David Duchovny: Non solo serie tv

Lo conosciamo sostanzialmente per la sua interpretazione nell'ormai storico "X-Files" e per il particolarissimo e simpaticissimo personaggio da lui interpretato nel telefilm "Californication", incentrato principalmente sul sesso.

Stiamo parlando di David Duchovny che rivedremo al cinema per una pellicola in cui reciterà accanto a Ed Harris e William Fitchner.

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Coming soon – 30 Settembre 2011

Cronenberg e Refn sovrastano tutti



Già il nome dovrebbe farci tremare. Cronenberg torna nelle nostre sale con "A Dangerous Method", presentato a Venezia e interpretato da Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Keira Knightley e Vincent Cassel. Davvero c'è altro da aggiungere? Si, qui si parla di Freud, Jung e la donna che si pose tra loro.

Poco da dire anche sul fronte italiano. Vincenzo Salemme, Asia Argento, Alessandro Gassman, Nicole Grimaudo e Elena Santarelli si riuniscono per questa commedia in cui un vigile urbano si decide a sposare la donna che lo ama, non perché ricambia il suo sentimento, ma perché ha vinto al superenalotto. Presto però scoprirà che la vincita è stata tutta devoluta in beneficenza. Cosa potrebbe mai scoprire, invece, lo spettatore con questo "Baciato Dalla Fortuna"?.

Remake del fortunato film svedese "Lasciami Entrare", "Bloody Story" di Matt Reeves, il regista di "Cloverfield", ne riprende praticamente lo svolgimento. Attenzione, però: nel cast c'è la straordinaria Chloe Moretz e molti grandi nomi tra i quali quelli di Richard Jenkins ed Elias Kotaes.

Molto entusiasmante già a partire dal trailer è "Drive" del regista Nicolas Winding Refn e interpretato da Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Oscar Isaac, Christina Hendrickse Ron Perlman. Il protagonista è uno stuntman cinematografico di giorno e un autista di auto per rapine di notte. È chiaro che non riuscirà a starsene tranquillo a lungo…

Altra commedia italiana, questa volta ambientata in Puglia. "Oltre Il Mare" narra di un gruppo variegato di cinque amici d'infanzia, che decide di andare in campeggio ad Otranto. Qui li conosceremo più da vicino. Ci piaceranno o no? Sembra un po' poco per correre al cinema…

Si conclude con questo strambo progetto in 3D, "Sex And Zen 3D", film drammatico-erotico in cui il protagonista vuole a tutti i costi trovare il piacere sessuale assoluto. Si sposa con una bellissima donna, ma non ne viene soddisfatto. Così comincia a guardarsi un po' intorno…Forse farebbe meglio a guardarsi intorno anche lo spettatore…

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Drive

REGIA: Nicolas Winding Refn
CAST: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Ron Perlman, Albert Brooks, Oscar Isaac, Christina Hendricks
ANNO: 2011
 
Un giovane meccanico di un’autofficina svolge anche il lavoro di stuntman per le corse in auto dei film d’azione. Di notte, però, presta la sua abilità come autista per accompagnare i rapinatori lontano dalle scene del crimine. Quando farà la conoscenza di una giovane donna e del suo bambino, si ritroverà nei guai nel tentativo di aiutare una persona a loro cara, minacciata da individui poco raccomandabili invischiati in affari loschi.
 
