Blood Quantum: l’horror sociopolitico con gli zombi che seminano il panico in una riserva indiana

All’interno di una riserva indiana i morti tornano in vita, affamati di carne umana. È una vera e propria ondata di zombi, ma i nativi indiani che abitano nella riserva ne sono totalmente immuni, cosa che li porta ad asserragliarsi e a creare dei nuovi confini, presi di mira dai bianchi rabbiosi.

Alla base di Blood Quantum, nonostante non manchino momenti in cui lo splatter diventa protagonista assoluto (regalando soddisfazioni immense per l’artigianalità degli effetti speciali e per l’efferata violenza mostrata con gusto e passione per il genere), c’è sicuramente un discorso sociopolitico molto potente, l’unico assunto di fondo alla base di questa lotta tra indiani e bianchi per la conquista di un vero e proprio confine.

Ovviamente si parla di razzismo, di invasione, di ghettizzazione, di lotta per la propria autoaffermazione e, soprattutto, preservazione, di totale ingerenza da parte di una fazione rispetto all’altra, ma anche di lotta alla sopravvivenza e di violentissima autodifesa, che poi diventa vera e propria sete di sangue e vendetta.

E a portare avanti questa battaglia all’ultimo sangue sono un vecchio armato di katana, uno sceriffo indiano con trecce lunghissime e fucile alla mano e un altro nativo della riserva con una motosega che non risparmia nessuno. Insieme, questi tre personaggi molto fomentanti, aiutati da altri componenti della famiglia e altri indiani, cercheranno di non farsi sopraffare dagli zombi, anche se persino all’interno della loro stessa fazione (comprendente, tra l’altro, non solo indiani purosangue, ma anche bianchi sfuggiti all’infezione e accolti all’interno dei nuovi confini in cui si sono asserragliati), ci sarà qualcuno pronto a remargli contro.

Ed è forse nelle dinamiche tra i componenti della famiglia al centro del racconto, nella parte più puramente drammatica della narrazione, nel voler ulteriormente inspessire un film che non ne aveva affatto bisogno, perché la metafora di fondo arriva dritta e potente, che risiede l’unico difetto di Blood Quantum (difetto che porta anche ad un finale fin troppo retorico e alla presenza di una serie di inserti “cartooneschi” che acutizzano in maniera drammatica i momenti più violenti), un film in cui la complessità delle implicazioni sociali e politiche (alla base delle opere di Romero) viene accompagnata da un’attenzione alla parte puramente horror davvero certosina (con un’inventiva davvero “deliziosa” circa i vari modi in cui le teste dei malefici zombi verranno fatte saltare).

Per tutti questi motivi, al netto di paragoni che possono sembrare esagerati, Blood Quantum molto probabilmente è uno degli zombi movies più romeriani degli ultimi anni, con una serie di momenti ispiratissimi che rimarranno a lungo nei ricordi dello spettatore.

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5 commenti su “Blood Quantum: l’horror sociopolitico con gli zombi che seminano il panico in una riserva indiana

  1. Bobby Han Solo il said:

    Sai che sul tuo blog trovo titoli mai sentiti, ma che solleticano parecchio?
    Mi sa che comincio a farmi una lista di cose da vedere.☺

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