Venerdì 13 Parte IV – Capitolo finale

Il quarto capitolo è tutto fuorché l’ultimo

Apparentemente morto dopo l’ennesima strage, il serial killer Jason Voorhees torna a seminare il terrore, prendendo di mira i soliti ragazzi in vacanza, ma non solo…

Comincia con il classico racconto attorno al fuoco. Il racconto, ovviamente, è quello della leggenda di Jason e il luogo è sempre Crystal Lake, luogo di campeggio e di vacanza, momenti quindi apparentemente leggeri e scanzonati, ma sui quali incombe l’ombra del terribile Venerdì 13. Tramite un breve riassunto dei precedenti capitoli, in grado di immergerci totalmente nella natura horror e “splatterosa” della serie, possiamo cominciare questa nuova avventura che vede ovviamente come protagonisti i soliti ragazzi tutto sesso e divertimento, le classiche vittime insomma di ogni serial killer horrorifico che si rispetti.

Non facciamoci ovviamente deviare dal titolo perché questo quarto capitolo della saga non è affatto l’ultimo, dal momento che, fiutato il successo al botteghino, i produttori hanno deciso di continuare su questa strada creando un franchise cinematografico di non poco conto. Oltre al ritorno del grande Tom Savini, creatore per eccellenza di effetti speciali e trucchi horror, possiamo comunque apprezzare lo spirito e la natura poco seriosa di quest’opera che ha avuto anche il merito di lanciare alcuni attori all’epoca poco noti come Crispin Glover e Corey Feldman. Senza considerare l’ottima fotografia che ci immerge perfettamente nell’atmosfera inquietante dell’opera. Non manca, ovviamente, l’ironia nella caratterizzazione anche stereotipata dei personaggi (basti pensare che il ragazzo più intraprendente e spaccone rimarrà “a bocca asciutta”, mentre quello che viene canzonato come “fotti-fiacco” fa centro con una bella ragazza). Decisamente coinvolgente anche l’incipit in cui due infermieri in preda agli ormoni vengono ammazzati brutalmente da un redivivo Jason che armato di sega, e appena “risorto” dall’obitorio, ricomincia il suo folle percorso di sangue e morte.

Venuto dopo “Venerdì 13 – Weekend di terrore”, e in grado di portarsi a casa ben 33 millioni di dollari a fronte dei due spesi per la produzione, “Venerdì 13 Parte IV – Capitolo finale” non è sicuramente un film concettualmente o teoricamente interessante, ma può essere considerato indubbiamente un deliziosissimo divertissement horrorifico con una serie di sequenze decisamente ispirate, come quella succitata del risveglio di Jason all’obitorio; quella che richiama lontanamente la celeberrima scena della doccia in “Psycho”, con la povera vittima sommersa dal sangue; o quelle che vedono protagonista il piccolo Tommy, in grado poi nel finale di far fronte al mostruoso e irrefrenabile Jason, e per questo entrato di diritto tra i personaggi “mitici” della serie.

Piccole note di curiosità: Savini accettò di occuparsi nuovamente degli effetti speciali di “Venerdì 13 Parte IV – Capitolo finale” solo per uccidere definitivamente il personaggio di Jason; l’attore chiamato ad interpretare il serial killer con l’immancabile maschera da hockey, Ted White, decise di non rivolgere mai la parola a nessun altro interprete, con l’intento di incutere negli attori il giusto timore nei suoi confronti, cosa che gli riuscì anche abbastanza bene.

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I CARDIOPHOBIA entrano nella “scuderia” di I Think

I CARDIOPHOBIA entrano nella “scuderia” di I Think

Da oggi l’Ufficio Stampa I Think si occuperà della band Cardiophobia, gruppo di quattro musicisti riminesi con uno stile unico ispirato all’alternative rock britannico e al miglior cantautorato italiano, con testi e sonorità particolari e intensi.