Presentato all’ultimo Festival di Cannes dove ha vinto il premio per la miglior regia, a ragion veduta verrebbe da aggiungere, “Drive” è un action dalla base e dal soggetto quanto mai convenzionali, prevedibili e già visti. La particolarità di questo bellissimo film, però, al di là della cura col quale è girato, con una serie di inquadrature calibrate al millimetro e con un’attenzione maniacale ai volti e a ciò che esprimono, nonché con una serie di carrellate straordinarie, sta nel suo stile asciutto e rigoroso e nel suo essere fermamente restio a qualsiasi tipo di eccesso o “americanata”, nonostante siamo dalle parti dell’action più puro.
Il tutto, molto probabilmente, perché, nonostante la produzione americana, alla guida del timone c’è un regista danese che ha dato ampio sfoggio del suo talento e che ultimamente ha stupido pubblico e critica col particolarissimo, anche se anch’esso tutt’altro che originale, “Bronson”.
Questa è, dunque, la dimostrazione di come, pur non avendo tra le mani l’idea del secolo, sia possibile creare delle pellicole apprezzabili ed entusiasmanti dal punto di vista della loro fattura, del loro valore estetico e formale e di una serie di elementi collaterali che arricchiscono la base di partenza. Qui abbiamo, a completare l’opera iniziale, un cast di attori davvero in parte, su cui spicca, ovviamente, un grande Ryan Gosling, una promessa che è ormai una certezza, nel ruolo dell’impassibile “eroe” silenzioso che si aggira solitario tra le strade di Los Angeles indossando un giubbotto bianco con uno scorpione sulla schiena e ascoltando musica elettronica. Ed è qui che ci imbattiamo nell’altro elemento distintivo e soddisfacente di “Drive”, dal momento che la colonna sonora, assurge al ruolo di protagonista accanto al già citato Gosling, cadenzando perfettamente le sue azioni e dando ritmo ad un andamento narrativo volutamente, e in maniera vincente, lento, ragionato e intenso.
Non mancano le deflagrazioni di una violenza più inaudita, mai gratuita e decisamente efferata, capace di coinvolgere emotivamente e, soprattutto, visivamente lo spettatore, così come non mancano i momenti più riflessivi e suggestivi, creati magicamente dai soli sguardi degli attori, in grado di esprimere, con pochissimi dialoghi, tutta la psicologia e lo spessore dei loro personaggi. Tra questi, al di là della sempre gradevole Mulligan, non possiamo non citare alcuni attori provenienti dalle migliori serie televisive mai prodotte e trasmesse, come la Christina Hendricks di “Mad men”, il Bryan Cranston di “Breaking bad” e il Ron Perlman di “Sons of anarchy”.
Dobbiamo anche allo stesso Gosling, qui chiamato ad impersonare un protagonista che ci riporta alla mente molti altri personaggi noti della settima arte, come quelli interpretati da Steve McQueen o Clint Eastwood, la scelta di un regista come Refn, forse estraneo al tipo di cinema in questione, per dirigere questa sorta di western metropolitano in cui ad un bacio appassionato segue un omicidio efferato. Trascinandoci in atmosfere decisamente anni ’80, il regista ci restituisce tutta l’importanza degli spazi, a cominciare dalla stessa automobile, e una grande maestria nel rendere l’ambientazione notturna non solo affascinante, ma anche significativa. Forse deluderà gli spettatori in cerca di “fracassonate” da puro action americano, ma sicuramente non lascerà scontenti tutti coloro che si aspettano un certo tipo di cinema, ricercato, sofisticato e a tratti ipnotico, non perché noioso e monotono, ma perché oltremodo notevole.

VOTO:

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Michael Fassbender: Il nuovo Robocop?

Ormai è sempre più lanciato l'affascinante e talentuoso attore Michael Fassbender. L'abbiamo visto recentemente in "Shame", "A Dangerous Method" di Cronenberg e poi in numerose altre pellicole.

Potrebbe essere addirittura il volto, ma soprattutto il corpo, del nuovo Robocop, dal momento che Jose Padhila, il regista di "Tropa De Elite", che ha preso in mano questo progetto, ha dimostrato interesse nei confronti dell'attore.

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Open house

REGIA: Andrew Paquin
CAST: Brian Geraghty, Rachel Blanchard, Tricia Helfer, Anna Paquin, Stephen Moyer
ANNO: 2010
 
Una donna sta vendendo l’appartamento in cui vive perché le ricorda i momenti passati col marito dal quale si è separata. Un uomo, però, si impossesserà dell’abitazione e la terrà prigioniera nel seminterrato. Presto scopriremo che non è da solo…
 
