Tim Burton

Il primo film di Tim Burton a cui mi sono avvicinata è stato Edward mani di forbice, e me ne sono letteralmente innamorata. Ho amato subito la dimensione favolistica e da sogno nel quale immerge le sue fantastiche storie e il suo essere a tratti bambino e a tratti uomo nel trattare le tematiche a lui più care. Subito dopo mi sono affannata nella ricerca di altre sue pellicole e mi sono imbattuta in Ed Wood (fantastico mini-capolavoro incentrato sulla figura del "peggior" regista della storia), Il mistero di Sleepy Hollow (con un fantastico Johnny Depp, grande amico ed attore feticcio del regista), Big Fish (incantevole e sublime storia fantastica tra sogno e realtà), Batman 1 e 2 (le uniche trasposizioni cinematografiche del fumetto veramente degne di nota a cui sono irrimediabilmente legata ed enormemente affezionata) e Il pianeta delle scimmie (che devo ammettere mi ha deluso parecchio, risultando di qualità nettamente inferiore rispetto alle precedenti pellicole, ma come si suol dire "errare è umano"). Tim Burton è entrato di diritto tra i miei registi preferiti, quelli a cui penso con un sorriso di gratidudine per le ore di estremo benessere e divertimento che mi ha regalato.

Nome: Timothy William Burton
Data e luogo di nascita: 25 Agosto 1958, Burbank, California, USA
Tim Burton deve essere molto soddisfatto del suo ruolo nella storia della settima arte. Al contrario del resto dei registi hollywoodiani, è uno che è riuscito a crearsi una nicchia tutta sua, fatta di parabole gentili e malinconiche, di universi personalissimi e visionari, con uno stile sofisticato e assolutamente inconfondibile, nonché contaminato dalle atmosfere espressioniste dei classici dell’horror del passato (quelli della Hammer tanto per intenderci) che ogni tanto colora con i suoi pastelli ultrakitch. Anche noi facciamo parte di quel microcosmo solo all’apparenza così minaccioso. Ne facciamo parte nel momento in cui sentiamo che le parole dei personaggi che animano i suoi film sono le stesse che sentiamo noi nel momento di massima solitudine e di estrema incomprensione.
Il senso di incompiutezza di Edward mani di forbice quando ripete «Non mi ha finito» e quella promessa nuziale che non rimane proprio in mente di fronte alla sposa umana (e non cadavere) sono momenti che universalmente attraversiamo tutti: il lutto e la perdita della persona che più ami e che interrompe bruscamente un cammino fatto assieme, e poi quel senso di incomunicabilità del sentimento umano di fronte a chi sai che presto o tardi andrà via. Sfugge tutto. Il cinema di questo autore per primo elude la realtà urbana e racconta un mondo interiore che si fa esteriore, un mondo "introverso", nel quale lui stesso si rifugiava da bambino asociale quale era. Tim Burton è accattivante proprio per questo: non ci si può non ritrovare in almeno uno dei suoi personaggi.
Ed è esattamente questo ciò che lui vuole fare, partire dalla diversità per renderci tutti uguali, senza deludere mai le aspettative e costruendo storie che sono al servizio di un unico sentimento: l’amore vero. Burton ama e rispetta tutti, i vivi e i morti, i mostri e i normali. Non bisogna lasciarsi trarre in inganno da quel suo aspetto veramente subdolo, è un professionista assoluto del cinema. Guardi un suo film e ti chiedi come faccia a fare tutto e così bene. La risposta è più facile di quel che si creda: perché possiede un talento che forse nemmeno lui sa di avere. Perché sposa il bianco e il nero (colori che ama moltissimo) con delle imponenti scenografie di stampo espressionista e miscela il tutto con delle partiture musicali da Oscar. Il prodotto è un cinema profondo e profondamente personale, per animi sensibili e romantici, autenticamente favolistica, con quel tocco di inatteso e una lieve e palpabile ironia che non incrina, ma fa volare… il più delle volte, sopra una scopa.
Nato e cresciuto al blocco 2000 di Evergreen Street, guarda caso proprio vicino al Valhalla Cemetary, figlio di un impiegato al Burbank Parks e al Recreation Department e di una commessa in un piccolo negozio di articoli da regalo, Tim Burton passa la sua infanzia recluso in casa, appassionandosi ai cartoni animati e ai vecchi film dell’orrore, soprattutto quelli interpretati da Vincent Price. Il suo talento artistico esplode proprio tra le mura domestiche, quando la società che si occupava dello smaltimento dei rifiuti locali indice un concorso per disegnare dei manifesti per l’azienda. Lui vince quel concorso e tutta Burbank è tappezzata dai suoi disegni per un anno intero. È il primo contatto fra il suo mondo e la realtà.
Dopo aver studiato alla Providencia Elementary School della sua città, si diverte, negli anni liceali, a girare cortometraggi con la sua Super8 (primo fra questi è The Island of Doctor Agor, 1971) e, grazie a una borsa di studio, frequenta il corso di animazione presso il California Institute of the Arts dal 1979 al 1980, venendo poi assunto come animatore alla Disney. A 21 anni, ha già firmato alcuni cortometraggi d’animazione: Stalk of the Celery (1979) e Doctor of Doom (1979). Disegnatore di  Red e Toby nemiciamiciTron (1982), nonché regista del bizzarro Luau (1982) e della versione televisiva di "Hansel and Gretel" (1982), dopo aver gettato le basi concettuali per Taron e la pentola magica (1985), sarà però rimosso dall’incarico di animatore nel momento in cui firmerà i sei minuti animati in bianco e nero del gotico Vincent, omaggio al suo attore preferito il già menzionato Price, e i 27 minuti di live-action di Frankenweenie (1984): troppo personali per il conformismo imperante e tutto buoni sentimenti e manfrine della Disney.
A salvarlo la fortuna, nella personificazione di Pee-Wee Herman (Paul Reubens ), star televisiva per bambini (oggi in declino dopo uno scandalo pornografico), che rimase folgorato dall’intensità surreale del suo stile e gli propose la regia di un lungometraggio sulle sue avventure. Il film Pee-Wee’s Big Adventure
(1985) ebbe uno straordinario successo e fece diventare Burton incredibilmente popolare. L’anno successivo, dopo aver diretto un episodio ("The Jar") Alfred Hitchcock presenta… ( 1986), venne incaricato di realizzare La mosca con  Michael Keaton (uno dei suoi primi attori feticcio) come protagonista, ma fece marcia indietro all’ultimo momento e il regista canadese David Cronenberg prese le redini del progetto al posto suo. Passò quindi a un episodio del serial Storie incredibili (1987) e, dopo aver rifiutato molte proposte, decise di creare qualcosa di originale e di unico.