 

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LA BAND:

 

Gruppo nato nel 2003 nella provincia di Rimini, i Cardiophobia inizialmente avevano deciso di chiamarsi “Standard Studio”, autopromuovendo il loro primo lavoro datato 2004. Conosciutisi sui banchi di scuola i quattro musicisti hanno cominciato ad esibirsi sia sui più importanti palchi dell’Emilia Romagna, sia all’interno di concorsi per band emergenti di tutta Italia.

Il loro stile alternative rock è particolarmente apprezzato e riconosciuto anche grazie alle loro liriche degne della tradizione cantautorale del passato, frammista a sonorità che raccolgono l’esperienza del rock alternativo italiano, ma anche britannico.

Nel 2009 arrivano secondi al Sanremo Rock Festival con il demo Vol.1.

Nel 2010 cominciano a lavorare al proprio album di debutto intitolato Cardiophobia e caratterizzato da una maturità sonora e compositiva scaturita da un’ansia profonda e costante, grazie alla quale prendono vita dei testi pungenti e tendenti a rappresentare uno status generazionale.

L’album è uscito il 1 Maggio 2011 in tutti i digital stores e l’11 Giugno 2011 in distribuzione fisica sotto l’etichetta indipendente Settembre Records.

La band ha recentemente partecipato alle selezioni finali del concorso Jack On Tour (tra i 16 finalisti scelti direttamente dagli Afterhours) con un live a Catania lo scorso 23 settembre in apertura ai Linea 77. I Cardiophobia sono stati inoltre selezionati per il Riverock Festival, prestigioso evento in cui hanno aperto, l’11 Gennaio 2012, il concerto di Roberto Dell’Era feat Rodrigo D’Erasmo (Afterhours).

I CARDIOPHOBIA sono :

Eugenio Giovanardi ‘84 (chitarra)

Lorenzo Amati ‘84 (batteria)

Andrea Bartolini ‘84 (basso)

Giulio Zannini ‘84 (voce e chitarra)

CARDIOPHOBIA: ancora disponibile l’incredibile album d’esordio della band riminese

 

L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo.

John Ruskin

Si può sicuramente andare con la mente ai Cardiophobia, gruppo rock alternativo di Rimini, dopo aver letto questo aforisma dello scrittore e critico d’arte inglese. Riferendoci in questo caso alla musica, non possiamo che confermare l’importanza delle emozioni e della qualità quando ci approcciamo all’ascolto di un album.

La musica di questi quattro ragazzi (Eugenio Giovanardi/chitarra e cori, Lorenzo Amati/batteria, Andrea Bartolini/basso, Giulio Zannini/voce e chitarra), è una musica che al tempo stesso possiede un forte impatto emozionale e immediato, ma anche una profondità nei testi e negli argomenti tale da far immergere il fruitore in un ascolto che implica l’utilizzo sia della propria testa che del proprio cuore, appunto.

Esemplare per quanto andiamo dicendo è il loro ultimo lavoro, Cardiophobia, in grado di esprimere tutta l’ansia e il disequilibrio emotivo dal quale scaturisce un insieme di brani che si fanno ascoltare in un colpo solo, coinvolgendoci su tutti i fronti e stimolando la nostra immaginazione e il nostro intelletto.

La lavorazione dell’opera è cominciata nel 2010, ma l’album ha visto la luce il 1 Maggio 2011 in formato digitale e l’11 Giugno dello stesso anno in formato fisico sotto l’etichetta indipendente Settembre Records.

Indipendente com’è lo stile di questo gruppo che nel 2009 si è classificato secondo al Sanremo Rock Festival con il demo Vol. 1 e che l’anno dopo è arrivato finalista a Il Rock è tratto. Senza considerare le importanti tappe nella carriera del gruppo che nel 2011 ha raggiunto la finale  dell’Indie Rocket Festival, aprendo il concerto di Giorgio Canali, e la finale del M.E.I. SUPERSOUND.

Sempre nello stesso anno sono stati scelti dagli Afterhours per il Jack Daniel’s tour e hanno aperto anche il concerto dei Linea 77 ai Mercati Generali di Catania. La loro ascesa, però, non sembra volersi arginare, dal momento che nel 2012 hanno raggiunto anche la finale del Riverock Festival, aprendo il concerto di Roberto Dellera & Rodrigo D’Erasmo all’Urban di Perugia e comparendo con il loro brano, Niente di speciale, in apertura della Riverock Compilation.

