Un gelido inverno

REGIA: Debra Granik
CAST: Jennifer Lawrence, John Hawkes, Kevin Breznahan, Dale Dickey, Lauren Sweester, Tate Taylor, Garrett Dillahunt, Sheryl Lee, Shelley Waggener
ANNO: 2011
 
Provincia del Missouri. La diciassettenne Ree, costretta a crescere da sola i fratellini piccoli, deve occuparsi della madre malata, ma soprattutto ritrovare il padre scomparso che ha ipotecato la loro casa e i terreni circostanti per pagarsi la cauzione e uscire dal carcere. Riuscire a seguire le tracce del genitore sarà veramente difficile, vista l’ostilità dei vicini e l’inesistenza delle istituzioni.
 
Un film che ha sorpreso molto a giudicare dai numerosi premi che si è portato a casa. Ha vinto il premio della critica al Sundance Film Festival del 2010, ha vinto quattro premi al Torino Film Festival del 2010, ha ricevuto 7 nomination agli Independent Spirit Awards del 2011 e, soprattutto, si è portato a casa quattro candidature agli Oscar 2011. Insomma, questo “Winter’s bone”, da noi tradotto in “Un gelido inverno”, sembra aver convinto proprio tutti.
A conti fatti non riesce difficile capire per quale motivo ha colpito così tanto la critica e non solo, visto che questo piccolo film indipendente, girato con un budget lontano dalle megaproduzioni hollywoodiane, riesce a coinvolgere emotivamente e, soprattutto, visivamente, tenendo desta l’attenzione dello spettatore sin dalle prime sequenze, fino ad arrivare ad un finale liberatorio e quasi necessario.
Perché riuscire a sopportare tutta la desolazione, il gelo e l’inaridimento dei rapporti interpersonali che si respirano all’interno di questa pellicola, sarà davvero difficile e farà nascere nello spettatore il bisogno di uno spiraglio di ottimismo, di speranza. Puntualmente questo arriverà non prima di aver mostrato tutto lo squallore di questa provincia americana dimenticata da tutti, all’interno della quale a regnare è l’omertà, la violenza, l’indifferenza e la sofferenza.
Il tutto è perfettamente raccontato, più che da ogni parola o azione dei protagonisti, dalla splendida ambientazione che, incentrata sui deprimenti boschi del Missouri, diventa elemento fondamentale e indispensabile della narrazione, riuscendo a comunicare tutta la tristezza e la disperazione dei personaggi che si muovono in essi. Fotografato splendidamente, il film trova i suoi punti di forza nelle atmosfere grigie, cupe e uggiose e nell’ottima interpretazione della giovane Jennifer Lawrence, nei panni di Ree, ragazzina cresciuta troppo in fretta, costretta a scontrarsi con la miseria del paesaggio circostante e con le incurie di chi dovrebbe occuparsi di determinate questioni, in primis gli adulti e le istituzioni.
Attraversando i boschi di cui sopra, e incappando in numerosi pericoli, rischiando la propria vita e la possibilità di continuare a tenere unita la sua famiglia, la ragazza si lancerà alla ricerca di un uomo di cui nessuno ha sentito o vuol sentire parlare. Un padre scomparso che mette la protagonista nelle condizioni di scontrarsi con vari personaggi, tutti dimostranti lo squallore e l’immoralità di un’umanità relegata ai margini.
Raccontato con ritmo lento e intenso, questo viaggio nei meandri della provincia isolata e abbandonata a sé stessa, mostrerà anche l’altro lato della medaglia, quello rappresentato proprio da Ree, costretta a sopportare numerose ferite fisiche e psicologiche e capace di mandare avanti una famiglia con grande abnegazione e sacrificio. Sono molte al riguardo le sequenze che tengono incollati gli occhi allo schermo, come quella in cui la ragazza insegna ai fratellini alcuni trucchi per la sopravvivenza (tra i quali l’utilizzo del fucile e lo scuoiamento degli scoiattoli) e quella, molto dura e impressionante, in cui viene punita per le sue indagini che mettono in pericolo la sicurezza di troppe persone implicate, direttamente o meno, nella scomparsa del padre.
Senza eccedere nei toni e nello stile, non scadendo mai né nella retorica, né ne patetismo, né nella spettacolarizzazione del dolore e del mistero, trattandosi di un thriller drammatico dalle tinte fosche, “Un gelido inverno” si fa apprezzare per il suo rigore e la sua asciuttezza, riuscendo comunque ad emozionare e a trasmettere una grande tensione e un forte senso di sfiducia nel genere umano, salvo poi farci ricredere non solo nel finale, solo apparentemente consolatorio, ma anche nell’evoluzione, non scontatamente e assolutamente positiva, di alcuni personaggi di contorno che, pur nella loro ambiguità, dimostrano uno sprazzo di umanità.

