Shining

REGIA: Stanley Kubrick
CAST: Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers
ANNO: 1980

TRAMA:
Jack Torrance con la sua famiglia si reca all’Overlock Hotel per farvi da guardiano durante i mesi invernali contrassegnati da forti nevicate che isolano l’albergo dal resto del mondo. Dopo un iniziale periodo di ambientazione il figlio Danny, dotato di poteri paranormali, avrà delle strane visioni e Jack perderà la testa e tenterà di ammazzare moglie e figlio.



ANALISI PERSONALE
Quando ho visto Shining la prima volta ero una bambina e ammetto che non ebbi il coraggio di vederlo interamente. Divenuta più adulta e quindi poco impressionabile ho avuto la forza di vederlo per intero e, per inciso, da sola di notte, cosa che di sicuro ha aiutato a suggestionarmi e a immedesimarmi completamente nella pellicola. Shining è un bellissimo film forte, duro, incisivo ed estremamente espressivo, ricco di messaggi sparsi qua e là e di impareggiabili chicche registiche e recitative.
Shining è uno di quei film cult che rimarrano sicuramente nella storia, non solo perchè appartengono alla produzione di un regista di per sè storico, ma perchè ha segnato un’epoca e un certo modo di fare cinema. La storia è molto interessante e si snoda in diversi filoni, dal paranormale, al trhiller, al drammatico all’orror. Il paranormale è ovviamente comunicato attraverso la figura del piccolo Danny che essendo fondamentalmente solo ha creato un amico immaginario, Tony che lo avverte dei pericoli imminenti. E’ praticamente tramite Danny, e i suoi viaggi in triciclo tra i corridoi dell’angustio albergo, che veniamo a conoscenza degli "orrori" quivi presenti. Danny possiede il dono della "luccicanza" (lo shining appunto), che lo accomuna al cuoco dell’albergo Mr. Halloran anch’egli dotato di poteri paranormali, col quale comunica telepaticamente. E’ sempre attraverso il bambino che ci si parano davanti agli occhi le scene più "terrificanti": come dimenticare le due gemelle che gli dicono che è destinato a "giocare" con loro per sempre? O la terribile scritta REDRUM (ricca di vari significati: se anagrammiamo il vocabolo viene fuori MURDER e ad esempio RE-DRUM vuol dire rimbombo), e numerose altre visioni più o meno reale, più o meno paranormali.
Ma forse il personaggio più terrificante di questo film è proprio Jack Torrance, con i suoi scatti d’ira, con la sua improvvisa "pazzia" che lo spinge a comportarsi in maniera a dir poco sconvolgente, che lo spinge a tentare di uccidere moglie e figlio perchè disturbano la sua vena creativa (Jack ha deciso volontariamente di isolarsi nell’albergo per terminare un suo romanzo). In realtà Wendy alla fine disperata fruga tra le pagine del romanzo di suo marito e fa una scoperta sconvolgente: i fogli sono strapieni di un’unica frase che si ripete all’infinito e cioè "Il mattino ha l’oro in bocca". Attraverso il personaggio di Jack Torrance veniamo a conoscenza di altri indizi fondamentali per la compresione della pellicola.


Wendy? Sono a casa amore. Su, vieni fuori, dove ti nascondi? Cappuccetto Rosso, Cappuccetto Rosso. Su, apri la porta. Su apri. Non hai sentito il mio toc – toc –toc? Allora vuoi che soffio, vuoi che faccio puff. Allora devo aprirla io la porta? Sono il lupo cattivo.


Ad esempio, si scopre che molti anni prima il custode Mr. Grady aveva assassinato moglie e figlie (le gemelle che appaiono nelle visioni di Danny) e poi si era suicidato. Forse Jack si identifica nel vecchio custode o forse è il vecchio custode che si è impossessato di lui in una sorta di transfert. Certo è che ad esempio anche Jack inizia ad avere delle strane visioni come quella della festa nel grande salone dove sono presenti numerose persone, tra cui il barista che gli versa educatamente da bere e l’altro barista che invece gli versa addosso un vassoio pieno di bevande. Jack è costretto ad andare in bagno per pulirsi e qui fa la "conoscenza" proprio di Mr. Grady che nega di essere il vecchio custode e che dice che il vero custode, il vero Mr. Grady è proprio lui. Ad avvalorare ulteriormente la tesi che ormai Grady e Torrance siano una cosa sola è l’ultimo fotogramma di questo spettacolare film che ci mostra una foto in bianco e nero con tutto il personale dell’albergo e con Jack Torrance al posto di Mr. Grady.
Tra le tante scene da ricordare, oltre quelle citate, non si può menzionare quella in cui Jack comincia a dare di matto minacciando Wendy, che alla fine riesce a svignarsela dandogli una botta in testa. Il suo tentativo di fuga è magistralmente reso e riesce a tenere col fiato sospeso fino alla fine del film, quando il piccolo Danny, aiutato da sua madre, riesce a scappare dalla finestra del bagno, nascondendosi prima nella neve e poi nel labirinto di erba nel quale viene rincorso dal padre ormai fuori di sè. Alla fine Danny riuscirà ad uscirne e a scappare con sua madre che viene in suo soccorso alla guida di un gatto delle nevi e Jack soccomberà ormai privo di forze abbandonato nel labirinto dove pian piano congelerà.
Shining è forse il migliore film d’orrore che io abbia mai visto, proprio perchè è il più inquietante, calustrofobico e pauroso che mi sia mai capitato sottomano e io non sono facilmente impressionabile. Il fatto che poi sia tratto da un romanzo di Stephen King, che sia diretto dal grandissimo Kubrick e interpretato dal geniale Nicholson contribuisce a farmi amare questa pellicola ancora di più. La colonna sonora riesce ad aumentare il livello di intensità insito nella pellicola e la fotografia e la regia sono a dir poco egregie. Nessun film d’orrore è mai riuscito e credo riuscirà a creare dentro di me una certa dose di ansia mista a pathos e suspance come è riuscito a fare Shining con le sue atmosfere cupe e tenebrose e con i suoi labirinti interni ed esterni e, soprattutto, mentali. Eh già, perchè oltre al labirinto esterno fatto di erba, lo stesso albergo è fitto di anfratti e corridoi che rendono il tutto clasustrofobico e a dir poco pauroso. Se poi ci aggiungiamo la magistrale intepretazione tra lo psicopatico e lo schizofrenico di Jack Nicholson ma anche del piccolo Danny Lloyd, allora stiamo proprio freschi. Se ci si lascia andare e si abbandonano i freni della mente questo film può veramente segnare e rimanere indelebilmente impresso per sempre. Una sola visione lascia già sconvolti e raramente si trova il coraggio di guardarlo ulteriormente.


Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti faro’ niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti faro’ niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi!


Regia: 9
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 9
Fotografia: 9
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 9



CITAZIONE DEL GIORNO

Sembri un buco di culo con la dentiera!! (da "Serpico")


LOCANDINA