Masters of horror 3 e 4

LA DANZA DEI MORTI

 

Il regista del cult “Non aprite quella porta” Toobe Hooper e l’attore simbolo di un determinato cinema horror Robert Englund (indimenticabile e insostituibile il suo Freddy Kreuger) si uniscono per questo terzo episodio di Masters of horror. Dati i nomi altisonanti ci si dovrebbe aspettare se non proprio un capolavoro del genere, un gioiellino di squisita portata, ma in realtà questo “La danza dei morti” riesce a risollevarsi solo in una seconda parte adrenalinica e molto particolare che si concentra proprio sul personaggio interpretato da Englund, un cinico approfittatore dei morti sfruttati per fini economici e ludici, e sulla danza del titolo che viene effettuata da cadaveri stimolati da potenti e ripetute scosse elettriche. Durante la prima parte ci vengono presentati i personaggi più deboli del mediometraggio: una ragazzina che ha perso padre e sorella e che è “vittima” di una mamma un po’ troppo protettiva e quattro ragazzacci che vanno in giro a fare baldoria e a “rubare” il sangue di poveri vecchi per venderlo proprio al gestore delle danze macabre. Tratto da un racconto di Richard Mateson, l’episodio è attraversato da una vena decisamente fantascientifica, siamo infatti in un futuro non molto lontano in cui una Terza Guerra Mondiale combattuta ad armi chimiche e piogge batteriche ha decimato la popolazione suddividendo il resto dei sopravvissuti in due categorie ben distinte: gli approfittatori e le vittime. Non esistono vie di mezzo in questo desolante ritratto della società futura post-bellica. E non è difficile venire risucchiati dalla spirale di delirio che accompagna le serate folli di questi giovani e meno giovani che si divertono a bere sostanze non ben identificate, ad iniettarsi droghe sintetiche e ad assistere a quelle esibizioni spettrali. Funzionano benissimo dal punto di vista visivo le scene a più alto impatto adrenalinico, seppure non si versi nemmeno una goccia di sangue, con questi corpi ormai morti che però si muovono compulsivamente e spaventosamente. Funzionano benissimo anche i vari flashback che raccontano la terribile pioggia chimica che ha mietuto vittime su vittime, alcune sopravvissute ma tremendamente sfigurate. Cosa non funziona in questo terzo e deliziosamente fracassone (più che altro verso la fine) episodio della serie accompagnato da incessanti note metal che fanno da sfondo alle gesta dei due protagonisti maschili in preda agli ormoni e agli effetti della droga iniettata direttamente in vena? Prima di tutto una sorta di convenzionalità nella sceneggiatura che taglia i protagonisti con l’accetta mettendo loro in bocca terribili frasi fatte e facendoli al centro di situazioni fin troppo abusate cinematograficamente parlando che ricordano qualche teen-drama piuttosto che il filone horror a cui dovrebbero interamente appartenere. Ed è così che siamo costretti ad assistere ai teneri scambi affettuosi tra la ragazza semplice e ingenua che fa gli occhioni dolci al ragazzaccio di mondo che la seduce e la conduce in mondi fino ad allora sconosciuti e per questo affascinanti. Ma quello che forse rende questo episodio meno soddisfacente di quello che avrebbe potuto essere evitando determinate scelte, è il montaggio fin troppo movimentato che si sofferma sulla riproposizione sfiancante di immagini velocizzate e sovraesposte che mal si amalgamano con lo stile generale e che il più delle volte vengono utilizzate senza un motivo particolare, solo per cercare di creare uno scossone in più. Ma, volendo essere indulgenti nei confronti di questi difetti, si potrebbe dire che i pregi sono in numero maggiore. Oltre quelli già citati si può godere di un’ottima messa in scena (il locale dove avvengono le danze è davvero azzeccato) e soprattutto di un finale inaspettato e molto intelligente. Dunque, tutto sommato, anche questo terzo episodio, pur non essendo totalmente soddisfacente, risulta comunque un prodotto godibile.