Ciascun brano di quest’opera complessa e intelligente e al tempo stesso intensa e trascinante, con un ritmo mai calante e una capacità di attrattiva non indifferente, è indubbiamente degno di nota.

Non è un caso, quindi, che la band risulti tra le sei finaliste, su 127 partecipanti, del concorso Musica Da Bere 2012, giunto alla sua terza edizione e avente tra i suoi partecipanti artisti come Intercity, Iosonouncane, Brunori SAS, Nada e non solo.

Del resto lo stesso John Ruskin diceva:

Il mondo non può diventare tutto un’officina… come si andrà imparando l’arte della vita, si troverà alla fine che tutte le cose belle sono anche necessarie“.

E a noi sembra proprio che i Cardiophobia siano decisamente necessari.

 

Dicono del disco:

I Cardiophobia producono un album omonimo dai contenuti punk, tra nichilismo e sfiducia nei rapporti umani, e dalle sonorità oscillanti tra leggerezze pop e ruvidità sporche di rock. Le influenze non privano la band di una personalità prorompente, che emerge fin dalla prima traccia dell’album, il cui ritornello non lascia scampo, aggrappandosi all’ascoltatore in modo deciso.

Si attraversano momenti retrò, con il groove del singolo “Come quando piove”. La titletrack ha l’energia struggente di “Muscle Museum” dei Muse, con cui condivide anche qualche lieve somiglianza nell’arrangiamento. Un pugno nello stomaco. Un gran bel disco

-Rockit-

Questo lavoro d’esordio risulta già abbastanza maturo, interessante e furbo al punto giusto. Freschezza e luminosità amalgamano le tracce, dando un senso unico e, se vogliamo, originale all’intero disco

-Rockerilla-

Tutti i brani hanno qualcosa di veramente accattivante: intuizioni, intensità, struggenza, complessità degli arrangiamenti. Puzzano di quell’odore che ti colpisce le narici, tipico della fine dell’adolescenza: la maturità

-Jam Yourself-

Una nota di valore particolare va assegnata alla composizione delle liriche che, nella tradizione cantautorale dei maestri già menzionati sopra, riesce a staccarsi dal cordone ombelicale per produrre testi ombrosi, vera perla del disco

-Extra! Music Magazine-

Un sano pop per Come Quando Piove, un’ipnotica lirica, uno di quei brani che vorresti non finisse mai, come una droga per l’udito. E quando pensi tutto sia finito ecco che riparte più potente di prima creando sorpresa

-Mescalina-

Cardiophobia, soprattutto nella prima metà convince nella sua semplicità, nel suo rock sincero cantato in italiano, parla di paure e rimpianti, di sentimenti e emozioni  come in Niente di Speciale e Settembre (come pretende anche il nome del disco e del gruppo), ma anche dell’ebbrezza e consolazione del vino in Come Quando Piove, e degli errori inevitabili e perseveranti in 2:57 a. m.”

- Rock Shock-

Gli strumenti si amalgamano e sembrano costruire un edificio che ha il suo fascino in qualcosa che potrebbe crollare da un momento all’altro e che invece non lo fa. Mai

-Musica Rovinata-

“La suddetta attenzione permette ai Cardiophobia di riuscire, talvolta, a star fuori dall’immensa massa di colleghi accatastati stretti in un etichetta che molto spesso è sottotitolata già sentito

-Shiver Webzine-

 

SUL WEB

-Come Quando Piove (video ufficiale) –> http://www.youtube.com/watch?v=yRiSi0OnhQA

-Caro V. torno da te (clip promozionale)       –>  http://youtu.be/l5tUfhoHzLE                                               

-Jack On Tour – Catania (23/09/2011)     –> http://youtu.be/jwwvFt_SNtg                                                   

- Sammaurock live (10/08/2011)         –>     http://youtu.be/tBKEUZjRjhI

 

LINK UTILI:

