Bojack Horseman: la prima parte della sesta stagione lascia intravedere una luce in fondo al tunnel

I primi sei episodi della sesta e ultima stagione di Bojack Horseman non deludono affatto gli affezionati della serie e soprattutto non smettono di dimostrare tutti gli aspetti positivi di un prodotto che ha saputo stupire, divertire, emozionare, far soffrire e far riflettere nel corso delle stagioni precedenti.

Partendo da dove eravamo rimasti, con Bojack che entrava in una clinica per disintossicarsi dall’alcol, accompagnato dall’amica Diane, la serie continua a trascinarci nelle vite “sbagliate”, anche se apparentemente scintillanti, dei suoi protagonisti e questa volta lo fa con un Bojack per la prima volta lucido e quindi ancora più tristemente consapevole dei suoi errori presenti e passati.

Sapientemente, inoltre, il focus, forse per la prima volta, viene posto sui vari personaggi che da sempre hanno affiancato il cavallo antropomorfo, con episodi dedicati quasi totalmente ad ognuno di loro e con un inaspettato, quasi insperato, percorso di crescita, consapevolezza, redenzione e maturazione che colpisce, in maniera differente e ovviamente poco canonica, ognuno di loro, compreso, appunto, Bojack.

E questa è la caratteristica che più di ogni altra ci fa apprezzare questo inizio di stagione, proprio perché dopo aver letteralmente sofferto camminando accanto a Bojack durante il suo percorso di vita che altro non è stato se non una vera e propria terapia psicologica dal forte impatto, finalmente iniziamo ad intravedere una sorta di luce in fondo al tunnel e si comincia a respirare aria di miglioramento.

Certo Bojack, impossibilitato ad affogare i ricordi e ad obnubilare il pensiero nell’alcol (bellissima la metafora che vede la bottiglietta piena di vodka che porta con sé come simbolo del suo percorso come se fosse un enorme cielo stellato), si ritrova sempre più spesso ad andare a ritroso nel tempo e a vedere accanto a sé in ogni occasione della sua vita, importante o meno, un bicchiere o una bottiglia. Così come si ritrova a ricordare ossessivamente quella Sarah Lynn, la cui morte continua a pesare come un macigno sulla sua coscienza, diventato il più grande senso di colpa della sua vita. Ma è anche vero che questa nuova lucidità lo porta a capire che spesso è stato causa del malessere delle persone a lui più vicine, le cui vite sono state sempre intossicate (metaforicamente e non) dalla sua presenza e che, forse, esiste un’altra via per stare loro accanto, la via dell’amicizia disinteressata, quella in cui magicamente è lui che cerca di guidare e consolare i vari Todd, Diane, Princess Carolyn e Mr. Peanubutter.

Ognuno di loro, quindi, riceverà da Bojack un consiglio, un aiuto, un’apertura inaspettata (straordinariamente commovente, pur nella sua semplicità, la scena in cui finalmente il cavallo regala al cane giallo il tanto agognato “episodio crossover”, quando i due si incontrano sul set di Horsin’ Around, ricreato in un museo dedicato a Bojack). Infatti, persino il personaggio più “luminoso” della serie, Mr. Peanubutter appunto, si renderà conto che forse la sua estrema allegria nasconde un’insoddisfazione e una depressione non più ignorabili e sotterrabili.

Diane, dal canto suo, si trasferisce a Chicago dove inizia una relazione, forse per la prima volta sana, con un toro che sembra prender la vita con semplicità, trasmettendole l’importanza del dare il giusto peso a persone e situazioni, senza cadere in “facili” depressioni come spesso le capita; mentre Todd rivela inaspettatamente un background personale e familiare che mai ci saremmo aspettati, essendo da sempre il “jolly” della situazione.

Ma tra i comprimari quella che, ancora una volta, come sempre anche in precedenza, regala le maggiori soddisfazioni è Princess Carolyn, forse unico vero trait d’union tra tutti loro, donna (anzi gatto) che racchiude in sé tutte le debolezze umane, ma l’unica in grado di affrontarle sempre di petto, volgendole a suo favore e non arrendendosi di fronte ad esse, riuscendo al contempo a prendersi cura degli amici, del lavoro, dei colleghi, dei dipendenti e, soprattutto, della figlia, Ruthie, ultimo tassello che va a comporre la sua splendida personalità (impressionante l’episodio a lei dedicato in grado di trasmettere tutta l’ansia e la difficoltà di essere madre, donna in carriera, amica e molto altro).

Ovviamente anche la parte più divertente, dissacrante, parodica e intellettuale della serie viene approfondita come sempre con citazioni, rimandi, giochi di parole, gag relative al mondo di Hollywood e all’industria cinematografica in generale e sono i momenti che stemperano quelli più intensi e introspettivi, altrimenti difficilmente sopportabili dallo spettatore più sensibile.

Concludendo, con la speranza che questo percorso di guarigione prenda delle svolte sempre più interessanti ed emozionanti, così come successo fino ad ora, aspettiamo spasmodicamente la seconda parte di questa ultima stagione che, siamo convinti, ci lascerà in un mare di lacrime, ma molto probabilmente a differenza delle stagioni precedenti, in cui si trattava di lacrime di “dolore” e immedesimazione, si tratterà di lacrime di commozione e gioia per la sperata “rinascita” di ciascun personaggio.

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2 commenti su “Bojack Horseman: la prima parte della sesta stagione lascia intravedere una luce in fondo al tunnel

  1. La trovata del cielo stellato è ottima, il costante senso di colpa di BoJack, che lo segue anche nella sigla (rinnovata) della serie. L’episodio crossover poi è fantastico, per BoJack è niente, una concessione, ma per Mr. Peanubutter vale tantissimo, dopo averlo atteso una vita. La stagione è troncata a metà, sento la mancanza del finale, ma se questo è l’inizio, a fine gennaio sarà davvero tosta! Cheers

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