Le contaminazioni dell'ottava edizione del PuglJazz

Le contaminazioni dell'ottava edizione del PuglJazz      
Lunedì 12 Settembre 2011

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PuglJazz e il suo jazz contaminato e rivisitato

Ambientata a Trani l’ottava edizione di PuglJazz, rassegna di jazzisti pugliesi, ha entusiasmato il numerosissimo pubblico accorso. Organizzata da Ilario De Marinis, la rassegna è stata composta dalle esibizioni di due gruppi molto particolari e decisamente diversi tra loro.

Si è partiti con i Mayis accompagnati al sax da Raffaele Casarano, i quali hanno proposto una piacevole e inaspettata combinazione tra la musica popolare salentina e il jazz vero e proprio, creando un’atmosfera a tratti commovente e sempre coinvolgente, a tratti entusiasmante e sempre trascinante. Con la voce calda e potente di Dario Muci, abbiamo fatto un viaggio tra pescatori, montanare, stradine di provincia e balconi di innamorate. Il loro album, infatti, si intitola Mandatari, dalla storica figura salentina di colui che veniva mandato dai fidanzati a cantare sotto i balconi delle loro amate.

Sul palco anche Vito De Lorenzi alla batteria e alle percussioni, Giuseppe Spedicato al basso acustico e Valerio Daniele alla chitarra acustica. Insieme hanno proposto una serie di brani molto emozionanti, alcuni inediti, alcuni tratti dalla tradizione salentina. Tra antiche melodie e magiche serenate, il tempo sembrava essersi proprio fermato…

A seguire l’L.M.G Quartet accompagnato dalla voce elegante e raffinata di Simona Bencini, ex frontwoman dei Dirotta Su Cuba. Anche in questo caso il pubblico è stato rapito da una contaminazione musicale, questa volta tra il jazz più tradizionale e la moderna world music. Con Mario Rosini al pianoforte, Mimmo Campanale alla batteria, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Gaetano Partipillo al sax alto, la Bencini, dalla forte presenza scenica, ha cantato brani più intimistici e sentimentali e altri molto più ritmati e divertenti, offrendo un giusto mix di emozioni e sensazioni e tenendo il palco con molta professionalità e maestria. Il titolo del loro progetto comune, Spreding Love, del resto, è già un biglietto da visita più che esaustivo.

ALESSANDRA CAVISI

 Pubblicato su www.ithinkmagazine.it

Caparezza

Dopo tanto tempo torno a parlare di musica e lo faccio con un artista che mi ha accompagnato quasi ossessivamente negli scorsi anni con i suoi "stornelli" carichi di messaggi che non mi stancavo mai di ascoltare e ripetere (persino durante le mie numerose notti insonni). Sto parlando di Caparezza, di certo non uno dei migliori musucisti al mondo, ma sicuramente un artista a tutto tondo che ha saputo rendere il "rap" (stile musicale che di certo non è tra i miei preferiti), appetibile anche a chi non mastica il genere. Molfettese (quasi mio conterraneo quindi) di quel sud-italia che molto spesso dà ottime prove della sua arretratezza, Caparezza non disdegna le sue origini, ma anzi ne fa lo stendardo del suo successo, cantando anche con il grupoo molfettese Sunny Cola Connection che cantano canzoni davvero molto folkloristiche in dialetto.
Dopo un’iniziale carriera non proprio rosea, Caparezza fa un "mea culpa" e cambia rotta, divenendo quello che tutti o quasi oggi conosciamo: un bravissimo compositore di musiche e testi che riesce ad amalgamare in maniera quasi eccelsa ispirandosi al grande Frank Zappa e che ci mette davanti agli occhi, e alle orecchie, verità scomode, verità a volte "supposte", ma sicuramente tangibili e presenti nelle nostre vite di tutti i giorni. Verità che vengono ridicolizzate per farne comprendere appieno la meschinità o l’assurdità del caso come nella bellissima canzone, passata quasi inosservata, Follie preferenziali che con delle bellissime metafore ci fa comprendere l’orrore della guerra. Ma gli argomenti toccati dal molfettese "rezzo" sono davvero disparati e tutti molto interessanti: si va dal razzismo, dalla mercificazione della propria vita in tv per apparire, alle violenze familiari, alla sua stessa voglia, e quasi bisogno, di scrivere, all’omologazione del concetto di divertimento e via dicendo.
A volte è stato egli stesso vittima delle sue canzoni, come è successo col caso clamoroso di Fuori dal tunnel che prendeva di mira discoteche e vari luoghi di incontro di "giovani", luoghi nei quali è stata poi più utilizzata la suddetta canzone anche senza il consenso del cantante.
Gli album di Caparezza, da quando ha assunto questo nome (prima si chiamava Mikimix), sono davvero esplicativi della sua maestria in campo musicale, partendo da Caparezza?!, passando per Verità supposte e arrivando a Habemus Capa, si respira aria di "arte" e si riflette, seppur velocemente e a ritmo di musica, su moltissime questioni scottanti o meno.


CapaRezza – nome d’arte di Michele Salvemini (Molfetta, 9 ottobre 1973) è un rapper italiano.

Figlio di una maestra e di un operaio che suonava in un gruppo musicale, Michele cominciò a suonare da bambino. Studiò ragioneria, anche se avrebbe voluto fare il fumettista. Dopo il diploma decise di darsi alla pubblicità e vinse una borsa di studio per l’Accademia di Milano, ma ben presto abbandonò il mondo pubblicitario per dedicarsi a tempo pieno alla musica.

Iniziò la sua carriera come rapper col nome di Mikimix, componendo canzoni melodiche e minimali, ma con scarsa valenza artistica e con poco successo. Dopo alcune serate nei locali di Milano esordì al Festival di Castrocaro. Partecipò a Sanremo Giovani 1995 con la canzone Succede solo nei film e al Festival di Sanremo 1997 nella categoria "Giovani" con la canzone E la notte se ne va, pubblicando successivamente un album dal nome La mia buona stella, prodotto dalla casa discografica Sony.

Ritornato a Molfetta, nel suo garage continuò a comporre – negli anni ha registrato un centinaio di nastri, che brucerà "per evitare che escano postumi". Si fece crescere capelli e pizzetto e cambiò il nome in CapaRezza (Testa Riccia in dialetto molfettese, nome assegnatogli a causa della sua riccia e vaporosa acconciatura) e pubblicò il primo album intitolato Caparezza ?! (2000) lo si può trovare anche sottoforma di DEMO col nome di Zappa (1999) con le stesse canzoni dell’album ufficiale ma cantate in modo diverso, disposte in una diversa sequenza e senza le censure imposte dalla casa discografica. Il livello delle composizioni ebbe il favore del pubblico sebbene la parte musicale non sia ancora curata come nel lavoro successivo, Verità supposte (2003), quello che lo farà approdare al successo. Nel 2006 arriva il terzo album, Habemus Capa.


CapaRezza divenne famoso per aver composto alcuni brani quali Il secondo secondo me (2003), Fuori dal tunnel, Vengo dalla luna e Jodellavitanonhocapitouncazzo (2004) (anche se il primo singolo estratto è Follie preferenziali che è passato quasi inosservato presso i principali canali di musica), che sono tutti singoli estratti dall’album Verità supposte (2003). In particolare Fuori dal tunnel è stato oggetto di un caso curioso: il brano è diventato un vero e proprio tormentone estivo nonostante non fosse certo questo l’intento di CapaRezza, che anzi ha sempre protestato contro l’utilizzo in discoteche e programmi televisivi (per esempio Amici di Maria De Filippi su Canale 5) della sua canzone come pezzo per ballare allegramente, mentre in realtà il testo è un atto d’accusa contro il "divertimentificio" notturno che impone a tutti di svagarsi allo stesso modo. CapaRezza ha poi utilizzato questo fatto per dimostrare, nel corso di interviste a giornali specializzati e non, come nella società della comunicazione per eccellenza si possa ancora distorcere il senso di un testo in modo così grossolano. L’unico programma che ha ricevuto da CapaRezza il permesso per poter utilizzare Fuori dal tunnel è stato Zelig Circus.

CapaRezza tende sempre a "denigrare", ma senza rinnegarla, la prima parte della sua carriera non molto conosciuta, in quanto poco coerente rispetto al suo attuale pensiero di musicista lontano dal mainstream e alle logiche di mercato; difatti nel brano Mea Culpa contentuto in ?! si riferisce chiaramente alla prima parte della sua carriera artistica, definendosi "uno schiavo ritratto in un contratto controproducente", mentre nel brano Habemus Capa tratto dall’omonimo album appare: "Sei tu Mikimix? Tu lo hai detto!". Anche all’interno del brano "Il secondo secondo me" si autoriferirebbe dicendo: "Io, no no no no, non sono più quello di una volta".


Nonostante la sua musica non possa definirsi "impegnata", i suoi testi trattano tematiche sociali, cosa ben evidente durante le sue partecipazioni al Concerto del Primo Maggio. Da un punto di vista esclusivamente tecnico le sue composizioni sono ben curate, seguendo lo stile del grande "chitarrista ribelle" Frank Zappa, cui CapaRezza si ispira considerandolo il suo "maestro". Molti fans per questo motivo, oltre che per la straordinaria capacità di sciorinare parole e ironiche invettive a raffica, lo chiamano spesso "Il Beppe Grillo della musica"

CapaRezza, oltre che portare avanti la sua carriera da solista, è anche una sorta di talent scout, e aiuta le band pugliesi a farsi strada nel mondo della musica. Fa anche parte del gruppo Sunny Cola Connection, che canta in dialetto molfettese, il cui album Alla molfettesa manera (2005) è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale ([1]).

Nel 2005 esce Seguendo Virgilio – dentro e fuori il Quartetto Cetra, omaggio a Virgilio Savona del Quartetto Cetra, album in cui vari artisti rivisitano alcuni brani di Savona. Tra questi anche CapaRezza con il brano Sciabola al fianco pistola alla mano.

Cantando all’MTV Day del 16 settembre 2006 ha mostrato ottime doti di cantante rock.

Nel settembre del 2006 esce Unusual, disco di tributo a Giuni Russo, curato e prodotto da Franco Battiato e Maria Antonietta Sisini. Un CD e un DVD che raccolgono brani originali del repertorio di Giuni Russo remixati e riarrangiati con la partecipazione di molti artisti italiani e internazionali. Tra questi anche CapaRezza con il brano Una vipera sarò.

Il 2007 lo vede impegnato, oltre che nella stesura del nuovo album, in diverse collaborazioni: Puni, Mondo Marcio, Roy Paci & Aretuska, Er Piotta, Radiodervish.

