Barry Lyndon

REGIA: Stanley Kubrick

CAST: Ryan O’Neal, Marisa Berenson, Patrick Magee, Gay Hamilton, Leon Vitali
ANNO: 1975

TRAMA:

E’ la storia di un uomo che si trasforma da timido ragazzino impacciato a uomo di mondo, furbo e malizioso. E’ la storia di un umile ragazzo che diviene nobile grazie alla sua abilità nel fomentare i rapporti umani, sposandosi con una nobildonna che ne subirà tutti gli atteggiamenti negativi. E’ la storia del declino repentino di questo stesso uomo, che per anni si era divertito sollazzandosi nei salotti inglesi settecenteschi, per poi tornare solo e perdente nell’Irlanda, paese natio.

 


ANALISI PERSONALE

Barry Lyndon è uno dei film storici più belli che io abbia mai visto, se non il migliore in assoluto. E’ tratto dal romanzo Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thakeray ed esprime in maniera egregia l’ampio spettro di esperienze che possono capitare nella vita di un uomo. Oltre ad una storia interessante e in certi punti intrigante, ci regala uno scorcio di storia davvero affascinante che è quella del 700 inglese che a volte fa sognare con i suoi palazzi reali e paesaggi incantevoli.

Il film è suddiviso in capitoli che suddividono la vita di Barry nelle sue fasi più importanti:

 

    PARTE I
      CON QUALI MEZZI REDMOND BARRY
ACQUISI' LO STILE E IL TITOLO
DI BARRY LYNDON
 

Il giovane Barry vive beatamente e ingenuamente con i suoi zii e ben presto si innamora della sua bela cugina Nora che lo inizia al mondo del sesso per poi abbandonarlo crudelmente in seguito alla proposta di matrimonio del Capitano Quin, uomo ricco e potente che assicurerebbe alla famiglia una certa stabilità economica. Ma Barry non si lascia scalzare in questa maniera e impossessato dalla gelosia per l’amata cugina sfida il capitano a duello, uccidendolo. Alla fine si vede costretto a riparare fuggendo a Dublino (cosa che non avrebbe mai voluto fare). In realtà l’incontro era combinato tra il terribile capitano Quin e la famiglia di Nora che non voleva di certo lasciarsi sfuggire la possibilità di un’indipendenza economica rilevante.

Il primo amore, quale cambiamento opera in un ragazzo, quale magnifico segreto porta con sé! La tenera passione sgorga istintivamente dal cuore di un uomo: egli ama, come un uccello canta, o come una rosa sboccia dalla natura.

Radmond allora fugge, verso un mondo sconosciuto, verso la libertà. Ma anche questa ben presto gli viene tolta, così come l’amore per sua cugina e il ragazzo viene costretto ad arruolarsi nell’esercito prussiano. Ed è proprio questa prima esperienza di vita vissuta che comincia a trasformarlo da ragazzino timido e impacciato a uomo vissuto. Comincia a fare conoscenze interessanti e diventa un giocatore di carte professionista, arrivando a riscuotere i debiti di gioco battendosi in duello con i debitori. In una di queste sue malsane partite di carte, fa la conoscenza di una bellissima nobildonna, Lady Lyndon. Tra i due sboccia subito un irrefrenabile passione che ben presto si trasforma in vero e proprio amore. Ed è così che si conclude la prima parte dell’avventurosa e strabiliante vita di Barry Lyndon.

La sua intenzione era di raggiungere l’Olanda, forse l’unico paese neutrale d’Europa a quell’epoca, e di lì trovare in qualche modo un passaggio per tornare in patria. Cavalcando verso la libertà nella divisa da ufficiale, Barry si sentì al livello che gli si addiceva, e decise fermamente di non decadere mai più dal rango di gentiluomo.

 

PARTE II
 CONTENENTE UN RESOCONTO
DELLE SVENTURE E DELLE CALAMITA'
CHE COLPIRONO BARRY LYNDON

 
Ben presto Lady Lyndon rimane vedova di un marito ormai vecchio e malfermo e può così coronare il suo sogno d’amore con Radmond. I due si sposano e non tarderanno ad avere un bambino, Brian. Ma Lady Lyndon ha già un figlio, il piccolo Lord Bullingdon che non vede affatto di buon occhio Barry Lyndon, né tantomeno l’unione di questi con sua madre. Al bambino non verrà riservato di certo un trattamento coi fiocchi, anzi il più delle volte riceverà severe frustate dal patrigno e non solo in tenera età.  Gli anni scorrono velocemente per Barry, tra un festino e l’altro, una partita di carte e l’altra mentre sua moglie si occupa ormai solo dei figli e della vita familiare.