SITO                           –>  http://www.cardiophobia.it

UFFICIO STAMPA  — > http://www.ithinkmagazine.it/

Ascolta Cardiophobia dell’omonimo gruppo su http://www.jamyourself.com/index.php?option=com_muscol&view=album&id=287

The human centipede II

REGIA: Tom Six
CAST: Laurence L. Harvey, Ashlynn Yennie
ANNO: 2011

Martin lavora come guardia in un garage sotterraneo. Affetto da turbe psichiche a causa degli abusi subiti dal padre quando era bambino e di un rapporto molto complesso con la madre, è morbosamente appassionato al film “The human centipede”, che studia profondamente per ricreare ciò che il folle protagonista della pellicola partorisce: unire diversi esseri umani formando un unico apparato digerente.

Assurto al rango di cult horror indiscutibile, il primo capitolo di questa che sarà una vera e propria saga con tre episodi, aveva già shockato, disturbato e impressionato oltre ogni misura. Se pensavamo, quindi, che la mente malata, perversa, ma anche giocherellona e inventiva del regista e sceneggiatore Tom Six non potesse partorire di meglio, o di peggio sarebbe il caso di dire, allora ci sbagliavamo alla grande. Con l’intelligente e riuscitissima idea di rendere ancora più realistico il racconto di una follia inumana tramite l’espediente dello spettatore incallito che si ciba della sua pellicola preferita cercando di emulare le gesta del protagonista, “The Human Centipede 2”, rimane ancora più impresso del suo predecessore, nonostante non si tratti più di una novità impensabile e sicuramente insostenibile.

Insomma, se i deboli di stomaco con il primo non sono riusciti a reggere la visione, difficilmente con quest’opera successiva ce la faranno. Opera che, pur prendendola per quello che è, cioè un divertito e irrefrenabile circo della pornografia orrorifica, risulta ancora più matura e compiuta del suo progenitore. Il film è, infatti, arricchito da un velato sottotesto cinematografico, con il discorso spettacolo-spettatore raccontato non soltanto tramite la figura del “mostruoso” protagonista, ma anche con il moltiplicarsi delle schifezze mostrate, quasi a voler rispondere a quegli spettatori che avevano criticato la precedente pellicola per essere poco rispondente al battage pubblicitario che l’aveva preceduta, limitando il gore più spinto solo ad alcune sequenze.

Con un atmosfera che ricorda lontanamente l’”Eraserhead” lynchiano e un protagonista più alienato e alienante che mai, al centro dell’attenzione del regista che ne scruta morbosamente e profondamente ogni aspetto raccapricciante, il film coinvolge enormemente nella prima parte, quella della preparazione dell’”opera”, con la scelta della location e dei personaggi (il protagonista “recluta” diverse vittime per portare a compimento il suo più complesso centopiedi umano), e disgusta oltremodo nella seconda parte in cui l’opera viene effettivamente portata avanti dall’inesperto autore.

Se il pazzoide dottor Heiter del primo episodio aveva dalla sua almeno l’accuratezza medica nel legare tra loro tre esseri umani,  Martin, questo è il nome del protagonista, agirà in maniera a dir poco sconclusionata, senza anestesie e con metodi a dir poco agghiaccianti, avvalendosi addirittura di spillatrici e altri strumenti di tortura raggelanti. Viene da chiedersi, allora, dopo aver visto legamenti di ginocchia strappati, denti divelti con martelli, pezzi di carne tagliati, lingue estratte con la pinza, neonati schiacciati dalla frizione di un’auto, cosa potrebbe mai succedere nel terzo capitolo.

In attesa della sua visione, dunque, sospendiamo il giudizio sull’opera, dal momento che andrà considerata in tutte e tre le sue parti come un unicum, una delirante operazione fuori da ogni schema, ma soprattutto fuori da qualsiasi concezione umana.

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“Django Unchained”: Due nuove immagini del film di Tarantino

Lo attendiamo quasi compulsivamente l’ultimo delirio cinematografico del mitico e inimitabile Quentin Tarantino.