Il 21 gennaio 2007 suona al Crazy Live Music, una serie di concerti gratuiti organizzati in occasione dell’Universiade invernale 2007 in Piazza Vittorio Veneto a Torino.


 
DISCOGRAFIA



Album



    * 2000 – Caparezza ?!

    * 2003 – Verità supposte

    * 2006 – Habemus Capa



Demo



    * 1999 – Ricomincio da Capa

    * 1999 – Con Caparezza… nella monnezza

    * 1999 – Zappa



Altro



    * 2005 – Alla molfettesa manera (Sunny Cola Connection)

    * 1997 – La mia buona stella (MikiMix)



Singoli



    * 2000 – Tutto ciò che c’è

    * 2000 – Tutto ciò che c’è – Remix

    * 2000 – La fitta sassaiola dell’ingiuria

    * 2000 – Chi c*zzo me lo

    * 2000 – La gente originale

    * 2003 – Follie preferenziali

    * 2003 – Il secondo secondo me

    * 2003 – Fuori dal Tunnel

    * 2004 – Vengo dalla Luna

    * 2004 – Giuda me

    * 2004 – Jodellavitanonhocapitouncazzo

    * 2006 – La mia parte intollerante (feat. Gennaro Cosmo Parlato)

    * 2006 – Torna Catalessi

    * 2006 – Dalla parte del toro

    * 2006 – The Auditels family



Collaborazioni



Numerose sono le collaborazioni con artisti nazionali ed internazionali (oltre a quelle incluse nei suoi album):



    * Stefano Miele (Musicanarkica) da Flux

    * Bisca (Facce) da AH!

    * Malos cantores (Nella stessa casa) da Un gran raap sardo

    * Macaco (Las luces de la ciudad) da Ingravitto

    * Medusa (Il mio gatto)

    * Folkabbestia con Erriquez della Bandabardò (Tre briganti e tre somari) da Breve saggio sulla canzone italiana

    * Antianti con Diegone (Picciotti della benavita) da Il tappeto dava un tono all’ambiente

    * Après la Classe (Lu sule lu mare lu jentu) da Après la Classe

    * Modaxì (Alleluia)

    * The Art of Zapping (Come quando fuori picche) da Volume 3

    * Skapcrrat (Sono il male) da pezzi di pizza pazza per pazzi di pezzi di pizza

    * Hi-Fi Soundsystem (Il ballo del ghiacciolo)

    * Biro (Toys ‘r us), (State’s Calling) da Leavin’

    * 2C (Dimmi che si fa), (7 Secondi) da Blackout

    * La loggia (Mi chiamo fuori) da 6Giovaniprestanti

    * Mezen (P’mo)

    * Gedo/Altra metà (Come puoi), (In quanto) da Cose che capitano

    * Trigga (Il grilletto e la monnezza) da Il grilletto parlante

    * Er Piotta (Troppo avanti) da Multi Culti

    * Puni (Abbatti Le Mani) da Tequila

    * Pomi Duri (Olive Ascolane)

    * Giuni Russo (Una Vipera Sarò) da Unusual

    * Roy Paci con Sud Sound System (Mezzogiorno di fuoco) da Suonoglobal

    * Mondo Marcio (Ladro di bambini) da Generazione X

    * Pomi Duri (Novelchiusin) da Sughi

    * Radiodervish (Babel) da L’immagine di te



(WIKIPEDIA)
Inutile dire che adoro quasi ogni singolo pezzo della carriera del cantautore molfettese, ma i pezzi a cui sono più affezionata sono sicuramente Tutto ciò che c’è, La fitta sassaiola dell’ingiuria, Fillie preferenziali, Il secondo secondo me, Jodellavitanonhocapitouncazzo, Limiti, Stango e sbronzo, Torna catalessi, Gli insetti del podere e Ninna nanna di Mazzarò tutte una più originale dell’altra e tutte sicuramente piene di ottime qualità artistiche e non.
Consiglio vivamente l’ascolto di qualcuno dei suoi pezzi, superando magari la naturale intolleranza dovuta forse a troppi "abusi" che si sono fatti della sua musica.

Bandabardò

Ho scoperto la Bandabardò troppo tardi (come mi è capitato, ahimè, con un parecchie cose), proprio per il mio sbagliatissimo atteggiamento snobistico dettato dal fatto di aver confuso la loro musica con qualcosa di estremamente politicizzato, tendente al comunista e al fracassone (per carità nulla contro il comunismo, o la sinistra, di cui a dire il vero abbraccio un pò tutto, ma nella musica o nell’arte in genere preferisco che nn ci sia troppa politica). Alcuni amici però mi hanno assicurato che la mia supposizione era alquanto sbagliata, almeno in parte, e quindi ho deciso di ascoltare un pò di roba di questo gruppo allegro, spensierato, leggerissimo ed espressivo al tempo stesso che accompagna le mie giornate con canzoni di ogni tipo: riflessive, allegre, caciarone e quant’altro. La Bandabardò è un validissimo gruppo, composto da un ottimo cantante e da bravissimi musicisti che fanno buona musica, gradevole e di qualità.

La storia “antica”

8 Marzo 1993

Quel giorno, oltre a festeggiare la donna, nasce la bandabardò. Enrico Erriquez Greppi, un bilingue dal passato franco-lussemburghese, convince A. M. Finaz, rampante chitarrista elettrico, a gettare alle ortiche qualsiasi amplificatore o pedale di sua appartenenza. Questo per la convinzione di Erriquez che sarebbe bello e divertente portare su un palco la stessa atmosfera di festa che si instaura nelle “cantate tra amici", momenti magici in cui stonati e intonati uniscono le voci in canti senza fine. Altro classico delle suonate tra amici è che spunta sempre un ‘bonghettaro’! Ecco dunque Paolino alle multi-percussioni, soprattutto djembe e bonghetti, veri simboli del mondo fricchettone. Seguono a ruota la terza chitarra acustica (Orla), il contrabbasso stradaiolo e francofono (Don Bachi), una batteria minimale ( il giovane Nuto) ad assicurare le danze, e un fonico di fiducia (Cantax)…

8 Marzo 1993: Quel giorno, oltre a nascere, la bandabardò si chiude in sala prove, dove resta per sei mesi! Con l’aiuto di personaggi vari (Olivier Bellerie – fonico F.F.F.; Antonio Aiazzi – Litfiba – solo per citarne alcuni) e complici le influenze di tutto ciò che di bello è stato scritto e suonato in Italia e Francia, i bardò arrangiano i pezzi trovando presto la chiave giusta per rovesciare dai palchi di tutta Italia e di Parigi (2 mini tour in locali e per strada) un’energia e un’allegria estremamente contagiose. I bardò smetteranno di suonare solo per brevi periodi legati a registrazioni (1994: mini-CD promo; 1996: Il Circo Mangione) o a schianti in furgone (Estate 1996).

La storia “recente”

Dal primo CD, “Il Circo Mangione” la Bandabardò ha fatto molta strada e molti, molti concerti, ma è sempre rimasta fedele allo spirito del primo album. Dopo il successo ottenuto ("Il Circo Mangione” vince anche il Premio Ciampi) nel 1998 esce un altro album che conferma il talento del gruppo: “Iniziali B.B.". Nel 1999 i ragazzi registrano il primo live, “Barbaro Tour", che esce in copie limitate. Il terzo cd, “Mojito Football Club” esce all’inizio del 2000 e riscuote il favore della critica, venendo eletto come disco del mese da Rockerilla. L’anno successivo la Bandabardò torna con “Se mi rilasso… collasso", una raccolta di brani live più un brano inedito, “Manifesto” e nel 2002 con “Bondo! Bondo!” il gruppo si propone ancora una volta in tutta la sua ecletticità e versatilità, presentando un lavoro di grande qualità che raggiunge i vertici delle classifiche italiane per alcune settimane.

L’uscita di “Bondo! Bondo!” segna una tappa importante nella storia del gruppo che porta la propria musica in tour in Italia, Spagna, Francia e Svizzera per un anno e mezzo di concerti affollatissimi, facendosi conoscere sempre più anche all’estero. Il 2002 segna inoltre l’uscita di Paolino dal gruppo, sostituito nella tournée invernale da Ughito, percussionista dei Malfunk e vecchia conoscenza dei bardozziani, e poi da aprile 2003 da Ramon ai fiati e alle percussioni.

Ramon è da allora parte integrante del gruppo, e ha contribuito in modo significativo anche all’ultimo album.

“Tre passi avanti", uscito il 3 settembre 2004, è la nuova avventura della Bandabardò che si prepara a un nuovo lunghissimo tour con molte tappe in Italia e all’estero.

E’ in uscita il nuovo attesissimo album, Fuori Orario.


« La Bandabardò ha sposato in pieno la causa dei fricchettoni e del loro leader Fernandez. Siamo per la rivalutazione dei rapporti umani, dei miscugli razziali e culturali. Lottiamo per un mondo a misura di donna e di bambino e per vedere un giorno trionfare allegria e gentilezza »
 
(Manifesto della Bandabardò)

NOME
Enrico Greppi
STRUMENTO
Voci, chitarra acustica ritmica
COMPLEANNO
01 settembre
EMAIL
erriquez@bandabardo.it

Io di profilo mi sono visto solo in foto o in video, non sono il tipo da doppio specchio. Ma mi ricordo di aver notato alcuni segni fondamentali: un naso premiato da un tuffo in piscina con poca acqua, un’evidente peluria sul mento pronta ad essere riportata in testa (qualora la calvizie decidesse di rompere ulteriormente le palle), una luce negli occhi di chi ha un figlio strepitoso. Un profilo non proprio gioviale, assorto in musiche e parole che vengono dalla mia famiglia di musicisti classici, professionisti o per amore, da un’infanzia di conservatorio e violino, per poi essere travolto dal basso e quindi da Sua Santità La Chitarra! Impregnato di Battisti e De Andrè incontro poi la Banda dei Bardozzi con cui ce le scriviamo e ce le cantiamo. Quando non capite bene le parole è perchè il mio ventennio passato nei paesi francofoni ritorna nel cuore. Inoltre ho lavorato con Silvestri (Cohiba), conosciuto Manu Chao, e vi voglio bene…

NOME
Alessandro Finazzo
STRUMENTO
Chitarra virtuosa e solitaria, cori
COMPLEANNO
10 agosto
EMAIL
finaz@bandabardo.it

Ho iniziato a suonare alla tenera età di 9 anni, dopo essere stato folgorato da un disco dei Beatles rubato a mio fratello.