Lady Lyndon fu presto destinata a occupare nella vita di Barry un posto non molto più importante degli eleganti tappeti e dei bei quadri che avrebbero rappresentato il piacevole contorno della sua esistenza.

Ma la tragedia è dietro l’angolo. Il piccolo e irrequieto Brian, corre a prendere il cavallo che suo padre gli aveva regalato per il compleanno e muore tragicamente a causa di una caduta. Questo sarà un brutto colpo per Barry che amava suo figlio più di ogni cosa al mondo e che dal momento della sua morte cadrà in una specie di stato catatonico senza curarsi più dei suoi affari come aveva fatto negli anni passati cercando di diventare un nobile a tutti gli effetti e affannandosi per acquisire il cognome della moglie tramite qualsiasi espediente (uno dei quali l’incontro memorabile con re Giorgio III).

Il signor Lyndon ha reclutato una compagnia e l’ha mandata in America, per combattere i ribelli di Vostra Maestà. Bene, molto bene signor Lyndon, reclutate un’altra compagnia e andate con loro.

Alla fine del film, il giovane Lord Bullingdon, divenuto ormai uomo tornerà a casa dopo averla abbandonata per alcuni anni a causa dell’infame comportamento del suo padrino e sfiderà a duello Barry, che aveva portato sua moglie sulla soglia del suicidio. Bullingdon, che adorava sua madre come una dea non riuscirà a farsi passare inosservato questo avvenimento e durante il duello ferirà gravemente Barry Lyndon a cui verrà amputata persino una gamba.
Barry lascerà la moglie e la sua sontuosa e fastosa casa e passerà i mesi della convalescenza in un umile ostello con la sola compagnia della madre che lo sollazzerà giocando con lui a carte.
Alla fine della convalescenza al nostro protagonista non resterà altro che accettare il vitalizio offertogli da Lord Bullingdon con la promessa di non farsi rivedere mai più tornare con sua madre nella sua vecchia e cara terra natia: l’Irlanda.
L’ultima scena di questo film ci mostra Lady Lyndon e suo figlio imbruttito e precocemente invecchiato che firmano vari documenti tra i quali il vitalizio assegnato a Barry. Quando Lady Lyndon firma questo documento i suoi occhi si fermano per un attimo a pensare, magari a ricordare gli anni felici passati con suo marito, ma subito dopo lo sguardo perde la sua fissità e procede verso altri pensieri, verso il futuro…

Smarrito e sconfitto, cosa poteva fare quest’uomo, solo e con il cuore a pezzi? Accettò il vitalizio e tornò in Irlanda con la madre per terminare la sua convalescenza. Qualche tempo più tardi si recò nel Continente. Non ci è dato di seguire la sua vita laggiù con sufficiente accuratezza, ma pare che abbia ripreso la professione di giocatore d’azzardo, senza però il successo di una volta. Non rivide mai più Lady Lyndon.

 


 

EPILOGO
 FU DURANTE IL REGNO DI GIORGIO III
CHE I SUDDETTI PERSONAGGI VISSERO E DISPUTARONO
BUONI O CATTIVI, BELLI O BRUTTI, RICCHI O POVERI
ORA SONO TUTTI UGUALI.
 
Non riesco a trovare altri aggettivi per descrivere la maestosità di questo film se non uno: capolavoro, che non è un aggettivo ma rende perfettamente l’idea. Il grandissimo Stanley è riuscito a mostrarci in maniera egregia come la vita di un uomo sia imprevedibile e ricca di ostacoli impervi, ma anche come a volte con un pizzico di fortuna e determinazione si riesca ad ottenere quello che si vuole salvo poi perderlo per mancata attenzione nei comportamenti verso coloro che ti circondano a cui bisognerebbe essere grati e riconoscenti. Barry Lyndon è la parabola di un uomo solo e tradito dall’amore che decide di non cadere più nella trappola dei sentimenti e che si da alla vita di mondo aspirando a diventare un nobile gentiluomo, faccendiere e giocatore d’azzardo e riuscendoci a pieni voti. Alla fine però ci si chiede: cos’è che ha causato il declino di un uomo talmente abile e intelligente nel costruire la rete dei suoi rapporti umani e mondani? Sarà forse il terribile comportamento tenuto nei confronti del figliastro che alla fine si vendica? O sarà il destino che lo punisce per le malefatte compiute verso la moglie sempre tradita e trascurata o per aver regalato al suo piccolo figlio il cavallo che l’ha portato alla morte? Una risposta precisa e concisa non c’è, certo è che la sensazione che rimane è che come per fortuna sia riuscito a salire al rango di nobile gentiluomo così lo stesso uomo sia stato colpito da immane sfortuna che può regolare la vita degli uomini così come la fortuna. E’ quindi il caso che molto spesso la fa da padrone nella vita degli uomini regalandogli gioie immense per poi toglierle su altri versanti.
 
