi suoi romanzi il cui nome deriva da "Il signore delle mosche" di William Golding), una cittadina nello stato del Maine, dove Nellie deve prendersi cura degli anziani genitori.
Qui Stephen incontra Christopher Chesley, che viveva a mezzo miglio da casa sua.
Christopher lo ricorda come "un ragazzo dagli occhiali di modello antiquato e bordati di nero; i suoi capelli erano in disordine e lui dava l’idea di essere un po’ lento; era robusto, ma non grasso."
Per il suo undicesimo compleanno (1958) S.K. riceve in regalo una vecchia macchina da scrivere, una Underwood da ufficio. A causa del lavoro a cui Stephen la sottopone, la macchina perde la n, seguita subito dalla t e dalla e (ricordate la Underwood di Paul Sheldon in Misery?).

Le sue capacità percettive diventano il suo biglietto di sola andata verso l’immaginazione. E per questo viaggio trova un veicolo inaspettato, situato a nemmeno mezzo chilometro da casa sua, nella casa in mattoni di zia Ethelyn, la sorella della madre, e zio Oren.
"Per me, in un freddo giorno d’autunno del 1959 o del 1960, la soffitta sopra il garage dei miei zii diventò il posto in cui la mia interiore bacchetta da rabdomante si svegliava, dove l’ago della bussola si dirigeva empaticamente verso un vero Nord mentale. Fu il giorno in cui trovai una scatola di libri di mio padre… paperback della metà degli anni Quaranta."
C’era una raccolta di racconti, tra cui storie di Frank Belknap Long, Zealia Brown Reed Bishop e altre ricavate dalla rivista "Weird Tales"

Ma nella soffitta Stephen incontra anche il ricordo di suo padre a dieci anni circa dalla scomparsa.
Fino a quel momento di lui Stephen sa solo quello che è trapelato dai racconti materni: che era un girovago, un capitano mercantile che in seguito aveva attraversato il Midwest in lungo e in largo per vendere elettrodomestici porta a porta.
Donald King, però, era stato anche un aspirante scrittore con un vero nteresse per la fantascienza e l’orrore. Quella scatola colma di storie è quindi l’eredità più preziosa che poteva aspettarsi da un padre che, in fondo, non era mai esistito, un padre la cui immagine non aveva avuto il tempo di acquistare una realtà tangibile
Nel 1959 arriva anche l’esperienza giornalistica: David, il fratello maggiore, inizia a pubblicare un giornale fatto in casa.
Titolo: "Dave’s Rag" (letteralmente "Lo straccio di Dave"). Il primo numero esce con una tiratura di due copie, ma dopo l’acquisto di un mimeografo (apparecchio simile al ciclostile) le copie salgono a venti.
Si deve comunque arrivare al 1962 perchè Stephen cominci ad inviare i suoi racconti brevi alle riviste di fantascienza, anche se i suoi sono per lo più racconti horror. Risultato di questo lavoro: molte lettere di rifiuto da parte delle riviste e degli editori a cui il giovane aveva mandato i racconti.
Stephen si deprime, ma per poco.A dieci chilometri a nord-est di Durham si trova Lisbon Falls, dove Stephen inizia nel 1962 la Lisbon High School.
Logicamente il suo talento di scrittore non passa inosservato: ciò avviene con la pubblicazione in proprio di "Village Vomit", nel quale Stephen pone in ridicolo insegnanti e istituzioni. L’amministrazione è costretta a mettere il suo talento al servizio di una pubblicazione più ‘costruttiva’, il giornale locale "Lisbon Enterprise": qui Stephen si occuperà di tutti gli sport praticati dalle giovani promesse sportive della scuola.