A 11 anni sono salito sul palco per il primo concertino e non sono praticamente più sceso. Oltre a suonare con la B.B., di cui vado particolarmente fiero, ho collaborato con M.C.R., C.S.I., Daniele Silvestri, David Sylvian, Max Gazzè, Paola Turci, Casa del vento ed altri ancora.

Segni particolari: laurea in filosofia, fede buddista, grande passione per il nuoto, la lettura ed il cinema.

NOME
Marco Bachi
STRUMENTO
Contrabbasso, basso
COMPLEANNO
27 novembre
EMAIL
donbachi@bandabardo.it

Contrabbassista e bassista elettrico, solare ma permaloso, pelosissimo e bisognoso del contatto fisico con chiunque mi circondi. Amo tutta la musica, dai Sex pistols a Debussy, con un amore viscerale per i Police e Beethoven. Sono l’anima contabile della Bandabardò e proprio nei rapporti con fatture e commercialisti riesco a sfogare tutta la mia pedanteria repressa.

Nel 1997 mi sono diplomato al conservatorio e (Banda permettendo)da allora collaboro con molte orchestre di musica classica. Da un paio di anni sono pervaso da spirito agreste: nelle pause di lavoro da tour o registrazioni mi si può osservare in canottiera e stivali a spaccare legna e a dare il ramato ai pomodori del mio campo.

La massima felicità per me è suonare il contrabbasso nudo nel bosco…

NOME
Andrea Orlandini
STRUMENTO
Chitarra elettrica, tastierine
COMPLEANNO
03 febbraio
EMAIL
orla@bandabardo.it

Sono nato a Pavia il 3 Febbraio 1968, acquario ascendente vergine, da mamma toscana e babbo genovese, ma sono ormai fiorentino da quando avevo 5 anni. L’unico legame familiare con la musica sono i negozi di dischi che mio nonno tuttora possiede a Genova (nei quali,negli anni ‘50, un giovane De Andrè portava a far ascoltare le sue cassette). La mia prima chitarra mi è stata regalata la notte di Natale del ‘77, la stessa notte in cui è morto il grande Charlie Chaplin. A 13 anni rimasi folgorato da una ragazzina (ciao Stefy, ovunque tu sia) che mi ha “presentato” i Rolling Stones, e lì la mia vita cambiò… In quel momento capii che tutto quello che avrei voluto fare era fare dischi e suonare sui palchi, un sogno che anni dopo si è realizzato grazie alla Banda…

Ho finito i miei studi classici, ho dato un esame all’università, poi ho incontrato il Nuto… Insieme abbiamo bevuto un pò, poi è nata la Banda ed è storia di ieri… Vivo a Firenze, in centro, perchè se quando esco di casa non vedo almeno 3000 persone mi deprimo! Ho uno splendido gatto rompicoglioni che si chiama Aldo, ho tanti dischi bellissimi (i migliori,uno per artista? Exile on main street degli Stones, Ziggy Stardust di Bowie, il White album dei Beatles, Highway 61 revisited di Dylan e il primo dei Velvet underground), tanti film bellissimi (i migliori? Luci della città, Il laureato, Arancia meccanica, Taxi driver, Psyco) tanti libri bellissimi (i migliori? Racconti e novelle di Maupassant, Opinioni di un clown di Boll, Alta fedeltà di Hornby, Demian di Hesse, Musica per organi caldi di Bukowski), e le mie chitarre. Aspetto con ansia il nuovo tour della Banda (per rivedervi tutti) e il nuovo tour degli Stones…

“La vita è quello che ti succede quando hai fatto altri progetti”
(J.Lennon)

NOME
Alessandro Nutini
STRUMENTO
Batteria
COMPLEANNO
21 aprile 1970
EMAIL
nuto@bandabardo.it

Alessandro Nutini, nato a Firenze il 21 Aprile 1970.
Per gli amici Ale o Nuto
Strumento: batteria

Mmmmm…allora, io sono quello che sta dietro alla batteria e che se si alza in piedi rimane alto uguale perchè, come si dice, ho le gamberelle secche secche e corte corte. Con le quali ogni martedì gioco a calcetto sognando di essere la reincarnazione di batistuta. Poi, dopo tre tiri sbilenchi, mi arrendo e torno in difesa, dove stanno i brocchi. Però sono mancino, il che crea un po’ di suspance.

Fin da piccolo volevo cantare ma poi alla banda serviva il batterista e allora mi sono adeguato (ma sto somministrando arsenico a piccole dosi nel caffè di E*****ez e prima o poi…).

Comunque quando non sono in giro con la banda mi piace studiare sul mio strumento preferito cioè l’arpa (scherzo! la batteria!!!) ascoltare musica (strano, eh?), giocare a calcetto o a tennis, uscire con gli amici e cazzeggiare scientificamente cioè fare nightclubbing, come diceva iggy pop (san-to-su-bi-to-san-to-su-bi-to) anche se ormai, uscendo con orla, non reggo più il passo… e torno a casa cionco. Mi piace stare su internet, leggere libri e andare al cinema. Generalmente mi addormento tardi. Poi però recupero. Da quando ho finito l’università ho molto tempo libero che adopero… adopero…. adopero? Mah!

Ho l’asma come Che guevara (wow!).
Sono tifoso della Fiorentina come Zeffirelli (bleagh!).
Amo Dylan come Patti Smith (ah!).
E Woody Allen dove lo mettiamo? Eh?
Bah…

NOME
Carlo Cantini
STRUMENTO
Preproduzione
COMPLEANNO
23 novembre
EMAIL
cantax@bandabardo.it

La mia storia ha origine nel mitico 1969. Già nel 1970 ballavo nel box con la radio di sottofondo. Da allora ho devastato e giocato con ogni tipo di oggetto. Gli ingredienti per essere fonico c’erano tutti: passione per la musica e curiosità morbosa.

L’avventura nasce così:
ero studente universitario,ma imparavo solo a giocare a carte.
Poi passa Jeppe (amico fraterno nonchè personaggio fiorentino), e mi coinvolge prima nel corso per fonico, poi nel “Love recording studio".
Home studio dalle vibes positive.

Passa il tempo… Registrazioni… Concerti…
Una situazione coinvolge l’altra.

Poi l’incontro con Finaz…
Finaz mi presenta a Erriquez…
Erriquez mi presenta agli altri…
Stupisco con suoni incredibili…
Si completa la Banda!

Ciao ciao

NOME
Jose Ramon Caravallo Armas
STRUMENTO
Percussioni, tromba e voci
EMAIL
ramon@bandabardo.it

Jose Ramon Caravallo Armas nasce a Ciego de Avila (Moron) e si diploma al conservatorio Amedeo Roldan. A Cuba fa parte di grossi gruppi internazionali. Dal 1994 si trasferisce in Italia con il gruppo Aguere. Suona successivamente con diversi gruppi: Yemaya, Adrenalina, Fiebre Latina. Lavora per diverse trasmissioni alla RAI ed a Mediaset. Partecipa alle riprese di alcuni film. Dal 2000 fa parte del famoso gruppo Havana City di cui è cantante solista oltre che trombonista. Nel 2001-2002 è in tour con il gruppo di Daniele Silvestri. È con la Bandabardò da Aprile 2003 e ha partecipato alla registrazione dell’ultimo album della Banda in modo decisivo.

(www.bandabardò.it)

DISCOGRAFIA

IL CIRCO MANGIONE

Anno: 1996
Supporto: CD – MC
Etichetta: Cockney Music
(etichetta nata con e per la banda)
con distribuzione Flying Records
Durata: 46:44

INIZIALI BI’ BI’

Anno: 1998
Supporto: CD
Etichetta: BMG Ricordi S.p.a
Durata: 61:19

BARBARO TOUR (LIVE)

Anno: 1999
Supporto: CD
Etichetta: BMG Ricordi S.p.a
Durata: 20:26

MOJITO FOOTBALL CLUB

Anno: 2000
Supporto: CD
Etichetta: Ricordi
Durata: 46:31

SE MI RILASSO…COLLASSO (LIVE)

Anno: 2001
Supporto: CD
Etichetta: Danny Rose/Venus
Durata: 76:19

BONDO! BONDO!

Anno: 2002
Supporto: CD
Etichetta: Danny Rose/Venus
Durata: 52:56

TRE PASSI AVANTI

Anno: 2004
Supporto: CD
Etichetta: Danny Rose/Venus
Durata: 53:29


Ci sono un sacco di bellissime canzoni che io letteralmente adoro della Bandabardò, come adesempio Se mi rilasso…collasso, W Fernandez, Disegnata, Povera Consuelo, 20 bottiglie di vino, Sette sono i re, Non sarai mai, e tantissime altre. La Bandabardò è un gruppo eclettico e versatile che riesce a farti riflettere, sorridere e scatenare al tempo stesso al ritmo della loro bellissima e trascinante musica.




Depeche mode

Depeche mode: ritmo e adrenalina allo stato puro. Sensualità grondante da tutti i pori, a partire dal cantante così espressivo e comunicativo e così sexy allo stesso tempo. Depeche mode: carriera ormai ventennale ma sempre sulla cresta dell’onda con le loro canzoni bellissime e intramontabili, un misto tra rock, pop, elettronica. Depeche mode: uno dei miei gruppi preferiti in assoluto, che raramente hanno sbagliato un colpo, almeno per i miei gusti!!!

 


Sono stati tra i pionieri del synth-pop, agli albori degli anni Ottanta. Hanno creato un suono che ha fatto scuola, sopravvivendo alla crisi dei loro compagni di strada e al tentato suicidio del cantante, Dave Gahan. Ritratto dei Depeche Mode da Basildon, Inghilterra

I Depeche Mode da Basildon, nell’Essex, vicino Londra, sono indiscutibilmente una delle band più importanti degli ultimi vent’anni, esponenti di spicco dell’elettropop assieme agli Ultravox, agli EurythmicsSoft Cell, ma la loro carriera ha visto anche l’evoluzione da un suono scanzonato e morbido ad atmosfere cupe e angosciate, con la svolta dei primi anni 90.

La storia dei Depeche Mode inizia nel 1977 quando Andrew Fletcher e Vince Clark incontrano Martin Gore e insieme fondano i "Composition of sound", nome che cambieranno (fortunatamente) qualche mese dopo, quando i tre sentono la necessità di un frontman, che viene trovato in un giovanotto che si cimenta in un locale con la cover di "Heroes" di Bowie. La voce calda di Dave Gahan entra nel gruppo, che decide di abbandonare definitivamente gli strumenti acustici per dedicarsi a tempo pieno all’uso dei sintetizzatori e della musica elettronica. Il riferimento principale dei primi Depeche Mode sono decisamente i Kraftwerk, e il successo riscosso durante le prime esibizioni dal vivo fa cercare ai Depeche una casa discografica che possa pubblicare i loro primi lavori.