La pellicola, inoltre, lascia lo spettatore ammaliato per la sua enorme qualità tecnica che solo un grande regista come Kubrick poteva regalarci. Assistiamo ad una messa in scena a dir poco fenomenale con degli attori bravissimi (soprattutto il protagonista O’Neal che riesce ad incarnare perfettamente il cambiamento avvenuto nell’animo di Barry Lyndon), una colonna sonora strabiliante che va da Bach a Shubert  ad Haendel, una fotografia sublime che accompagna un’ambientazione da favola (che fa sognare lo spettatore di trovarsi in quegli immensi paesaggi irlandesi prima e in quei fastosissimi ed elegantissimi interni pieni di quadri meravigliosi dopo) e, infine, una sceneggiatura spigliata e veloce, che rende godibilissimo e mai noioso il film nonostante la sua lunga durata (3 ore), ricca di ironia e sarcasmo resi impeccabilmente dalla fantastica voce fuori campo che ci racconta le gesta del grande protagonista di questa pellicola.

Barry Lindon è sicuramente un film imperdibile che non può mancare tra le visioni di coloro che si ritengono appassionati di Stanley Kubrick principalmente, ma anche di cinema in generale. Va visto con l’occhio vispo e attento di chi sa cogliere i messaggi velati che stanno dietro alle immagini e soprattutto con lo stato d’animo atto ad accogliere una storia così intensa e ricca di avvenimenti


Regia: 9.5
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 8,5
Fotografia: 9
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 9


CITAZIONE DEL GIORNO

Marty, non stai pensando quadrimensionalmente! (Christofer Lloyd a Michael J. Fox in "Ritorno al futuro III")


LOCANDINA


Shining

REGIA: Stanley Kubrick
CAST: Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers
ANNO: 1980

TRAMA:
Jack Torrance con la sua famiglia si reca all’Overlock Hotel per farvi da guardiano durante i mesi invernali contrassegnati da forti nevicate che isolano l’albergo dal resto del mondo. Dopo un iniziale periodo di ambientazione il figlio Danny, dotato di poteri paranormali, avrà delle strane visioni e Jack perderà la testa e tenterà di ammazzare moglie e figlio.



ANALISI PERSONALE
Quando ho visto Shining la prima volta ero una bambina e ammetto che non ebbi il coraggio di vederlo interamente. Divenuta più adulta e quindi poco impressionabile ho avuto la forza di vederlo per intero e, per inciso, da sola di notte, cosa che di sicuro ha aiutato a suggestionarmi e a immedesimarmi completamente nella pellicola. Shining è un bellissimo film forte, duro, incisivo ed estremamente espressivo, ricco di messaggi sparsi qua e là e di impareggiabili chicche registiche e recitative.
Shining è uno di quei film cult che rimarrano sicuramente nella storia, non solo perchè appartengono alla produzione di un regista di per sè storico, ma perchè ha segnato un’epoca e un certo modo di fare cinema. La storia è molto interessante e si snoda in diversi filoni, dal paranormale, al trhiller, al drammatico all’orror. Il paranormale è ovviamente comunicato attraverso la figura del piccolo Danny che essendo fondamentalmente solo ha creato un amico immaginario, Tony che lo avverte dei pericoli imminenti. E’ praticamente tramite Danny, e i suoi viaggi in triciclo tra i corridoi dell’angustio albergo, che veniamo a conoscenza degli "orrori" quivi presenti. Danny possiede il dono della "luccicanza" (lo shining appunto), che lo accomuna al cuoco dell’albergo Mr. Halloran anch’egli dotato di poteri paranormali, col quale comunica telepaticamente. E’ sempre attraverso il bambino che ci si parano davanti agli occhi le scene più "terrificanti": come dimenticare le due gemelle che gli dicono che è destinato a "giocare" con loro per sempre? O la terribile scritta REDRUM (ricca di vari significati: se anagrammiamo il vocabolo viene fuori MURDER e ad esempio RE-DRUM vuol dire rimbombo), e numerose altre visioni più o meno reale, più o meno paranormali.
Ma forse il personaggio più terrificante di questo film è proprio Jack Torrance, con i suoi scatti d’ira, con la sua improvvisa "pazzia" che lo spinge a comportarsi in maniera a dir poco sconvolgente, che lo spinge a tentare di uccidere moglie e figlio perchè disturbano la sua vena creativa (Jack ha deciso volontariamente di isolarsi nell’albergo per terminare un suo romanzo). In realtà Wendy alla fine disperata fruga tra le pagine del romanzo di suo marito e fa una scoperta sconvolgente: i fogli sono strapieni di un’unica frase che si ripete all’infinito e cioè "Il mattino ha l’oro in bocca". Attraverso il personaggio di Jack Torrance veniamo a conoscenza di altri indizi fondamentali per la compresione della pellicola.