Non vi dice niente il cognome Paquin? La biondina che veste i panni di Sookie Stackhouse nel telefilm “True Blood”, non è solo una semplice comparsa di questo horror, ma è anche la sorella del regista, cosa che ci fa comprendere il perché della sua presenza fulminea e repentina nel film e, soprattutto, l’esistenza di un altro fuggente cameo, quello di Stephen Moyer, il vampiro Bill dello stesso telefilm, nonché consorte della Paquin. Insomma sembra che qui si sia fatto tutto in famiglia, cercando di ottenere spettatori e consensi sfruttando la popolarità dei due divi televisivi e tralasciando tutto il resto, purtroppo.
Perché “Open house”, a conti fatti, risulta un horror oltre che molto prevedibile e scontato, anche parecchio banale  e “rimasticato”, che si conclude con una rivelazione nel pre-finale che ha dell’indecente per quanto è telefonata e con un finale vero e proprio che definire abusato e stanco sarebbe un eufemismo. Nel mezzo perversioni sessuali e non, allucinanti siparietti tra i due occupanti della casa che si dilettano in omicidi e cenette di coppia e sortite giornaliere della povera prigioniera, tenuta in vita senza un minimo di coerenza.
Va bene che il protagonista maschile, succube di quella femminile, comincia a stancarsi di questa routine fatta di sangue e morte, va bene che in qualche modo ha bisogno di un appiglio per staccarsi dal cordone ombelicale che lo lega alla sua altra metà (da qui una serie di considerazioni da psicologia spicciola che fanno cadere le braccia); va bene tutto, insomma, però davvero non si comprende per quale motivo in presenza di due donne (una delle quali è la Paquin che fa una tremenda fine, la stessa che i fan di “True Blood” vorrebbero fosse riservata al personaggio che lì interpreta), lo psicopatico scelga proprio la protagonista come soggetto della sua compassione o come ancora di salvezza, a seconda dei punti di vista.
Al di là di sgozzamenti, scene di sesso buttate un po’ lì e ambiguità iniziali che destano curiosità per poi rivelarsi deludenti, questo “Open house”, praticamente, offre ben poco, ad esclusione delle convincenti interpretazioni, delle atmosfere in qualche modo inquietanti, almeno nelle battute iniziali, e dell’ottima gestione degli spazi (dal seminterrato, alla cucina, alla camera da letto).
Rimane comunque la prova attoriale di Brian Geraghty, già visto in “The Hurt Locker”, qui chiamato a vestire i panni di una sorta di sociopatico che non esce mai di casa e che si trova in bilico tra una prigionia psicologica e sentimentale e un desiderio di affrancamento latente. A seguire la follia e la perversa sensualità di Tricia Helfer, star del mitico telefilm “Battlestar Galactica” e non solo.
Parrebbe, insomma, ben poco per accontentare lo spettatore, nonostante lo sforzo di imbastire un thriller dalle venature horror basandosi soltanto sull’ambiguità e sull’oscurità della mente umana, senza far ricorso ad effettacci, mostri o fantasmi vari. Apprezziamo lo sforzo, ma speriamo che in futuro ad una base di partenza promettente, come è quella di “Open house”, si aggiunga anche un’impalcatura solida e convincente.

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Jackie Earle Haley: Al cinema per Spielberg

Si è parlato molto del nuovo progetto cinematografico di Spielberg, quel "Lincoln" che avrà come protagonista il grandioso e monumentale Daniel Day-Lewis e le cui riprese avranno inizio a partire dal mese prossimo.

Ad affiancare gli altri grandi componenti del cast, tra cui Sally Field, Tommy Lee Jones, Joseph Gordon-Levitt, David Strathairn e James Spader, ci sarà Jackie Earle Haley…

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Richard Jenkins: Ancora sul grande schermo

Lo abbiamo amato e apprezzato come il defunto signor Fisher dello straordinario telefilm "Six Feet Under". Ha partecipato, comunque, a numerosissime pellicole nel ruolo di comprimario o caratterista. Poi addirittura la nomination all'Oscar per la sua interpretazione in "L'Ospite Inatteso".

Stiamo parlando del bravissimo Richard Jenkins che adesso è entrato a far parte del cast di "One Shot"…

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Casey Affleck: Al cinema per Alex Proyas

Il più giovane dei fratelli Affleck, il talentuosissimo Casey, dopo l'esperienza come attore per il film di Brett Ratner, "Tower Heist", si è accollato un altro ruolo per il grande schermo.

Si tratta addirittura dell'Arcangelo Gabriele, il quale verrà interpretato da Affleck nella pellicola "Paradise Lost" diretta dal regista Alex Proyas.

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Carnage

REGIA: Roman Polanski
CAST: Kate Winslet, Jodie Foster, John C. Reilly, Christoph Waltz
ANNO: 2011
 
Due coppie di coniugi si ritrovano a discutere a causa di un litigio avvenuto tra i rispettivi figli, finito poi in un attacco fisico vero e proprio. Ben presto, però, la questione passerà in secondo piano e ognuno comincerà a sfogarsi con l’altro per le questioni più disparate.
 