Nel 1981 viene dato alle stampe il primo singolo, "Dreaming of me", dal produttore Daniel Miller. In realtà il gruppo resterà fino al 1986 senza un contratto vero e proprio. Dopo l’uscita del secondo singolo, "New Life", i Depeche Mode capiscono che l’ascesa al successo si sta concretizzando. Lasciano dunque le loro occupazioni, dopo essersi esibiti alla famosa trasmissione della BBC "Top of the pops". È il terzo singolo a dare lo slancio definitivo ai Mode, che piazzano "Just can’t get enough" all’ottavo posto della chart inglese. Il brano è il primo classico del gruppo, con una melodia molto semplice e accattivante (sarà anche uno degli inni principali delle discoteche gay dei primi anni 80). Nell’ottobre del 1981, dopo l’abbandono della band da parte di Vince Clark a favore di Alan Wilder, viene pubblicato il primo album dei Depeche Mode, Speak And Spell , che non si discosta molto dalle prime impressioni che hanno dato i singoli, navigando in un pop elettronico con frequenti tendenze alla disco-music.

L’uso sfrenato di sintetizzatori e batterie elettroniche marca anche i dischi successivi dei Depeche, A Broken Frame (1982) e Construction Time Again (1983), che contiene un altro classico del primo periodo della band, "Everything counts".

La fase "elettropop" sembra chiudersi con la raccolta di singoli pubblicata nel 1985 (con ottimi brani come "Leave In Silence", "Shake The Disease", "Blasphemous Rumours"), dalla quale ci si può fare una idea abbastanza pertinente dell’opera del gruppo nei primi anni di attività.

Nel 1986 esce Black Celebration , disco che opera una svolta nella musica dei Depeche Mode. La voce di Gahan si fa più cupa, ma mantiene quella suggestività che aveva mostrato in alcuni episodi dei precedenti album come "Blasphemous Rumours". Le sonorità sono decisamente più mature, con Gore che ha imparato a dosare le tastiere in modo da creare atmosfere oniriche (la title track, "Stripped"), che non rinunciano a riff aggressivi ("A Question Of Time") e a momenti di dolcezza ("Sometimes" e "A Question Of Lust").

Il momento "cupo" della band continua con Music For The Masses (1987), titolo ambizioso che non avrà molto successo di vendite. Nonostante ciò, il disco contiene due dei pezzi più belli dei Depeche Mode versione "rock": "Never Let Me Down Again" e "Behind The Wheel". Con quest’ultimo comincia la fase dei video in bianco e nero dei Mode, decisamente suggestivi e di ispirazione dark. Martin Gore mette un po’ da parte i synth per dedicarsi alla chitarra elettrica, e la batteria si insidia prepotente nei nuovi album. La band è ormai una delle più acclamate al mondo, e autocelebra la sua forte attitudine alla dimensione live con il doppio 101.

Ma non è tutto rose e fiori: Gahan ha infatti seri problemi di depressione e di droga, e l’atmosfera fra i quattro componenti del gruppo è abbastanza tesa. Tutto ciò confluisce in Violator (1990), che risulta comunque un disco splendido, carico di emozioni e di tanti hit che frutteranno il maggior successo di critica ai Depeche Mode. "Personal Jesus", "Enjoy The Silence", con i loro riff-leggenda, ma anche "Policy Of Truth" e "World In My Eyes" danno nerbo al disco, considerato da molti la vetta massima della band.

Il momento d’oro della band inglese continua con un altro disco-cult per i fan, Songs Of Faith And Devotion (1993). Non sembra proprio di trovarsi davanti a un gruppo di giovanotti strimpellatori di tastiere, soprattutto quando esplode la violenza di "I Feel You". I Mode continuano inoltre a coltivare la loro (insana?) passione per la musica gospel ("Condemnation"), ma tutto si può perdonare davanti a musiche intriganti come quelle di "Walking In My Shoes" e "Rush". Il cambiamento è evidente, a livello musicale e non. Gahan si fa crescere i capelli, i Depeche non sorridono quasi più, la droga inizia a serpeggiare prepotente nei backstage dei concerti. Le condizioni psicologiche di Gahan, che uscirà stressatissimo dal mastodontico tour seguente, vanno letteralmente in frantumi con la caduta nel tunnel dell’eroina. Nell’estate del 1996 il frontman dei Mode tenta il suicidio tagliandosi le vene in un hotel di Los Angeles. Si salverà per miracolo, ma i problemi sono evidenti anche nel resto del gruppo, di cui si teme, a ragione, lo scioglimento.

Tutto questo si riflette nell’abbandono di Alan Wilder, ma i Depeche Mode decidono di continuare la loro avventura anche in tre, e pubblicano Ultra nel 1997. Inaspettatamente, il disco non è anonimo come ci si potrebbe aspettare dopo il baratro in cui è caduta la band. Al contrario, i magnifici testi di Gore si sposano con un sound maturo, decisamente lontano dal pop scanzonato degli esordi, che esprime diverse contaminazioni musicali, fino alla dance. Ne è un esempio "Useless", che riesce a inserirsi con il suo riff aggressivo in tutte le discoteche del pianeta. Altri pezzi degni di menzione sono "Barrell Of A Gun", "It’s No Good" (remixata anche da Paul Oakenfold) e la delicatissima "Home".

I problemi personali di Gahan sembrano essere scomparsi, e il gruppo ha l’occasione di tirare il fiato, pubblicando la seconda raccolta di singoli, dal 1986 al ’98.

I Depeche Mode sono inossidabili, e tornano ancora sulla cresta dell’onda con Exciter (2001), album che ormai ha poco da aggiungere al tipico sound dei Mode, ma che raggiunge lo stesso un successo internazionale, trainato da "I Feel Loved" e "Dream On", ma soprattutto dalla dolce "Freelove". Il tour dimostra che dopo vent’anni di carriera, i Mode sono ancora degli animali da palcoscenico, tuttavia è lecito porre dubbi sulla continuazione della loro carriera dopo la pubblicazione del primo album solista di Gahan, Paper Monsters , e il secondo disco solista di Gore, "Counterfeit #2" (che segue il primo, con lo stesso titolo, del 1991).

Lo stile dei Depeche Mode, a più di vent’anni dal loro esordio, suona ancora fresco e pieno di vitalità, nonostante i tanti problemi incontrati dalla band lungo il suo cammino. Una band che è riuscita a mantenere costante la presenza di propri brani nelle chart, associando l’evoluzione musicale a un enorme successo a livello commerciale. La mescolanza di generi, ma il mantenere sempre un proprio sound inconfondibile, è uno dei maggiori meriti degli inglesi, che si possono ragionevolmente considerare una delle band più importanti del periodo ’86-’94.

Nel 2004 esce Remixes 81-04, raccolta di classici del gruppo di Basildon reinterpretati alla consolle da alcuni illustri nomi internazionali, tra cui Air, Underworld, Goldfrapp, Timo Maas, Portishead, Kruder & Dorfmeister.

Con Playing The Angel (2005) i Depeche Mode tentano di rinnovare i fasti di una carriera ormai venticinquennale. 

(Informazioni tratte da www.ondarock.it)

 


DISCOGRAFIA

   

SPEAK AND SPELL         
 


  A BROKEN FRAME

         

CONSTUCRION TIME AGAIN       
         
 
 
SOME GREAT REWARD

        
      
      


THE SINGLES 81-85 
        
 
 
BLACK CELEBRATION

   

MUSIC FOR THE MASSES
          
   

 101

                                                                                      
    

VIOLATOR     
      

SONG OF FAITH & DEVOTION

        
     

ULTRA 

 

THE SINGLES 81-85 (REMASTERED)

        
      

THE SINGLES 86-98
  
 

EXCITER
   

  

REMIXES 81-04
          


PLAYING THE ANGEL


Ho ascoltato quasi tutti questi album a menadito, data la mia grande passione per questo gruppo e devo dire che, chi più chi meno, ho amato veramente ognuno di essi. Le mie canzoni preferite sono: Everithing counts (Construction time again), People are people, Master and Servant (Some great reward), Black celebration, A question of time (Black celebration), Behind the wheel (Music for the masses), Personal Jesus, Enjoy the silence (Violator), I feel you, Walking in my shoes, In your room (Songs of faith & devotion), Barrel of a gun (Ultra), Shake the disease, Just can’t get enough (The singles 81-85), Strangelove, Little 15 (The singles 86-98), Dream on, Freelove, I feel loved (Exciter), John the revelator, Suffer well, Precious, Damaged people, A pain that I’m used to (Playing the angel). Anche le altre non sono da meno, ma queste sono quelle che più mi hanno fatto ballare, scatenare e, perchè no, anche sognare.

Bob Dylan

Bob Dylan non è forse il cantante perfetto o uno dei cantanti migliori che la storia della musica abbia mai vantato. Ma a mio avviso è uno dei pochi cantanti che hanno una forza emotiva e comunicativa non indifferente, che riescono a farti estraniare da tutto e da tutti una volta immersi nei suoi strimpelli e nella sua voce a volte anche stonata, ma così profonda e ammaliante. Uno di quei pochi cantanti che riesce a farti sorridere con una canzone, emozionare con un’altra, piangere con un’altra ancora. Uno di quei pochi cantanti che può vantare una carriera quarantennale, fatta di alti e bassi si (e come sarebbe impossibile una cosa del genere?), ma sempre dettata dalla passione e dall’amore per l’arte forse più universale: la musica. Solo che in questo caso si parla di musica con la M maiuscola.ì, intensa, profonda, indimenticabile…

Biografia tratta da www.ondarock.it

Bob Dylan è una delle figure più importanti e controverse della musica americana. Nella sua vita e’ stato tante cose: protestatario, ebreo, cristiano, folk-singer, cantante rock, country, blues, gitano e predicatore, innovatore e reazionario, tossicodipendente e vegetariano, padre e marito, acustico ed elettrico, commerciale ed elitario. Ma in quasi quaranta anni di attività artistica, ha saputo conquistare i livelli più elevati del tempio della musica. Come e’ stato detto: "Se fra cento anni qualcuno cantera’ una canzone di questo secolo, sara’ una canzone di Bob Dylan".

Gli anni 60


Bob Dylan nasce come Robert Allen Zimmerman, a Duluth, una piccola cittadina del Minnesota, quasi al confine con il Canada, il 24 Maggio 1941. Dopo pochi anni la sua famiglia si trasferisce nella vicina Hibbing, un centro minerario. Qui, decide di imparare a suonare il pianoforte e fonda il suo primo gruppo rock: I Golden Chords. Buddy Holly, Elvis Presley, Gene Vincent sono i suoi preferiti, gli stessi di alcune migliaia di giovani come lui.