Wendy? Sono a casa amore. Su, vieni fuori, dove ti nascondi? Cappuccetto Rosso, Cappuccetto Rosso. Su, apri la porta. Su apri. Non hai sentito il mio toc – toc –toc? Allora vuoi che soffio, vuoi che faccio puff. Allora devo aprirla io la porta? Sono il lupo cattivo.


Ad esempio, si scopre che molti anni prima il custode Mr. Grady aveva assassinato moglie e figlie (le gemelle che appaiono nelle visioni di Danny) e poi si era suicidato. Forse Jack si identifica nel vecchio custode o forse è il vecchio custode che si è impossessato di lui in una sorta di transfert. Certo è che ad esempio anche Jack inizia ad avere delle strane visioni come quella della festa nel grande salone dove sono presenti numerose persone, tra cui il barista che gli versa educatamente da bere e l’altro barista che invece gli versa addosso un vassoio pieno di bevande. Jack è costretto ad andare in bagno per pulirsi e qui fa la "conoscenza" proprio di Mr. Grady che nega di essere il vecchio custode e che dice che il vero custode, il vero Mr. Grady è proprio lui. Ad avvalorare ulteriormente la tesi che ormai Grady e Torrance siano una cosa sola è l’ultimo fotogramma di questo spettacolare film che ci mostra una foto in bianco e nero con tutto il personale dell’albergo e con Jack Torrance al posto di Mr. Grady.
Tra le tante scene da ricordare, oltre quelle citate, non si può menzionare quella in cui Jack comincia a dare di matto minacciando Wendy, che alla fine riesce a svignarsela dandogli una botta in testa. Il suo tentativo di fuga è magistralmente reso e riesce a tenere col fiato sospeso fino alla fine del film, quando il piccolo Danny, aiutato da sua madre, riesce a scappare dalla finestra del bagno, nascondendosi prima nella neve e poi nel labirinto di erba nel quale viene rincorso dal padre ormai fuori di sè. Alla fine Danny riuscirà ad uscirne e a scappare con sua madre che viene in suo soccorso alla guida di un gatto delle nevi e Jack soccomberà ormai privo di forze abbandonato nel labirinto dove pian piano congelerà.
Shining è forse il migliore film d’orrore che io abbia mai visto, proprio perchè è il più inquietante, calustrofobico e pauroso che mi sia mai capitato sottomano e io non sono facilmente impressionabile. Il fatto che poi sia tratto da un romanzo di Stephen King, che sia diretto dal grandissimo Kubrick e interpretato dal geniale Nicholson contribuisce a farmi amare questa pellicola ancora di più. La colonna sonora riesce ad aumentare il livello di intensità insito nella pellicola e la fotografia e la regia sono a dir poco egregie. Nessun film d’orrore è mai riuscito e credo riuscirà a creare dentro di me una certa dose di ansia mista a pathos e suspance come è riuscito a fare Shining con le sue atmosfere cupe e tenebrose e con i suoi labirinti interni ed esterni e, soprattutto, mentali. Eh già, perchè oltre al labirinto esterno fatto di erba, lo stesso albergo è fitto di anfratti e corridoi che rendono il tutto clasustrofobico e a dir poco pauroso. Se poi ci aggiungiamo la magistrale intepretazione tra lo psicopatico e lo schizofrenico di Jack Nicholson ma anche del piccolo Danny Lloyd, allora stiamo proprio freschi. Se ci si lascia andare e si abbandonano i freni della mente questo film può veramente segnare e rimanere indelebilmente impresso per sempre. Una sola visione lascia già sconvolti e raramente si trova il coraggio di guardarlo ulteriormente.


Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti faro’ niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti faro’ niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi!