Dopo averci stupito, se ancora ce ne fosse stato bisogno, con Bastardi Senza Gloria, adesso non ci resta che aspettare di vedere cosa riuscirà a fare con Django Unchained.

Nel cast nomi stellari come quelli di Leonardo Di Caprio, Samuel L. Jackson, Sacha Baron Cohen, Jamie Foxx e Christoph Waltz.

Grazie ad Entertainment Weekly, possiamo gustarci due nuove immagini della pellicola che ritraggono Christoph Waltz accanto a Jamie Foxx e Leonardo Di Caprio nel ruolo del “cattivone”.

Pubblicato su http://www.ithinkmagazine.it/component/content/article/79-ultime-notizie/2604-django-unchained-due-nuove-immagini-del-film-di-tarantino.html

To Rome with love

REGIA: Woody Allen
CAST: Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penelope Cruz, Jesse Eisenberg, Ellen Page, Judy Davis, Greta Gerwig, Antonio Albanese, Alessandra Mastronardi, Alison Pill, Alessandro Tiberi, Ornella Muti, Riccardo Scamarcio, Lina Sastri
ANNO: 2012

Storie e personaggi differenti si intrecciano in quel di Roma, dimostrando la volubilità e il carattere effimero del successo fine a se stesso, nonché il pericolo e gli ostacoli che si possono trovare inseguendo false chimere, che siano essere lavorative o sentimentali.

Puntuale e tempestivo come sempre arriva l’ormai annuale appuntamento con il sempre mitico Woody Allen, che però sembra ormai alternare ottime pellicole a delusioni cocenti. Dopo il successo di critica e di botteghino ottenuto da “Midnight in Paris”, dunque, è il turno dell’inaccettabile “To Rome with love”, insoddisfacente racconto corale di una città banalizzata, semplificata e svuotata di qualsiasi spessore. Se già con “Viky Cristina Barcelona” il regista newyorchese aveva dimostrato di poter partorire opere in qualche modo attraversate da stereotipi e cliché geografici e culturali, sensazione poi del tutto confermata da “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”; con quest’ultima fatica ha praticamente aumentato la dose di scontatezze, ovvietà e convenzionalità narrative e registiche, restituendoci una Roma più piatta e incolore che mai. Come il meno ispirato degli autori, infatti, Allen si è limitato a mostrarci i luoghi topici della capitale (il Colosseo e piazza di Spagna in primis), come fossero delle vuote e sterili cartoline in cui infilarci storie e soggetti poco stimolanti e scarsamente caratterizzati.

A nulla serve, quindi, richiamare il Fellini de “Lo sceicco bianco”, se lo spezzone narrativo in questione è poi attraversato da gag di dubbio gusto (il marito che cade dalla sedia al ristorante per guardare la moglie al tavolo con una star del cinema o lo zio impettito e altolocato che però ammira l’abbondante decolté della prostituta che si ritrova a recitare il ruolo della giovane sposina); così come non ci si può accontentare del ritorno dello stesso Allen anche davanti alla macchina da presa, se poi ad essere affrontati da lui sono i soliti temi come la morte e la psicanalisi (e fin qui, soprattutto per i suoi fan, va anche bene), presentati però con delle semplici battute ad effetto (che funzionano anche, ma non bastano da sole a salvare la baracca) e con uno slancio quasi nullo verso qualsiasi guizzo di originalità.

E se il filone narrativo con Benigni protagonista ha comunque il merito di far riflettere sul mito del successo a tutti i costi e soprattutto sulla deriva del nostro giornalismo e della società in generale, di contro non è sicuramente aiutato da un’impalcatura solida e consistente che riesca a sorreggerlo nel migliore dei modi (basti dire che il tutto si conclude con l’attore che rimane in mutande). Insomma sembra quasi di stare sulle montagne russe con quest’opera alleniana, dove i temi e le riflessioni sono sicuramente interessanti, ma i metodi e gli strumenti per raccontarli appaiono decisamente stanchi, quando non fuori luogo, soprattutto per un autore che ci ha abituato a ben altre soluzioni poetiche ed estetiche.