Nel 1960 Dylan arriva a New York, per andare a trovare il suo idolo Woody Guthrie, agonizzante in un letto d’ospedale e soprattutto per cercare la strada del successo. Riesce a inserirsi in una cerchia di cantanti folk e inizia ad esibirsi nei locali del Greenwich Village. La voce di Dylan, aspra e tagliente, il suo stile rozzo ma efficace, colpiscono la critica.

E’ il folk, infatti, la forma musicale che il movimento giovanile ha scelto in quegli anni come bandiera. Il rock ‘n’ roll, era visto alla stregua di musica commerciale e senza alcun valore. La politica si fondeva con il folk attraverso quelle canzoni dette "di protesta", che proprio Dylan era destinato a far conoscere al mondo intero. In quei mesi, Dylan canta soprattutto composizioni di Woody Guthrie o comunque nel suo stile, e incide il primo LP per la Columbia, Bob Dylan (1962), che passa però quasi inosservato. Il suo secondo album, The Freewheelin’ Bob Dylan, invece, spopola con un brano memorabile come "Blowin’ in the wind", inno di pace per antonomasia, che lancera’ Dylan nell’olimpo dei folk singer, con Pete Seeger, Joan Baez & C.. In questo periodo Dylan incide alcuni dei suoi classici: "A Hard rain’s a-gonna fall", "Masters of war", "Don’t think twice, it’s all right". La consacrazione avviene a Newport, nel 1963, dove Dylan verra’ eletto praticamente come il Re del Folk.

La sua vita privata è segnata da un amore intenso e sofferto con Suze Rotolo (la ragazza che lo abbraccia sulla copertina di "Freewheelin’"), che però si conclude male. Seguono anni e album di grande successo: "The times are a-changin’" e’ la conferma di Dylan come cantore della protesta. Le sue sono canzoni contro la guerra, contro le ingiustizie sociali, contro i vecchi borghesi bigotti.

Ma anche Dylan sta cambiando. Crescendo si fa piu’ introspettivo. I suoi testi iniziano a parlare dell’aspetto interiore dell’uomo, oltre che del suo impegno sociale. In Another side of Bob Dylan non c’e’ piu’ traccia dell’impegno sociale degli album precedenti.

Dylan si guarda dentro e scopre cose nuove. Incontra i poeti della "beat generation", come Ginsberg e Ferlinghetti, che lo aiutano nella sua maturazione artistica. E le sue liriche ne risentono profondamente. L’anno successivo esce il nuovo disco Bringing It All Back Home, che sancisce un ritorno al rock ‘n’ roll. Canzoni come "Maggie’s Farm", "Subterranean Homesick Blues", "It’s all over now baby blue" sono una felice fusione di ritmi rock ‘n’ roll e testi "impegnati" nello stile del folk. Una miscela che toccherà i vertici delle classifiche nell’interpretazione che i Byrds daranno di "Mr. Tambourine Man", e verra’ chiamata semplicemente "folk-rock".

Dopo un tour trionfale in Inghilterra, rigorosamente acustico, Dylan torna negli Usa e si esibisce al Newport Folk Festival, tempio della musica folk, imbracciando una chitarra elettrica, accompagnato da un gruppo rock. "Non lavorero’ piu’ nella fattoria di Maggie…" urla a un pubblico allibito, che però lo fischia, reclamando il "vecchio Bob" e la chitarra acustica.

Ma ormai Dylan sta cambiando di nuovo. E inizia così una nuova tournée in giro per il mondo che culmina con gli show alla Royal Albert Hall nel maggio del 1966. Concerti che suscitano entusiasmo nella prima parte, con Dylan solo sul palco, ma anche grida e fischi nella seconda, in cui il cantautore si fa accompagnare dal suo gruppo. Nel frattempo escono due album fondamentali: nel ’65, Highway ’61 Revisited, con brani memorabili come "Like a rolling stone" e "Desolation row", e, l’anno successivo, il doppio Blonde On Blonde, uno dei suoi capolavori, con gemme come "Just like a woman", "Visions of Johanna", "I want you" e molte altre.

Al ritorno dall’Inghilterra, il cantautore americano e’ all’apice della popolarità. Eppure qualcosa comincia a incrinarsi. Dylan comincia a immedesimarsi nella figura di poeta maledetto dei tempi moderni, destinato come da copione a morire giovane, quando avviene quello che paradossalmente potrebbe avergli salvato la vita. Una mattina di luglio Dylan cade dalla moto e viene ricoverato in ospedale. Per piu’ di un anno, nel quale viene dato per morto, o impazzito, orrendamente mutilato, Dylan non si fa vedere in giro. Scopre cosi’ la famiglia (si era sposato in gran segreto nel 1965), si rinchiude con i suoi amici della Band, in una cantina e registra decine e decine di canzoni, di cui solo poche vedranno la luce, nel 1975, nel doppio The Basement Tapes.

Nel 1968, pubblica John Wesley Harding, un disco di canzoni-parabola, con molti riferimenti alla Bibbia, musicalmente molto semplice, un basso acustico, una batteria la sua chitarra, proprio nell’anno della nascita della psichedelia, e del nuovo rock che lui stesso aveva contribuito a creare. L’album fra l’altro, contiene la famosissima "All Along The Watchtower". L’anno seguente, Dylan collabora con Johnny Cash, il cantante country, accusato di appartenere a quella destra bigotta, che spesso Dylan aveva combattuto nelle sue canzoni. Subito dopo esce Nashville Skyline, un disco in tutto e per tutto country.

Dylan si sta "borghesizzando": un onesto padre di famiglia, amante dei dolci fatti in casa e della vita tranquilla. L’eroe visionario che solo un paio di anni prima calcava le scene con i capelli lunghi e spettinati, e le sue "poesie della mente", era morto per sempre. Ma intanto il suo nuovo album e omonimo singolo Lay Lady Lay spopola, diventando tra i più venduti di sempre.



Gli anni 70

Il primo disco degli anni settanta e’ probabilmente uno dei piu’ controversi della discografia dylaniana: Selfportrait. Una raccolta di brani originali, di tradizionali come "Blue Moon" o "Let It Be Me" assolutamente non-Dylaniani, di alcune vere perle come "Copper Kettle". Dylan dapprima si giustifichera’, difendendo il suo disco, poi dichiarerà di aver fatto di proposito un disco orribile. Spaventato dalle critiche, il cantautore americano si affretta a far uscire a soli 4 mesi di distanza New Morning, che viene salutato come il suo migliore album da anni.

Nel 1971, Dylan appare al concerto organizzato dall’amico George Harrison in aiuto dei popoli del Bangladesh. Quindi, compone la colonna sonora per il film Pat Garrett & Billy The Kid, con la struggente "Knocking On Heaven’s Door". Nello stesso anno vengono pubblicati una raccolta di testi delle sue canzoni, e quello che e’ a tutt’oggi l’unico libro scritto da Dylan: "Tarantula". Scritto verso la meta’ degli anni Sessanta e circolato per anni nel mercato clandestino, e’ un testo di difficile lettura, nello stile "visionario" di quegli anni, e lo stesso Dylan è poco convinto della sua pubblicazione.

Il disco che esce nel gennaio del 1974 Planet Waves e’ il migliore dai tempi di John Wesley Harding. Successivamente, arriva una nuova tournée americana, la prima dopo otto anni di assenza dalle scene. Al ritorno dai concerti, però, l’aspettano pero’ i problemi con Sara, la moglie e madre dei suoi cinque figli. Da questa situazione difficile nasce quello che probabilmente e’ il disco piu’ profondo di Dylan: Blood on the Tracks .

Eccitato da questa "seconda giovinezza" artistica, torna in studio e incide l’album di maggior successo della sua carriera: Desire, che ritrova anche a tratti, la vena protestataria degli esordi grazie al singolo "Hurricane", dedicato al pugile nero Rubin Carter, detenuto in carcere per un omicidio non commesso. Il rinnovato successo spinge Dylan a fare una cosa che meditava sin dai tempi del tour del ’66: mette in piedi una specie di carrozzone, chiamando a se’ molti suoi amici musicisti, come Joan Baez, Joni Mitchell, Mick Ronson, Roger McGuinn, e parte per gli States, in una tournée fatta di concerti a sorpresa, senza battage pubblicitario, in piccole sale di provincia. Il tour si intitolerà "Rolling Thunder Review". Ma, ancora una volta, al suo ritorno a casa, il cantautore deve affrontare nuovi problemi familiari: la moglie Sara scopre il suo ennesimo tradimento e chiede il divorzio che avviene l’anno dopo.

Sempre più scosso dai tumulti della sua vita privata, Dylan passa tutto il 1977 a montare il suo film, girato durante il tour del ’75. Inframmezza scene di recitazione, spesso improvvisate, con canzoni dal vivo. Il risultato e’ un film, per lo piu’ incomprensibile, di 4 ore di durata: "Renaldo e Clara". La critica questa volta e’ feroce. E nel mirino finisce anche il nuovo disco, Street Legal.

Alla fine del 1978, Dylan sta malissimo. Non e’ un problema fisico: qualcosa deve cambiare a livello interiore. Dopo essere stato ebreo per tutta la vita, cerca nella religione un "riparo dalla tempesta": si converte al Cristianesimo. L’anno successivo pubblica Slow Train Coming, il piu’ intransigente dei suoi album "religiosi". Ma è soprattutto Gotta Serve Somebody, prodotto dall’emergente Mark Knopfler, a rivelarsi un buon successo commerciale, ottenendo anche un Grammy.



Gli anni 80

Nel triennio ’79-’81 Dylan canta quasi esclusivamente Cristo e la salvezza divina. Nascono così album come Saved, intriso di gospel rock, e Shot of love, con l’ottima "Every grain of sand" in chiusura. A chi lo accusa di un eccesso di religiosità, Dylan ribatte: "Quando faccio qualcosa, mi ci calo fino in fondo". Ma nel 1983, Infidels segna un altro cambio di rotta. E una della canzoni del disco, "Neighborhood Bully" è chiaramente dedicata a Israele. Il sospetto di un ritorno alla religione ebraica viene alimentato dallo stesso Dylan, che dichiara: "Questi anni sono stati una grande esperienza. Ma ormai è un periodo concluso. Del resto anche Gesu’, aveva predicato per tre anni…".