Finalmente nel 1965 ecco la prima pubblicazione ufficiale: la fanzine "Comics Review"; gli pubblica I Was a Teenage Grave Robber. Rispetto al racconto precedente, questo presenta una lunghezza doppia e una valenza immaginativa di livello superiore, oltre all’uso della prima persona nella narrazione degli eventi. Può essere considerata la prima prova concreta dell’abilità di King. Grossolano nello stile e involontariamente comico, questo racconto delle origini dimostra già le doti di una vivida immaginazione portata all’esagerazione. Risale all’estate ’66 (successiva a quella della maturità) la prima opera letterariamente meditata: si tratta di Getting It On (diventerà poi Rage e pubblicato nel ’77 con lo pseudonimo
Bachman).
Nell’autunno del 1966 Steve King entra all’Università del Maine con sede a Orono. Gli inizi sono tutti in salita, a causa anche della sua timidezza: David Bright, un suo compagno di quegli anni, ricorda che a volte dava l’impressione di volersi "restringere fino a tornare ad essere alto nenche un metro."
Il primo anno si iscrive ai corsi di geologia, storia, sociologia e di tecnica oratoria in pubblico, ma è nella sua prima composizione in classe che si distingue, facendosi notare dall’insegnante, il professor Jim Bishop, il primo che ne riconosce il valore di scrittore.
Nell’estate ’67, King porta a compimento il racconto breve The Glass Floor (che gli frutta 35 dollari). Poche mesi dopo &grave la volta del romanzo The Long Walk (La lunga marcia) che viene sottoposto al giudizio di Burton Hatlen.
Dal febbraio ’69 King inizia a tenere uno spazio fisso sulla rivista "The Maine Campus", una rubrica chiamata "King’s Garbage Truck". Della sua prolificità – e scarso senso del tempo – ricorderà poi un collaboratore della rivista: Cinque minuti prima di andare in stampa, King entrava, si sedeva alla macchina da scrivere e produceva due pagine perfette. In testa porta le storie così come molte persone portano gli spiccioli nelle tasche. L’anno in cui finisce gli studi universitari non è certo dei migliori per Steve, se si eccettua l’incontro con Tabitha Jane Spruce, poetessa e scrittrice laureanda in storia, che il 2 gennaio 1971, a Old Town, diventa la signora King (la sua prima pubblicazione risale al 1983, Small World.

Il 5 giugno 1970 King si diploma, ottenendo il Bachelor of Science in English.

Nell’estate 1970, nel suo nuovo appartamento di Orono, King lavora a Slade, racconto western che apparirà poi in otto puntate su "The Maine Campus". Anche questi sforzi, però, non gli portano alcun guadagno. In più King scopre molto presto che trovare un posto come insegnante non è facile. Quindi la sua prima esperienza di lavoro avviene a una pompa di benzina, dove le sue prestazioni vengono pagate 1 dollaro e 25 all’ora (inoltre lavora come magazziniere, spazzino e bibliotecario).
Poi è la volta di un impiego in una lavanderia industriale, un momento della sua vita che lo marchierà per sempre. Nell’autunno del 1971, King ottiene un posto di insegnante, poco pagato ma sicuro, resosi disponibile presso la Hampden Academy, Maine.
Nel ’71 nasce la primogenita della famiglia King, Naomi Rachel. L’anno successivo l’arrivo del secondogenito Joseph Hillstrom (il terzo è Owen Phillip) aggiunge ulteriori spese nel bilancio familiare. I guai cominciano ad accavallarsi: la famiglia King non Può pagare tutte le bollette, e il primo a essere sacrificato è il telefono; poco dopo è il turno della loro auto. King comincia a pensare che forse il suo sogno di diventare scrittore è pura follia (Stephen inizia a bere e la situazione si fa quasi disperata – molto simile a quella di Jack Torrance). A sua insaputa, i tempi stanno invece maturando. Nel gennaio 1973 King sottopone Carrie al giudizio di William Thompson della Doubleday. marzo 1973: la perseveranza di King viene premiata con un assegno di 2.500 dollari in acconto per la pubblicazione di Carrie. Ed è solo l’inizio. Nel maggio dello stesso anno Stephen riceve la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti di Carrie alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali erano suoi di diritto. All’età di venticinque anni, King aveva finalmente la possibilità di liberarsi da ogni vincolo economico.
Attualmente King vive con la moglie e i tre figli tra la splendida casa estiva di Center Lovell (un piccolo paese su un lago del Maine) e quella invernale che possiede al 49 Florida Avenue a Bangor, sempre nel Maine (splendida casa vittoriana su 2 piani con 2 torri laterali comprata nel 1980. La casa è dotata di piscina interna riscaldata, sauna e palesta. Il cancello esterno è arabescato con ragni, ragnatele e due pipistrelli in ferro battuto).
E’ alto (1,93), grosso (intorno ai 100 chili) e un po’ curvo. Ha occhi azzurri e folti capelli neri. Porta gli occhiali da quando era bambino, anche se di tanto in tanto mette le lenti a contatto. D’inverno si fa crescere la barba per proteggersi dal freddo pungente del Maine.
Ha la passione per le gite in canoa (con occasionali nuotate), la chitarra (lui stesso confessa di non saperla suonare) ed il videoregistratore. E’ tifosissimo della squadra di baseball di Boston, i Red Sox, per i quali scrive anche degli articoli sui giornali più importanti degli States.
Mentre scrive ama ascoltare il rock and roll (ha addirittura acquistato una stazione radio, la Wzon, perchè le radio locali non ne trasmettevano abbastanza) e bere birra . Quando ha mal di testa, mastica aspirine senz’acqua proprio come Jack Torrance in The Shining. Lotta da anni contro il vizio del fumo, ma finora è riuscito solo a passare a sigarette più leggere.
Non ha paura di nulla (anche se è superstizioso ed odia il 13), neanche dei demoni che descrive nei suoi romanzi e la sua esistenza sembra veramente una splendida oasi di serenità.