Nonostante il cast di sicuro valore, su cui spiccano una sempre prorompente e irresistibile Penelope Cruz, una convincente Ellen Page e un ammiccante Alec Baldwin, “To Rome with love” delude su tutti i fronti e spezza la magica intesa che Allen nel corso della sua lunghissima carriera era riuscito a creare con i suoi estimatori. Nonostante le ottime prove a Londra e a Parigi, la trasferta europea dell’autore non sta convincendo totalmente, facendoci desiderare un repentino e duraturo ritorno alle origini.

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Il “miracolo” di Trani

Non si tratta di un evento religioso e soprannaturale, bensì di un fatto storico di importante rilevanza, oltre che di grande coinvolgimento emotivo. Dobbiamo tornare indietro al 18 settembre 1943: il luogo è la Piazza della Repubblica a Trani. Un gruppo di cinquanta tranesi stava per essere giustiziato da un tenente tedesco, Friedrich Kurtz, come atto di vendetta in seguito all’uccisione, avvenuta un giorno prima, di cinque soldati tedeschi da parte di alcuni militari canadesi. Cosa c’è di emozionante in tutto ciò? Ve lo spieghiamo subito: grazie all’intercessione del podestà Giuseppe Pappolla e dell’arcivescovo Francesco Petronelli, nonché grazie alla coscienza del tenente in questione e di alcuni suoi militari, tra cui Heino Niehaus, la terribile carneficina non ebbe luogo e quindi furono salvate le vite di molte persone. Di questo avvenimento “miracoloso” si sta girando un film documentario proprio a Trani, dal titolo Il Miracolo Di Trani, con la regia del tedesco Christian Gropper supportato dalle ricerche di Francesco Pagano e dai produttori esecutivi Concetta Fabiano e Gabriele Pace, presidente dell’associazione Obiettivo Trani. Il film sarà incentrato su tre di quei cinquanta tranesi ancora in vita: Luigi Di Filippo, Ugo Moscatelli e Giuseppe Scandamarro e sullo stesso Niehaus, tutti e quattro protagonisti delle riprese cominciate proprio nella suddetta piazza. Il documentario verrà trasmesso in Germania sulle reti nazionali Ard e Wdr, corrispondenti dei nostri Raiuno e Raitre, mentre per quanto riguarda la distribuzione nel nostro paese non si hanno ancora certezze, ma solo speranze di avere la stessa visibilità, anche se le probabilità di successo sono davvero altissime.

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Top 10 Biopic

Il biopic è un genere sicuramente schematico e poco consono a guizzi di originalità di scrittura o di regia. Per questo motivo, dovendo accingerci a fare una Top 10 dei migliori esponenti del genere, abbiamo deciso di attenerci soltanto a quelle opere che in un certo senso hanno eluso le maglie dei topoi o dei cliché del filone di appartenenza, creandosi uno spazio tutto loro e ispirandosi, anche, a personaggi non convenzionali. Abbiamo pensato, inoltre, di pescare tra i film degli ultimi anni, in modo tale da non perderci negli innumerevoli film “storici” che hanno già un posto d’onore nelle classifiche dei migliori film di sempre.

10) Bronson

Bronson

La vita spericolata di Michael Gordon Peterson, in “arte” Bronson, ritenuto il criminale più pericoloso dell’Inghilterra. Dal regista del meraviglioso “Drive”, questo resoconto strampalato e assurdo degli anni di carcere, ben 34, di quest’uomo che per rimanere sulla cresta dell’onda ha deciso di commettere sempre più crimini per prolungare la sua permanenza dietro le sbarre.


9) Vincere

Vincere

Mussolini come forse non l’avevamo mai visto. Un bravissimo Filippo Timi impersona tutta la follia del Duce, in un film che adotta meravigliosamente lo stile futurista per raccontare in maniera inusuale e molto coinvolgente degli anni, purtroppo, indimenticabili.


8 ) Milk

Milk

Uno Sean Penn da standing ovation, affiancato da un sempre ottimo James Franco, impersona Harvey Milk, il primo gay dichiarato ad assumere un’importante carica politica negli Stati Uniti. Con un finale che rimane impresso indelebilmente, seguire le lotte pubbliche e private di quest’uomo non può lasciare indifferenti.

