Kindred: ciò che importa, costi quel che costi, è tenere la famiglia unita

Ben e Charlotte sono una giovane coppia molto affiatata. La famiglia di Ben, composta da Margaret, madre austera e invadente e Thomas, fratellastro fin troppo servizievole, vive in una fatiscente magione ed è strenuamente attaccata ai legami di sangue. Quando i due fidanzati comunicano a Margaret che hanno deciso di trasferirsi in Australia, la donna non la prende benissimo, ma quando Ben muore a causa di un incidente, lasciando Charlotte sola e incinta, la prenderà ancora peggio…

Thriller molto inquietante e turbante, costruito con un’attenzione certosina alle atmosfere, rese cupe e opprimenti da una bellissima e minimale colonna sonora e da un’ambientazione a dir poco perfetta, Kindred è un mix di angoscia e tensione che colpisce profondamente e racconta di una manipolazione psicologica che sfocia nell’orrore vero e proprio, in un esempio di vero e proprio gaslighting che colpisce la bravissima protagonista interpretata da Tamara Lawrance. A farle da contraltare, la melliflua e perfidissima Fiona Shaw, nei panni della suocera che va oltre l’invadente, risultando talmente morbosa da diventare terrificante.

Una suocera disposta a tutto, ma proprio tutto, pur di avere la possibilità di vedere nascere e crescere il nipote che la nuora porta in grembo all’interno delle sue mura domestiche, costi quel che costi. Non importa se la madre non ha voglia di stare lì e di stare con lei e il suo figliastro dai modi fin troppo affettati e gentili. Non importa se per costringerla a rimanere con loro dovrà far ricorso a tutta la cattiveria che possa venirci in mente. Ciò che conta sopra ogni cosa al mondo è tenere la famiglia unita. Degli intenti solo apparentemente lodevoli che nascondono una situazione mentale e familiare decisamente malata.

Inoltre, ad affiancare queste due donne, impersonate perfettamente dalle loro interpreti, abbiamo un personaggio maschile che nasconde non pochi lati oscuri, dimostrando la sua vera natura, anch’essa altrettanto inquietante e spaventosa, solo verso il finale in cui la ragazza, nonostante i dubbi che le vengono instillati circa la reale percezione di ciò che sta vivendo, farà di tutto per liberarsi dalla prigionia di questa famiglia decisamente ossessiva, se non addirittura pericolosa.

Investita da visioni e oscuri presagi, nonché dai ricordi dell’uomo che amava e che ha perso tragicamente, la giovane Charlotte dovrà fare di tutto per non cedere psicologicamente e fisicamente, dovendosi scontrare con una malvagità inaspettata e per questo ancora più difficile da controbattere.

Ne viene fuori un quadro familiare fatiscente e in decadenza, al pari dell’enorme abitazione in cui la vicenda è quasi interamente narrata. Una narrazione che rimane impressa e coinvolge notevolmente senza fare ricorso ai classici jumps scare o a esagerazioni di toni e di stile. Un’opera elegante e volutamente dimessa, che comunque riesce ad arrivare dritta al punto con una potenza comunicativa non indifferente.

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