Regia: 9
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 9
Fotografia: 9
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 9



CITAZIONE DEL GIORNO

Sembri un buco di culo con la dentiera!! (da "Serpico")


LOCANDINA

Stanley Kubrick

Nell’introdurre questo grandissimo regista non posso che trovarmi in difficoltà dato che potrei sembrare un’invasata che elogia spasmodicamente e in modo smisurato e per nulla oggettivo uno degli artisti più visionari e geniali dello scorso secolo, ma a mio parere, immortale, così come immortali rimarranno i suoi capolavori cinematografici, di cui io, (e tutti dovrebbero farlo), non mi stancherò mai di ringraziarlo, metaforicamente parlando ovviamente, dato che purtroppo non si possono ringraziare i morti, e purtroppo, anche se fosse stato ancora in vita non credo che avrei avuto la fortuna sfacciata di incontrare uno dei più grandi talenti cinematografici mai esistiti.
Non si può che convenire sul fatto che artisti di questo genere ce ne sono, e ce ne sono stati, davvero pochi. Artisti che sono stati in grado di regalarci innumerevoli capolavori, indimenticabili e intramontabili da Orizzonti di gloria ad Arancia Meccanica a 2001 Odissea nello spazio fino al più recente Eyes Wide Shut, tutti più o meno perfetti, tutti più o meno così pieni di stile, passione e perché no, un briciolo di pazzia che a volte non guasta, anzi.

 

«Talvolta la verità di una cosa non sta tanto nel pensiero di essa quanto nel modo di sentirla»

 

Cenni biografici da Wikidpedia

Stanley Kubrick (New York, Stati Uniti, 26 luglio 1928Harpenden, Regno Unito, 7 marzo 1999) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, naturalizzato britannico, considerato tra i maggiori del XX secolo.

Le origini

Nasce il 26 luglio 1928 nel quartiere newyorkese del Bronx da genitori ebrei. Il padre è un medicoPrima Guerra Mondiale. Fin da bambino Kubrick si appassiona ai miti dell’antica Grecia ed alle fiabe nordiche, ma soprattutto al gioco degli scacchi e alla musica jazz. Per un certo periodo, prima di cominciare ad occuparsi di cinema, trascorre il suo tempo anche grazie a gare di scacchi e impara a suonare la batteria.

1928-1950: Kubrick e "Look"

All’età di tredici anni riceve in regalo da parte del padre una macchina fotografica. Fin da da bambino rimane affascinato dalla tecnica fotografica e nel 1942 vende alcune foto alla rivista Look. Dopo aver conseguito faticosamente il diploma, comincia a lavorare per Look come fotografo.

A 19 anni trascorre cinque sere a settimana nella sala di proiezione del Museum of Modern Art di New York a guardare vecchi film. Quattro anni dopo essere stato assunto al giornale, decide di dedicarsi anche al cinema. Nel 1949 dirige il cortometraggio Day of the Fight, autoprodotto con soli 3900 dollari raggranellati tra parenti ed amici, e che rivende alla RKO per 4000 dollari.

Il successivo cortometraggio, Flying Padre, viene finanziato dalla RKO per 1500 dollari.


1951-1960: Kubrick e Harris

Ottenuto un discreto successo con i primi cortometraggi, decide di abbandonare definitivamente il lavoro alla rivista Look e di iniziare la carriera di regista a pieno tempo, producendo il primo lungometraggio nel 1953: Paura e desiderio, attualmente quasi introvabile, si dice per volontà dello stesso Kubrick, che lo definirà in età matura, "un tentativo serio realizzato in modo maldestro", ma che tuttavia gli permette di prendere maggiore confidenza con la tecnica cinematografica.

Nel 1955 gira Il bacio dell’assassino e subito dopo firma un contratto con la United Artists. Nel 1956James B. Harris. Il primo film con il nuovo marchio è Rapina a mano armata che non ha un buon successo commerciale, ma ottiene parecchie recensioni positive dalla critica. Kubrick fonda una piccola società con il produttore

L’anno seguente, dopo aver letto il libro Orizzonti di Gloria decide di realizzarne la trasposizione su pellicola. Il film viene finanziato da Kirk Douglas, che ne è anche l’interprete principale. Nonostante fosse ambientato nelle retrovie francesi della prima guerra mondiale, viene girato in Germania, non avendo ricevuto l’autorizzazione per le riprese dal governo francese. Il permesso di distribuirlo in Francia, oltretutto, è arrivato solo nel 1975. Il costo del film è di 935.000 dollari e impone definitivamente Kubrick all’attenzione da parte della critica. Molte le sequenze memorabili di quello che viene considerato il primo indiscusso capolavoro del regista; di particolare impatto la scena finale, in cui appare la terza e ultima moglie del regista, Suzanne Christian (al momento delle riprese del film sua amante), di origine tedesca.

