Masters of horror 11-12




STRADA PER LA MORTE

Undicesimo episodio della serie, “Strada per la morte”, non brilla certo per originalità e pecca soprattutto per mancanza di ritmo e mordente. Sicuramente non tra i peggiori in assoluto della serie (come il “Chocolat” girato dallo stesso Mick Gerris, ideatore della stessa), ma altrettanto decisamente non tra i più apprezzabili. Si pone nel mezzo questo mediometraggio, dal titolo originale ben più suggestivo “Pick me up”, in cui l’unico interesse dello spettatore è vedere come va a finire la contesa e la disputa tra i due serial killer protagonisti che si contendono “la piazza”. Perché tutto si concentra appunto sulla figura dicotomica e decisamente caricaturizzata di queste due figure, due assassini impenitenti che si divertono e soddisfano il loro sadismo, solo ammazzando passanti a più non posso. Uno fa il camionista ed è già più in là con l’età, oltre ad essere una sorta di moralizzatore rompiscatole, l’altro è un autostoppista, giovane e di bella presenza, fissato con i serpenti e conciato come un cow-boy. Il primo è intepretato da Michael Moriarty, attore caro al regista, Larry Cohen, visto che l’aveva scelto come protagonista delle sue uniche due pellicole horror, “Q – il serpente alato” e “Stuff – il gelato che uccide”. Il secondo è interpretato da un’amimico e inespressivo Warren Cole, già protagonista di “Una canzone per Bobby Long”.

Non è la qualità recitativa dei protagonisti, comunque, ad innalzare il livello di godimento della pellicola, né tantomeno la sceneggiatura che si affossa in parecchi tempi morti molto noiosi e in alcuni buchi neri a dir poco vistosi (come mai quando l’autostoppista bionda scompare, il suo amico e accompagnatore non si domanda che fine abbia fatto continuando tranquillamente il viaggio?). Il tutto si può ritenere apprezzabile grazie alla leggera patina di ironia che ricopre la narrazione di questo gruppo di personaggi che viaggiavano in autobus e che poi, a seguito della rottura dello stesso, sono costretti ad accettare il passaggio del camionista alcuni, a rimanere ad aspettare i soccorsi altri, o a proseguire a piedi. L’unica che ricorre all’ultima opzione è una ragazza un po’ antipatica, che gira con un coltello convinta di doversi difendere da chiunque solo perché viene fuori da un matrimonio violento e che poi si ritrova ad essere oggetto primario della disputa tra i due serial killer, anche se alla fine tutti e tre avranno una bella sorpresa. L’ironia, infatti, al di là che nella descrizione dei due “cattivi”, si riversa soprattutto in un finale forse esageratamente grottesco e surreale, ma comunque divertente e allucinante.

L’altro problema di “Strada per la morte” è che è privo di mordente, lo spettatore non riesce a farsi coinvolgere dalle vicende che si susseguono sullo schermo e il suo unico interesse si ferma alla curiosità su quale sarà il “vincitore” tra i due combattenti. Non c’è tensione, non c’è suspance, e soprattutto è praticamente assente la componente horror, relegata in un paio di scene che più che spaventare o turbare, fanno sorridere, riuscendo nell’intento, magari studiato, di rendere la pellicola solo ed esclusivamente ironica (non riuscendovi tra l’altro totalmente, visto che molto spesso più che ironico il film ci sembra ridicolo), invece che equilibratamente divertente e “spaventosa” (come è riuscito ad essere nel primo caso “Creatura maligna” e nel secondo caso “Leggenda assassina”).

Tutto sommato, comunque, non ci si può lamentare completamente di questo episodio, che pur accontendando lo spettatore abituato a ben altri livelli con i mediometraggi di Dante o Carpenter, si diverte anche nella ricerca dei vari omaggi e citazioni presenti nella pellicola, primo su tutti il lampante e immediato riferimento a “Non aprite quella porta”.

 

LA TERRIBILE STORIA DI HAECKEL

Penultimo episodio della serie, “La terribile storia di Haeckel” sembra essere due film in uno, senza riuscire ad esserne, molto probabilmente, nessuno. Per carità le due parti, prese singolarmente riescono a soddisfare lo spettatore, ma è proprio la loro unione malriuscita che rende il tutto un po’ più ostico.