Un avvertimento:
Difendersi da Stephen King, il re della paura, è più che sbagliato, è inutile. Lui, come alcune delle creature viscide ed insinuanti che popolano i suoi romanzi, è ormai dappertutto: ha scritto 35 romanzi e raccolte di racconti, ha venduto 120 milioni di copie, dalle sue opere sono stati tratti 25 film (tra registacci, come lo stesso King che ha provato a dirigere Maximum Overdrive nel 1986, e fuoriclasse come Stanley Kubrick, Braian De Palma, John Carpenter, George Romero ecc.).
Inarrestabile, con quelle 500 parole scritte, con il suo Wang, dalle 8.30 alle 11.30 di ogni giorno tranne Natale, il Giorno del ringraziamento e il suo compleanno, King ha composto una lunghissima serie di libri che quasi mai hanno meno di 500 pagine e che lo hanno reso miliardario: è lo scittore più pagato al mondo (nel 1989 incassò un anticipo di 40 milioni di dollari per quattro romanzi ancora da scrivere) e pare che il suo fatturato annuo batta intorno ai 150 miliardi.

 (www.stephenking.it)


BIBLIOGRAFIA

Romanzi

 

Raccolte di racconti

Filmografia

 

Non posso dire di conoscere a menadito tutta la sua opera, ma ho letto abbastanza romanzi, compresi quelli del filone fantasy che ho molto apprezzato (nonostante il genere non rientri proprio nelle mie corde), per poter dire di apprezzare ampiamente lo stile di questo grande scrittore che ha saputo crearsi una fortuna con il suo “dono” e da cui numerosi registi hanno tratto spunto per alcuni film veramente molto belli, vedi La zona morta col mitico Christopher Walken, L’ultima eclissi con la stupenda Kathy Bathes che è anche la protagonista di Misery non deve morire, o Le ali della libertà con i perfetti Tim Robbins e Morgan Freeman. Indimenticabili rimangono anche Carrie-lo sguardo di Satana, Il miglio verde, Stand by me e uno su tutti il grandissimo Shining.


 

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12 commenti su “Stephen King

  1. iocito il said:

    Non sapevo del nuovo romanzo in preparazione (Duma Key), grazie per le info!

    Certo però che, leggendo in Internet i soggetti di Blade e di Duma Key, l’idea migliore e meno riciclatata (nonostante si rifaccia a Steinbeck) sembra proprio quella di Blade, cioè il romanzo di Richard Bachman rimasto nel cassetto e da completare fin dai tempi di Salem’s Lot. O forse sono io che ho sempre avuto una leggera preferenza per Bachman rispetto a King: lo trovavo più duro e diretto, come un pugno allo stomaco. Un vero peccato che sia morto di cancro dello pseudonimo 😀 anche se dall’aldilà continua a farsi sentire.