Nel 1959 Douglas gli offre la regia di Spartacus, dopo aver licenziato Anthony Mann, con cui aveva avuto parecchi contrasti sul set. L’esperienza di "Spartacus" non si rivela positiva, soprattutto perché Kubrick non si trova a suo agio senza avere il completo controllo di tutte le fasi di produzione e non vive serenamente il rapporto con Douglas, che oltre ad essere l’interprete principale del film ne è anche il produttore. Nonostante questo, il film rimane notevole nel suo genere (è in quel momento il film più costoso della storia del cinema) e ottiene grande successo, almeno per quanto riguarda il botteghino, e viene premiato con quattro Oscar.

Dopo questo film, Kubrick si trasferisce definitivamente in Inghilterra e si rende conto di poter creare a pieno titolo soltanto in progetti di cui ha il completo controllo. Nel 1962 dirige "Lolita", servendosi della collaborazione di Vladimir Nabokov, autore dell’omonimo romanzo, alla sceneggiatura. Il film è soggetto a dure critiche da parte della censura, in particolar modo americana. Nel film spicca, per quanto riguarda la prova attoriale, Peter Sellers, che lavorerà con Kubrick anche nel suo film successivo


1961-1975: i capolavori

Nel 1963 gira Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, una commedia satirica e allucinante allo stesso tempo. La pellicola provoca grande attenzione ed ammirazione da parte dei critici di tutto il mondo e gli vale tre nomination all’Oscar (miglior regia, miglior produttore e co-autore). Il film è notevole anche da un punto di vista storico e riesce mirabilmente a dare forma al terrore dell’atomica all’epoca della guerra fredda, soprattutto in considerazione del fatto che gli ambienti sono ricostruiti con la massima verosimiglianza.

2001: Odissea nello spazio vede la luce dopo quattro anni di lavorazione e una spesa di 10 milioni di dollari, 6 milioni e mezzo solo per gli effetti speciali. Il film, oltre ad essere uno dei picchi più alti raggiunti dalla cinematografia mondiale, è una profonda riflessione filosofica sulla natura dell’uomo e sulla sua evoluzione. Il film riceve svariate nomination agli Oscar, ma vince solo quello per gli effetti speciali. Numerosissime le scene da antologia, dalla più ampia ellissi della storia del cinema, dall’osso della scimmia all’astronave oblunga che "danza" sulle note del "bel Danubio blu" di Strauss[1], alla sequenza delle stelle, fino all’enigmatico finale con l’embrione che dallo spazio, concede uno sguardo in macchina che buca lo schermo cinematografico fino allo spettatore.

Il progetto successivo avrebbe dovuto riguardare un film su Napoleone, ma per eccessivi costi di produzione non viene mai realizzato.

Nel 1971 Kubrick scrive, dirige e produce Arancia meccanica, tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess. Nonostante le iniziali censure negli Stati Uniti e in altri paesi europei, il film ha un enorme successo, tanto che non tardano le tre nomination all’Oscar (per la sceneggiatura, la regia e la produzione). Il film dà scandalo, a causa della violenza esplicita, e subito dopo la sua uscita, in Inghilterra numerosi teppisti dichiarano di prendere spunto dal film per i crimini che compiono. Il film diventa un caso e molti familiari delle vittime minacciano Kubrick e la sua famiglia, costringendolo a ritirare il film dalle sale inglesi.

Dopo due film che potrebbero essere definiti futuristici, Kubrick cambia direzione con Barry Lyndon (1975), basato su una storia del diciottesimo secolo tratto da un romanzo di William Makepeace Thackeray scritto nel diciannovesimo secolo. Il film non ha un grande successo di cassetta ma frutta sette nomination (tra le quali ancora regia, sceneggiatura, produzione). Ciò che maggiormente colpisce ancora oggi è l’enorme capacità tecnico-fotografica, che permette a Kubrick di girare in interni con la sola luce delle candele, ottenendo in questo modo la particolare atmosfera che caratterizza il film.

1980-1999: il controllo

Nel 1980 Kubrick dirige il film horror Shining, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Sebbene subito dopo l’uscita non venga acclamato dalla critica come i precedenti, riscuote un notevole successo di pubblico.

Nel 1987 dirige il suo quarto e ultimo film sulla guerra, questa volta su quella del Vietnam: Full Metal Jacket.

L’ultimo film di Kubrick risale al 1999: si intitola Eyes Wide Shut ed è tratto dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler; Kubrick muore prima dell’uscita nelle sale, dopo anni di lavorazione e più di un anno di riprese. Nonostante voci di corridoio affermino malignamente che Kubrick non sia riuscito a terminare il film per quanto riguarda il montaggio, sembra ormai chiaro che anche quest’ultima fase fosse giunta praticamente a conclusione quando sopraggiunse la morte.