VOTO:

Pubblicato su www.livecity.it e www.supergacinema.it

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7 commenti su “Un gelido inverno

  1. anonimo il said:

    Nella decina dei candidati all'oscar, è secondo soltanto a Toy Story.
    Mi pare che la tua recensione abbia colto i punti che hanno colpito anche me, anche se non ci ho visto tutta questa negatività nel film, piuttosto una certa consapevolezza ambientale. Ovvero il ragionamento non mi pare che sia: guardate che brutto questo posto rispetto al resto del mondo, ma piuttosto: Guardate questo posto.
    House Bello

  2. Ale55andra il said:

    Infatti, c'è anche un contraltare positivo in alcuni personaggi, oltre ovviamente che nella protagonista. Certo è che a me ha trasmesso squallore e desolazione, non solo il luogo in sé per sé, ma anche una certa umanità in esso racchiusa.

  3. fmmasala il said:

    Un film bello davvero, ti vengono dubbi sul genere umano, se te ne mancano.
    Ree è bravissima.
    Impressionante quando viene considerata troppo disperata anche per andare a morire in Afghanistan.

  4. anonimo il said:

    Vedendo le premiazioni agli academy, si capisce quanto questa manifestazione sia distante dal Cinema di valore.
    Hanno dovuto dare le nomination a Winter's Bone per l'evidente bellezza di questo film, ma non premiarlo almeno per la sceneggiatura è stato un insulto.

    Nella tua recensione hai colto molti degli aspetti che la Granick ha voluto rappresentare. La sua regia minimalista è grandiosa. Tutto un lavoro a togliere per rendere la storia asciutta , anzi scarnificata, da tutti gli orpelli inutili come l'ambientazione meritava. Una storia su un' adolescenza mai avuta. Le inquadrature in cui il viso della giovani Ree si illumina vedendo la sorellina a scuola e i suoi coetanei marciano in un improbabile addestramento militare, fanno capire di quante poche cose abbia usufruito nella vita la protagonista. L'altanersi di emozioni sono sempre misurate e mai ridondanti. I personaggi sono credibili, anzi veri, quasi che il viso della bella Lawrence sia fuori luogo, ma è necessario per dare un minimo di luce agli avvenimenti. John Hawkes è semplicemente perfetto, Oscar rubato.
    Una frase del film è il manifesto di questa storia:

    " …sarei persa senza il vostro peso sulle spalle.."

    Grazie per aver recensito questo piccolo-grande film.

    Ex anonimo.

    Noni

  5. anonimo il said:

    Che ad Hollywood ci stava solo per fare numero era chiarissimo e facilmente previdbile il fatto che non raccogliesse nulla, mentre invece dal punto di vista artistico era tra i tre-quattro migliori.
    Quello che colpisce maggiormente è che pure senza essere un thriller in senso stretto, l'angoscia e l'inquietudine monta lentamente ma inesorabilmente.
    Gran film, credo che lo troveremo sicuramente nelle classifiche tradizionali di fine stagione.

    Missile

     

  6. Ale55andra il said:

    fm, lei è davvero molto brava, sono d'accordo. Mi fa piacere anche che siamo d'accordo sulla qualità del film.

    Noni, bellissima la citazione che hai postato, tra l'altro molto importante anche per la delineazione del personaggio. Grazie a te per aver lasciato il tuo interessante commento sul mio blog.

    Missile, nella mia ci sarà sicuramente!!

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