Grandi Esclusi dagli Oscar: gli assenti più illustri in 80 anni di Academy Awards

OSCAR O NON OSCAR, È IL TALENTO A REGNARE

Dopo il delirio dell’ultima edizione degli Oscar, dove “The artist” ha regnato e “Hugo Cabret” ha portato a casa i premi cosiddetti tecnici, ci sembra doveroso fare un excursus sui grandi esclusi da questa importantissima e longeva premiazione hollywoodiana. Spesso l’accademismo, il conformismo, il barocchismo e a volte, diciamolo, anche la retorica e la banalità, hanno regnato in questo ambiente, facendo sì che grandissimi artisti e opere monumentali fossero ignorati, snobbati, quando non del tutto dimenticati. Prendendo spunto, allora, dalla dichiarazione via Twitter di Russell Crowe (premio Oscar nel 2001 per “Il Gladiatore”), vogliamo elencare anche noi quelle che ci sembrano le abnormi ingiustizie che pesano sul groppone dell’Academy Awards. “Nessuna nomination per Ryan Gosling? Bei pezzi di merda…”, queste sono state le parole dell’attore nei confronti di un collega che, per via delle sue magistrali interpretazioni ne “Le idi di marzo”, ma soprattutto in “Drive”, credevamo tutti destinato ad essere almeno candidato, se non a vincere. Ciò non è accaduto e questa potrebbe essere annoverata tra le gravi mancanze di cui parlavamo, insieme alla totale esclusione di un altro grande interprete come Leonardo Di Caprio, malgrado le sue più indimenticabili e magistrali prove come quelle di “The aviator”, “The departed” o l’ultimo “J. Edgar”. Ma se questi due giovani attori dovessero lamentarsi, cosa dovrebbero o avrebbero dovuto fare grandissimi artisti come Stanley Kubrick o David Lynch, mai realmente premiati per le loro straordinarie opere che hanno segnato per sempre la storia del cinema? Del resto neanche immensi capolavori come “C’era una volta in America” di Sergio Leone o “Taxi driver” di Scorsese, o “Otto e 1/2” di Federico Fellini o “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders (quest’anno fantastico nel suo abbinamento tra occhiali e papillon, entrambi blu elettrico), hanno ricevuto la minima attenzione da parte dell’Academy. Che dire poi di una leggenda come Andrej Tarkovskij o di un outsider come Samuel Fuller, senza considerare il recentemente scomparso Sidney Lumet, nonché i premiati “solo” alla carriera Jean-Luc Godard e Robert Altman? Si tratta di nomi che non si possono eludere quando si parla di cinema, intesa come arte in tutto e per tutto. Si tratta di personalità che cinefili e non ritengono tra le più memorabili e imprescindibili quando ci accostiamo al grande schermo. Ma la lista non si fermerebbe certo qui, dal momento che i registi, gli attori e i film esclusi da queste premiazioni sono davvero innumerevoli come dimostrano altre clamorose defaillance: uno dei più grandi capolavori eastwoodiani, “Gran Torino”, completamente ignorato; tra le più straordinarie pellicole di Woody Allen, l’unica ad essere considerata è stata “Io e Annie”; i mitici “Pulp fiction” e “Bastardi senza gloria” di Tarantino, hanno ricevuto solo premi collaterali; Tim Burton ha vinto solo premi tecnici, nonostante la magnificenza di alcune sue opere, prima su tutte “Big fish”; attori decisamente competenti come Edward Norton, Gary Oldman e Johnny Depp non hanno mai portato a casa la statuetta. Ma questo è niente in confronto all’esclusione di un James Dean, di uno Steve McQueen o di una Gloria Swanson, dallo spessore recitativo inusitato, o dalla scarsa attenzione rivolta a miti del cinema come Paul Newman o Cary Grant, quest’ultimo premiato solo alla carriera. Ancora più cocente, poi, sarà stata la delusione dell’immenso Marcello Mastroianni che al teatro Kodak ci è andato solo per premiare alla carriera il suo mentore Federico Fellini. Tralasciando l’ovvietà del fatto che un film come “The tree of life” e un autore sopraffino come Terrence Malick non abbiano portato a casa nulla, nonostante la nomination alle ultime premiazioni, e chiudendo un occhio sul fatto che si trattasse della migliore opera candidata quest’anno, davvero è difficile essere indulgenti quando siamo messi di fronte all’esclusione di mostri sacri come Fritz Lang, Orson Welles (che vinse il premio alla sceneggiatura e non alla regia per “Quarto potere”, uno dei più straordinari capolavori mai visti), Alfred Hitchcock (il cui unico Oscar come regista per “Rebecca – La prima moglie” andò al produttore David O. Selznick, dimenticando vere e proprie opere d’arte come “Vertigo”, “Psycho”, “Notorious” o “Intrigo internazionale”), Howard Hawks (genio assoluto premiato, anche lui, solo alla carriera), o, udite udite, Charlie Chaplin (premiato nel ’29, poi completamente ignorato fino al ’71). Dopo questa inaudita sfilza di “ignorati” ci sembra giusto terminare con alcuni autori molto poco ordinari e quindi decisamente fuori tema, i quali però hanno dato un contributo enorme e considerevole con il loro innegabile talento. Parliamo dei mitici David Cronenberg e John Carpenter, ma anche del più beffato di tutti: quel Brian De Palma che, non solo è stato scarsamente considerato, ma ha addirittura collezionato nomination ai Razzie Awards per la peggior regia (anche per film indiscutibilmente straordinari come “Scarface” o deliziosamente citazionistici e cinefili come “Omicidio a luci rosse” e “Vestito per uccidere”). Le parole di Russell Crowe, quindi, noi in realtà vorremmo dedicarle a tutti questi memorabili personaggi che, non avranno vinto le statuette dorate, ma hanno meritato, meritano e meriteranno la stima e l’affetto infiniti di chi, forse, il cinema lo vive in maniera più seria e meno impomatata. Tutti coloro che di cinema, insomma, si nutrono tutto l’anno e non solo in un giorno in cui a regnare sembrano essere più le passerelle che il vero talento, che rimane tale indipendentemente dalla collezione di premi.

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