Etica ed estetica kubrickiana

Stanley Kubrick è considerato a tutt’oggi uno dei più importanti registi del XX secolo, specie per la sua libertà espressiva lontana dai canoni hollywoodiani e la sua capacità quasi unica di esplorare la gran parte dello spettro dei generi, senza farsi dominare dalle convenzioni, ma anzi trasfigurandole. Malgrado i costi anche elevati che richiedevano i suoi film, ebbe in breve tempo carta bianca per tutte le fasi di lavorazione delle sue opere. Esplicativo a questo proposito, l’episodio di "Arancia meccanica": praticamente l’unica volta nella storia del cinema in cui un film, che pur stava avendo notevole successo di pubblico, viene ritirato dalle sale da una grande casa di produzione cinematografica, la Warner, per ordine del regista.

La passione per la fotografia è uno dei fili rossi della sua carriera: Kubrick poteva passare ore intere a studiare un’inquadratura, fino al punto da assillare gli attori che comunque lo hanno sempre trattato con un mistico rispetto ("è così modesto e sempre pronto a scusarsi che è impossibile essere offesi da lui"(George C. Scott). Ne viene fuori una cura ossessiva per i particolari dell’immagine, per la prospettiva e l’illuminazione, la posizione degli attori e degli oggetti di scena, tanto che ogni suo film è studiabile anche come "album di inquadrature", non privo di riferimenti artistici di varia natura.

Il senso estetico dei suoi film è però il risultato di un lavoro di integrazione fra diversi canali comunicativi: il contesto reale delle sue storie è un tessuto di immagine e musica, che Kubrick considerava fondamentale per veicolare emozioni nello spettatore. Probabilmente il maggior risultato in questa ricerca estenuante dell’astrazione semantica è il suo ultimo lavoro, Eyes Wide Shut, realizzato come un quadro in movimento, una ricca tavolozza di colori che diventa qualcosa di più della semplice "scena del film". Sottovalutato e accolto con una certa freddezza, quest’ultimo film ha in realtà sofferto di incomprensione, dal momento che l’attesa era stata notevole (il film precedente, Full Metal Jacket, non solo colpiva per il crudo realismo documentaristico, asciutto e per un certo ammiccamento al cinema "violento", ma risaliva a ben 12 anni prima) e le aspettative troppe. In realtà l’ultimo film di Kubrick è la dimostrazione del suo reale percorso artistico, votato alla stilizzazione dell’azione in favore di una comunicazione emotiva, viscerale, trasportata quasi per osmosi dal film allo spettatore, attraverso i messaggi elementari della musica e dei colori.


Anche il tempo dell’azione è utilizzato da Kubrick come veicolo espressivo, e fa parte di quel tessuto comunicativo che ha sperimentato in ogni suo film: le inquadrature sono spesso prolungate, esitanti, gli attori recitano in uno stato quasi ipnoide (evidenti gli esempi di 2001: Odissea nello spazio, Lolita, Shining, Eyes Wide Shut e, per certi versi, anche Arancia meccanica), lasciando lo spettatore libero di indugiare sulle singole componenti dell’immagine. Più che alla parola, Kubrick era interessato all’organizzazione spazio-temporale della narrazione, facendo perdere lo spettatore in una metacomunicazione continua. La curiosità suscitata da uno dei suoi massimi capolavori, 2001: Odissea nello spazio, è proprio dovuta al lavorìo di sottrazione che Kubrick vi dedicò: inizialmente il progetto originale prevedeva molti più dialoghi e scene decisamente più "didascaliche" (come la sequenza finale, in cui il feto astrale avrebbe dovuto distruggere un anello di bombe atomiche che circondavano la Terra), ma il regista lo "spolpò" gradualmente, creando non tanto un film astratto, ma l’astrazione di un film, un flusso di apparente non-comunicazione (l’Universo silenzioso e spettrale) nel quale lo spettatore potesse perdersi.

Malgrado i suoi continui sforzi di smussamento del senso di realtà, Kubrick appare ancorato ad un realismo oggettivo, a volte freddo, figlio maturo della sua carriera di fotoreporter: è nota la sua curiosità tecnica, che lo portarono a innovare il cinema stesso (i sorprendenti effetti speciali di 2001, le lenti ad alta velocità della NASA e della Zeiss di Barry Lyndon, la steady-cam di Shining).