Ma è una fase buia della carriera dell’ex-menestrello del Greenwich Village. Real Live è un disco mediocre, così come Empire Burlesque e Knocked Out Loaded. Intanto, Dylan partecipa al progetto Usa for Africa e al concerto-evento Live Aid, lanciando l’idea per il Farm Aid in aiuto dei contadini americani. Proprio in occasione del Farm Aid, Dylan decide di farsi accompagnare da Tom Petty & the Heartbreakers, con cui inizia una proficua collaborazione. La sua carriera cinematografica, avviata con un cammeo in "Pat Garrett & Billy The Kid", lo vede ora protagonista in una nuova pellicola, "Hearts Of Fire", che la critica però stronca senza pietà, definendola "il peggior film rock di sempre".

Dopo un breve tour insieme ai Grateful Dead, Dylan torna in studio per incidere Down In The Groove, altro disco destinato a non lasciare il segno, e per lavorare, insieme agli amici George Harrison, Tom Petty, Jeff Lynn, Roy Orbison, al progetto Travelling Wilburys, che frutta un omonimo album di successo.

Nell’ultimo anno della decade, Dylan sembra aver ritrovato la sua ispirazione, come conferma la pubblicazione di Oh Mercy, album prodotto da Mark Lanois, che si rivela come uno dei migliori lavori in studio dai tempi di Blood on the tracks.

 


Gli anni 90

"Se verrai a cercarmi quando avro’ 90 anni, probabilmente mi troverai su di un palco da qualche parte…", cosi’ Dylan diceva ad un giornalista qualche anno fa. Gli anni Novanta hanno significato soprattutto concerti per Bob Dylan. Il tour che era iniziato nel 1988, continua ancora oggi: il Never Ending Tour, il tour senza fine appunto.

All’inizio della decade, comunque, Dylan torna in studio per registrare Under The Red Sky. Ma non sarà certo uno dei suoi dischi da ricordare. Sempre nel 1990, il cantautore di Duluth ottiene il Grammy alla carriera, e in piena crisi del Golfo, si presenta davanti a milioni di americani, cantando "Masters of War". In questa fase, Dylan rispolvera il suo spirito più "acustico", pubblicando due dischi di traditional come Good As I’ve Been To You e World Gone Wrong. Il suo tour infinito, intanto, prosegue e affronta anche le session acustiche di Mtv per la serie Unplugged.

In occasione dei 50 anni di Dylan, la Sony pubblica un cofanetto di tre cd, contenente solo brani inediti: The Bootleg Series vol. 1-3. Il 16 ottobre 1992 il gotha della musica gli rende omaggio con un concerto in suo onore. Esce, ed è un evento, il cd-rom multimediale Highway 61, che contiene tantissimo materiale, anche inedito, tra cui alcuni spezzoni di video e una discografia con gli album ufficiali e tutti i testi.

La morte di Jerry Garcia, il chitarrista-leader dei Grateful Dead, scuote Dylan, suo grande amico. "Un fratello maggiore", amava definirlo. E un omaggio a Garcia non manchera’ quasi mai nei suoi successivi concerti, che lo vedono per un certo tempo anche al fianco di Patti Smith. Poi all’improvviso si diffonde la notizia che Dylan e’ ricoverato, gravissimo, in ospedale. Una forma di istoplasmosi ha colpito il suo cuore.

Sono momenti realmente tragici. Inoltre, la proverbiale difesa della privacy di Dylan, non fa filtrare nessuna notizia. Dylan e’ costretto ad un lungo periodo di convalescenza a letto. Pian piano cominciano a circolare voci sulla sua possibile guarigione. Passano solo due mesi e Dylan torna già a suonare dal vivo. E sono show bellissimi, con Dylan che a volte sussurra le parole, dando una connotazione quasi intima alle sue interpretazioni. Un repertorio che il cantautore di Duluth decide di presentare anche davanti al Papa, in un mega-concerto a Bologna.

Poi quattro show in Inghilterra e soprattutto l’uscita dopo sette anni di un suo disco di nuove canzoni: Time Out Mind. Un album che si aggiudica tre Grammy e diventa disco di platino. Bob Dylan, che ha appena compiuto sessant’anni, ha effettuato di recente un lungo tour, che ha toccato anche l’Italia. Nel 2001, alla sua quinta decade di musica, ha pubblicato il suo nuovo album, Love and Theft, che possiede ancora molta energia e qualche sprazzo della vecchia classe, anche se, a chi oggi gli chiede che differenza ci sia tra le sue vecchie canzoni e quelle attuali, Dylan risponde con ironia: "Biologicamente parlando, sì, c’è qualche differenza".

Nel 2005 è uscito No Direction Home: The Soundtrack (The Bootleg Series Vol.7), colonna sonora dell’omonimo documentario su Dylan diretto da Martin Scorsese.


(tratto dalla biografia di Bob Dylan a cura di Anzio Jazz 2001)

 

DISCOGRAFIA

Bob Dylan (Columbia, 1962)
The Freewheelin’ Bob Dylan (Columbia, 1963)
The Times They Are A-Changin’ (Columbia, 1964)
Another Side of Bob Dylan (Columbia, 1964)
Bringing It All Back Home (Columbia, 1965)
Highway 61 Revisited
(Columbia, 1965)
Blonde On Blonde (Columbia, 1966)
John Wesley Harding (Columbia, 1967)
Nashville Skyline (Columbia, 1969)
Self Portrait (Columbia, 1970)
New Morning (Columbia, 1970)
Pat Garrett & Billy the Kid (soundtrack, Columbia, 1973)
Dylan (Columbia, 1973)
Planet Waves (Columbia, 1974)
Before the Flood (live, Columbia, 1974)
Blood On The Tracks (Columbia, 1975)
The Basement Tapes (Columbia, 1975)
Desire (Columbia, 1976)
Hard Rain (live, Columbia, 1976)
Street-Legal (Columbia, 1978)
Slow Train Coming (Columbia, 1979)
At Budokan (live, Columbia, 1979)
Saved (Columbia, 1980)
Shot of Love (Columbia, 1981)
Infidels (Columbia, 1983)
Real Live (Columbia, 1984)
Empire Burlesque (Columbia, 1985)
Knocked Out Loaded (Columbia, 1986)
Down in the Groove (Columbia, 1988)
Dylan & the Dead (live, Columbia, 1989)
Oh Mercy (Columbia, 1989)
Under the Red Sky (Columbia, 1990)
Good as I Been to You (Columbia, 1992)
World Gone Wrong (Columbia, 1993)
MTV Unplugged (Columbia, 1995)
Time Out of Mind (Columbia, 1997)
Love and Theft (Columbia, 2001)
No Direction Home: The Soundtrack
(Columbia, 2005)

Modern Times (Columbia, 2006)

 

Le mie canzoni preferite di questo cantautore rimarranno sempre Blowin’ in the wind, Just like a woman, Mr. Tambourine man, Hurricane e Mr Bojangles.

 

"Dylan non ha una voce.
Dylan semplicemente è una voce.
E raggiunge col suo canto latitudini omeriche."

(Francesco De Gregori)

 

"Bob Dylan influenced absolutely everything"

(Tom Petty)

 

Frank Sinatra

Frank Sinatra, the voice. Frank Sinatra un cantante. Frank Sinatra un attore. Frank Sinatra un artista a tutto tondo, universale, eclettico, indimenticabile. Una delle voci che più ti rimangono impresse per la sua forza e il suo timbro. Chi non ha mai sentito una delle sue più o meno splendide canzoni? Chi non l’ha mai visto recitare con quei due occhi di ghiaccio e  l’espressione da duro su un viso così dolce? Chi non l’ha ammirato per almeno una delle innumerevoli cose in campo cinematografico o musicale che ci ha donato nel corso della sua longeva e stupenda carriera?

Io personalmente sin da ragazzina ho letteralmente adorato la sua carriera musicale più che quella cinematografica, appassionata come sono del jazz e dello swing (tra le tante cose). Chiamatemi vecchia, chiamatemi rammollita, chiamatemi come volete ma io amo Frank Sinatra!!!

 


Cenni biografici e curiosità tratte da Wikipedia

Frank Sinatra, nome d’arte di Francis Albert Sinatra (Hoboken, New Jersey, 12 dicembre 1915Los Angeles, California, 14 maggio 1998) è stato un notissimo cantante ed attore statunitense. Considerato uno dei più grandi interpreti di tutti i tempi, era noto con il soprannome di The Voice: semplicemente, "la Voce". Dai primi anni ‘40 e fino al 1995 è stato il personaggio più importante e carismatico dell’ Entertainment americano e mondiale. E proprio una speciale classifica, stilata nel 2000 – due anni dopo la sua morte – lo ha posto al primo posto fra le personalità dello spettacolo del XX secolo, imponendolo come il cantante più celebre di tutti i tempi. La sua carriera ha spaziato per quasi 70 anni, dai primi anni ‘ 30 al 1995.

  • Nel corso della sua lunghissima carriera, Frank Sinatra incise all’incirca 2200 canzoni, vendendo, secondo stime ufficiose, circa 600 milioni di dischi in tutto il mondo. Stranamente, però, arrivò al primo posto nella classifica dei singoli pochissime volte: nel 1965 con Somethin’ Stupid, cantata in coppia con la figlia Nancy, nel 1966 con Strangers in the night, nel 1969 con My Way. I veri grandi successi di Sinatra sono stati i suoi concept-album fin dagli anni ’50.
  • In Italia, Sinatra è entrato in classifica con oltre ottanta canzoni diverse: la prima volta nel 1936 con I’m an old cowhand (from Rio Grande), e l’ultima volta nel 1999 con All the way duettata con Celine Dion.
  • Sinatra ha sempre negato di aver avuto a che fare con la mafia italo-americana, ma si dice che il personaggio di Johnny Fontane in Il padrino sia ispirato proprio a lui e ai suoi contatti con la mafia.
  • Nel 1962 la Perugina scritturò Sinatra per tredici spot pubblicitari (con altrettante canzoni) da mandare in onda su Carosello. Gli spot furono girati a Roma in una vera sala d’incisione, quella della RCA, che era all’epoca la più grande e la meglio attrezzata, e Sinatra fu pagato ben 150 mila dollari, ma si rifiutò di pronunciare lo slogan «ovunque c’è amore c’è un Bacio Perugina», per cui dovette essere doppiato. Sinatra inoltre contestò la presentatrice scelta dalla produzione, che dovette ripiegare su Scilla Gabel, i cui interventi furono girati in seguito e montati all’inizio e alla fine dei brani musicali.
  • Nel 1963 Frank Jr. fu vittima di un sequestro-lampo: rapito l’8 dicembre, fu rilasciato due giorni dopo dietro il pagamento di un riscatto di 240 mila dollari.
  • Nel 1992 Sinatra insultò pubblicamente la cantante Sinead O’Connor, che durante un esibizione aveva rifiutato di cantare l’inno americano, e colpevole di aver strappato in diretta una foto del papaThe Voice dichiarò che l’avrebbe volentieri "presa a calci nel culo". nel corso di un concerto.
  • Gli ultimi concerti di Sinatra in Italia si tennero, con la collaborazione di Steve Lawrence e Eydie Gormè, tra il 21 e il 26 settembre del 1991, durante il Diamond Jubiliee Tour. Il 21 si esibì al Filaforum di Assago, vicino Milano, il 24 al palaghiaccio di Marino, Roma, e il 26 si concluse con una trionfale standing-ovation al termine del concerto al Teatro Grande di Pompei, nei pressi di Napoli.