7) Into the wild

Into the wild

Questa volta Sean Penn è il regista, mentre Emile Hirsch lo splendido protagonista. Ad essere preso in esame un personaggio molto particolare, il giovane Christopher McCandless che decise di abbandonare la sua vita borghese e agiata per affrontare a viso aperto la natura selvaggia e vivere solo dello stretto indispensabile. Scelta discutibile o meno, non possiamo che apprezzare l’intensità e la profondità di questo magnifico racconto.

6) Agorà

Agora

Apparentemente un semplice kolossal storico, questo film racconta con un’estetica strabiliante la lotta di una donna degna di nota, la filosofa Ipazia, che rappresentava lo spirito critico nei confronti di tutti i dogmi imposti. Un film capace di far riflettere potentemente su una fase storica decisamente fondamentale per sottolineare l’esistenza di fondamentalismi religiosi sin dalla notte dei tempi.

5) The hours

The hours

Biopic decisamente atipico che si rifà alla lavorazione di un grande romanzo come Mrs Dolloway. Il personaggio preso in esame, quindi, è la straordinaria Virginia Woolf che ha il volto quasi irriconoscibile di una Nicole Kidman in stato di grazia. Tra presente e passato, abbiamo modo di conoscere più da vicino una scrittrice decisamente complicata.

4) The social network

The social network

“Colpevole” di aver inventato Facebook, Mark Zuckerberg ha avuto l’onore di un film dedicato alla sua esistenza. A girarlo in maniera accattivante e coinvolgente ci ha pensato David Fincher che, avvalendosi di una colonna sonora da urlo e di un interprete, Jesse Eisenberg, più che azzeccato, ha segnato un gran colpo.

3) L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Lassassinio di Jesse James

Biopic e western introspettivo, si avvale di una fotografia meravigliosa e di un cast da capogiro su cui campeggiano un immenso Brad Pitt, uno stupefacente Casey Affleck e un sempre perfetto Sam Rockwell. Un film in cui possiamo confrontarci con il significato di “mito” e con l’interiorità e la fragilità di personaggi apparentemente tutti d’un pezzo. In questo caso si parla di uno dei criminali più famosi della storia d’America.

2) Io non sono qui

Io non sono qui

Con sei personaggi e sei spezzoninarrativi differenti, il regista Todd Haynes cerca di raccontare la vita e le opere dell’inarrivabile Bob Dylan, facendo ricorso ai testi delle sue canzoni e risultando non soltanto originale, ma decisamente molto emozionante. Un racconto frazionato e burrascoso in cui godiamo di ottime interpretazioni (quella di Cate Blanchett su tutte) e assistiamo ad una delle ultime prove recitative del compianto Heath Ledger.

1) Il divo

Il divo

Con questo film Sorrentino firma il suo capolavoro definitivo, restituendoci una figura sfaccettata e complicata di un personaggio importantissimo per la storia italiana. Trattasi ovviamente di Giulio Andreotti, portato sullo schermo da un impressionante Toni Servillo qui alla sua migliore interpretazione in assoluto. Inutile citare i punti di forza, perché non basterebbe il tempo e lo spazio a disposizione.

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Festeggiamo il compleanno di Charlie Chaplin!

Sono passati ormai 35 anni dalla sua scomparsa che ha segnato un vuoto indelebile e incolmabile nella settima arte e nei cuori degli appassionati più sinceri di cinema. Ma oggi non è della sua morte che vogliamo parlare, bensì della sua nascita, dal momento che grazie a lui abbiamo potuto innamorarci di alcune delle più indimenticabili pellicole mai viste sui grandi e sui piccoli schermi.

Parliamo ovviamente del mitico e immenso Charlie Chaplin che oggi festeggia il suo compleanno, essendo nato il 16 Aprile 1889. Una data che ci fa ricordare l’inusitato talento del padre di personaggi come l’irresistibile Charlot e di vere e proprie opere d’arte come Il monello, La febbre dell’oro, Luci della città, Tempi moderni e Il grande dittatore.

