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This must be the place

REGIA: Paolo Sorrentino
CAST: Sean Penn, Francis McDormand, Harry Dean Stanton, Eve Hewsom, Judd Hirsch, David Byrne
ANNO: 2011
 
Cheyenne, ex rock-star ormai ritiratasi dalla scene, trascorre la sua esistenza trascinandosi per le strade di Dublino con un trolley che porta sempre con sé. Ad un certo punto, però, riceve una telefonata dagli Stati Uniti: suo padre, che non vede da trent’anni, è in fin di vita. L’uomo si troverà così a viaggiare per l’America, dopo aver scoperto che lo scopo primario perseguito dal defunto genitore per tutta la sua vita era quello di trovare un criminale nazista che lo aveva umiliato durante l’Olocausto.  
 
Forse Sorrentino ci aveva abituati fin troppo bene. Anzi, sicuramente è così. Dopo un grande capolavoro come “Il Divo”, preceduto tra l’altro da tre pellicole di straordinaria fattura, davvero era lecito recarsi al cinema con aspettative altissime. Aspettative che, purtroppo, con questa sortita americana del regista napoletano, sono state leggermente disattese. Con “This must be the place” pare che Sorrentino, insomma, abbia voluto ricalcare un po’ troppo semplicisticamente e poco coraggiosamente tutti i vari cliché dei road-movie, cercando di distanziarsi dalle maglie del genere con alcuni elementi registici, narrativi e formali, che però sono risultati anch’essi fin troppo calcolati e costruiti, fino a sfociare in un vero e proprio manierismo che in qualche modo ha travalicato la buona sostanza tecnica, e non solo, che comunque la pellicola possiede.
Si aggiunga una certa ruffianeria di fondo nel voler scegliere proprio l’Olocausto come tema portante, seppur in qualche modo secondario (una sorta di McGuffin, insomma), e nel ricercare al tempo stesso sia la risata che la lacrima facile, e di certo ci troveremo di fronte ad una mezza delusione, soprattutto per quanto concerne il chi, piuttosto che il come. Per chiarirci: fosse stato un film americano di qualche autore sconosciuto, magari l’avremmo accolto più bonariamente, soprassedendo sulle piccole o grandi cose che non lo rendo proprio eccelso. Ma, purtroppo, trattandosi di un autore che ha dimostrato di possedere ben altri assi nella sua manica, lo scontento è anche abbastanza lecito, nonostante l’ingiustizia di un giudizio fin troppo critico che solitamente colpisce “i più bravi della classe”.
Cosa rimane allora di “This must be the place”? Rimane uno Sean Penn più stralunato e strampalato che mai, nei panni del cotonatissimo e truccatissimo Cheyenne (con rischio macchietta che però viene decisamente ovviato grazie al talento del grande attore), e, soprattutto, rimangono alcune ispirazioni collaterali che arricchiscono notevolmente l’insieme: prima su tutte l’apparizione di David Byrne, leader dei Talking heads, nel ruolo di sé stesso (con un pianosequenza strabiliante che riprende una sua particolarissima esibizione); senza tralasciare quella del sempre ottimo Harry Dean Stanton, nel ruolo di colui che ha inventato le rotelle per le valigie (un alleggerimento di un peso che per tutto il film assume sicuramente valenza metaforica).
Purtroppo, però, anche questi elementi di apprezzamento non sono del tutto soddisfacenti, soprattutto se pensiamo che Sean Penn catalizza estremamente l’attenzione su di sé, giganteggiando forse in maniera fin troppo ingerente, laddove nei precedenti film, pur in presenza di personaggi e attori mastodontici, avevamo comunque un certo senso della misura e un notevole peso dato anche al resto dei personaggi e delle situazioni narrative. Anche la colonna sonora (altro tratto distintivo delle pellicole di Sorrentino), nonostante la sua indiscutibile bellezza, non convince appieno, proprio perché questa volta viene usata forse in maniera leggermente didascalica, cosa che avviene pure con la metafora del trolley, visto come peso sull’anima del protagonista, che oltre ad essere già stata ampiamente utilizzata (si pensi ad esempio a “Tra le nuvole”), risulta in qualche modo abbastanza banale, nonché retorica.
In conclusione possiamo affermare di essere di fronte ad una sufficienza sicuramente piena (anche perché alcuni personaggi e molte delle sentenze del protagonista riescono a conquistare lo spettatore), che però perde di sostanza proprio di contro alla solita eccellenza a cui un regista come Sorrentino ci aveva abituati. E come si rende ben presto conto lo stesso Cheyenne all’interno del film, le abitudini, si sa, sono ben difficili da abbandonare.

