Volition: libero aribitrio e determinismo in un crime thriller dalle tinte sci-fi

James ha il dono della chiaroveggenza: riesce a vedere alcuni sprazzi del suo futuro e sulla base di quelli si ritrova a fare scommesse su eventi sportivi o, a volte, a collaborare col boss del quartiere, il quale, proprio sulla base del suo dono, che ben presto diventa anche una dannazione, gli chiede di aiutarlo a piazzare dei diamanti rubati. Nel mezzo si pone la conoscenza con Angela, ragazza da lui salvata in un vicolo dalle grinfie di un uomo che la stava picchiando e l’incontro con Elliot, il padre adottivo che sin da quando era piccolo ha cercato di aiutarlo a gestire al meglio il suo potere. Quando James ha una visione della sua stessa morte, infatti, parte alla ricerca di risposte, ma soprattutto di un modo per evitare che ciò avvenga. Ma si tratta davvero di chiaroveggenza o “semplicemente”, James rivive qualcosa di già vissuto?

Parte come un crime thriller classico ma molto solido, per poi diventare in realtà un vero e proprio sci-fi incentrato sul tema ormai attualissimo dei viaggi nel tempo (da poca conclusasi la serie Dark sull’argomento, non si fa altro che parlare di questo). In molti momenti, nonostante la componente thriller preponderante che rimanda a film quali Memento o i più recenti Looper e Predestination, ci viene in mente quel piccolo gioiellino spagnolo che è stato Timecrimes (uno dei pochissimi film in grado di gestire i paradossi dei salti temporali in maniera encomiabile e al tempo stesso poco noiosa e molto accattivante).

Anche in questo caso, quindi, il protagonista, nonostante faccia di tutto per evitare che determinate cose succedano, si ritrova proprio con i suoi comportamenti tesi all’annullamento di alcune azioni, a far accadere quello che è sempre accaduto, ritrovandosi in diverse versioni nello stesso momento ad interagire proprio con se stesso, portando alla realizzazione dei medesimi eventi, visti semplicemente da diverse prospettive e punti di vista.

E, ovviamente, i due macro concetti messi a confronto sono sempre il libero arbitrio e il determinismo: molti dei personaggi della pellicola, a partire dal protagonista stesso, sono convinti che ogni cosa che capita nella vita di ognuno di noi faccia parte di un destino già segnato, impossibile da modificare, mentre altri (a partire da Angela, la donna che arriverà a sconvolgere questa consapevolezza), credono ancora nella forza delle proprie azioni e delle proprie decisioni e non vogliono accettare un mondo in cui sia già tutto prestabilito.

Va da sé che, proprio per il sentimento che nasce tra questi due personaggi, e quindi proprio dalla fusione dei loro due modi di vedere il mondo, parte l’avventura di James che, per evitare che qualcosa di troppo doloroso per sé e per chi ama avvenga (così come riesce ad evincere da una delle sue previsioni), decide di stravolgere le sue sicurezze circa il destino e parte in una serie di viaggi nel tempo che diventeranno anche dei loop temporali, ovviamente, per far sì che le scelte dell’uomo abbiano la meglio sul fato predeterminato (ad un certo punto, infatti, il protagonista si esprime in questo modo: “Our choices don’t matter. Life happens beyond our control”).

Senza svelare quale delle due visioni avrà la meglio, ammesso che ci sia la vittoria di una sull’altra, si può però asserire che Volition, escludendo qualche caduta di stile (soprattutto in fase iniziale), nella resa estetica del dono di chiaroveggenza di James, è un film che gioca abilmente con i paradossi dei viaggi nel tempo e che intrattiene lo spettatore conquistato non solo dal tema di fondo (laddove ne sia appassionato), ma anche per la qualità delle interpretazioni e per il background del protagonista, descritto in poche pennellate che ce ne mostrano presente, passato e in qualche modo anche futuro, facendoci provare empatia nei suoi confronti e appassionandoci alla sua strenua lotta contro il tempo, contro se stesso, contro il destino, contro la vita stessa.

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