Grazie al suo estremo eclettismo, Kubrick riuscì a muoversi agilmente in ogni genere, innovandolo e arricchendolo. 2001 è considerato uno "spartiacque" nel campo della fantascienza (oltreché uno dei più bei film della storia del cinema), Shining fu pioniere del horror metafisico, Full Metal Jacket ha sconvolto i temi del film di guerra, sottolineando come il soldato sia, essenzialmente, un assassino e affrontando così uno dei temi principali dell’etica kubrickiana, vale a dire la scelta fra il bene e il male. Qui il protagonista impara a vivere secondo la propria natura, accettando l’omicidio e la normalità della vita. In Lolita un uomo perde la testa per una ragazzina, manda all’aria il suo matrimonio per poi perdere ogni cosa. Lo splendido pamphlet Il dottor Stranamore indaga sornione sull’ambivalenza dell’istinto di conservazione dell’Uomo, perfettamente a suo agio fra sopravvivenza e sterminio degli altri. Arancia meccanica capovolge questo schema, mostrando cosa può accadere ad una persona alla quale sia impedito il libero arbitrio, la possibilità cioè di fare del male.



Naturalmente, il cinema di Kubrick sposa l’idea della perfetta integrazione fra etica ed estetica, sfuggendo così alla facile tentazione di esprimere una morale: in questo modo le immagini e il messaggio diventano la stessa cosa, la valutazione di ciò cui si assiste è lasciata totalmente allo spettatore, grazie anche alla "circolarità" delle sceneggiature (quasi tutte adattate da libri), che prevedono un finale che si avvolge su sé stesso, tornando all’incipit. Alcuni esempi: in Arancia meccanica il protagonista torna esattamente al punto di partenza, come se non fosse successo nulla, salvo che è diventato ancora più cattivo e cosciente del fatto che la violenza ha un suo ruolo nella società, purché esercitata "secondo le regole"; in ShiningEyes Wide Shut sembra terminare con un risveglio, che incoraggia l’immaginazione a tornare al punto di partenza; l’esempio eccellente di questa ciclicità è poi 2001: Odissea nello spazio, che procede interamente in una mimesi del ciclo della vita (nascita, crescita, morte ed evoluzione in nuova nascita). Sembra fare eccezione Il dottor Stranamore, ma probabilmente si tratta di una fedeltà allo stile comico adottato: qui il film si auto-distrugge, così come era stato preannunciato.

Curiosità

Alcuni sostenitori della teoria del complotto secondo la quale lo sbarco sulla Luna non è mai avvenutoeffetti speciali molto realistici di 2001: Odissea nello spazio, come incaricato dalla NASA per girare i vari filmati degli allunaggi. A sostegno della tesi, essi recano il fatto che l’agenzia spaziale statunitense concesse al regista l’uso di un nuovo tipo di lenti ad alta velocitàZeiss, talmente rivoluzionarie da permettere delle riprese a luce naturale mai tentate prima, del qual fenomeno godiamo un mirabile esempio in Barry Lyndon. 
Pare che Kubrick nutrisse una sincera ammirazione per il regista polacco Krzysztof Kieslowski, e una volta ebbe a dire:

Sono sempre riluttante nel sottolineare una qualche caratteristica saliente nel lavoro di un grande regista, questo perché puo essere un modo di sminuirne la portata. Ma riguardo questo libro di sceneggiature (I Dieci Comandamenti, n.d.r.), di Krzysztof Kieslowski e del suo coautore, Krzysztof Piesiewicz, mi pare non fuor di luogo osservare che essi hanno la rarissima capacità di drammatizzare le proprie idee piuttosto che semplicemente raccontarle. Esemplificando i concetti attraverso l’azione drammatica della storia essi acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che semplicemente seguire un racconto. Riescono in tale compito con una tale abbagliante abilità, che non riesci a renderti coscientemente conto delle idee che si materializzano nella mente fino a che queste non hanno già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore

FILMOGRAFIA

·  [Su 2001: Odissea nello spazio, film del 1968] Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.

·  Se riuscite a parlare in modo brillante di un problema, si può creare la consolante conclusione di averlo sotto controllo.

·  Il miglior modo per imparare a fare un film è farne uno.

·  L’uomo deve poter scegliere tra bene e male, anche se sceglie il male. Se gli viene tolta questa scelta egli non è più un uomo, ma un’arancia meccanica.  

·  Le superpotenze si comportano da gangster, ed i paesi piccoli da prostitute.

·  Per un osservatore sito nella nebulosa di Andromeda, il segno della nostra estinzione non sarebbe più appariscente di un fiammifero che si accende per un secondo nel cielo

 

Bè, credo non ci sia nient’altro da aggiungere!