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Sin City 2 è stato confermato!

Gli appassionati del primo capitolo di questa che quindi diventerà una saga, non potranno che essere contenti. Parliamo del mitico e fortunatissimo Sin City di Robert Rodriguez, uscito nel 2005 e ancora in attesa di un secondo episodio.

Sembrava, però, di dover gettare la spugna su questo fronte, quando invece sono giunte notizie più che rassicuranti. Le tre case di produzione, la AR Films, la Dimension Films e la Quick Draw Productions (dello stesso Rodriguez), hanno annunciato che la lavorazione dell’opera è ufficialmente iniziata.

Non si sa nulla, però, sul casting che dovrebbe cominciare la settimana prossima, mentre le riprese della pellicola, il cui titolo sarà “Sin City – A dame to kill for”,  avranno inizio a partire da quest’estate. Non bisogna far altro che aspettare allora!

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Mosse vincenti

 REGIA:Tom McCharty
CAST: Paul Giamatti, Amy Ryan, Bobby Cannavale, Jeffrey Tambor
ANNO: 2011

Mike fa l’avvocato ma anche l’allenatore di una squadra di lottatori del liceo. Quando gli viene affidata la tutela di un anziano cliente, decide di incassare la sua pensione e di farlo soggiornare in una casa di riposo. Presto però irromperà nella sua vita il nipote dell’uomo, in fuga da una madre con cui non vuole avere a che fare. Mike scoprirà che il ragazzo è un ottimo lottatore e così instaurerà con lui un rapporto più intenso, fino a quando la tanto odiata madre non farà la sua comparsa sulla scena.

Mosse vincenti - Tom McCarthyPiccolo film indipendente come ormai se ne vedono sempre più spesso, Mosse vincenti trova ovviamente nella semplicità e nella leggerezza il suo maggiore punto di forza. Certo spesso queste due qualità significano anche mancanza di coraggio e di inventiva, risvolti negativi comunque presenti anche in quest’opera che non si distingue notevolmente per particolari guizzi nella narrazione e nella messa in scena.

Trattasi, appunto, di un prodotto sicuramente gradevole e piacevole che racconta di un’amicizia molto particolare tra un uomo adulto che sta perdendo i suoi punti di riferimento e un adolescente che, invece, li sta cercando. Nel mezzo ovviamente la metafora dello sport come vittoria sui propri “fantasmi” personali, utilizzata anche per raccontare i “fantasmi” di un’intera società.

Il regista Tomas McCharty, insomma, continua ad occuparsi di incontri e scontri culturali, così come aveva fatto ben più marcatamente nel precedente L’ospite inatteso dove i due mondi diversi si univano grazie alla musica. Dalle differenti provenienze geografiche si passa alle diverse fasce d’età e il collante non è più la musica, bensì, come suddetto, lo sport. Cambiano gli ingredienti, insomma, però la ricetta è più o meno la stessa, con tutti i retrogusti amarognoli del caso, dal momento che a strisciare potentemente nella narrazione, comunque mai eccessivamente drammatica, è senza ombra di dubbio il problema della grave crisi economica che non risparmia nessuno.

Certo, così come avveniva nel precedente film, anche in questo caso la metafora appare un po’ troppo marcata e di grana grossa. Laddove, infatti, la musica del pianoforte era utilizzata per descrivere la tristezza e il grigiore del protagonista, mentre quella dei bonghi e degli strumenti a percussione per sottolineare la vivacità e la voglia di vivere del ragazzo siriano con cui stabilisce un contatto; in questo caso lo sport della lotta serve a metaforizzare la voglia dei protagonisti di combattere contro le brutture con cui si ritrovano ad avere a che fare e la conseguente voglia di riscatto.

Possiamo però dirci ampiamente soddisfatti di molte qualità di quest’opera arricchita da un’ottima colonna sonora, ma soprattutto da un sempre imperdibile e soddisfacente Paul Giamatti, ormai re di un certo cinema indipendente, capace con la sua sola presenza di dare valore a qualsiasi film.

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