VOTO:

Pubblicato su www.livecity.it

24 Risposte a “This must be the place”

  1. Il piano sequenza è da brividi, tra l'altro poi un modo di riprendere un concerto del tutto originale. Niente stacchi isterici continui.
    A me il film è piaciuto molto. Certo, non nego qualche passo falso nella sceneggiatura, ma secondo me la maestria registica compensa tutto, in combutta con la fotografia di Bigazzi

    Noodles

  2. è vero, non avevo pensato all'analoga metafora del trolley in "tra le nuvole".
    in ogni caso secondo me sorrentino di grandissimissimi film non ne ha mai fatti, tranne forse il primo, "l'uomo in più". rimane secondo me un buon manierista, originale ma non geniale.
    ciao!
    alberto

  3. Noodles, quella sequenza mi ha proprio stregata. Ma è l'unica che mi ha completamente convinta.

    Alberto, secondo me, invece, Il divo e Le conseguenze dell'amore sono due capolavori. Mentre L'uomo in più e L'amico di famiglia sono comunque due bellissimi film.

  4. Non conoscendo Sorrentino e amando Sean Penn e le storie un po' alla Coen e Wes Anderson il film è riuscito a stregarmi.
    Sicuramente non è un capolavoro, ma se conto che, di base, detesto il cinema italiano moderno, l'ho trovato un buon modo per riconciliarmi con la cinematografia nostrana.

  5. d'accordissimo con la recensione…il film è stato fin troppo acclamato…per me è stata una delusione…"il divo" e "l' amico di famiglia" sono di un altro pianeta

  6. Un film secondo me affascinante anche se non esente da difetti. In primo luogo mi pare che, a differenza di lavori più riusciti (come Le Conseguenze dell'Amore e Il Divo), questa volta si percepisca una certa disarmonia fra forma e sostanza, ossia tra la tessitura visiva da una parte e la storia raccontata dall'altra.

  7. E' forse il suo film più debole come sceneggiatura ma l'ho trovato estremamente interessante, soprattutto registicamente e a livello di dialoghi…
    Però che il Divo e Le Conseguenze dell'Amore siano due capolavori [e questo per me non è abusare del termine] non riesco a metterlo in dubbio..

    Glore

  8. Registicamente Sorrentino è sempre interessante, ma altre volte è stato anche più ficcante e meno fine a sè stesso nei movimenti della mdp. Detto questo, sul resto del commento si concorda ovviamente.

  9. Da questo film mi aspettavo molto se non altro per l'immagine di Sean Penn con capelli cotonati e rossetto. Peccato. Cercherò di vederlo appena mi sarà possibile.

  10. Sì, non è il miglior film di Sorrentino. Come scrivo sul mio blog (se ti va facci un salto), il film paga un abisso tra tecnica (virtuosistica e manierista alla regia e alla fotografia) e contenuto (temi, personaggi, fenomeni da baraccone, sensazioni buttate lì alla rinfusa). Lo stesso montaggio e le veloci chiusure delle musiche denunciano tutto ciò… peccato!

  11. Tommaso, quindi ci troviamo d'accordo! Faccio un salto sicuramente sul tuo blog!

    Bruno, non so, io leggermente sono rimasta delusa. Anche se lo reputo comunque un buon film.

  12. Sono d'accordo anch'io con voi. A me gli aspetti che mi sono piaciuti di più in This must be the place sono la fotografia e il contrasto tra lo spirito dark del protagonista e i colori spendenti del mondo intorno, addirittura molto contrastati. Anche se la sceneggiatura ha delle parti interessanti, nel complesso non è all'altezza degli altri suoi film (a volte mi sembra anche che scada un po' nella retorica) . E poi mi sono piaciuti poco alcuni presupposti che emergono dal film, ma non saprei se si possono attribuire a Sorrentino.
    Sono d'accordo con Ale55andra anche sul ruolo della colonna sonora. Negli altri film era molto più pregnante.
    Daniele

  13. Concordo pienamente con te, al 100%!
    Io sono un fan di Sorrentino e credo che questo sia il suo peggior lavoro, visto il talento che possiede.
    Anch'io ho dato lo stesso giudizio finale: 3,5/5.

    A presto Ale!

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