BIOGRAFIA

Figlio di genitori italiani, un pompiere siciliano e un’ostetrica ligure, inizia a lavorare giovanissimo per un giornale, come strillone. Ancora adolescente la sua passione è però già la musica e con alcuni coetanei forma un gruppo musicale, "I 4 di Hoboken". Ma è come solista che partecipa, a 20 anni, ad una trasmissione per dilettanti, vincendola. E’ l’inizio della sua brillantissima carriera.Viene invitato ad alcune trasmissioni radiofoniche e si esibisce in piccoli night. Da quando poi Tommy Dorsey lo assume come vocalist nella propria orchestra, la sua strada è solo in discesa.

Con la sua voce gli USA attraversano e vincono la guerra e diventa "The Voice", il cantante per eccellenza. Il pubblico femminile impazzisce per lui e per quel suo tono di voce caldo, pastoso e seducente ma soprattutto per gli irresistibili occhi blu. ln breve è conteso da cinema,radio,discografici e night. Tutta la sua carriera è trascorsa all’ombra del dubbio che fosse un mafioso e come tale, appoggiato dall’Onorata Società fin dagli anni della gavetta. Di certo il divo ha avuto negli anni amici poco raccomandabili, malviventi, gestori di casinò molto chiacchierati, gente dal burrascoso passato e dal misterioso presente. Nulla è mai stato provato, anche se una sua vecchia amica senza peli sulla lingua, Shirley Mac Laine, nella sua autobiografia, parlando di lui, conferma tutto. Ed è leggenda popolare che fosse stato il tramite per agganciare John e Robert Kennedy, politici potenti e pericolosi presentando loro Marilyn Monroe. Sinatra fu poco fortunato in amore, dato che ebbe 4 mogli e molti flirt: Lauren Bacall, Juliette Powse, Angie Dickinson, Marilyn Monroe, Victoria Principal e persino, si dice, Grace Kelly e Nancy Reagan.

La donna della sua vita sembra essere Nancy Barbato con la quale è stato sposato dal 1939 al 1951 e che Frank lascia nel 1948 per amore di Ava Gardner.Un matrimonio disgraziato quello con l’attrice, durato dal 1951 al 1957. Nato all’insegna del glamour, tra due insicuri di fama si rivela un rapporto burrascoso e infelice, tanto che passeranno 10 anni prima che il divo si risposi con la allora quasi adolescente Mia Farrow. Un altro errore, durato dal 1966 al 1968, partito da premesse sbagliate: la moglie-bambina non aspirava alle gioie domestiche, ma alle luci della ribalta. Sinatra troverà la donna giusta nel 1976. Si tratta di Barbara Blakely Marx una donna matura,volitiva e saggia, come ormai maturo e saggio e diventato lui.Di tutti questi rapporti l’unico che ha dato frutti è stato quello con Nancy Barbato, dalla quale l’attore ha avuto 3 figli: .Nancy, Frank jr. e Tina.

Mingherlino con quella faccia buffa e un po’ disarmante, nel cinema sembrava irrimediabilmente destinato ai ruoli di spalla. E infatti, nei primi passi nel cinema, nel dopoguerra, è stato spesso il "secondo"del più muscoloso (e all’apparenza fascinoso) Gene Kelly in pellicole come "Due marinai e una ragazza" di Sidney, "Facciamo il tifo insieme" di Berkeley , "Un giorno a New York" di Donen. Kelly si scatena nelle sue rivoluzioni e conquista l’eroina del film, mentre a Sinatra di solito tocca la commediante, la ragazza matta che a forza di strattoni e gag riesce a scuoterlo dalla sua timidezza. E dire che a metà degli anni ’40 Frank Sinatra, è già la Voce che fa letteralmente impazzire le fan di tutta America. Eppure, per sfondare come protagonista, deve passare dalla porta laterale del "supporting actor" e per di più con un ruolo che non concede nulla al carisma canoro. Nel 1953 si batte per il ruolo di Angelo Maggio in "Da qui all’eternità" di Zinneman.

Mossa molto intelligente e,in base alla regola hollywoodiana non scritta per cui l’attore comico che passa al drammatico vince l’Oscar, vince la statuetta come miglior attore non protagonista, aggiudicandosi uno dei sei Oscar vinti dal film. Ma l’intelligenza è una dote che non ha mai fatto difetto a Sinatra che si è sempre gestito, in campo musicale, finanziario e cinematografico, con abilità. La sua carriera nel cinema è un esercizio di calibratura. Frank Sinatra non strafà mai.

Mai sopra le righe nelle parti drammatiche che si ripetono nel corso degli anni ’50. Le sue canzoni (molte da Oscar)cominciano a essere disseminate con misura in commedie come "Il jolly è impazzito", in commedie acide come "Un uomo da vendere", in commedie disinvolte come" Pal Joey" e "Il fidanzato di tutte". Frank Sinatra è confidenziale ormai anche sullo schermo (come nelle canzoni), circondato da donne bellissime e dal clan di ferro con il quale collabora per anni, in affari e nei film.

Con Dean Martin, Peter Lawford, Sammy Davis, Joey Bishop e Shirley Mac Laine trova anche sullo schermo un’immagine ideale: rilassata, irridente, impenitente, da scherzo in famiglia. Un’immagine perfetta come in "Tre contro tutti", "I quattro del Texas" o "I quattro di Chicago". Non sono un granchè come film, ma almeno uno di questi ci consegna l’essenza dell’attore Frank Sinatra: il capobanda. E’ nella parte di Ocean in "Colpo grosso", il film dove tutti i divi del clan misero in scena una fantastica rapina al loro casinò di Las Vegas, che nel 1960 sigla l’età d’oro di un’epoca e un’immagine di irresistibile mascalzone.

Biografia a cura di Francesco Gregorio

DISCOGRAFIA

Romance -(2002) ( Reprise -2 CD)

The Best of Frank Sinatra ( Reprise 2000 )

Frankie (1955) (Columbia )
The Voice (1955) (Columbia )
Frank Sinatra Conducts the Music of Alec Wilder (1956) (Columbia )
That Old Feeling (1956) (Columbia )
Adventures of the Heart (1957) (Columbia )
Christmas Dreaming (1957)(Columbia )
The Frank Sinatra Story (1958) (Columbia )
Put Your Dreams Away (1958) (Columbia )
Love is a Kick (1958) (Columbia )

Live in Australia con Red Norvo Quintet (1959) ( Blue Note Records )

The Broadway Kick (1959) (Columbia )
Come Back to Sorrento (1959) (Columbia )
Greatest Hits/The Early Years (1965) (Columbia )
Get Happy (1966) (Columbia )
I’ve Got a Crush on You (1966) (Columbia )
Christmas with Sinatra (1966) (Columbia )
The Essential Sinatra (1966) (Columbia)
Greatest Hits/The Early Years, Volume 2 (1967) (Columbia )
The Essential Frank Sinatra, Volume 1 (1967) (Columbia )
The Essential Frank Sinatra, Volume 2 (1967) (Columbia )
The Essential Frank Sinatra, Volume 3 (1967) (Columbia)
Frank Sinatra in Hollywood 1943-1949 (1968) (Columbia)
Swing and Dance with Frank Sinatra (CK 64852) (1996)
Songs for Young Lovers (1954) (Capitol )
Swing Easy (1954) (collection of singles) (Capitol )
Frank Sinatra Conducts Tone Poems of Color (1956) (LP: Capitol )
High Society (1956) (LP: Capitol)
In the Wee Small Hours (1955) (Capitol )
Songs for Swingin’ Lovers (1956) (arr. Nelson Riddle) (Capitol )
This is Sinatra (1956) (LP: Capitol )
A Jolly Christmas (1957) (Capitol )
A Swingin’ Affair (1957) (arr. Nelson Riddle) (Capitol )
Close to You (1957) (Capitol )
Pal Joey (1957) (LP: Capitol )
Where Are You? (1957) (Capitol )
Come Fly With Me (1958) (arr. Billy May) (Capitol )
Only the Lonely (1958) (Capitol )
This is Sinatra, Vol. 2 (1958) (LP: Capitol)
Come Dance With Me (1959) (arr. Billy May) (Capitol )
Look to Your Heart (1959) (Capitol )
Nice ‘n’ Easy (1960) (Capitol )
No One Cares (1959) (Capitol )
Can-Can (1960) (LP: Capitol )
Sinatra’s Swingin’ Session (1960) (Capitol )
All the Way (1961) (Capitol )
Come Swing With Me (1961) (arr. Billy May) (Capitol )
Point of No Return (1962) (Capitol)
Sinatra Sings of Love and Things (1962) (Capitol )
Frank Sinatra Sings Rodgers and Hart (1963) (LP: Capitol )
Tell Her You Love Her (1963) (LP: Capitol )
The Selected Johnny Mercer (1963) (LP: Capitol )
The Great Hits of Frank Sinatra (1964) (LP: Capitol )
The Selected Cole Porter (1965) (LP: Capitol DW/W )
Forever Frank (1966) (LP: Capitol )
The Movie Songs (1967) (LP: Capitol )
Duets (1993)
Ring-a-Ding-Ding (1961) (Reprise )
Sinatra Swings (1961) (Reprise )
I Remember Tommy (1961) (Reprise)
Sinatra and Strings (1962) (Reprise )
Sinatra and Swingin’ Brass (1962) (Reprise )
All Alone (1962) (Reprise )
The Concert Sinatra (1963) (Reprise )
Sinatra – Basie (1963) (Reprise )
Sinatra’s Sinatra (1963) (Reprise )
Days of Wine and Roses (1964)
Sinatra – Basie: It Might As Well Be Swing (1964) (Reprise 2)
Softly, As I Leave You (1964) (Reprise )
A Man and His Music (1965) (Reprise )
Moonlight Sinatra (1966) (Reprise)
My Kind of Broadway (1965) (Reprise )
Sinatra ’65 (1965) (Reprise )
September of My Years (1965) (Reprise )
Strangers in the Night (1966) (Reprise )
That’s Life (1965) (Reprise )
Sinatra – Basie: Sinatra at the Sands (1966) (arr. Quincy Jones) (Reprise )
Francis Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim (1967) (Reprise )
Frank & Nancy (1967) (Reprise)
The World We Knew (1967) (LP: Reprise)
Cycles (1968) (Reprise)
Francis A. & Edward K. (1968) (with Duke Ellington) (arr. Billy May) (LP reprise)
The Sinatra Family Wish You a Very Merry Christmas (1968) (LP: Reprise )
My Way (1969) (Reprise )
A Man Alone (1969) (Reprise )
Watertown (1970) (Reprise )
Sinatra & Company (1971) (Reprise)
Ol’ Blue Eyes is Back (1973)
Some Nice Things I’ve Missed (1974)
The Main Event/Live from Madison Square Gardens (1974)
Trilogy (1980)
She Shot Me Down (1981)
The Reprise Collection (4 CD set) (1992)
Sinatra and Sextet: Live in Paris (1962 recording) (1994)

