Duplicity




REGIA: Tony Gillroy

CAST: Julia Roberts, Clive Owen, Tom Wilkinson, Paul Giamatti

ANNO: 2009

 

TRAMA:

 

Claire, agente segreto della Cia, riesce a gabbare Ray, agente segreto dei servizi segreti britannici, seducendolo e sottraendogli dei dati molto importanti. Dopo 5 anni si ritrovano a far parte della stessa fazione, una multinazionale che sta testando un prodotto rivoluzionario. Non riuscendo più a fidarsi l’uno dell’altra, ma capendo di provare attrazione reciproca, decidono di allearsi e di sottrarre la formula del prodotto alle due aziende concorrenti.

 

 


ANALISI PERSONALE

 

Duplicity sta per duplicità, e basterebbe il titolo della pellicola per descriverne in poche parole la valenza: trattasi di un film che raccoglie in sé, dicotomicamente, elementi positivi ad altri un po’ meno positivi. Non un film del tutto riuscito, ma nemmeno uno sfacelo, quindi, questo che segna il ritorno da grande protagonista della Roberts, affiancata dal sempre più “prezzemolino” Owen.  La coppia di attori torna a recitare insieme dopo sei anni da “Closer”, dove riuscirono a dimostrare di possedere ben più alte qualità recitative. Nella lotta di recitazione tra i due, si parla di lotta proprio perché i due protagonisti non fanno altro che sfidarsi a fioretto, vince sicuramente l’affascinante e avvenente femme-fatale, piuttosto che il compassato e intontito agente segreto. Il titolo “Duplicty”, che si riferisce ovviamente alla dicotomia tra i due personaggi principali, può anche riferirsi ai due tipi di narrazione presenti nella pellicola che è appunto una miscela di spy-story e di screwball-comedy, non riuscendo però ad essere pienamente né l’una n’è l’altra. I due attori si divertono visibilmente, ma questo non basta a creare spessore in una pellicola che si regge su un castello di carte: spionaggio all’acqua di rose (mai per un minuto lo spettatore riesce a prendere sul serio le avventure lavorative dei due) e sensualità a tutto spiano. Sicuramente, però, non è detto che un film debba avere necessariamente spessore e nel suo piccolo “Duplicity” riesce nell’intento di intrattenere lo spettatore senza farlo sbadigliare e facendogli storcere il naso non poi così tante volte. Seguendo i due agenti nelle loro continue peregrinazioni per il mondo, come in ogni spy-story che si rispetti (ma non aspettatevi nulla che possa anche lontanamente avvicinarsi alla “serietà” dei film della saga di Bourne, sceneggiati proprio da Gillroy), lo spettatore assiste ai continui cambiamenti di prospettiva e soprattutto ad una serie di non poco chiari sbalzi temporali che contribuiscono a rendere il tutto un po’ più confuso. Chi sta ingannando chi? Questa la domanda principale che lo spettatore si pone nel corso di questa pellicola molto glamour e patinata, che ricorda lo stile di Soderberg nella saga di Ocean (musica molto ritmata, split-screen a go go, battute ad effetto, attori di un certo calibro) e che scade solo nei momenti in cui ci si vuole prendere eccessivamente sul serio, inserendo dei contrappunti drammatici che tentano maldestramente di dare profondità ai protagonisti e alle situazioni. Altro assunto di fondo, blandamente proposto proprio tramite questa storia d’amore impossibile tra due diffidentissimi e bravissimi agenti segreti, è la difficoltà dei rapporti umani: “Nessuno si fida di nessuno, solo che noi lo ammettiamo”. Gillroy tenta di differenziare la tematica già vista con una regia un po’ audace che gioca con le inquadrature dall’alto, le carrellate, i giri di macchina che “avvolgono” i protagonisti e via di questo passo. Un tentativo in parte riuscito, soprattutto nel delizioso incipit con dei titoli di testa che valgono sicuramente il prezzo del biglietto: una musica oltremodo trascinante accompagna le immagini di due uomini che si incontrano in aeroporto e che vengono alle mani per non si sa quale motivo. Trattasi dei grandi caratteristi Paul Giamatti e Tom Wilkinson che si scontrano in una scena in cui l’utilizzo del ralenti fa da delizioso contraltare alle immagini quasi grottesche della loro lite. Concludendo, si può tranquillamente asserire che “Duplicity”, scorre veloce come un bicchiere di champagne, lo stesso che accompagna gli incontri ravvicinati dei due e che alla fine ne sancisce la consapevolezza e, così sembra, l’unione definitiva.

 

VOTO: 6,5

 

 


CITAZIONE DEL GIORNO

 

"Sono un esperto di strade. E’ tutta la vita che io assaggio strade. Questa strada non finirà mai. Probabilmente, gira tutta attorno al mondo." (Belli e dannati)


LOCANDINA

 

17 thoughts on “Duplicity”

  1. mi posso fidare oppure avevi l’ormone in subbuglio a causa di Owen mentre scrivevi la recensione ;-))))))) ?

  2. Ahah, in effetti è stato difficilisimo trattenere l’ormone in subbuglio per Owen, però tutto sommato il film si fa guardare tranquillamente, almeno secondo me. Che poi ci sia un gran bel pezzo di carne umana come Owen è sicuramente un valore aggiunto per me 🙂

  3. Un film gradevole anche se con i suoi difetti. Quindi da vedere, magari al cinema. Spero di trovare il tempo.

  4. Sta nascendo una specie di “tangente Owen”: i film dove recita hanno buona probabilità di trasformarsi in flop commerciali!
    Comunque credo di andarlo a vedere … mi incuriosisce, soprattutto per Gillroy e la Roberts.
    Ciao, Ale

  5. Si, Luciano non è affatto male, se si è abbastanza indulgenti.

    Ale, Owen, flop o non flop, è sempre da vedere, ahah!

  6. Concordo anche sul voto, sei e mezzo per una pellicola uhm…divertente si, e godibile.

    nota: i due protagonisti aiutano molto nella scelta della pellicola.

  7. Zeta Jones e Pierce dove sono insieme? Comunque lui è sempre un gran bel vedere, almeno quello…

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