 Nasce così
Beetlejuice – Spiritello porcello (1988), sempre con  Michael Keaton come interprete principale che divise il set non solo con Alec Baldwin, Geena Davis e Winona Ryder, ma anche con  Sylvia Sidney e Jeffrey Jones, altri suoi attori feticcio. Questa atipica e divertente ghost-story consolidò la fama di Tim Burton a Hollywood e questo successo professionale combaciò con quello privato con il matrimonio con Lena Gieseke nel 1989, dalla quale però divorziò nel 1991.

Grande amico e spesso collaboratore del compositore Danny Elfman (a lui affida la colonna sonora di ogni suo film), accetta l’idea di portare sullo schermo il film di Batman, che firma nel 1989. Keaton presta il volto all’uomo pipistrello, mentre il diabolico Jack Nicholson offre il suo ghigno malefico al Joker; oggetto del contendere sarà non solo una dark Gotham City, ma anche il cuore della bella di turno, Kim Basinger. Il film è campione di incassi al box office e Burton viene riconfermato per il sequel del film (Batman – Il ritornoDanny DeVito ) e Catwoman (Michelle Pfeiffer). La fila dei suoi attori feticcio si allarga con Christopher Walken che qui è il perfido sindaco di Gotham. Il vero capolavoro, quello che entrerà di diritto nella storia del cinema è però tratto da un suo libro, "Morte malinconica del bambino ostrica e altri racconti", e si tratta del commovente Edward mani di forbice (1990), dove scopriamo l’outsider Johnny Depp nelle vesti di una "creatura pinocchiesca" costruita da un vecchio scienziato (Price) che però muore prima di dargli le mani, lasciandolo con dieci forbici al posto delle dita. Nel momento in cui la creatura verrà adottata da una famiglia locale e cercherà di inserirsi nel mondo dei "normali" emergerà la crudeltà dell’uomo che spingerà alla fuga il "manidiforbice", con un rimando al Frankenstein di Whale che è più che una citazione. Una favola che mise in luce il talento grafico di Burton, quel misto di tenerezza e assurdità che resero il suo cinema universalmente poetico e a noi conosciuto.

Fidanzato con l’attrice Lisa Marie dal 1992 al 2001 (infatti la utilizzò sovente per piccole parti nei suoi film), nel 1992 si presta anche come interprete nella pellicola di Cameron Crowe Singles, accanto a Bridget Fonda e Campbell Scott, ma mentre lavorava a un documentario su Vincent Price dal titolo Conversations with Vincent, progetto a lui carissimo, l’attore muore. Stranamente, per un singolare gioco del destino, si ripete la stessa immagine che vediamo in Edward mani di forbice: lo scienziato che ha creato il "mostro" muore prima di aver terminato qualcosa. Addolorato per la perdita, Burton si immerge nel lavoro e nel 1993 sforna un piccolo gioiello dell’animazione stop-motion: Tim Burton’s the Nightmare Before Christmas. Si investe anche come produttore, finanziando progetti stop-motion come: Crociera fuori programmaAdam Resnick   e James e la pesca gigante (1996) di Henry Selick.