Se si abbandanonano eccessive pretese, comunque, la pellicola è godibile soprattutto per le atmosfere lontanamente alla Corman che si respirano in una prima parte molto lugubre e gotica (con riferimenti marcati al personaggio di Frankenstein, qui ritenuto realmente esistente, visto che viene preso a modello di insegnamento dal giovane protagonista, ateo deciso, che si è convinto di riuscire a riportare in vita i morti) e per il divertimento sfrenato e quasi esagerato che suscita una seconda parte che sfiora, quasi deliziosamente, il trash in una serie di trovate a dir poco esilaranti.

Tutto comincia con un uomo disperato che dopo la morte dell’amatissima moglie, si reca da una medium per far sì che questa la riporti in vita. La medium allora si lancia nel racconto della storia di un suo vecchio amico, Hackeal appunto, che tempo addietro aveva osato sfidare la morte e soprattutto il volere di Dio (tema che attraversa seppur blandamente l’intera pellicola), cercando di resuscitare appunto i morti. Il ragazzo in questione, studente di medicina, era convinto dell’inesistenza di Dio e dunque di qualsiasi volontà a che la gente sia morta o meno. Per cui a sua detta non si sfida nessuna potenza superiore nel cercare di cambiare la natura delle cose, come la vita o la morte. Nel bel mezzo di un suo viaggio alla volta del padre morente, il ragazzo fa la conoscenza di una specie di “stregone”, Montesquino (interpretato da Jon Polito) che elargisce consigli su come riportare in vita i defunti. Il ragazzo lo crede un ciarlatano e dunque prosegue per il suo cammino, fino a quando non fa la conoscenza di un vecchio signore che si offre di ospitarlo per la notte. Ed è così che entra in scena la giovanissima e bellissima moglie dell’anziano signore, colei che si farà emblema di una serie di temi che accompagnano la seconda parte decisamente delirante.

L’episodio, che doveva essere originariamente diretto da Romero, è diretto da John McNaughton, anche se è possibile ravvisare lo zampino romeriano nella figura degli zombie cimiteriali che si esibiscono in un’allucinante orgia sessuale con la ragazza e dopo sbranano a morte suo marito. Necrofilia, scienza e fede sono, dunque, i tempi principali di questo episodio, tratto dall’omonimo raccontod i Clive Barker, che si conclude con uno “scoppio” quasi improvviso di violenza e ironia, resi abilmente da apprezzabili effetti speciali che ci mostrano degli zombie assetati di sesso e frattaglie umane, ma anche di latte materno (vedere per credere).

Niente di eccezionale, quindi, questo “La terribile storia di Haeckel” (titolo originale “Haeckel’s tale), ma un piccolo e godibile divertissement col quale farsi coinvolgere nella prima parte e divertirsi spassosamente (sfiorando il kitsch) nella seconda.

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8 commenti su “Masters of horror 11-12

  1. cinemystic il said:

    Per una volta mi permetto di dissentire su tutta la linea… 🙂

    A me Pick Me Up era piaciuto, mi aveva intrigato la sua aria misteriosa, tesa, soffocata, oscura.

    Inoltre mi aveva divertito molto anche Haeckel’s Tale, per la sua carica iconoclasta e beffarda…

    Sono solo mie opinioni, ovviamente.

  2. Ale55andra il said:

    Ma non so se è chiaro, sono piaciucchiati anche a me. Li metto a metà tra i migliori e i peggiori della serie. Certo i difetti ci sono e sono vistosi, ma senza troppe pretese questi due episodi si fanno guardare e sono divertenti.

  3. cinemystic il said:

    Certo, il tuo articolo è chiaro ed esaustivo, come sempre.

    Solo che secondo me questi vistosi difetti non ci sono… opinioni discordanti, ed è anche bello che sia così… 🙂

  4. 4358174 il said:

    “Pick me up” rimane uno dei miei preferiti, ironico e cattivo quanto basta… L’assunto l’ho trovato geniale: e se un serial killer che uccide chiunque gli dia un passaggio ne incontra un altro che uccide tutti quelli a cui dà un passaggio…? XD

    Riaguardo a “Haeckel’s Tale”, non mi è piaciuto per niente, trovo eccessivamente dicotomica la separazione fra prima e seconda parte, senza contare una (per me) odiosa voglia di inorridire tanto per fare…pensare che il regista avrebbe dovuto essere Romero…

  5. Ale55andra il said:

    Concordo sull’assunto di Pick me up, però secondo me poteva essere svolto molto meglio. Concordo anche sull’eccessivo divario tra le due parti di Haeckel’s tale, però tutto sommato si fa guardare.

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