 

 

JENIFER – ISTINTO ASSASSINO

 

Si dice che il regista italiano horror per eccellenza, Dario Argento, non imbrocchi una pellicola giusta da vent’anni a questa parte. I suoi più grandi fan si dividono tra chi continua ad idolatrarlo e chi si professa profondamente deluso dalle sue ultime pellicole. Dove si pone questo Jenifer, girato per la serie Masters of horror? Sicuramente non si può ritenere un prodotto di ottima qualità per svariati motivi, ma tutto sommato il Dario nazionale riesce in qualche momento ad interessare lo spettatore con una figura fin troppo abusata, ma latrice di una serie di riflessioni sul rapporto uomo-donna e sul ruolo di ciascun soggetto di questa relazione il più delle volte imperscrutabile e non inseribile in calcoli matematici o in qualsiasi genere di previsioni. Nonostante la donna venga dipinta come essere mostruoso, seguendo una sorta di misoginia che dipinge l’uomo come vittima inerme del bel sesso, è possibile ravvisare una sorta di ribaltamento di questo concetto nella figura dell’uomo che si fa irretire sessualmente, abbandonando persino la propria famiglia. La donna è Jenifer, dal corpo perfetto ma dal volto decisamente mostruoso (nota di demerito al trucco che poteva essere più originale invece che proporre una bocca storta e due occhioni neri senza pupille), l’uomo è Frank, un poliziotto ligio al dovere, che dopo averla salvata dal tentato omicidio di un uomo in stato di apparente follia (interessante la scena in cui sta per decapitarla con una mannaia specchiandosi in essa), decide di sottrarla al centro di recupero in cui viene ricoverata e a ospitarla in casa sua per poi trovarle un buon posto dove stare. Ma moglie e figlio non ci stanno affatto ad accettare quel mostro di terribili fattezze (un sottilissimo e quasi fuori luogo riferimento all’Elephant man di Lynch), soprattutto dopo averla vista squartare e mangiare le budella del loro gatto. Perché Jenifer, apparentemente indifesa, si ciba di carne umana non facendo distinzione alcuna tra animali o bambini. Ma Frenk sembra ormai assuefatto ai servizi sessuali che questa donna gli offre continuamente (Jenifer – istinto assassino è infatti una specie di horror erotico che si incentra soprattutto su una serie di scene di sesso fin troppo patinate) e dunque rimane accanto a lei, perdendo famiglia e lavoro e andando a vivere con lei in una casetta di legno abbandonata nel bosco. La donna riuscirà a tenere sopito il suo istinto assassino per amore di Frank, ma la gelosia verso un’altra donna la porterà a vendicarsi in maniera brutale. E’ questo il preludio ad un finale prevedibilissimo e annunciato sin dal primo minuto della pellicola, che dunque non si distingue né in quanto ad originalità, né in quanto a stile registico (se si escludono alcune inquadrature dall’alto molto interessanti, come quella iniziale che riprende Frank e il suo collega in auto mentre stanno consumando uno spuntino), ma che riesce in qualche momento a coinvolgere grazie alla colonna sonora alquanto inquietante seppur non proprio originalissima. A conti fatti, guardando a questi primi quattro episodi della prima serie di Masters of horror, si può sicuramente asserire che questo è l’episodio meno riuscito, anche se in qualche breve momento è possibile ravvisare un guizzo o uno sprazzo di qualche idea interessante e affascinante.

 

 

5 thoughts on “Masters of horror 3 e 4”

  1. Rispetto a quanto ci ha “regalato” ultimamente Argento, JENIFER mi è sembrata una manna…certo, non è un capolavoro, ma certamente meglio de IL CARTAIO… Per quanto riguarda il finale, l’ho trovato squisitamente nietzschano/fatalista, con un eterno ritorno inevitabile (e proprio per questo prevedibile). Anche nella seconda stagione, Darione sfora spesso nel soft-core…che lo ispirino i MoH? 🙂

    Non ho molto gradito Hooper, mi è sembrato fin troppo noioso…

  2. Qualche spunto qui e là c’è di Jenifer e dopo aver visto La terza madre uno non può che dire che perlomeno è passabile…se si vuole essere indulgenti.

    Di quello di Hooper mi è piaciuta l’idea e anche l’ultima parte. All’inizio in effetti non si regge ^^

  3. a me sono piaciuti entrambi gli episodi di Argento (soprattutto Pelts). ottimi prodotti (ideati in ogni caso) per il formato televisivo.

    appena posso vado a sbirciare circa “la terza madre” (che mi è piaciuto e che risente di questa importante – per Dario Argento – esperienza televisiva americana)

    Un saluto

  4. Amo molto questa serie e l’episodio di Hooper è uno dei miei preferiti, ci sarà sicuramente modo di confrontarci in proposito 😉

    Jenifer direi che raggiunge un buon compromesso fra gli intenti della storia e le carenze dell’ultimo Argento.

    Davide DG

  5. Virgin, io dico che l’idea di Jenifer non era malaccio e alcuni momenti sono alquanto ispirati, però in totale poteva essere fatto molto meglio.

    Davide, anche l’idea alla base di quello di Hooper è davvero ottima, però la prima parte lascia veramente a desiderare secondo me. Fatto sta che con questa serie mi sto divertento moltissimo, nel senso che mi sta intrattenendo veramente piacevolemente.

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