Nel 1994 dirige Johnny Depp (con il quale stringerà una grandissima amicizia e un proficuo sodalizio artistico) nella biografia di colui che è reputato il peggior regista della storia del cinema, Ed Wood, mentre due anni dopo firma la commedia fantascientifica Mars attacks! con un cast veramente stellare. Membro della giuria del Festival di Cannes del 1997, abbandona l’idea di dirigere Superman con  Nicolas Cage, e rende omaggio a Mario Bava, Price, Roger Corman e Barbara Steele firmando Il mistero di Sleepy Hollow The World of Stainboy      (2000) e dopo aver firmato la storia del film tv Lost in Oz, passa al remake di un classico della fantascienza Planet of Apes – Il pianeta delle scimmie (2001), sul cui set conoscerà la sua nuova compagna, la lugubre attrice inglese Helena Bonham Carter, dalla quale avrà il suo primo figlio Billy Ray, nato a Londra nel 2003. Helena sarà presente anche in altre sue pellicole: il fiabesco Big Fish – Le storie di una vita incredibile (2003) Charlie e la fabbrica di cioccolato (2005, ottimo remake di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato) e doppierà il sorprendente La sposa cadavere di Tim Burton (2005), nel ruolo della protagonista. La sposa cadavere, in particolare, sarà una delle perle più luminose della filmografia di Burton: la grazia, il malinconico amore, la voglia di amare che emergono da quel film traspaiono puri e immacolati, nonostante sia una storia che tratti il rapporto impossibile fra una morta e un vivente, tanto è vero che sarà nominato all’Oscar come miglior film animato dell’anno.

Dopo aver diretto il video Bones (2006) del gruppo rock The Killers, firma  Sweeney Todd (2007), musical grottesco su un barbiere assassino raccogliendo nel cast i suoi due più grandi amori: Johnny Depp e Helena Bonham Carter. A questo punto, nonostante la giovane età, il Festival di Venezia gli rende omaggio conferendogli il Leone d’Oro alla carriera che lo incastonerà fra i miti del cinema. Ma francamente, non avevamo dubbi che sarebbe finito in quella categoria. Non ha mai avuto risultati poco lusinghieri, Tim Burton. Il suo cinema è sempre stato al centro dell’attenzione di critici e pubblico facendolo emergere come un’icona del cinema dark alternativo, fatato e visionario. È un gradevole enfant prodige di Hollywood, ma ripetiamo un poeta malinconico e struggente che ha cantato e ha dato voce al bisogno di amore di esclusi e incompresi con impareggiabile dolcezza. È come se con ogni suoi film, questo tenebroso punk geniale e fortunato, prendesse la mano dello spettatore e rinnovasse una promessa che suona grossomodo così: «Con questa mano dissipo i tuoi affanni. Il tuo calice non sarà mai vuoto, perché io sarà il tuo vino. Con questa candela illuminerò il tuo cammino nelle tenebre. Con questo anello ti chiedo di essere mio». A noi non resta che dire di sì e sperare, ardentemente, che questo amore vero non abbia mai fine.

(www.mymovies.it)

Nonostante questo articolo abbia tessuto in maniera egregia le lodi di questo fantastico regista, mi sento in dovere di dire che a mio avviso Il Leone D’Oro alla carriera è più che meritato, anche se sono rea del fatto di non aver visionato le sue due pellicole d’animazione e cioè Nightmare before Chrstimas e La sposa cadavere e i suoi primi due famosissimi film di successo Pee-wee’s Big Adventure e Beetlejuice – Spiritello porcello.
Ovviamente cercherò di rimediare al più presto, ma nel frattempo, alla luce delle pellicole finora visionate posso gridare a pieni polmoni che Tim Burton è un grande!!

FILMOGRAFIA

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23 commenti su “Tim Burton

  1. Ale55andra il said:

    Spera di nn imbatterte in un palo della luce va! Ovviamente scherzo ^_-

    Cmq Nightmare before christmas me sta troppo a incuriosì…

  2. anonimo il said:

    Tim è il regista miglior regista di genere fantastico xora in circolazione.

    anche se non diretto da lui nightmare before è veramente affascinante. tra i suoi film preferisco il mistero di sleepy hollow, con la giusta mescolanza di fantastico, orrore, romanticismo e quel pizzico di comicità che il bravissimo johnny deep riesce a dare.

  3. birvio il said:

    ammazza fico nightmere before christmas… epoi ce sta pure un signor doppiaggio de renato zero…

    P.S: ancora contro un palo non me ce so scontrato… probabilmente tra poco accadrà anche quello…

  4. birvio il said:

    grande zi… ce se po’ sempre (o quasi… mmm… molto quasi… probabilmnte mai…) contà su de te…

    P.S. di che non so un tajo?

  5. Angel0fDeath il said:

    ma nn hai mai visto nait mèr bìfor kristmas? °_° è stata la mia passione sin da quando ero cucciolo *_*

    cmq tim burton non sempre è bravo e fa film molto piacevoli, ma spesso i suoi prodotti sono troppo commerciali… molto meglio ed wood di big fish insomma

  6. Ale55andra il said:

    Il tuo avatar è il mio mito numero uno!!!!

    Cmq si Ed wood è meglio di Big Fish ma anche quest’ultimo nn è per niente male, anzi…

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