I migliori momenti della storia del cinema – Apocalypse now

Apocalypse now

Categoria: Musica

Apocalypse now (titolo originale: Apocalypse now)

Paese: USA / Anno: 1979  / Durata: 153 min / Colore: colore / Regia: Francis Ford Coppola

Parlare di musica in relazione alla settima arte è fondamentale, dal momento che spesso sono le note delle colonne sonore a dare maggiore pregnanza e ampiezza ad alcune sequenze, facendole rimanere impresse nella mente dello spettatore e caratterizzandole enormemente in maniera indelebile e inconfondibile. La musica, in collaborazione ovviamente con i movimenti della macchina da presa, col montaggio e la fotografia, oltre che con la recitazione degli attori, ha il compito di sottolineare compiutamente gli stati d’animo di un protagonista, il significato di una battuta o di un avvenimento particolare, l’anima stessa del film e della storia in esso raccontata. Tutto questo succede perfettamente in una delle sequenze più citate e ricordate di sempre, appartenente ad un capolavoro indiscusso e imperdibile. Parliamo dell’intro di “Apocalypse now” di Francis Ford Coppola, accompagnato dalle coinvolgenti e indimenticabili note di “The End” dei Doors, canzone che poi tornerà ciclicamente anche nel finale.

“La stanza si fa sempre più piccola: più guardo la pareti più mi si stringono intorno”, dice il protagonista interpretato da Charlie Sheen, all’interno del film che comincia proprio con un suo incubo delirante, così come il testo e le note della canzone, in cui immagina, ricorda o anticipa un bombardamento di alcuni elicotteri nella giungla di Saigon. Iniziare con una canzone intitolata “The End”, è proprio il modo di Coppola di dirci che stiamo appunto assistendo all’inizio della “fine”, la fine di una società, di un’umanità ormai perduta. Ma la scelta del brano risulta oltremodo indicata anche per molti altri motivi, come ad esempio il suo carattere decisamente psichedelico che ben si sposa con l’atmosfera onirica e visionaria che caratterizza la sequenza e l’incubo del capitano Willard. Ma le rispondenze risiedono anche all’interno del testo, nel quale si parla di serpenti striscianti e di fiumi da attraversare, ma soprattutto di un figlio che vuole uccidere suo padre, ruoli che metaforicamente possiamo attribuire a Willard stesso nei panni del “figlio” che ha la missione di uccidere il “padre”, il colonello Kurtz, attraversando la giungla e le paludi (il fiume) e strisciando per non farsi vedere, proprio come un serpente.

A creare un legame ancora più potente ci pensa il carattere ipnotizzante posseduto sia dalla canzone dei Doors sia dalla sequenza in cui si sovrappongono il volto di Charlie Sheen con le immagini dell’incendio della foresta (che scoppia proprio quando nella canzone Jim Morrison canta “this is the end”). Una scelta molto studiata, quindi, quella di sfruttare la visionarietà e l’estrema potenza dei versi e delle note di questo brano. Scelta che ci ha consegnato una sequenza dalla potenza comunicativa inusitata e che ha dimostrato quanto un’opera già di per sé pregna di significato può arricchirsi notevolmente grazie all’ausilio della giusta musica.

Apocalyspe now

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I migliori momenti della storia del cinema – Kill Bill

Categoria: CITAZIONE

Kill Bill (titolo originale: Kill Bill)

Regia: Quentin Tarantino / Anno: 2003-2004/ Durata: 111 min.-137 min. / Colore: colore-B/N / Paese: USA

Se dovessimo pensare ad un autore per eccellenza che nel corso della sua carriera e all’interno delle sue opere ha disseminato il maggior numero di omaggi e citazioni ad altri esponenti dello stesso campo d’azione, molto probabilmente, attenendoci alla settima arte, il primo nome che ci verrebbe in mente sarebbe quello del mitico Quentin Tarantino. Grandissimo esperto e conoscitore, nonché amante e divoratore compulsivo di film, il coltissimo regista riesce a stuzzicare, rallegrare ed esaltare al tempo stesso lo spettatore altrettanto cinefilo, che gode di queste piccole o grandi chicche, richiamando alla mente le pellicole delle quali anch’egli nel corso degli anni si è nutrito. Il lavoro più esemplare in tal senso molto probabilmente è lo splendido e impressionante “Kill Bill” (in entrambi i suoi volumi ovviamente), che appare essere un deliziosissimo contenitore di innumerevoli rimandi a generi cinematografici tout court o a pellicole ben precise. A cominciare dal costume di scena di Uma Thurman (entrato ormai nell’immaginario collettivo), che richiama alla mente Bruce Lee e il suo “L’ultimo combattimento di Chen”. Del resto è tutto il cinema orientale e di arti marziali ad essere richiamato dal regista che, tra l’altro, lo omaggia amorevolmente mettendo nel cast due icone sacre di questo filone cinematografico, Sonny Chiba e Gordon Liu, lasciando al compianto David Carradine, protagonista della serie tv “Kung fu”, il ruolo del misterioso e bastardissimo Bill. Ma Tarantino non si lascia sfuggire l’occasione di strizzare l’occhio allo spaghetti western alla Sergio Leone o ai manga giapponesi con l’inserito di una meravigliosa parte animata e di un particolarissimo personaggio, Gogo Yubari, diciassettenne più crudele che mai. Altro giro, altra corsa: è il turno di altri due sottogeneri cinematografici, come il filone dei film wuxiapian, il cosiddetto “cappa e spada” e il blaxploitation. Si potrebbe scrivere una vera e propria piccola enciclopedia se volessimo elencare una per una tutte le citazioni presenti in questo film entrato di diritto tra i migliori mai visti al cinema. Senza troppo dilungarci, quindi, vogliamo concludere con quella che per noi è al tempo stesso la citazione più lapalissiana, ma anche più pregnante, anche se spesso lasciata in secondo piano quando si parla delle influenze di Tarantino. Ci riferiamo allo straordinario “La sposa in nero” del francese Francois Truffaut che mise al centro della sua opera una vedova privata del suo amore il giorno stesso del matrimonio, da un gruppo di uomini dei quali vuole amaramente vendicarsi. Il plot, insomma, è praticamente lo stesso, fermo restando il fatto che Tarantino triplica la violenza e rafforza l’estetica. La splendida Julie, vestita da Diana e armata di arco e frecce, viene sostituita dalla cazzutissima Uma Thurman che con la sua katana riesce a farne fuori parecchi. La vendetta le accomuna, omaggiando anche il genere del revenge movie, in un accumulo di omicidi atti a colmare il vuoto lasciato dall’assenza e dalla privazione del proprio amore. E poi, volendo anche sottilizzare, come non accorgersi di questo richiamo, quando Tarantino pone all’interno della straordinaria colonna sonora un brano dell’indimenticabile Bernard Hermman, ricordando ovviamente Alfred Hitchcock, ma ispirandosi chiaramente all’autore francese, la cui opera in questione ha una soundtrack completamente firmata dallo stesso compositore?