L.A. Is My Lady (1984) (arr. Quincy Jones)

Frank Sinatra – The Voice: The Columbia Years, 1943-1952 (1986)

 


 

FILMOGRAFIA

 

1942 Ship Ahoy

1943 Higher and higher
1943 Nuvole paseggere – Till the clouds roll
1944 Hotel Mocambo – Step lively
1945 All star bond rally
1945 Due marinai e una ragazza – Anchors aweigh
1947 Accadde a Brooklyn – It happened in Brooklyn
1948 It’s only money
1948 Il miracolo delle campane – The miracle of the bells
1948 Il bacio del bandito – The kissing bandit
1949 Facciamo il tifo insieme – Take me out the ball game
1949 Un giorno a New York – On the town
1951 Quei dannati quattrini – Double dynamite
1952 Lasciami sognare – Meet Danny Wilson
1953 Da qui all’eternità – From here to eternity
1954 Gangsters in agguato – Suddenly
1954 Tu sei nel mio destino – Young at heart
1955 Il fidanzato di tutte – The tender trap
1956 Johnny Concho – Johnny Concho
1956 Alta società – High society.(special) + ( video )
1956 L’uomo dal braccio d’oro – The man with the golden arms
1957 Pal Joey – Pal Joey
1957 Il jolly è impazzito – The joker is wild
1957 Orgoglio e passione – The pride and the passion
1958 Cenere sotto il sole. Attacco in Normandia – Kings go forth
1958 Qualcuno verrà – Some came running
1959 Un uomo da vendere – A hole in the head
1960 Can Can – Can Can
1960 Sacro e profano – Never so few
1960 Colpo grosso – Ocean’s eleven
1961 Il diavolo alle quattro – The Devil at 4 o’clock
1962 Tre contro tutti – Sergeants Three
1962 Va’ e uccidi – The manchurian candidate
1963 Alle donne ci penso io – Come blow your horn
1963 I quattro del Texas – Four for Texas
1964 I quattro di Chicago – Robin and the seven hoods
1965 La tua pelle o la mia – None but the brave
1965 Patto a tre – Marriage on the rocks
1965 Il colonnello Von Ryan – Von Ryan’s express
1966 Combattenti della notte – Cast a giant shadow
1966 U 112. Assalto al Queen Mary – Assault on the Queen
1967 L’investigatore – Tony Rome
1967 Colpo su colpo – The naked runner
1968 La signora nel cemento – Lady in cement
1968 Inchiesta pericolosa – The detective
1970 Dingus: quello sporco individuo – Dirty Dingus Magee
1974 C’era una volta Hollywood – That’s entertainment
1977 Contract on Cherry Street
1980 The faboulous forties. Sentimental Journey
1980 Delitti inutili – The first deadly sin
1983 Hollywood Graffiti – Hollywood out takes and rare footage

1984 La corsa piu’ pazza d’america 2
1990 Le molte vite di Quincy Jones – Listen up: the lives of Quincy Jones
1991 Cole Porter.
You’re the top: the Cole Porter story
1991 Carnegie Hall at 100: 1891-1991 "A palce of dream"

 

Le cose da dire su questo meraviglioso artista sarebbero di gran lunga eccessive per un solo post, tra canzoni strepitose, musical e film vari la sua carriera è davvero vasta ed immensa, quasi mai toccata da nessun altro artista vivente. Tra le mie canzoni preferite rimarranno sempre: Chicago, For once in my life, Moon river, My way, New York New York, Night and day, Summer wind, You are the sunshine of my life, All or nothing at all. Ma a dire il vero è difficilissimo che ci sia una sua canzone, esibizione o quant’altro che non sia di mio gradimento. Grande Sinatra!!!

Per ulteriori informazioni, molto più precise e più dettagliate su questo artista vi consiglio di visitare il sito www.thevoice.it

 

 

 

 

 

The Rocky Horror Picture Show

REGIA: Jim Sharman

CAST: Susan Sarandon, Tim Curry, Barry Bostwick, Richard O’Brien, Meat Loaf, Little Nell
ANNO: 1975

TRAMA:

Janet e Brad, una coppia di fidanzati pudichi e illibati, a causa della rottura improvvisa della loro auto sotto una pioggia incessante, sono costretti a chiedere aiuto agli abitanti di un castello a dir poco inquietante.  Di certo non si sarebbero mai aspettati quello che poi questo castello rivelerà contenere e celare, e cioè la convention dei trans-vestiti di Transilvania guidati dallo scienziato Frank-N-Furter che darà vita all’amante perfetto, Rocky.



ANALISI PERSONALE

Questo musical è tratto dallo spettacolo teatrale The Rocky Horror Show, di Richard O’Brien che recita anche nel film nel ruolo del servitore Riff Raff.
Anche in questo caso, sono arrivata a visionare questo stupendo musical troppo tardi. Ma, come si dice, meglio tardi che mai! Se qualcuno di voi non l’ha ancora visto, che faccia come me, corra a procurarselo e se lo gusti tutto d’un fiato! Devo ammettere che non sono una grande patita di musical, ma questo (e pochi altri), è riuscita davvero ad appassionarmi, divertirmi, entusiasmarmi, emozionarmi, e chi più ne ha più ne metta!
Innanzitutto consiglio a tutti di vederlo in lingua originale, al massimo coi sottotitoli (anche se credo che non esista una versione doppiata, ma non ne sono sicura), perché ci sono un sacco di battutine e doppi sensi che con un doppiaggio italiano andrebbero sicuramente perduti!



Il film inoltre è pregno di riferimenti culturali, vedi il David di Michelangelo che compare spesse volte ma col fallo leggermente ingrandito o il salvagente del Titanic. Ma il film è pieno di queste chicche e piccole cose che lo rendono un cult senza tempo, bellissimo e intramontabile.

Indimenticabili rimangono le figure dei protagonisti, primo tra tutti lo strabiliante Tim Curry (che purtroppo non ha avuto la fortuna che meritava a mio avviso), nel ruolo del protagonista Frank-N-Furter, con una mise a dir poco ridicola tutta bustini e calze a rete e quel trucco così marcato che risalta quell’espressione così forte e penetrante che ti rimane impressa anche alla fine del film. Frank-N-Furter è una figura simbolica che racchiude l’incitamento ad essere se stessi sempre e comunque e a seguire le proprie pulsioni, siano esse sessuali o meno, senza distinzioni di sorta tra l’omosessualità, la bisessualità o altre etichette del genere. Ho ancora nelle orecchie il suo grido:

Don’t dream it, bei t!!

Ma attorno a lui una schiera di personaggi e macchiette, etero, bisex, omosessuali, transessuali e chi più ne ha più ne metta, che contribuisono a creare quell’ambiente goliardico e grottesco che contrassegna questo stipendo musical, come ad esempio il fedele servitore Riff Raff così spettrale e quasi pauroso, la domestica Magenta e lo stesso Rocky che sembra così fuori dal mondo e inconsapevole di quello che gli sta accadendo. Tutti ben delineati e soprattutto ben recitati con quel briciolo di pazzia che era necessaria dato l’argomento calato così fantasiosamente in un castello gotico e quasi spettrale. Anche i due “eroi” protagonisti non sono da meno, i due fidanzatini casti e pudichi resi perfettamente da Susan Sarandon (giovanissima e bellissima) e da Barry Bostwick (così serioso e dall’aspetto secchione contrassegnato da quegli occhialetti), che vengono iniziati alle gioie del sesso da un diabolico quanto divertentissimo Tim Curry.



Parlare della colonna sonora elogiandone i contenuti sarebbe alquanto scontato, dato che si parla di un musical e dato che si parla di uno dei miei musical preferiti. Ogni singola canzone, ogni singolo pezzo è entrato nel mio repertorio musicale preferito, come ad esempio la sigla finale che scorre insieme ai titoli di coda sul labbrone rosso con sfondo nero, che è ormai diventato un cult ed entrato nell’immaginario collettivo, anche di chi non conosce o non ha visto questo meraviglioso film. L’ambientazione è a dir poco eclatante, tutto il film si svolge praticamente all’interno del castello, inquietante al punto giusto, ma al tempo stesso bellissimo e ricco di stanze a anfratti che vanno dal pauroso al divertente al tempo stesso.



Citare le scene migliori o più divertenti è cosa molto difficile, dato che non credo ci sia una scena che non valga la pena di essere vista e rivista, come ad esempio quella dello “svezzamento” dei due protagonisti da parte di Frank o quella della creazione dello stesso Rocky, o l’ultima scena finale con i due protagonisti smarriti nel fumo e Riff Raff e Magenta che tornano al loro pianeta dopo aver assassinato Frank. Eh già, perché alla fine si scopre anche che Frank era un alieno del pianeta Transexual della galassia Transilvania, atterrato sulla terra coi suoi due servi che alla fine gli si ribellano per tornare felicemente a casa.



Come notate la normalità e la staticità è bandita da questo musical, regna incontrastata la pazzia, la gioia di vivere, l’eccentricità e soprattutto la libertà! The Rocky Horror Picture Show è un’esperienza sonora e visiva imperdibile.

Consigliato agli amanti del musical, sconsigliato ai bacchettoni! 😛

 "In soli sette giorni posso farti un uomo"


Regia: 8
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 9
Fotografia: 8
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 8,5 



 


CITAZIONE DEL GIORNO

Buongiorno… e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! (da "The Truman Show")


LOCANDINA