Classico film da camera con pochi attori e unità di luogo e di tempo, “Carnage” ci dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la grande maestria registica di Roman Polanski, in grado di tenere lo spettatore desto e interessato per tutta la durata della pellicola, nonostante la difficoltà di una verbosità sicuramente elevata, a discapito dell’azione vera e propria. E’ per questo che i riferimenti ironici dei protagonisti al fatto di essersi annoiati di tante parole e tanti discorsi, rimandano quasi extradiegeticamente allo spettatore, strizzandogli l’occhio. La verve del film, comunque, viene mantenuta sempre alta, non solo grazie alla qualità sopraffina e raffinata di questi dialoghi, sempre sottili, arguti e spesso anche ficcanti e immediati, ma dalla grandissima capacità interpretativa dei quattro meravigliosi protagonisti chiamati ad interpretare dei personaggi molto ben scritti e soprattutto molto ben caratterizzati.
Partendo da un pretesto che è quasi un McGuffin hitchcockiano, Polanski, ispirandosi a “Il Dio del massacro”, l’opera teatrale di Yasmina Reza (qui co-sceneggiatrice insieme al regista), mette in scena tutte le velleità, le nevrosi, le meschinità, le frustrazioni e le repressioni che contrassegnano uomini e donne e che spesso vengono fuori solo in situazioni così assurde come quella che fa da base alla pellicola. Con un eccellente botta e risposta tra coppie o tra coniugi della stessa coppia, si passa a delle vere e proprie guerre verbali che non lasciano scampo e che riempiono egregiamente la pellicola, arricchendola con un tipo di comicità mai gradassa o sguaiata, bensì sofisticata e ricercata. Regna su tutti il personaggio interpretato da Christoph Waltz, il più caustico e sincero, nonché cinico e impaziente, perennemente al telefono per questioni di lavoro, ma punzecchiante e irritante al punto giusto. Seguono sua moglie Kate Winslet, nei panni della frustrata donna in carriera che vorrebbe più aiuto e presenza da parte del marito e che usa l’arma dell’ipocrisia per sembrare più accomodante e gentile, covando comunque una serpe in seno. L’altro lato della medaglia è la coppia più progressista, o finta tale, composta dal sempliciotto John C. Reilly, un po’ succube della consorte autoritaria e petulante e Jodie Foster, la paladina dei diritti civili, l’appassionata d’arte e di civiltà esotiche, la perfettina del gruppo che tende ad analizzare e puntualizzare qualsiasi cosa.
Altro grande pregio di “Carnage” è la sua dinamicità imperante, nonostante la staticità apparente, dal momento che spesso ci sono “cambi di formazione” inaspettati, con i coniugi che si rivoltano l’uno contro l’altro, alleandosi magari al “nemico” dello stesso sesso. Dato lo spirito sarcastico e a tratti derisorio nei confronti di determinati borghesismi, il finale a tratti beffardo, a tratti sardonico, risulta decisamente indicato e, soprattutto, rafforza con immediatezza e grande sintesi i concetti espresso durante tutto il corso della pellicola. Tra i quali rientra sicuramente la grande importanza data a ciascuna parola, ma soprattutto ai significati nascosti delle stesse e al peso che esse possono assumere a seconda del modo e del tono con le quali vengono pronunciate. Lo capiscono gli stessi protagonisti del film che si fanno vittime e carnefici di un vero e proprio massacro verbale, e ancor più lo percepisce lo spettatore che si ritrova ad apprezzare notevolmente un film che fa proprio della parola il suo più grande pilastro.

VOTO:

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Coming soon – 23 Settembre 2011

Pearl Jam, chirurghi, scimmie e doganieri



Si comincia con un documentario musicale dedicato ai Pearl Jam in occasione del loro ventennale. Girato da Cameron Crowe, "Pearl Jam Twenty", farà sicuramente leccare i baffi agli amanti della buona musica.

Desterà sicuramente grande attesa e curiosità anche il ritorno di Almodovar con "La Pelle Che Abito" ("La Piel Que Habito"): Antonio Banderas interpreta un chirurgo plastico che vuole vendicarsi a tutti i costi di chi ha stuprato sua figlia. Possiamo solo immaginare come…

Segue "L'Alba Del Pianeta Delle Scimmie" ("Rise Of The Planet Of The Apes"), in cui la scimmia protagonista, Caesar, si ribella alla prepotenza e all'arroganza dell'uomo per portare la sua specie a dominare. Il modello di riferimento è intoccabile, il remake di Burton è inguardabile. Su che livello si porterà questo nuovo tentativo?

Sembra invece non destare dubbi "Ma Come Fa A Far Tutto?" ("I Don't Know How She Does It"), interpretato da Sarah Jessica Parker, Greg Kinnear, Pierce Brosnan, Olivia Munn, Seth Meyers, Kelsey Grammer e Christina Hendricks. La protagonista è una donna in carriera che però non rinuncia a fare la moglie e la mamma. La domanda, piuttosto che "come fa a far tutto?", sarebbe: "ma come si fa a produrre questi film?".

Commedia italiana alquanto intrigante pare, infine, questo "Mozzarella Stories", in cui un noto e ricco produttore di latticini, si vede distruggere il castello delle sue certezze dall'arrivo di alcuni imprenditori cinesi che immettono sul mercato una mozzarella buonissima che però costa la metà. Il produttore, italiano, allora si vedrà costretto a porre rimedio, anche se immischierà nelle sue scelte un bel po' di persone a lui vicine. Potrebbe avere dei riferimenti alquanto lapalissiani alla situazione economica del nostro paese, ma si spera che la leggerezza regni su tutto.

Altra commedia, questa volta francese, "Niente Da Dichiarare" ("Rien À Dèclarer"), dallo stesso regista del fortunatissimo "Giù Al Nord", ancora una volta alle prese con gli stereotipi di due diverse culture, in questo caso quella belga e quella francese. I protagonisti non sono più postini, bensì doganieri. Purtroppo però il rischio deja vu sembra essere proprio dietro l'angolo.

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