    Però riconosco che il capolavoro, It, porta la firma di King e non quella del suo alter ego meno buonista.

  2. fresa85 il said:

    ADORO King.

    Lo adoro davvero.

    Mi è sempre piaciuto leggere, ma solo lui mi fa estraniare dal mondo totalmente, sia quando scrive horror (quando ho letto it un anno e mezzo fa evitavo di guardare nei tombini, e per 2/3 giorni facevo la doccia velocissimamente per paura che uscisse del sangue dallo scarico……..), sia quando scrive fantasy sia quando scrive altri generi.

    Ho una 30ina di libri già letti in casa + altri 4 da leggere.

    Non tutti mi sono piaciuti alla grande, ma nessuno mi ha fatto per così dire schifo, ma alcuni…….alcuni li adoro.

    é il mio scrittore preferito, non leggo solo i suoi libri, anzi ne leggo parecchi di parecchi autori, ma ogni 2, 3 libri di autori vari ecco che mi tocca leggerne uno suo!

    Fa piacere leggere che altri lo apprezzano come faccio io!

  3. Ale55andra il said:

    E a me fa piacere trovare gente che apprezza le cose che apprezzo io ^_-

    Io nn lo adoro letteralmente come te, ma mi piace tantissimo!

  4. princessbelle il said:

    Ho sempre amato leggere e King è stato il mio primo “amore” letterario. Ho letto quasi tutti i suoi romanzi e pochi in realtà mi hanno delusa davvero. Ora l’ho un pò accantonato per scoprire nuovi autori ma rimane sempre uno dei migliori.

  5. Lessio il said:

    nn sono un suo grande fan, ho trovato il libro di shining bruttino (il film di kubrick è tra i miei preferiti in assoluto invece), tuttavia considero misery uno dei romanzi più potenti che abbia mai letto

  6. daddun il said:

    Ho letto diversi suoi libri, ma quello che più adoro e che rileggo sempre con la stessa emozione è L’ombra dello scorpione!!! Bellissimo e coinvolgente!!
    Ciao, Ale.

  7. emuliano il said:

    Tra capolavori, libri riusciti, ed altri meno, direi che Stephen King è sicuramente prima letteratura, e poi cinema.

    Sinceramente le sceneggiature più riuscite sono quelle che vengono riscritte (shining) e non quelle curate dallo stesso King, che vengono trasportate di peso dal libro (l’ombra dello scorpione, It).

  8. Ale55andra il said:

    Bè, ovviamente è prima letteratura e poi cinema, però è uno di quei casi in cui i film tratti da romanzi nn sono più brutti del libro ^^

  9. emuliano il said:

    non direi.

    Il film “L’ombra dello scorpione” ha dei dialoghi che ricalcano perfettamente le parole del libro. Infatti ha una durata spropositata ed è mediocre. Il libro è magnifico.

    Dicevo che quasi tutti i film curati dallo sesso King, sono mediocri, proprio per voler mantenere intatti i dialoghi e le situazioni dei libri.

    Invece quelli curati da altri sceneggiatori, sono davvero apprezzabili, perchè capiscono lo spirito del libro ma hanno una visione più cinematografica.

  10. Palestrione il said:

    Ciao, il tuo blog è molto bello.
    Di recente ho letto di King tutta la saga della "Torre Nera". Molto lunga ma avvincente, sebbene l’ultimo romanzo l’abbia trovato un po’ lento all’inizio. Ma nel complesso un’ottima saga. Il mio romanzo preferito di King, però, resta "IT", di cui vidi anche l’indimenticabile film – che mi terrorizzò letteralmente.
    Sforna romanzi a palate e si conferma autore di spessore – oltre che di mercato vasto. Aspetto il film della "Torre Nera". Ho sentito dire – mi pare di averlo letto su Facebook – che forse trarranno una serie televisiva. King non vuole cedere i diritti.
    Ah, tra i film non hai nominato "Christine – La macchina infernale", di John Carpenter, mi sembra. Carino.

    Che la Forza sia con te,

    Palestriobi-wan, Cavaliere Jedi

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