Livid

REGIA: Alexandre Bustillo, Julien Maury
CAST: Beatrice Dalle, Loic Berthezene, Serge Cabon, Chloé Coulloud, Catherine Jacob, Jérémy Capone, Chloé Marcq, Félix Moati, Mauri-Claude Pietragalla
ANNO: 2011

Lucie comincia il suo giro da infermiera seguendo la signora Wilsonche fa visita ai suoi pazienti, tra cui una vecchissima donna in coma irreversibile, la quale vive sola in una grandissima villa. La donna, ex ballerina classica, conserva nella sua casa un tesoro di inestimabile valore, stando a quanto afferma l’infermiera più anziana. Lucie, allora, sognando una vita migliore col suo fidanzato, decide di andarci di notte con lui e con un loro amico per impossessarsene. Peccato che verrà sconvolta da una serie di avvenimenti terrificanti.

Alla loro seconda opera i registi francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury fanno una grande sterzata e dall’estremo realismo, escluse deviazioni zombiesche e giocose verso il finale, del loro primo film, l’acclamato À L’Intérieur, passano al fantastico e onirico, oltre che lontanamente favolistico, di Livid (nel titolo originale con una “e” finale). Si tratta, ovviamente, di una favola dark ed estremamente gotica, con tanto di casa stregata sullo sfondo e con creature malvagie che la abitano e che terrorizzano coloro che osano “profanarla”. Un altro universo insomma, rispetto alla follia assoluta che regnava nella mente della protagonista negativa del film precedente, del tutto decisa ad impossessarsi del bambino nel grembo della sua controparte. La maternità violata e il significato di “casa” erano due temi portanti di quell’opera, temi che in un certo qual senso, seppur rivisti sotto punti di vista diversi, tornano anche questa volta. Nonostante ci troviamo di fronte ad una sorta di retrocessione, possiamo comunque apprezzare la volontà di esprimere le proprie idee cambiando registro e non adagiandosi sugli allori. Quello che non possiamo fare, però, è non notare una mancanza di coesione ed equilibrio in quest’opera traballante e priva di una precisa direzione. Tutto sommato, comunque, godiamo di un certo gusto per il macabro e per la messa in scena, elementi che soddisfano enormemente durante la visione del film, attraversato da suggestioni visive inquietanti e coinvolgenti, nonché contrassegnato da una fotografia affascinante e comunicativa e da una regia sempre attenta e interessante, con atmosfere argentiniane (i richiami nono sono pochi) e con una scenografia decisamente degna di nota. Ciò che rovina il risultato complessivo, dunque, è un impianto narrativo che sfocia più volte nel ridicolo involontario, fino ad arrivare ad un finale multistrato poco consono al talento dei due registi ed eccessivamente sopra le righe, con fantasmi volanti, vampiri sui generis e non diciamo altro per non rovinare la sorpresa a nessuno. Ma più che altro la sorpresa viene dal fatto che i due autori si siano spinti a debolezze di sceneggiatura simili, considerando tra l’altro che nemmeno l’opera precedente spiccava in tal senso, compensando però con un impianto estetico e concettuale di non poco conto. Tralasciando il fatto che in questo caso, volutamente, non abbiamo grandi sottotesti, ma solo la voglia di giocare col genere e di intrattenere l’amante dello stesso, cosa decisamente gradita, non possiamo però non strizzare il naso di fronte a risvolti esageratamente raffazzonati. Bustillo e Maury, insomma, si mantengono degni pur non superando loro stessi, strizzando l’occhio a opere appartenenti allo stesso filone, anche la Hammer è dietro l’angolo, e in primis a loro stessi, forse autocompiacendosi fin troppo, con il ritorno delle immancabili forbici, arma letale e mostruosa presente in À l’intérieur. Qui però si affiancano a specchi magici, a carillon umani, a falene succhia-anima e a spettri malefici. Un miscuglio non ben amalgamato che inizialmente ha un buon sapore, ma gustando a fondo lascia un retrogusto amarognolo.

Pubblicato su www.ithinkmagazine.it

À L’Intérieur

REGIA: Alexandre Baustillo, Julien Maury
CAST: Alysson Paradis, Béatrice Dalle
ANNO: 2007

Sarah, incinta di nove mesi in procinto di partorire e rimasta solo dopo un terribile incidente automobilistico in cui ha perso il compagno, decide di passare la vigilia di Natale a casa sua. Qui, però, riceverà le morbose attenzioni di una misteriosa donna penetrata nel suo appartamento e, armata di enormi forbici, decisa a rubarle il bambino dal suo grembo.

La cosiddetta nouvelle vague horror francese ha partorito, è proprio il caso di dirlo, una serie di opere dal contenuto e dalla forma decisamente interessante. Sono molti ormai i titoli appartenenti al filone e À L’Intérieur non fa eccezione, anzi forse risulta uno dei componenti più rappresentativi di questa famiglia. Difficilmente si può rimanere indifferenti al cospetto di un film in cui il concetto di violenza e disgusto è portato agli estremi, prendendo di mira il simbolo forse più sacro che possa venirci in mente: la maternità. Le scene più impressionanti, infatti, non sono solo quelle in cui il sangue inonda le pareti, le scale e i corpi delle due perfette protagoniste (su cui spicca per forza di cose un’agghiacciante e sorniona Béatrice Dalle, vera punta di diamante dell’opera), sgorgante dai loro volti, dalle loro mani e dal ventre materno di una delle due, quanto quelle in cui è lo stesso feto all’interno del grembo che cerca di pararsi dai colpi con le sue mani o che viene sbalzato ripetutamente a causa degli attacchi della donna misteriosa. Altro elemento di grande coinvolgimento, capace di trasmettere enorme inquietudine e angoscia, fino ad un vero e proprio terrore, è proprio questa figura ambigua e melliflua, inizialmente sfuggente e poi sempre più presente, che compare alle spalle della povera donna indifesa, la quale solo verso la fine, come una delle classiche eroine slasher, diventa una combattente armata fino ai denti e del tutto decisa a sbarazzarsi del nemico che l’ha attaccata proprio nel luogo che dovrebbe essere per noi più sicuro, la nostra casa. Da qui il titolo indicatissimo che, tra l’altro, si riferisce anche all’interno del grembo materno, quello in cui pure il feto, vera vittima della situazione, viene attaccato. Ecco che allora, al di là di una sceneggiatura decisamente scarna e prevedibile anche nel suo banale colpo di scena finale, il film risulta molto interessante per questi piccoli guizzi che, uniti alla straordinarietà realistica della messa in scena e degli insostenibili atti di violenza perpetrati da entrambe le donne, lo rendono sicuramente imperdibile, soprattutto per gli amanti del genere. Siamo, come detto, dalle parti dello slasher più puro (persino i personaggi di contorno sono stupidissimi e servono solo come carne da macello), ma i due registi (tra cui uno, Alexandre Baustillo, divoratore di horror come dimostra il suo lavoro di critico cinematografico per Mad Movies) arricchiscono la narrazione del tipico film d’assedio in cui il tutto si svolge all’interno di un unico ambiente (con rimandi all’Halloween carpenteriano) con una riflessione politica sul diverso e sull’estraneo (sullo sfondo, infatti, c’è sempre il riferimento alle rivolte cittadine degli immigrati nella banlieue parigina).

Possiamo concludere, infine, con un avvertimento per gli stomaci più deboli, gli animi più sensibili e, soprattutto, le donne incinta:  alla fine ci troviamo di fronte ad una sequenza dall’assoluta insostenibilità per stomaci, una scena tremendamente assurda che chiude in “bellezza” un mirabolante circo dell’orrore.

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