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I migliori momenti della storia del cinema – Nodo alla gola

Categoria: OGGETTO

Nodo alla gola (tit. originale Rope) Regia: Alfred Hitchcock / Anno: 1948 / Durata: 77 min. / Colore: colore / Paese: USA

Brandon e Philip, studenti universitari, uccidono il loro amico David strangolandolo con una corda. Philip è sconvolto, ma Brandon con presenza di spirito e sangue freddo decide di dare comunque il ricevimento che avevano organizzato, ricevimento a cui parteciperanno, tra gli altri invitati, anche il padre e la fidanzata della vittima. Prima che tutti gli ospiti arrivino però, ripongono il cadavere in una cassapanca. Philip è nel panico più totale e vorrebbe rimandare il ricevimento, mentre Brandon sicuro di sé e fiero del suo atto, decide che sarebbe proprio un’ottima idea servire la cena proprio sulla cassapanca/bara dove hanno riposto la loro povera vittima.

Ennesimo capolavoro hitckoockiano, “Nodo alla gola” attraversa con la solita ironia nera la teoria del superuomo di Nietszche secondo la quale esistono degli uomini superiori agli altri ai quali sarebbe permesso di porre fine alla vita degli uomini inferiori. E’ quello di cui sono convinti i due protagonisti per giustificare il loro omicidio, che in realtà non ha movente o giustificazione alcuna. Uno dei tanti motivi, però, per cui il film è passato alla storia è lo straordinario e sorprendente montaggio che mostra il film come se fosse un unico e lungo pianosequenza, mentre in realtà è costituito da undici diversi pianisequenza montati abilmente grazie soprattutto ad alcuni espedienti come stacchi di regia effettuati inquadrando oggetti scuri, tra cui la giacca di Brandon, il pianoforte di Philip o, udite udite, la cassapanca di David! Ecco che come oggetto filmico questa cassapanca/bara assume valenza non solo narrativa, ma addirittura tecnica, risultando a conti fatti la protagonista principale del film, insieme ovviamente alla corda usata come arma del delitto. La sensazione che si ottiene è quella di una sorta di claustrofobia che ci costringe a stare nella stessa stanza per tutta la durata del film obbligandoci a vedere il tutto dal punto di vista della cassapanca stessa, in quella che è forse la sequenza più strabiliante della pellicola. Infatti l’obiettivo è puntato su quella che inizialmente era solo una cassapanca, ma che poi diventa, dapprima bara e poi addirittura tavola imbandita. Con i protagonisti lasciati all’esterno della ripresa, sulla destra, l’obiettivo è costantemente puntato sull’oggetto della nostra discussione, con l’unica protagonista che appare in scena, la governante, seguita mentre sparecchia entrando ed uscendo dall’inquadratura e creando un sussulto nello spettatore, dato che poco prima aveva detto di voler riporre i libri proprio all’interno della benedetta cassapanca. Quando ritorna vicino all’obiettivo per l’ultima volta, dopo aver finalmente finito di sparecchiare, sta per aprire la cassa e per poco allo spettatore non prende un colpo, se non fosse che magicamente Brandon torna ad occupare il suo posto davanti alla macchina da presa immobile, suggerendo alla governante di tornare il giorno dopo a sistemare il resto. Senza muovere di un millimetro la mdp, rimanendo quindi immobile su una splendida inquadratura fissa, Hitchcoock riesce a creare suspense facendo ricorso, appunto, ad un semplice oggetto ripreso nella sua apparente fissità, ma dotato di una dinamicità scenica e narrativa incredibile.

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