The Haunting Of Bly Manor: storie d’amore disperato e di fantasmi senza volto

La giovane istitutrice Dani, da sempre accompagnata da un trauma che la tormenta ogniqualvolta guarda in uno specchio, si ritrova a rispondere ad un annuncio di lavoro molto particolare. A Bly Manor, dopo la morte dei loro genitori, c’è bisogno di prendersi cura di due bambini: Flora di 8 anni e Miles di 10. Ad offrire il lavoro c’è lo zio che non vuole più avere niente a che fare con quella grande casa e con tutti i suoi abitanti, tra i quali la giardiniera Jamie, la governante Hannah e il cuoco Owen. Ma se il compito sembra essere fin troppo semplice, per l’istitutrice apparirà subito chiaro che i due bambini non sono affatto facili da gestire, soprattutto perché sembrano vedere cose che nessuno vede e sapere più di quello che dovrebbero sapere.

Nell’ultimo episodio di questa serie più psicologica che horror in senso stretto, un personaggio corregge la narratrice della storia appena raccontata (la sempre splendida Carla Gugino), dicendole che in realtà quella che ha ascoltato non è una storia di fantasmi, bensì una storia d’amore. La risposta che riceve è un po’ la chiave di lettura di questa serie e cioè che tra le due cose non c’è nessuna differenza. Per amare completamente qualcuno bisogna essere pronti a perderlo continuando a vivere col suo fantasma per sempre, così come bisogna essere pronti ad abbracciare tutti i suoi traumi, anche prima che arrivi il suo ultimo giorno sulla terra.

Questa è la premessa con la quale approcciarsi alla visione di The Haunting Of Bly Manor che non riesce nel compito di superare o eguagliare la straordinarietà di The Haunting Of Hill House (anche se bisogna dire che il compito era decisamente impossibile), ma si fa apprezzare notevolmente perché, come tutte le opere di Mike Flanagan, riesce a creare un irresistibile mix tra dramma e horror, anche se in questo caso non si ricevono grandi scossoni da questo secondo punto di vista, quanto piuttosto si riesce ad essere coinvolti totalmente, fino alla commozione, dalle vicende di ogni singolo protagonista e dai rapporti interpersonali che si creano tra i vari personaggi.

Merito di un cast molto ben assemblato, così come di una sceneggiatura che ci presenta tutti i personaggi in tutte le loro fragilità, le loro spigolosità e nei loro caratteri misteriosi, senza dimenticare, ovviamente, di seminare una sequela di misteri che ci tengono con gli occhi incollati allo schermo e che coinvolgono una serie di figure inquietanti e perturbanti, come da tipica ghost story che si rispetti.

Dalla “donna del lago”, così come viene soprannominata dalla piccola Flora, passando per alcuni vecchi abitanti di Bly Manor, tra i quali la vecchia istitutrice morta suicida e il tuttofare del ricco zio, scomparso improvvisamente da un giorno all’altro, allo spettatore verrà dato modo non solo di emozionarsi per la parte drammatica del racconto, ma anche di incuriosirsi e in certi frangenti turbarsi per quella orrorifica.

Ma, al di là della protagonista assoluta e di quella che sarà la sua storia personale, passata, presente e futura, molto probabilmente quella che riesce a farci empatizzare maggiormente con lei è la governante al centro dell’episodio più bello di questa stagione, il quinto, in cui insieme a lei ci troviamo a saltare da un ricordo all’altro, confondendo persone, momenti, luoghi e pensieri, così come ciascuno di noi quasi sicuramente almeno una volta nella vita si è trovato a fare.

La sua storia personale e poi, di rimando, la sua storia d’amore (solo una delle tante raccontate in questa serie), ci porteranno ad un livello di coinvolgimento emotivo molto alto, così come la risolutezza, l’enigmaticità, ma al tempo stesso anche la dolcezza e l’innocenza dei due bambini al centro dell’attenzione di tutti questi adulti che formalmente non sono la loro famiglia, ma a conti fatti lo diventano, risultano essere le carte vincenti di questo prodotto.

Molte le anime in pena che si susseguono sullo schermo, così come molte le figure mostruose e spaventose che albergano in molti anfratti dell’immensa magione (per scorgere la maggior parte di esse bisogna aguzzare totalmente la vista e tenere destissima l’attenzione), ma ciò che Flanagan vuole raccontare con questo horror psicologico, poco spaventoso ma molto emozionante, è proprio il fatto che i fantasmi, indipendentemente dalla forma che essi possono assumere, sono parte integrante della vita di chiunque almeno una volta nella propria esistenza, abbia mai amato qualcuno in maniera viscerale, totale e disperata.

2 commenti su “The Haunting Of Bly Manor: storie d’amore disperato e di fantasmi senza volto

  1. Non ha dalla sua l’effetto sorpresa della prima stagione e nemmeno Mike Flanagan alla regia di tutti gli episodi. Certo la voce narrante è logica ma rende la serie molto espositiva, però niente da fare, mi è piaciuta un botto anche questo trasloco a Bly, promossa! 😉 Cheers

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